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Parte 3

 

16 - I Progressi

Era e si sentiva libera di bere o non bere, di amare o non amare, ma quanta incertezza nel prendere decisioni!

Erano continuamente alti e bassi, aveva creduto che la ritrovata voglia di ridere avrebbe riportato tutto alla normalità ed invece era ancora lì a preoccuparsi di qualcosa. Al gruppo si ricaricava e, leggendo e rileggendo il programma assieme agli altri capiva sempre più di dover vivere un giorno per volta, ma, quando tornava a casa ed era quel giorno lì, lo affrontava come se fosse stato l'ultimo della sua vita.

Aveva deciso che non doveva più preoccuparsi del domani e cominciava ad affrontare l'oggi per quello che era; si sentiva un po' fatalista e un po' incosciente, ma provava ad affidare la sua vita a Dio e da Dio prendeva le risposte che le servivano.

Ma ecco una nuova insidia in arrivo nella sua vita tranquilla e proiettata verso una serenità dolce.

Una tegola, che lei chiamava “emozione d'amore”, la colpì sulla testa durante l'estate.

Fine luglio 1990, i figli partiti per le vacanze, i gruppi degli alcolisti aperti solo due sere la settimana (quelli che lei frequentava), la tanta voglia d'amore e l'insidia con la maschera dell'amore arrivò.

Se ne stava sola in una gelateria a pensare alla sua vita monotona, ma serena e riconobbe un vecchio amico ed ebbe inizio una "avventura" poco salutare.

 L'emozione di stare con quell'uomo le saliva in gola, per poi scendere di colpo nella pancia e farle sentire un forte desiderio sessuale con la testa che si staccava dal collo come un palloncino.

*«Il mio tormento 

più intenso si sprofonda nell'anima insaziata d'amore eterno e si scompone nei ricordi più belli, ma meno veri.

Mi ribello ad un incontro, che desidero, per la paura di vederti andar via come sempre e la mia mente ti accompagna inevitabilmente.

Quando finirà il gioco dei nostri momenti magici?

Quando ti immergerai nel mio essere insano per fonderti con me senza lo scoglio del tempo?

Il tempo...mio nemico da sempre e mio amico, quando sei con me; in quell'attimo si ferma, ma poi mi accorgo che sono solo io a fermarmi a guardarti cieca.

Adesso dovresti capire che il tempo non esiste, tu sei del mondo e il mondo è anche mio.

Cercami dove puoi trovarmi ed in quell'angolo di cielo, sarò ad aspettarti muta come la tua ombra.

Soffoco al pensiero della mia inutilità e mi perdo nel mare dei miei pensieri “sballati ma di effetto” e mi sforzo di farti capire quello che nemmeno io posso capire di me e di te.

Chi sei tu ad essere entrato così violentemente nella mia vita?

Chi sei tu, che non riesco ad allontanare da me?»*

La relazione continuava, ma le stava provocando una brusca frenata nella sua corsa verso la serenità e un giorno si accorse che aveva perso la testa, perché il partner non era andato all'appuntamento.

La sbronza secca fa si che ci si comporti come quando si era ubriachi, ma non aveva bevuto, perché era già ubriaca.

Erano state due ore di nebbia. Ed in quel momento di “assenza” si accorse di essere messa a dura prova dagli eventi. Per fortuna il gruppo serviva anche a farle superare questi stati di tensione. Il solo pensiero ai suoi amici alcolisti la fece riprendere: un mancato appuntamento non era certo così grave da compromettere il lavoro fatto fino ad allora!

In seguito a questo evento, le si scatenò la mononucleosi nel sangue e, anche se questa malattia non dà particolari sintomi, ha avuto il suo corso facendole perdere otto chili di peso, senza altre conseguenze, se non uno strano comportamento sul lavoro, perché la stanchezza e l'abbattimento fisico erano evidenti, chi si accose le chiese in modo seccato: "Ma lei, Flo, si droga?".

Questo la mandò in bestia. Si era sentita umiliata e offesa e soprattutto scarsamente considerata, ma rimase in quel posto di lavoro, anche se il primo istinto era stato quello di mollare tutto e andarsene. La solita paura di rimanere senza fare nulla l'aveva vinta.

Talvolta le sembrava di aver sognato tutto, ma dentro di sè aveva un solo desiderio, l'unico che la distraeva dagli schiaffi morali del lavoro, quello di poter vivere la sua avventura amorosa.

 

17 - Crisi di età

Nonostante i momenti di sconforto ed i momenti di totale remissione del suo essere, viveva molto attentamente e, giorno dopo giorno, maturava in sè una consapevolezza fondamentale: accettava il suo stato di disagio, sforzandosi di migliorare. La nuvola rosa su cui era vissuta per più di un anno si era dissolta ed ora la realtà le si era presentata davanti con tutti i suoi colori. Aveva la mente confusa, non riusciva più a fare tutto quello che doveva e rinviava in continuazione. Sentiva il bisogno d'amore, di comprensione, di un lavoro più gratificante e non riusciva ad accettare di aver 40 anni suonati.

*«Ecco, 

ho finalmente capito cosa è successo: non accetto di avere quarant'anni.

La voglia di piangere, benefica e liberatrice dell'ansia, mi fa scendere lacrime, che subito debbono essere represse nella gola, per la paura che qualcuno mi senta o perché magari domani avrò gli occhi gonfi e potrebbero sospettare ancora che io mi droghi.

Sono in crisi esistenziale e conosco perfettamente i motivi: l'eterna insoddisfazione, il desiderio sottile di avere quello che non si può, il facile gioco ingannatore del richiamo del sesso, che io chiamo amore e la ricerca continua della serenità.

Ho una crisi di percorso e la strada sta diventando troppo larga per potervi camminare dritti al centro, sono sola e voglio star sola, ma mi sento zoppa.

In questa grande Milano, dove tutti sono occupati a correre, a crescere, a lavorare, io sopporto, sopravvivo e spero.

Non guardo il futuro come un buio profondo, non ho prefissato una meta, mi sto lasciando vivere.

E c'è sempre qualcuno qui, che non mi permette di fare il punto della situazione sulla mia vita.

Piango per la mia stupidità e non so come farò a cavarmela..

Parlo con la Luna e la Luna mi ascolta, poverina, non può fare altro!

Eppure, quando la guardo e le mando i miei messaggi, sembra rifletterli nel suo splendore, li invia a chi sa lei.

Sogni , tanti sogni di ragazza, sbagliato...: ho quarant'anni ed è così lungo da scrivere questo numero! Inoltre, io, la crisi dei quarant'anni, ce l'ho a quarantuno, sono un po' tardiva!

Certo che, se da una parte sono felice di questa nuova situazione sentimentale, dall'altra, sento di regredire psicologicamente in modo pauroso.

Questo fa parte della mia vita!

La paura del vuoto, la paura del buio, la paura di morire sono scomparse, ma la mia remissività a tutte le situazioni antipatiche sono, forse, solo paura di fa valere il mio essere sobria.

Tutte puttanate!

La voglia di bere passa e la voglia di ricominciare a vivere diventa impellente, ma chi può farmi accettare di essere stata ibernata per vent'anni e, ora, il ricominciare è più duro del ferro?

Come faccio ad abbandonarmi ad un destino che è già prestabilito?

Il desiderio di Dio è innegabile, ma non mi basta più.

Eppure ero completamente serena, quando mi rifugiavo in lui come un buon padre; ora il materialismo ha avuto il sopravvento e non sono più serena, ma, nonostante tutto, ho imparato una cosa: riesco a vivere apprezzando ogni cosa mi succeda, anche le negatività.

Devo solo fare lo sforzo di chiedere a Dio di aiutarmi ad accettare la mia età.»*

Tutto sembrava contro di lei, ma aveva voglia di superare questi ostacoli tanto grandi, ma anche utili a rinforzare il suo carattere e a crescere.

I figli si stavano comportando bene, le davano tranquillità e senso di pace, almeno una cosa andava bene! Si sentiva gratificata e contenta, ma il suo morale era a terra e non sapeva cosa fare. L'orgoglio ferito chiedeva vendetta o perdono, ecco un passo avanti: l'orgoglio si era fatto sentire, non era dunque amore disperato, ma orgoglio represso. Evviva!

*«Ho voglia 

di star sola coi miei pensieri, anche se mi sento schiacciata, masticata, dimenticata, usata e buttata via come una pezza vecchia.

Passerà anche questa, spero in modo positivo e senza che io debba stracciarmi l'anima, più di quanto abbia fatto finora. Sta diventando un'ossessione e le ossessioni non portano nulla di positivo.»*

 

18 - Accettazione

Portava alla luce i suoi pensieri più intimi con sincerità, ma anche con spietatezza. Stava diventando tutto più facile, stava cominciando ad accettarsi e la voglia di bere, che l'aveva sfiorata nel periodo, era servita solo a metterla di fronte all'evidenza di avere una malattia dell'anima, che si estende al corpo: l'alcolismo. Aveva superato la voglia di bere con questa certezza: aveva guardato la bottiglia di vino bianco fresco e si era detta: “Sono un'alcolista, non voglio superare una crisi affogandola nell'alcool, devo finire di viverla nella lucidità della mia disperazione.”

Il primo passo del programma degli alcolisti era compiuto fino in fondo e questo le dava abbastanza carica di andare avanti, combattendo con e contro i suoi sentimenti. Quando la tensione e l'angoscia si attenuavano, ammetteva di aver vissuto volentieri anche l'emozione fulminante dell'amore, così si rincuorava e cercava di superare il rancore, che nasceva dentro di lei nei confronti di un uomo, che l'aveva “mollata” senza nessuna spiegazione. Probabilmente era disposta a perdonare, ma col perdono la storia sarebbe continuata e lei non la voleva più.

*«Mi sto chiedendo, 

perché nella mia vita, quando ho ben capito cosa significa vivere ed ho raggiunto un grado di serenità tale da non poterne più fare a meno, mi lascio trascinare dal sesso e dal senso del proibito.

Ora sono sobria ed ho in mano uno strumento preziosissimo, che è entrato in me, guidandomi nella buona e cattiva sorte: il programma degli alcolisti e mi sto arrendendo al sesso!

Questo è un altro pericolo per me, allora, o sono ancora immatura, o sto trascurando il programma.

Agli alcolisti sono proibite le emozioni forti ed io ho combattuto contro esse, lasciandomi sopraffare.

Il piacere non è un male, ma il piacere del proibito si! Il rischio, il giocare col fuoco, il perdere la testa: e tutta la mia vita è daccapo a repentaglio.

Sono rimasta invischiata in una situazione brutta e non ne voglio uscire.

'Ne posso uscire quando voglio!' Stesse parole che ho usato anche nei confronti dell'alcool.

Io amo ancora o non ho mai amato?

Perché all'improvviso mi si sono scagliate addosso queste sensazioni?

Perché mi sono lasciata coinvolgere?

Ecco una prova di vita: io ho fallito!»*

E quando rileggeva quello che scriveva, scopriva che le faceva bene scaricarsi con la penna in mano, ma ugualmente era cominciata una lotta senza nemico, che la stava torturando. Prima l'alcool le dava il via, ora stava vivendo le emozioni con più raziocinio, ma con più intensità e troppi perché, non si sentiva in colpa con nessuno o forse era in colpa con tutti.. Quindi sapeva di rischiare grosso e si chiedeva dov'era andata la sua dignità. Era un gioco così facile e divertente, che sembrava non avere conseguenze e continuamente chiedeva aiuto a Dio, per superare quell'attimo così meravigliosamente turbolento e devastante. Era turbata perché si sentiva felice, appagata, incosciente, ma ugualmente tesa e insoddisfatta per quello stato di cose in cui si trovava: alti e bassi in amore e umiliazioni sul lavoro, continuamente.

*«Credo di aver 

proprio bisogno di andare in vacanza, per mettere a posto la testa.

Io sono brava a scrivere e chiedere aiuto a Dio, ma lui lo sa che nel fondo del cuore ho quel tarlo che devo sconfiggere, ormai mi sono abbandonata ed ora mi sento proprio laggiù in fondo, con quel senso d'irrequietezza, di vuoto da colmare, di ridere assopito.

Sento un leggero senso di colpa e desidero vivere ancora.

Sento l'istinto protendersi verso l'umano e la spiritualità si è fermata lì ad aspettare.

Materialismo all'estremo e mancanza di qualcosa che c'è.

Dio aiutami a superare questo momento matto, in cui mi sto trascinando senza capire che devo chiudere il capitolo.

Scusami Dio, per quello che ho nel cuore, ma è una dura lotta, che vincerò se tu mi starai vicino.»*

Quanti piccoli inganni a se stessa per quell'orgoglio assopito, che si stava risvegliando. Si, doveva superare l'orgoglio, ma con quale arma? L'umiltà.

L'umiltà di accettare le sconfitte, l'avrebbe aiutata anche ad accettare altre realtà. L'umiltà di ritornare in sè e continuare a vivere crescendo, guardando gli altri crescere e lasciarsi aiutare da loro, che, come lei, avevano avuto una ricaduta.

 

19 - I difetti

*«Avevo percorso un cammino

troppo facile ed avevo ritrovato Dio, che completava la mia vita, ma non avevo considerato che il lato sessuale e sensuale del mio carattere sarebbe riaffiorato così imprudentemente.

Devo dire però che l'orgoglio e la lusinga hanno avuto il sopravvento.

Ho capito, dopo questa esperienza, che il mio IO era ancora lì, grande e grosso come prima.

È vero che ho resistito al desiderio di bere, ma ci ho pensato e mi sono detta che dovevo vivere la sofferenza così com'era.

Non ho ancora accettato la sconfitta ed il mio IO sta chiedendo vendetta, ma se fosse solo lui a soffrire, sarebbe troppo facile, ma sono io che mi sono identificata completamente in lui. Io sono l'orgoglio!

Nei rari momenti in cui riesco a farlo tacere, è perché lo soffoco.

A volte mi lascio andare al pensiero della delusione, ma poi mi si presenta davanti l'orgoglio ferito... dalla scarsa considerazione che gli altri hanno di me.

Mi sta bene, ma questa è una sconfitta negativa; è come se mi fosse crollato addosso tutto quello che, troppo facilmente, avevo costruito intorno e dentro di me.

Qualche volta mi giustifico dicendomi che, in fondo, la mia debolezza è il sesso ed invece questa volta devo proprio rendermi conto che, chi ha giocato, è stata la vanità, la mia stupida vanità.

È chiaro che, chi si sente una roccia, non pensa di essere scalfito dall'acqua e quindi la sconfitta è ancora più dolorosa.

Sapevo che il mio cammino sarebbe stato lungo e complicato, ma non avrei mai pensato che avrebbe fatto frenare così bruscamente.

Comunque, se Dio mi assiste e, l'umiltà di accettare o capire di essere fragile come il vetro, si infonde in me, dovrei riuscire a farcela un'altra volta.

Del resto, devo considerarla una ricaduta senza bere, proprio perché ho capito che non conta solo smettere di bere, ma bisogna costruirsi qualcosa dentro per cui valga la pena di vivere, anche se talvolta si muore.

Crearsi una coscienza che faccia superare i problemi banali e aiuti a condurre una vita vera, piena.

Sono regredita molto e devo ricominciare tutto per tornare come prima.

Comunque devo imparare che basta un nonnulla per farmi crollare come un castello di carte.

Bene, ora che so che la strada dell'umiltà è quella giusta, so anche che avrò ancora da combattere, spero di superare gli ostacoli con la testa alta e la coscienza al posto giusto.»*

 

20 - L'orgoglio

Trovò, ancora una volta, il bastone per la sua insicurezza nelle parole del programma di recupero di Alcolisti Anonimi. Per migliorarsi doveva arrendersi e per arrendersi doveva affidarsi a Dio. Così, si predispose ad aspettare che i suoi difetti di carattere venissero totalmente a galla e cominciò ad affrontarli serenamente senza più lotta nè timore.

Capì che gli stati d'animo, che la facevano soffrire, erano solo causati da un modo di vivere ancora instabile e da qualcosa che non riusciva completamente ad accettare di sè. Il modello era perfetto e doveva certamente mirare in alto, molto in alto. Quando l'ideale è perfetto, tutte le forze sono protese per raggiungerlo. Non è facile capire cosa la facesse essere spesso insoddisfatta.

 

21 - La quotidianità

Stanca di accontentarsi, era lanciata a trovare fiducia in sè per poter agire di conseguenza. In effetti, il ritrovarsi sobria e sola ad affrontare la sua realtà, la spingeva a correre, a voler capire tutto e subito. Sola non era, aveva nuovi amici, che, come lei, stavano riscoprendo un mondo nuovo, fatto di case, di strade, di lavoro, di conti da pagare, di gite al mare, di sorrisi e di canzoni. Tutto questo era sempre stato a sua disposizione, ma non era vissuto, non era apprezzato, non era nemmeno visto. Non si era più accorta, ad un certo punto della sua vita, che la giornata era composta dal giorno e dalla notte, tutto si era mescolato nel suo disordine mentale e fisico; non sentiva il calore del sole ed il buio della notte, tutto era stato banalmente trascurato. Era contenta di essere un'alcolista, poiché stava imparando ad apprezzare tutto quanto le veniva regalato. Continuava a mettersi alla prova, ma sapeva che sarebbe finito anche questo, stava comunque finendo di combattere contro i mulini a vento. Quando era riuscita a risolvere il problema dei fine settimana, che erano lunghissimi, perché doveva fare quella cose noiose del tipo: stirare, pulire casa, riordinare, capì che, forse era meglio dedicarsi al divertimento. Ricominciò a frequentare i vecchi amici, uscendo anche la sera. Per un anno intero aveva frequentato i gruppi degli alcolisti ogni sera e, adesso, si era sentita pronta a frequentare qualcun altro. Ma ugualmente non sapeva ancora dove fosse il confine della normalità. Normalità era banalità, ma la banalità era anche quotidianità, allora perché non dare un senso alla quotidianità accettando con spirito di adattamento e poi con entusiasmo quello che, chiunque fa senza troppo porsi il problema del giusto o dello sbagliato?

Basta convincersi ed è tutto risolto!

Cominciò a osservarsi nei vari atteggiamenti: mentre camminava, quando si lavava, mentre lavorava, quando mangiava e scoprì che diventava sempre più consapevole di quanto faceva; questo la portava a vivere nel presente ed era soddisfatta, perché aveva scoperto di avere tempo per fare tutto. Da ciò iniziò un nuovo entusiasmo, quello di fare le cose volentieri, non era obbligata da nessuno a fare prima una cosa poi l'altra, per cui riuscì a far conciliare i tempi per riuscire a fare tutto, compreso le cose noiose, cercando di divertirsi.

*«La mia testa 

deve continuare a funzionare, io devo aiutarmi a capire.

Dio mi ha dato tutte le possibilità per vincere e perché allora io non le uso a dovere?

Capisco un momento di smarrimento, ma ora sto diventando veramente paranoica, esaurita, ipertesa, neurologica.

Sono già resuscitata una volta, ora si tratta di guarire solamente, affrontando il problema e risolvendolo.

Devo scacciare i pensieri psichedelici, devo uscire da questa malattia morale, da questo abbattimento psicologico.

Solo io posso aiutarmi, solo io devo trovare lo spiraglio della speranza.

Imparare a dividere le gioie dai dolori, aiutare chi ne ha bisogno, vedere ancora la Luce, coprire di sabbia il passato, scavare la grotta del futuro, no, non con le carte magiche, ma con la mente lucida, rinfrescata dal nuovo giorno, che si innalza nel cielo orgoglioso, sfiorare un petalo di rosa e odorarlo, sentire nella mente che è ancora il momento giusto per ricominciare: braccia forti in corpo sano.

Serenità, gioia, fiducia, speranza, amore, Dio, vita: e rinasce dentro il fiore appassito dal temporale e profuma ancora di giardino e la volontà farà passare il desiderio proibito dall'uomo e Dio mi aiuterà ancora a salire l'albero della vita.

Voglio tornare ad essere sobria!!!»*

Era nato anche il desiderio di trovare la serenità spirituale per superare le crisi di ogni tipo.

Per lei, l'amore era la base della vita, e l'amore poteva vincere il mondo intero.

Ogni essere umano ha dei valori segnati su una scaletta e per lei l'amore era in testa a tutti, perché, se amava ed era ricambiata, sarebbe riuscita ad amare tutto il mondo, sarebbe riuscita a lavorare meglio, sarebbe riuscita a rispettare le scadenze, con l'amore sarebbe riuscita anche a pagare i debiti.

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