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Parte 4

 

22 - Il sano egoismo

Il gruppo le aveva insegnato il sano egoismo di pensare per primo a se stessa, le avevano insegnato ad abbattere il suo Io, ad accettare la realtà così com'era. Ora stava cominciando ad assimilare qualcosa di tutto questo. Non le avevano detto, però, che il prezzo da pagare c'era ed era molto alto, del resto, per lei, era stato veramente troppo facile smettere di bere.

Infatti, trovare altri A.A., era stata la scusa per poter smettere di bere e non l'ultima spiaggia per poterlo fare. In lei c'era sempre stata la ricerca di qualcuno che le dicesse: “Smettiamo insieme di bere e impariamo a vivere la realtà com'è”, finalmente l'aveva capito, dopo diciassette mesi che non beveva più e si riteneva sicura di quello che sta facendo, certa che la via del recupero fosse quella. Invece era solo all'inizio e sentiva tutto il peso della sua fatica, ma era pronta a proseguire con tutte le sue forze, anche se, a volte, le sembrava di essere ferma in un punto.

*«È come se 
il tempo si fosse fermato e non volesse andare avanti.
Devo vivere un'ora per volta e devo viverle tutte: con angoscia, con tristezza, con nostalgia o con gioia, con allegria o con malinconia, ma sono tutte necessarie a completare la mia vita vissuta malamente oggi, come ieri e come un mese fa.
Bambina viziata, cresciuta senza testa, corri per la strada e ritrova te stessa, stesa per terra o sulla cima della montagna!
Riscopri i valori del tempo e cancella il tuo passato prossimo, ancora troppo vicino a te!
Torna a vivere per te stessa e ascolta la voce, che cerchi di soffocare nel tuo egoismo!
Non lasciarti sopraffare dalle circostanze, reagisci e torna a sorridere al nuovo giorno!
Vorrei poter ascoltare la voce della mia coscienza, ma un muro, costruito apposta da me, me lo impedisce.»*

E sempre dondolando tra realtà e sogno continuava a costruirsi la vita. Al lavoro le avevano ordinato di non andare più al mattino, bensì al pomeriggio, poiché era stata assunta una nuova persona. Rabbia e sdegno! Ancora una volta la sua dignità era stata offesa, la menzogna della promessa che, a turno, avrebbero lavorato di mattino fu presto smascherata, finalmente aveva affrontato apertamente un problema, chiedendo spiegazioni e scoprendo che, dall'altra parte, non esisteva nessuna considerazione per quelle che potevano essere le sue necessità familiari e non. Accettò anche questo, poi si accorse che riusciva a gestire molto meglio la sua casa. Quindi a cosa era servito adirarsi e star male? Nulla avviene per caso!

 

23 - La crisi di gruppo

Era anche entrata in crisi col gruppo degli alcolisti, poiché si era verificato un fatto, per lei nuovo, ma usuale nel contesto.

Un disaccordo, per protagonismo, era affiorato tra due membri del gruppo e lei ne era rimasta coinvolta direttamente e aveva sofferto per l'antagonismo cui aveva assistito, per la mancanza di umiltà e di comprensione, che si erano manifestate. Tutto questo le aveva fatto trovare il coraggio di non lasciarsi andare a tristezze o rammarichi, ma l'aveva spinta a continuare a frequentare quel gruppo, che stava affrontando la prima difficoltà collettiva e subiva interferenze esterne. La crisi fu superata con l'arrivo di due nuovi membri nel problema.

Ancora una volta, il senso di solidarietà, che si crea fra gli alcolisti anonimi di fronte a colui che soffre e desidera smettere di bere, ha avuto il sopravvento sui problemi personali, che comunque non dovrebbero esistere. Il Dio, nel quale confidava tanto, era intervenuto portando in quel gruppo una ventata d'amore, orientando quelle persone proprio lì e non da un'altra parte. Il nuovo arrivato porta vigore al gruppo, porta coscienza del problema della malattia e fa riflettere su quanto sia importante essere uniti per raggiungere lo scopo comune: recuperarsi per una nuova vita, aiutandosi l'un l'altro a stare lontano dal primo bicchiere. Ecco un ritorno al vero problema e tutto il resto cade nel dimenticatoio, come dev'essere. Affrontare un problema per volta e risolverlo insieme senza paura. Le crisi di gruppo sono anche necessarie per poter vedere insieme anche i problemi di una comunità che, in comune, altro non ha che il problema dell'alcool, ma dal quale subentrano tanti di quei “vissuti” uguali per ogni persona, che bussa alla porta del recupero.

 

24 - Il percorso

Non tutti hanno vissuto la stessa storia, ma ognuno potrà trovare qualcun altro, che ha avuto la stessa esperienza, a un certo punto della vita, a causa della dimensione alcolica, che annebbia ogni poro della pelle. Allontanandosi dall'ultima bevuta, l'alcolista prende coscienza di essere in recupero e di dover aiutare gli altri, ma talvolta si dimentica di quello che aveva fatto o di quello che viveva, bevendo, per cui, negli occhi del nuovo venuto, rivive un passato da dimenticare, ma allo stesso tempo, ricorda di essere un alcolista, per il quale, la distanza dall'alcool è uguale alla lunghezza del proprio braccio al bicchiere. Ogni esperienza è uguale all'altra ed ogni esperienza è diversa, l'intensità del desiderio di smettere di bere varia da persona a persona, ma, quando ti coglie, è irrefrenabile e allora comincia un'ascesa rapida e sofferta per raggiungere la meta della sobrietà. Col passare del tempo, l'alcolista si accorge che gli si scrollano di dosso i sentimenti e le emozioni e non riesce neppure più a piangere, così, nel momento in cui le si presentò un'emozione inaspettata, si era lasciata coinvolgere. Era svuotata da ogni sentimento e continuava a tormentarsi alla ricerca di se stessa. Aveva cominciato a sognare e nel sogno fondeva la realtà con la fantasia, ma questo le piaceva, la manteneva viva, lanciata ad ottenere qualcosa di effimero o illusorio come una storia d'amore, per lasciare da parte il problema del lavoro, tanto umiliante! Tutto stava assumendo un aspetto nuovo, e ogni giorno cercava di essere più tollerante con se stessa

*«Non capisco 
perché tutta la mia buona volontà se ne sia andata in vacanza nel momento in cui ho bisogno di averla qui con me!
Sono proprio stupida a sprecare energie in questo modo, probabilmente anche il mio cervello, assieme al raziocinio in fasce se ne sono andati via.
Solo il cuore è rimasto con me e, stasera, sanguina un po'. Si, stasera mi sento dolce e tenera e mi crogiolo nei miei pensieri sballati, sogno ancora, ma dimentico chi sono.
Perché sento tanta tenerezza?
Dentro di me c'è un conflitto stasera: lasciarmi dondolare o reagire bruscamente?
Non è sbagliato, forse, sognare così.
Ma ho paura!
Ho bisogno di aiuto, ho tanto bisogno di aiuto, lo so, ma non lo voglio accettare.
Forse qualcuno, lassù, potrà tenere una mano sulla mia testa e... rompermela, finalmente!»*

Gli attimi di sconforto erano presto superati dalla speranza. Aveva ricominciato a ridere e a piangere, aveva ricominciato a dare il giusto peso ad ogni cosa e viveva intimamente felice con se stessa e con gli altri , che erano parte integrante della sua vita.

 

25 - La figlia

Sua figlia soffriva le pene dell'amore ancora acerbo e tanto violento nella sua intensità, le faceva ricordare di quando anche lei non riusciva a stare lontano dall'innamorato, ma non capiva perché tante lacrime e dolore per qualcuno, per il quale, forse non ne valeva la pena. Questo le fece capire che non poteva giudicare i sentimenti altrui e soprattutto i meriti, che quel ragazzo poteva tener nascosti e voleva rivelare solo a chi lo sapeva capire veramente. Sua figlia chiedeva consigli per la sua relazione, ma non li seguiva e continuava a soffrire per conto suo, intaccando profondamente la serenità della madre, che non le dava più retta, secondo lei, solo perché si era invaghita di un tipo che la faceva soffrire. Ancora accuse!

La madre alcolista aveva smesso di confidarsi coi figli, sperando in una comprensione, che non avrebbe mai saputo dare, lasciandoli turbati dal fatto che, anche lei “madre”, aveva avventure con uomini. Stava deludendo ancora o avrebbe deluso di più se avesse continuato a trattare i figli come amici a sua disposizione qualora avesse voluto “vuotare il sacco”? Il fardello doveva essere solo suo, ma sarebbe stata disposta a portarlo fino in fondo con tutto il peso delle sue contraddizioni?

26 - L'amore

*«Ma che cos'è l'amore?
Quest'incantesimo che ti fa gonfiare il cuore di gioia, questa magia che ti fa vibrare l'anima, quest'emozione che ti fa sognare da sveglia?
La pelle si colora di pulito, gli occhi si riempiono di stelle, i capelli si arricciano.
Ti senti la pelle che ti si stacca di dosso, le gambe improvvisamente pesanti e le spalle leggere, come se ti stessero spuntando le ali, la mente si annebbia e comincia a fantasticare.
Senti l'amore che ti invade le vene, ti percuote le ossa e ti stordisce quel tanto che basta per confondere la realtà col sogno e ti piace aspettare il momento in cui sarai con chi ti ha causato tutto questo.
Ma che cos'è l'amore?
Questo brivido che ti percorre la schiena, questa sazietà che ti riempie la pancia, questa sete che ti fa bruciare?
Ti trema la pelle e ti si accende un sorriso negli occhi e non hai bisogno di parlare per essere vera.
E non c'è alcool in quest’amore così spaventato, ma è successo, adesso, e non lo cambieresti con un altro.
Quando sei innamorato respiri profumo di vita ed anche i giorni di pioggia sono sereni e non c'è più nulla che ti preoccupi, neppure l'attesa ti pesa, e ti prepari ad accoglierlo fra le sue braccia.
Amore, amore, amore in un cuore che non sanguina più, in una bocca si scioglie come una caramella buona e in un corpo vive di calore e luce.»*

Tutto questo vedeva in sua figlia, ma poi si chiedeva quante volte lei stessa aveva amato così tanto da sentire la pelle staccarsi di dosso per andare verso l'altro?

... Sempre!

E sempre aveva sofferto le dolci pene d'amore e sempre aveva cercato amori impossibili, proprio per la sua innata incapacità di amare “per sempre”. Aveva cancellato dal suo vocabolario i termini “sempre” e “mai”, perché non esisteva un “ti amerò per sempre” o un “non ti lascerò mai”. Tutto era in funzione di un solo giorno “l'oggi” ed ogni oggi era fine a se stesso ed ogni oggi doveva finire sull'oggi. Aveva cominciato a vivere. Assorbiva ed emanava serenità. Ma che cos'è la serenità tanto desiderata? Forse pace dei sensi? Oppure solo e semplice tranquillità? Forse serenità è gioia?

Niente di tutto questo.

 

27 - Serenità

Serenità è vivere ogni momento della propria vita senza rimpiangere nulla e senza affannarsi a pensare al dopo.

Serenità è sentire dentro se stessi lo stimolo di far partecipi gli altri della gioia dei essere vivi.

Serenità è il non porsi più domande sul bene e sul male.

Serenità è essere sinceri con se stessi.

Serenità è il sentirsi appagati ed esausti dopo una dura giornata di lavoro.

Serenità è lo svegliarsi al mattino, riposati dopo un sonno ristoratore.

Serenità è il non aver paura della morte.

Serenità è “condividere” la vita con coloro ai quali si vuol bene.

Serenità è assaporare cinque minuti di felicità, pensando che sia passata un'ora.

Serenità è imparare a vivere senza paura di vivere.

Aveva sostituito la rassegnazione, che riteneva fosse solo abbandono passivo all'evidenza, con la serenità.

Che bel balzo in avanti! Non importava quanto sarebbe durata, perché c'era ed era solo sua, e la poteva sfruttare quanto voleva.

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