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| Patrimonio
S.p.A.: cultura in vendita (parte I) |
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Sar� possibile vendere il Colosseo? E cosa vuol dire �cartolarizzazione�? Cosa pu� succedere al patrimonio pubblico dopo l�approvazione della legge voluta dal
ministro Tremonti per riequilibrare i conti dello Stato?
Con obiettivi differenti di tipo finanziario,
legati alla necessit� di ridurre il debito pubblico, di finanziare la realizzazione di infrastrutture, di gestire in maniera redditizia il patrimonio dello Stato, negli ultimi mesi si � intervenuti con provvedimenti che modificano profondamente l�ordinamento relativo alla gestione dei beni pubblici nel nostro Paese.
I passaggi pi� importanti dal punto di vista normativo sono stati due:
- Con la Legge 410/2001 si autorizza il Ministero dell�Economia a costituire societ� allo scopo di realizzare operazioni di �cartolarizzazione� dei proventi derivanti dalla dismissione del patrimonio immobiliare dello Stato e degli enti pubblici.
- Con la Legge 112/2002 si � prevista la possibilit� di cedere il patrimonio dello Stato a due societ� per azioni create per l�occasione �Patrimonio dello Stato Spa� e �Infrastrutture Spa�. Alla prima possono essere trasferiti tutti i beni immobili, disponibili o indisponibili, e demaniali dello Stato. Il tutto pu� ulteriormente essere trasferito a �Infrastrutture Spa�, societ� creata per finanziare la realizzazione di opere pubbliche e aperta anche al capitale privato.
Il patrimonio che viene conferito alla Patrimonio dello Stato Spa include tutto: dai parchi alle coste, dagli edifici storici ai musei, da case ad uffici, ed � stato valutato dal Ministro Tremonti in 2.000 miliardi di euro (circa 4 milioni di miliardi di vecchie lire).
Nel caso dei beni culturali di �particolare valore artistico e storico� il trasferimento dei beni avverrebbe d�intesa con il Ministro per i beni e le attivit� culturali.
Patrimonio Spa e Infrastrutture Spa rappresentano il cuore della legge 112/2002 che converte il cosiddetto
Decreto Salvadeficit del Ministro Tremonti. La creazione di queste due societ�, di capitale pubblico, ma di diritto privato, dovrebbe servire, nelle intenzioni del Governo a �valorizzare, gestire e alienare� il patrimonio pubblico italiano: in pratica tramite la Patrimonio
spa sar� possibile affittare, impegnare i beni tramite cartolarizzazione o venderli. La Patrimonio spa pu� trasferire a sua volta parte o l�intero patrimonio a Infrastrutture spa in modo che questo possa essere impegnato per finanziare la realizzazione di infrastrutture e opere pubbliche previste dalla Legge Obiettivo. D�altro canto la Infrastrutture spa pu� creare societ� miste pubblico/private cui destinare parte dei beni.
Non sono chiari, probabilmente neppure agli ideatori, i criteri e i meccanismi che regoleranno le operazioni di vendita, valorizzazione o cartolarizzazione. Quel che � certo � che, con l�approvazione della legge 112 del 2002 si � aperto uno scenario inquietante nella gestione del patrimonio culturale italiano, ossia di quell�insieme di beni famosi e di opere minori, di edifici storici e musei che rappresenta l�eredit� di una complessa stratificazione storica e culturale che rende unico il paesaggio italiano. Aldil� dei rischi che correrebbero beni offerti in pegno a soggetti che non hanno certo la tutela del patrimonio nel loro fine societario, c'� da chiedersi quanto, questa operazione, deprezzerebbe l�intero nostro patrimonio culturale.
Infine, ma non da ultimo, l�operazione in questione � drammaticamente in linea con un approccio che attraversa pressocch� tutte le iniziative del Governo Berlusconi: dalla scuola alle aree protette, dalla sanit� ai beni culturali, ovunque si prospetta la possibilit� di una traduzione economica di beni e servizi pubblici, una sorta di ansia monetizzatrice che tende a riportare qualsiasi cosa al suo mero valore economico. Un conto � prevedere la possibilit� di vendere, come pure era stato fatto dai precedenti governi, un altro creare due societ� di diritto privato che hanno questo scopo precipuo, varare una legge che lega la realizzazione delle mega opere della Legge Obiettivo ai proventi derivanti dalla vendita o valorizzazione che sia del patrimonio pubblico, siglare tutta la complessa materia relativa al nostro patrimonio con la firma del solo Ministro dell�Economia, senza neppure la �complicit��, � il caso di dire, dei Ministri dei Beni Culturali o dell�Ambiente.
In fondo il senso di tutta l�operazione � contenuto nelle affermazioni del Ministro Urbani, secondo il quale noi non possiamo sapere quale sia l�entit� del nostro patrimonio, e in quelle del Ministro Tremonti, per il quale invece il patrimonio pubblico del nostro Paese ammonterebbe a 2000 miliardi di Euro (4 milioni di miliardi di vecchie lire). Nessuno, prima di lui, aveva mai osato convertire in lire o in euro una realt� fatta di promontori, boschi e opere d�arte. N� si capisce sulla base di quali parametri sia stata fatta questa valutazione: un pezzo di demanio costiero, ad esempio, � stato valutato come fosse suolo edificabile, agricolo o cosa? E come � stato possibile quantificare il valore di un bene che in quanto bene pubblico si sottrae, anche da un punto di vista meramente giuridico, all�eventualit� della commercializzazione? Per molti beni bisognerebbe parlare addirittura di �inidoneit� alla propriet� privata�, in altri casi di diritti su beni che vanno oltre i confini dello Stato nazionale, ma tutto questo non turba i nostri ministri. Rassicurano che quello che non deve essere venduto non sar� venduto, ma allora perch� conferirlo alla Patrimonio dello Stato Spa? E soprattutto, perch� non distinguere tra valorizzazione, gestione e alienazione?
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Cultura in vendita, parte I
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Cultura in vendita, parte II
- Recensione di Daniele Manacorda del
libro "Italia S.p.A." di S. Settis (assolutamente da
leggere)
- Intervento di Giovanna Melandri, gi� Ministro per i Beni e le Attivit� culturali,
a proposito del "Patrimonio S.p.A."
- Breve glossario
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