Avevo consegnato la chiave del mobile bar di casa e vi avevo rinchiuso anche il vino, facendomi promettere che mi avrebbero dato un goccio almeno due volte al giorno. Io avevo promesso che non avrei bevuto nulla se non in loro presenza. Il patto era stretto. Ecco “lei”, l'altra me stessa, che, al mattino, quando loro se ne andavano a scuola, iniziava ad avere la compulsione, allora passava le sue ore alla ricerca della fatidica chiave. Avrebbe potuto andarsi a comprare una bottiglia, ma si era ripromessa che non l'avrebbe fatto. Quindi, al colmo della tensione, appena arrivavano i figli, si faceva versare un bicchierino di whisky, che diventavano due per le suppliche in ginocchio.
Fu terribile e quando ci ripenso scopro che era stato peggio controllare “il bere” in quel modo che “il non bere” per niente.
Era solo astinenza forzata e dolorosa, alla quale “lei” pose fine con la decisione di soddisfare la testa con alcool disinfettante da farmacia. Appena lo ingeriva, aveva un conato di vomito e sentiva una stilettata al fegato, dopo qualche istante poteva bere. Fortunatamente, tutto ciò fu l'epilogo della carriera alcolica, altrimenti avrei raggiunto anch'io le vette del cielo a breve termine. Infatti, mio figlio scoprì un bicchiere sporco di zucchero e alcool in bagno, rifugio dove mi nascondevo a bere, disse a sua sorella: “Ma la mamma beve l'alcool della farmacia?” e la ragazza ignara ed inconsapevole gli diede del pazzo. Non soddisfatto mi chiese direttamente una conferma, ma naturalmente io negai, offesa e indignata. Questo fatto mi faceva vergognare terribilmente, e non avrei mai potuto ammetterlo.
Quando ancora non ero entrata nel tunnel della dipendenza totale e bevevo normalmente (chissà cos'era, poi normalmente!), riuscivo a controllare i miei stati d'animo e quindi il comportamento verso gli altri e non ammettevo mai di aver bevuto, secondo me, non avevo toccato un goccio e ne ero pienamente convinta.
Questa è la realtà dell'alcolista: bere senza rendersi conto, ti senti in uno stato di benessere e non ti accorgi neppure più che il “merito” è dell'alcool. Perdonatemi! La malattia si scatena a livello mentale e prende possesso dell'anima. Nessuno sospettava nulla di me: ero solo una viziosa senza forza di volontà, a cui piaceva bere molto. Nessuno poteva immaginare che l'alcool era la mia medicina, era un tutt'uno con il mio essere.
Mi sembra impossibile che “lei”, l'altra me stessa, sia stata così devastante. Quando riuscivo a metterla a fuoco, la mettevo a nudo davanti a me spietatamente e cercavo di annullarla, facendole vivere la vita che avevo deciso io. Lei continuava a sognare e cercava di trasformare la mia realtà in un sogno costante senza più riuscirci, ma la sua presenza mi faceva bene, soprattutto perché la sentivo “fuori” di me e questo mi permetteva di non doverla più combattere, ma accettare come estranea.
Prendevo dal profondo la positività e l'energia per risollevarmi ogni volta e tenevo la mente aperta ad ogni esperienza, senza più paura di fallire.
Concentravo gli sforzi per ritrovare positività e certezze, per annullare la pigrizia mentale e fondere l'altra me stessa in me. Volevo trovare un equilibrio interiore, che non avevo ancora ed era questa la mia meta.
Il sentimento amore era sempre al primo posto, ma mi stavo costruendo una corazza per ripararmi dalla sofferenza e questo mi bloccava, esprimevo emozioni solo nei miei scritti.
*« Mi lascio cullare dalle onde magnetiche dell’emozione d’amore, lasciando che il loro calore sciolga le barriere di ghiaccio, che ho dentro. Qualcosa può nascere dentro: gioia, desiderio, passione, angoscia, malinconia, paura, ansia? Forse un po' di tutto o forse solo speranza di ricominciare così come un fatto naturale. Non riesco a staccarmi dall’amore, sento il suo richiamo e lo faccio mio. Un giorno lo avrò e allora non ci sarà scampo per me, lo vivrò ancora, lasciandomi sciogliere dal suo calore e lasciandomi coinvolgere dalla sua potenza. »*
Talvolta avevo invidiato le mie amiche, che avevano una vita matrimoniale, ma in fondo, non ero portata ad una routine, perché mi piaceva volare da sola coi miei pensieri e la mia solitudine, se così si può chiamare, mi conforta e mi dà il modo di esprimere tutta me stessa con gli altri, tutti gli altri del mondo. Non si cambia carattere, ma fisico e zucca come Cenerentola e la fatina. Il fisico si trasforma e diventa come piace a te e la zucca non diventa carrozza, ma un castello di sogni e poesia per chi li ha dentro.
La sensazione di benessere mi scorreva nelle vene e affiorava di giorno in giorno, lasciando al passato tutto l'alcool bevuto. Gli alcolisti insegnano a guardarsi dentro e giudicarsi per quello che si è, ma non tutti riescono a trovare la propria spiritualità, vuoi per cultura, vuoi per carattere.
Chi ce l'ha, fa presto, ma chi non la vuole, deve avere pazienza che giunga il momento di riconoscerla e sono certa che chiunque di noi, volendo, possa acquisire un grado di sensibilità e spiritualità alto tanto quanto basta alla propria vita.
Ognuno è diverso dall'altro, ognuno ha vissuto il proprio alcolismo in maniera diversa e ognuno si recupera nel modo in cui è meglio predisposto ad arrendersi.
L'abbandono totale avviene nel momento in cui si è pronti ad accettarsi fino in fondo e a desiderare di smettere di bere per 24 ore.
Non cambia nulla intorno, ma dentro è una miriade di stelle che si accendono una per volta e ci si perde a ricercarne la luce sconosciuta.
Un altro grande aiuto nel mio cammino è stato quello di comprare per caso un libro sul potere del superconscio. In esso era preso in considerazione anche il programma di A.A. e, devo dire che mi ero ricreduta sul fatto che, solo gli alcolisti capiscono l'alcolismo. Infatti anche qualcun altro centra il problema e ne parla senza esserne coinvolto direttamente.
Gli alcolisti sono convinti di sapere solo loro come insegnare a smettere di bere ed hanno anche la presunzione di dire che “nessuno”, se non un alcolista, potrà aiutare un altro ad uscire dal problema, perché solo chi ha provato può capire gli stati d'animo di chi ha sofferto come lui e, di conseguenza farlo smettere di bere.
Il recupero è diverso per ciascuno di noi.
Ogni persona vive emozioni diverse, nei vari momenti della giornata, nei vari stati d'animo, nei vari umori psicologici. Quando si riceve una bella notizia in un momento di gioia, si diventa ancora più contenti, se si riceve una buona notizia in un momento di tristezza, non si risolleva il morale, così se si riceve una triste notizia in un momento di depressione, non accade nulla di peggiore, mentre nel momento di gioia si sdrammatizza.
Qualcuno, quando è triste, ascolta musica o guarda films commoventi, mentre quando è contento ascolta musica allegra, magari a tutto volume e guarda films comici. Meglio cambiare il modo e fare al contrario!
Avevo imparato a non pensare al dopo, mi vivere l'attimo fine a se stesso, nel presente, riuscendo a memorizzarlo per lungo tempo nella mia mente. Quei miei cinque minuti di gioia, diventano certamente più lunghi e più veri di quelli che aveva vissuto l'altra me stessa nel suo lungo e lento bere.
Le mie esperienze sarebbero servite solo a me stessa, facevo sempre il punto della situazione, a volte mi sentivo regredire e a volte progredire, ma ciò era solo mio.
Nessuno può insegnare ad un altro qualcosa attraverso la propria esperienza, perché è umano voler sbattere contro una realtà propria in prima persona, piuttosto che frenarsi di fronte ad una realtà altrui.
Forse farà sorridere, ma io sono contenta di essere un'alcolista, perché ho imparato ad apprezzare la vita con tutto quello che ha in sè.
Ho imparato a sorridere al sole e a parlare con la luna, questo mi rasserena e mi permette di ridermi addosso, ho imparato ad aiutare chi me lo chiede ed ad avere il tempo e la voglia di farlo e ho imparato ad apprezzare tutto quello che ho: una casa, un giardino, ....la vita.
*«Se il mondo si girasse, vorrei cadere sulla Luna per sentire tutto il freddo della sua luce riflessa. Diventerei bianca, diafana come lei e trasparirei nel suo chiarore. Il mio pensiero non esisterebbe più e potrei finalmente riposare, perché sono stanca della mia inutilità e del mio egoismo feroce. Eppure mi piace questa vita di lotta e di continui cambiamenti di colori. Porterò il fardello del mio egocentrismo fino alla morte e non svuoterò il mio cuore per sentirmi appagata da una felicità tanto effimera quanto breve. Oggi è il giorno della speranza, oggi ho vissuto la giornata fino in fondo e ci sono arrivata ancora una volta. Oggi sono qui a scrivere per me e a cantare la storia della mia vita di solitudine serena, di scelte fatte da me, di umori piacevoli, di malinconie e di gioie piccole... come me. Non è vero che sono stanca, sono solo insoddisfatta ed è la cosa spiacevole che mi mortifica e rammarica. La speranza, però, è qui vicino a me e non mi si stacca di dosso, oggi. Galleggio in un mare di silenzio, ascoltando musica lontana e, nella penombra, riposo il cuore, che sussulta ad ogni rumore esterno. Basta con le illusioni basta con gli inganni, basta con la stupidità, basta con i giochi e basta con le falsità. Anche oggi è stato un giorno nuovo, diverso dagli altri, un giorno in cui sono state dette cose nuove, per oggi. La Luna spia da lassù ogni angolo recondito di strada e tiene per se quello che vede e accompagna il mio cammino durante il tragitto del ritorno a casa. Chissà cosa penserà di me? Ma lassù c'è qualcun altro che accompagna il mio cammino e mi segue ovunque io vada e mi protegge sempre. Anch'io posso essere felice e dividere la mia felicità con chi mi vuole bene, senza aver paura di perderne un po'. Ciao notte, buona notte!»*
Avevo capito che ero sorda, ma non muta per giustificare la mia condotta sballata e senza scopo, alla continua ricerca di un senso da dare alla vita, troppo comoda prima e troppo dura dopo. Ero alla ricerca di un alibi per smettere di bere e lo avevo trovato.
È nascosto in noi il segreto della vita, il mistero del tempo, la voglia matta.
Mi lasciavo andare ovunque il cuore mi portasse ed ero certa che l’obiettivo meritava di essere raggiunto.
Avevo anche voglia di star sola coi miei pensieri senza dividerli con nessuno, per l'ennesimo tentativo di capire cos'avessi dentro. In ogni momento volevo sapere cosa mi turbasse tanto per dipanare i pensieri ingarbugliati nella mia testa. Ero davanti al libro della vita e lo riempivo di parole sagge e piene di significato per il mio essere. Parole senza senso per chi non è come me, pieno di illusioni e di paure, ma le paure scompaiono di volta in volta per lasciare il posto al cambiamento, e il cambiamento non arriva così in fretta da non accorgersi. Bisogna alimentarlo per farlo maturare e poi accettarlo nella sua completezza, così come l'amore che sembra sbocciare all’improvviso, … invece era sempre stato lì.
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