Ero in recupero da due anni e mi sembrava di cominciare a vivere.
Sì, da qui posso parlare in prima persona.
La mia lotta per la sopravvivenza non era certo finita e la mia esperienza continuava fra gli alti e bassi che la vita mi proponeva. “Lei”, quella parte di me che beveva era “l'altra me stessa” era quella che dovevo accettare.
Quando la guardavo uscire dalla fitta nebbia di devastante inutilità, mi sentivo sollevare da terra e non la riconoscevo.
L'altra me stessa, sempre intenta a ricordare, a sognare, a capire qualcosa che non era da capire, ma da accettare così com'era. Gli altri mi vedevano cambiata o sempre uguale, gli altri non sapevano che ero sempre io a non bere.
Io mi perdevo in un bicchier d'acqua, mentre ... “lei” si annegava in un bicchiere di vino, trascinandomi. Quanto aveva bevuto nella sua vita? Troppo o troppo poco, ma il cammino della speranza era cominciato ed io lo dovevo percorrere tutto con lei, che mi è ancora dentro, come una terza persona incancellabile e non ci tengo nemmeno a cancellarla, anche lei fa parte del mio tutto.
La sento rimuginare qualcosa di antico o comunque passato e vissuto sulla mia pelle e devo ammettere che ha avuto molto coraggio, ma la sua grande fortuna è stata quella di arrendersi con me. Abbiamo sofferto insieme e insieme siamo riuscite a vedere chiaro. Io applicavo il programma in quei due anni di sobrietà e, guardandomi intorno, mi sentivo di appartenere al mondo e con il mondo vivevo una nuova vita di dolori lucidi e di gioie dolci.
Il mio difetto più grave, che stava affiorando era la totale mancanza di fiducia in me stessa.
Analizzavo i miei limiti ed sentivo di avere i numeri per riuscire nella vita, ma rovinavo sempre tutto per i miei mille dubbi. Sentivo il bisogno di essere gratificata, di fare qualcosa di talmente bello o anche qualcosa solamente di concreto, per il quale mi fosse attribuito qualche merito.
Riflettevo spesso col mio amico preferito che, tutto quanto avevo fatto nella mia vita, nel lavoro, per i miei figli, era sempre passato tanto inosservato da sembrare il nulla.
In quel periodo lavoravo sodo, lavoravo bene e con entusiasmo, ma gli errori commessi mi venivano buttati in faccia in malo modo mentre quando facevo qualcosa in più non mi era mai riconosciuto. Anche quando avevo detto ai miei figli: “Non fate lezione di guida per un'ora intera la prima volta, perché è stancante.” sembrava avessi detto una cosa assurda. Quando questo fu ribadito da mia sorella, hanno ascoltato e hanno preso la prima lezione per mezz’ora, come si fa di solito, riconoscendo successivamente: “meno male che abbiamo fatto solo mezz’ora, siamo devastati dalla stanchezza!”.
Evidentemente in me c'era qualcosa che andava corretto, “lei” (l’altra me stessa) non era così, “lei” si faceva valere ed alzava anche la voce.
“Possibile che la mia voce sia così bassa da non essere sentita? E la mia personalità talmente assopita da non vedersi più? Può darsi che io non abbia mai avuto personalità, era solo l'altra me stessa ad averla e la sprigionava solo sotto l'effetto dell'alcool.” Mi ripetevo.
“Ma io chi sono allora?”
Mi ero trovata uno di quei giorni a tornare a casa, nella casa in cui abitavo da due anni e chiedermi: ma dove sono?
Mi sembrava di vivere in un sogno, di essermi persa, non riconoscevo i luoghi.
L’ ottobre precedente, il sole, vivace di quella luce calda e arancione, proiettava una lunga ombra davanti a me, così iniziai a parlare con lei. La mia ombra, forse, rappresentava l'altra me stessa e mi sono sentita svenire tanto era netta la sensazione di unità e divisione. La testa iniziò a girarmi e mi sentii trascinare verso terra, verso la mia ombra, rallentai il passo e poi cambiai strada, un’altra ombra, quella di una casa assorbì la mia e ripresi coscienza.
La realtà era vissuta con qualche sfumatura surreale e riuscivo a colorare la mia in vari modi. Anche quando il morale era sotto i piedi, e perché no? Il mio atteggiamento era diventato quello di vivere anche quei momentacci conscia del fatto che nulla era irrimediabile, nemmeno la morte se la si accetta come un fatto naturale qual è.
*«Metamorfosi blasfema in un contesto disordinato e non ancora pronto a capire il limite del possibile. L'amore “per sempre” di chi ha rotto il vaso, che non sarebbe traboccato per quell'ultima goccia, rimane lì ad aspettare. Si, trasformazione cerebrale, che mira soltanto a conoscere un Io affaticato e stanco di essere boicottato, maltrattato, offeso. Aridità d'intenti e pochezza di sentimenti. Oggi la Luna è più grande di ieri, ma la serata si prospetta un po' triste. Devo ricaricarmi io per godere di questo tempo in cui vivo. Io non mi sento fuori del tempo, mi sento in evoluzione psicologica, ma involuzione fisica. Lo spazio vitale che dedico all'amore è circa dell'80%, ma tale attività è solo mentale. Sempre e solo amore sognato. Ma quando imparerò ad amare veramente? »*
Ecco un esempio di sogno reale che traboccava dal cuore quando l'avevo scritto ed ecco un modo di risolvere il mio abbattimento, lo sconforto, che assale chiunque: alcolisti e non. Sentivo di poter vivere con “lei”, che qualche volta mi turbava con la sua presenza, ma che, quando si guardava allo specchio, sapeva riconoscersi, perché vedeva me.
Vivevo la presenza di Dio con più umanità: io ero sulla terra e Lui era in cielo a proteggere tutto e tutti coloro che si rivolgevano a Lui con amore e fede.
Era finita l'ossessione mistica, sentivo fede ed ero tranquilla nel mio mondo, anche se spesso mi assalivano desideri di materialismo che mi schiacciavano.
*«Il masochismo sottile e raffinato è ricomparso nella mia vita, la vanità è diventata la mia padrona e i miei pensieri si perdono nella mente come in una piazza affollata di gente che parla e non dice niente. Un barlume di speranza è all'orizzonte, ma la mia crisi religiosa è solo una scusa per poter fare quello che voglio. Dio o religione cristiana? Certo è comodo confidare in Dio, che perdona, ascolta senza dire niente contro o a ragione. Qual è il muro da abbattere? Quello dell'uomo, che ti condanna perché adultera o quello di Dio che ti perdona? O sei tu, che, per prima, ti devi perdonare? Ma, se tu hai già capito di aver sbagliato, perché hai bisogno di dirlo a un sacerdote? Vuoi la consolazione di un essere umano, che non sarà mai nella tua testa e non potrà mai capire se sei pentito oppure no? Dio, da te, vuole solo correttezza, lealtà e amore per il prossimo. L'egoismo è peccato, la presunzione è peccato, l'orgoglio è peccato. La tua coscienza è combattuta fra bene e male e, ogni volta che la metti a posto, arriva il diavolo, che ti si porta via e allora daccapo. Le mie scuse, le mie giustificazioni sono inutili, la mia natura umana ha un cervello che funziona e funziona tanto bene che mi permette di capire quando sto mentendo a me stessa. La mia presunzione di aver scoperto Dio che mi protegge e mi segue nel mio cammino è veramente una presunzione. Io sono uguale a tutti gli altri e sono nelle sue mani, solo quando mi ci metto, ma oggi, perché mi sento così diversa e uguale a sempre? Oggi posso riflettere, capire, vedere cosa c'è di buono e di cattivo in me, ma la mia ostinazione non mi permette di chiarire le idee. È verissimo che sono in crisi spirituale e, nonostante io veda il tocco divino in certe cose, sono attaccata al materialismo umano come una calamita. Ho perso i valori spirituali, che mi hanno accompagnato fin qui e vorrei crearmi un dio su misura, solo mio, che segua solo me. Accetto le mie colpe, ma non riesco a perdonarmi. Si, la chiesa mi può condannare e anche Dio potrebbe farlo, perché non è detto che abbia così tanta pazienza da ascoltarmi proprio sempre. In fondo, io gli chiedo sempre di mettermi alla prova, senza promettere che cambierò. Perché voglio ciò che non posso volere? Dio disseppellisci la tua bacchetta magica e fammi tornare quella che vuoi Tu! Aiutami ad aiutarmi, gli uomini non capiscono, ma io ho ricevuto il tuo messaggio d'amore oggi.»*
Quanta instabilità, quanti problemi nuovi, e avrei imparato a controllare anche quello; era il mio carattere stravagante, irrequieto e turbolento a scatenarsi e a farmi vivere senza più il bisogno di supporti esterni, che penetrano l'essere per farlo proprio. Il grosso lavoro era compiuto, ma il dettaglio andava ancora affrontato e vedevo un cammino lungo e tortuoso. La grossa sofferenza era abbandonata e l'altra me stessa giudicava spietatamente il mio agire non ancora convinto:.
“La mia resa è sicura ed il mio vivere il sogno è proiettato in una realtà tutta da scoprire ed affrontare serenamente, come oggi, che non ho bevuto!
Il mio “non bere” non è solo lo stare lontano dall'alcool, ma soprattutto è il vivere senza sentirmi schiacciata da un peso che prima non riuscivo a portare e sopportare e tutto è utile a superare gli ostacoli che si presentano senza paura di fermarsi.”
Oltre al rifugio nella preghiera ed in quel Potere Superiore, che mi avevano insegnato ad avere come punto d’appoggio, avevo scoperto che le meditazioni orientali mi aiutavano a ritrovare uno stato di equilibrio, dal quale trarre energia.
Acquistati libri su libri che mi davano un supporto in più e, da qui, una nuova motivazione per un modello di vita creato su misura. Vedevo che il metodo funzionava e lo applicavo quotidianamente sentendomi liberata dalle angosce, che, seppur piccole, mi assalivano.
Cercai un lavoro adeguato a me.
Nonostante l'alcolismo, il lavoro non mi ha mai spaventato, sono sempre stata una persona simpatica e cordiale, soprattutto ero una gran buona compagna di bevute e tutti mi ammiravano per come reggevo l'alcool, peccato che però al pomeriggio rendevo molto poco in ufficio! Ma il rapporto umano era molto più importante.
A quante persone potrei chiedere scusa per il mio comportamento?
Certamente era un continuo chiedere scusa, ma, da sobria, sentivo di dover essere perdonata per quel mio stato di assenza. Avevo chiesto scusa ai miei figli per aver bevuto sempre e cos'avevo ottenuto?
La fine del rispetto come madre, perché avevo scelto il momento sbagliato, avevo otto mesi di sobrietà, quando parlai ai miei figli!
Avevo imparato una lezione in più da questo voler seguire le regole a tutti i costi e di avere fretta di stare meglio.
Un genitore non deve mai riconoscere davanti ai figli di aver sbagliato, perché perde l'immagine di educatore e crea discredito a coloro che, in fondo, gli hanno ubbidito fino a quel momento.
L'unica strada è quella di stare zitti e comportarsi con vera sobrietà, facendosi carico dei propri errori e continuando a vivere dimostrando, non con parole, ma con fatti concreti, che si sta cambiando.
Quindi: testa alta, petto in fuori, niente promesse soprattutto, perché si è sempre a rischio!
Riconoscere di non star bene, mi aveva portato a riflettere sempre, prima di parlare o agire. Un giorno stava per scoppiare un temporale con la T maiuscola e mi sentivo tesa, gironzolavo per casa come un'anima in pena. Il mio amico preferito mi telefonò e capì subito che c'era qualcosa che non andava, per cui, mi lasciò sola con me stessa.
Cominciai a scrivere delle riflessioni:
*«C'è aria di tempesta fuori e dentro di me. Mi sento irrequieta e insoddisfatta. Dovrei scrivere la mia storia e non ne ho voglia. Non voglio star male e ora sto male. Sento l'inutilità che mi circonda e non ho voglia. Ho bisogno di reagire. Non voglio più fare la ruota di scorta e non voglio più accontentarmi, è finito un altro capitolo di storia d'amore e spero, anzi, non devo più riaprirlo. Meglio cancellare tutto e non pensarci più. Meglio dimenticare tutto e non avere rancori. Meglio ricominciare daccapo e vedere ancora la luce della serenità. Voglio star bene, voglio scaricare questa tensione che c'è in me e caricarmi di serenità lucente. Voglio assolutamente star bene! Devo avere fiducia in me stessa e cominciare a desiderare il mio benessere, accettando anche questo stato di disagio. Ecco, se piovesse starei meglio. Ma sto già meglio. Domani è venerdì e poi avrò due giorni di riposo. Questo silenzio, che mi sta intorno, mi dà pace, ma mi disturba. Perché non arrivano tuoni e lampi? Voglio star bene, voglio scaricare questa terribile tensione, non ricordo di essere mai stata così insofferente da tanto tempo. Voglio star bene, Basta! Voglio star bene!»*
Mi feci una doccia, mi cambiai e telefonai al mio amico, uscimmo insieme e, anche se il temporale non arrivò a spezzare le tensioni del cielo e della terra, superai quel momento strano e cupo. Mai spaventarsi per gli eventi atmosferici, perché ho scoperto di essere metereopatica, come tanti altri alcolisti.
Scoprii, inoltre che , in inverno o primavera, prendevo il raffreddore, mentre, quando bevevo, mai, perché ero perennemente immunizzata.
Stavo imparando ad aprirmi verso gli altri e ad accettare tutti per quello che erano, sia gli alcolisti che capivano sia i non alcolisti che non capivano.
Potevo tranquillamente affermare di essere diventata più tollerante verso i miei simili, dai quali avevo imparato a ricevere.
Sembra strano, ma prima sapevo solo dare per saziare quel senso di inappagato che c'era in me e, se ricevevo qualcosa, dovevo ricambiare per quel senso di immeritato, che mi pervadeva. Stavo imparando a ricevere comprensione, amicizia, affetto dal gruppo degli alcolisti e, quando sarebbe arrivato il momento di ricambiare, lo avrei fatto col cuore e, soprattutto, in silenzio.
Eppure avevo già portato il messaggio di A.A. al mio amico preferito. Era comparso una sera al gruppo e mi era piaciuto subito, avevo capito che dentro di sè aveva dei valori da scoprire, mi attraeva ed era sempre ubriaco da non reggersi in piedi. Subivo i suoi insulti al telefono e le sue dichiarazioni d'amore davanti ai membri del gruppo, lo frequentavo assiduamente anche durante il giorno, ma decisi di abbandonarlo a se stesso.
Il seguirlo nel suo recupero, che non era per nulla convinto, mi logorava e mi stava portando alla soglia del bere ancora.
Mi sentivo fallita nel mio tentativo di aiutare un alcolista attivo ed il mio ego ne soffriva, ma soffriva ancora di più la mia parte femminile, che avrebbe voluto qualcosa in più, ma non si poteva. Ringrazio Dio per non aver provato a fare qualcosa di più del semplice stargli vicino o lontano quando si era reso necessario.
*«Si era accesa una nuova speranza d'amore nel mio essere donna, ma gli eventi hanno soffocato tutto un'altra volta. Un'alcolista può amare un altro alcolista attivo? Si, senza dubbio, ma l'alcolista attivo può amare? La regola degli A.A. dice di no, ma la regola umana? Mi sento un po' confusa. Il sole mi brilla nel cuore e negli occhi oggi e mi sento appagata d'amore, ma non so se l'egoismo o il raziocinio hanno avuto il sopravvento. Non ho chiamato volutamente Jean, ho creduto bene di adottare la tecnica del lasciarlo stare; se deve smettere di bere, la scintilla deve accendersi da sola in lui. Invece di stargli vicino, come ho fatto nei giorni scorsi, l'ho abbandonato a se stesso, non sono certa di averlo fatto solo per lui, ma anche per me, in fondo mi sento turbata da quest'uomo che mi affascina, ma è nel problema; vorrei aiutarlo, ma qualcosa mi frena. Vorrei chiamarlo adesso, ma, se ha bevuto, ha bevuto anche per me, secondo lui. Allora è meglio che io lasci che Dio abbia cura di lui. Forse mi sono arresa troppo in fretta o forse perché gli voglio troppo bene per comportarmi secondo i miei istinti di donna che desidera un uomo. Cosa potrebbe succedere fra noi, che non dovesse avere strascichi? Se succedesse quello che ho pensato, quando mi ha accarezzato la faccia, dovrebbe esserci lo strascico bianco, cosa che rifiuto di pensare. Se fosse solo un'avventura non mi farei problemi e se l'avventura fosse già cominciata, non me lo perdonerei. Ma non si fanno congetture col nostro programma e non si suppone il futuro. Oggi è il giorno che conta e io oggi non ho telefonato per soddisfare il mio ego di donna, domani è un altro giorno e sarà sicuramente un giorno da vivere bene come ho vissuto oggi. Grazie Dio di darmi la possibilità di vivere secondo una logica serenamente scelta, anche se non del tutto secondo le leggi della mia Chiesa, è meglio dire la Tua Chiesa? Grazie Dio di avermi ridato la forza di vivere in questo giorno. Dammi l'ispirazione giusta e l'intuizione per continuare a percorrere il cammino della sobrietà. Ciao Dio, Buona notte!!!»*
Quando il mio amico capì di dover smettere di bere iniziammo un percorso insieme di condivisione e di spiritualità. Credo di averlo amato di un amore nuovo, non c'era sesso fra noi, ma l'intesa era ed è tutt’oggi speciale. Riuscivo a vivere con lui il “tutto” che adesso conosco, anche a lui piaceva sognare e mi sapeva ascoltare fino in fondo e mi aiutava ad avere fiducia in me stessa. Penso che tutti e due assorbivamo l'uno dall'altra qualcosa di impercettibile, ma che faceva crescere in sobrietà e amore.
Finalmente avevo trovato chi non rideva dei miei sogni e delle mie irrealtà! Jean smise presto di frequentare i gruppi, perché non si identificava in un contesto organizzato e preferiva recuperarsi da solo con l'immenso della sua spiritualità, che forse, neppure lui immaginava quanto fosse grande. Del resto ci sono anche persone che escono dal problema da sole e riescono benissimo.
Era stato fondamentale leggere il “misterioso libretto” di cui ho parlato all'inizio. È un vero e proprio programma di recupero di se stessi, è una traccia da cui prendere spunto per poter imparare a vivere senza l'ossessione della realtà. Quando si leggeva insieme questo saggio, nessuno spiegava come utilizzarlo, ma lo si commentava e si imparava ad applicarlo nella vita quotidiana costantemente. Riuscii a vincere tante paure, ma la cosa fondamentale che avevo scoperto era stata proprio questa: io non guardavo mai in faccia alla realtà.
Quando, come tutti, avevo varie scadenze da pagare, impazzivo nel chiedermi come avrei fatto. Non ci dormivo e stavo male, ero spesso pervasa dall'ansia che non ce l’avrei ami fatta. Imparai a controllare senza paura il saldo bancario, mi accorsi che avrei potuto pagare i miei debiti, del resto, avevo un lavoro e incassavo gli alimenti .
Non guardavo al di là del mio naso, non facevo i conti, per paura di non riuscire a farcela. È bastato togliere la testa dalla sabbia e rimetterla al suo posto. Quante cose banali ed invece importanti per cominciare a muovere i primi passi!
La conoscenza abbatte la paura.
Ero appena nata, dovevo avere pazienza con me stessa senza nascondermi dietro il dito.
*«Non mi sono svegliata col cuore a posto. Mi sento un po' depressa e delusa da una situazione che ho creato io stessa. Devo caricarmi positivamente per affrontare questo giorno di pioggia triste e neanche decisa. Mi sento psicologicamente stanca. Non ho più voglia di lottare. Devo trovare il coraggio di caricarmi positivamente e ricominciare a camminare diritto. Sono assalita da mille dubbi e questo è sbagliato. Ho bisogno dell'intuizione giusta per catturare l'attimo che voglio. Non devo opprimermi con pensieri negativi. Oggi la serenità assopita ricrescerà in me come un fiore al sole e mi sentirò lentamente rinvigorire dentro. La luce si accende in me lentamente, ma brillerà presto. La tensione del viso si attenuerà per trasformarsi in sorriso.»*
Bastava un pensiero positivo e la paura se ne andava. Ero consapevole della difficoltà della mia crescita, ma non combattevo, mi arrendevo all'ostacolo troppo grande e lo vivevo coscientemente nell’attesa di altre sensazioni ed altre emozioni, che avrei potuto godere concretamente senza dovermi rifugiare nell'alcool per assopirle o esaltarle. La vita era troppo bella per lasciarla scivolare via senza assaporarla e volevo viverla in prima persona.
*«Volano gli occhi, che scrutano il mio io e gocciola il sudore dalla fronte provata dal lavoro e dalla fatica di dover esistere. Il metodo è vario, il risultato è certo ed il sorriso, che balena di tanto in tanto davanti a te, è finalmente sincero. La verità galleggia come un palloncino e la pioggia schiaccia il terreno sempre più in basso. La stella non brilla, è coperta di nuvole fitte, piene d'acqua di temporale spaventoso. Il tuono segue il lampo e la luce torna per rischiarare la vita di gioia e di serenità, vive dentro di te che aspetti impaziente che la porta si spalanchi. Non chiudere gli occhi al torpore dei tuoi sogni, aspetta fiduciosa che il miracolo si compia e riempiti il cuore d'amore e di speranza illuminata di verde, verde speranza, verde mela, verde erba bagnata di brina in primavera. E resti lì muta e pallida come una rosa tea a guardare l'infinito che si svolge davanti a te, allora capisci che il tempo non esiste, se non nei cuori di coloro che non amano. Siamo sepolti dalla nostra coscienza e la divisione dei nostri esseri si sprigiona dalle catene dell'intimo desiderio di libertà. Àncora la tua nave alla terra ferma e rivolgiti alla Luna, che brilla con la sua falce d'argento. Purificati di luce naturale e bagnati con l'acqua benedetta, chissà se il tuo Dio ti benedirà ancora. Sempre correndo per mano al tuo fantasma di pazienza e di umiltà, confidati col cielo, con quello straccio di cielo inzuppato d'acqua e ridi di te senza timore. Vedo un cielo coperto da un velo opaco e dimentico dove sono. La vena creativa scende dal cuore per invadere la mente risoluta e fissa in un solo pensiero d'amore. Il gioco delle parti è finito e il fuoco del desiderio è sempre acceso nel mio camino. Fuggo da tutto il negativo e vivo nel ricordo di un presente proiettato in un futuro vicino. Sono sobria di mente e di fatto e non benedirò mai abbastanza quel giorno in cui si scatenò la tempesta in me per poi tacere per sempre fino ad oggi. Il seme del male è stato estirpato e la radura rifiorisce cosciente del suo splendore.»*
Stava svanendo il rancore e il risentimento verso il prossimo, stavo diventando l'eterno e l'eterno è di tutti, come il sole, come l'amore e ognuno di noi, esseri umani, ha diritto di viversi in quell'angolo di mondo, che sarà giusto per lui.
E non mi pesava più nemmeno il fatto di essere separata da mio marito, perché avevo conosciuto me stessa e mi piacevo molto. Avevo cancellato i rancori verso mio marito, raccontandogli le sensazioni che provavo e lui aveva capito solo in parte, ma io l’ho perdonato e questa era stata una grossa liberazione.
Da quel momento ho ricominciato a volergli bene ed imparato a tollerare il suo cinismo e non mi dispiaceva nemmeno più passare una serata a cena con lui.
Mi ero liberata anche da quell’angoscia ed ero pronta a cominciare un nuovo giorno, sempre pieno di sorprese, di realizzazioni, di timori, di gioie, ma soprattutto pieno di me che lo vivevo.
Mi ricordo quanto era stato difficile controllare il mio bere. Avevo tentato di smettere alcuni anni prima con l'aiuto dei miei figli.
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