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L' Illuminismo

Il settecento è un secolo di progresso civile favorito dalla politica delle riforme, volta a modernizzare la società e le istituzioni.

Sull’onda della diffusione dell’Illuminismo, si affermano nuovi valori di civiltà che mettono in discussione consolidate tradizioni e autorità.

Il declino dell’Antico Regime si annuncia negli ultimi decenni del secolo ed è sottolineato dal confronto tra l’Europa delle monarchie assolute e lo stato costituzionale e federale che si afferma nel 1776 con la nascita degli Stati Uniti d’America.

L'assolutismo illuminato

Nella seconda metà del Settecento diverse monarchie europee misero in atto una politica di grandi riforme che rispondevano alle esigenze di rafforzare la direzione centrale degli stati, di incentivare la crescita economica, di risanare le finanze, di favorire lo sviluppo della società civile.

Così le riforme rappresentarono un’ulteriore fase della configurazione dello stato moderno che cominciò ad assumere i tratti di un organismo burocratico, impersonale, svincolato dalla tutela dei ceti e dei corpi sociali.

In questo modo si comprende la politica tendente a controllare i poteri temporali della chiesa, mentre i provvedimenti di tolleranza religiosa fornirono i primi riconoscimenti legislativi a una secolare battaglia di civiltà.

L’introduzione dei catasti e l’abolizione della servitù della gleba furono misure di contenimento del potere nobiliare e di equità fiscale che andarono a vantaggio dei ceti produttivi. Vennero modificate le antiche regole dell’economia corporativa e vincolistica con l’adozione di misure liberistiche e si attuò un nuovo sistema giudiziario che riconosceva i diritti dell’imputato, moderava le pene, rendeva oggettivo e pubblico il procedimento penale.

Nell’istruzione lo stato contribuì a trasformare l’impianto culturale ereditato dalla Controriforma e ridusse l’egemonia ecclesiastica.

La Francia però, il cui sistema politico impedì la realizzazione anche di quei provvedimenti fiscali ed economici resi urgenti dalla crisi finanziaria dello stato, si colloca ai margini dell’assolutismo illuminato.

Per quanto incisive, le riforme appaiono come una risposta parziale all’impasse nella quale vennero a trovarsi poteri e istituzioni dell’Antico Regime, incapaci di governare le tante e contraddittorie spinte sociali e tensioni politiche che si acutizzarono negli anni settanta e ottanta.

La crisi economica fece riemergere lo spettro delle carestie delle rivolte di sussistenza, mentre in ampi settori sociali trovarono accoglienza le critiche radicali ai sistemi politici e una parte dell’opinione pubblica cominciò a guardare con favore a mutamenti capaci di cambiare le regole del rapporto tra governanti e governati

L'età della ragione

Le riforme non derivano esclusivamente dai disegni politici elaborati dalle monarchie assolute: furono anche il frutto della spinta al cambiamento che trovava espressione e voce nei circoli intellettuali, nelle iniziative editoriali, nelle accademie, nei giornali.

In queste nuove aggregazioni intellettuali si enucleò quella componente non istituzionale che sarà definita col termine di opinione pubblica. Essa traeva il suo vigore ideologico dalla cultura dell’Illuminismo.

Atto di nascita della coscienza laica, matrice teorica dei processi di secolarizzazione e dei valori di tolleranza, libertà, progresso, l’Illuminismo rappresentò ben più di una svolta culturale: fu una delle impronte fondamentali della civiltà contemporanea.

Annunciatosi all’inizio del XVIII secolo, l’Illuminismo raggiunse il suo apogeo in Francia tra gli anni quaranta e settanta, allorché diede risultati così impegnativi e copiosi dea condizionare l’intero quadro intellettuale europeo.

Le opere di Montesquieu, Diderot, Voltaire, Rousseau, Condillac, Buffon, D’Holbach sottolineano le molteplici ispirazioni teoriche che rendono viva e complessa la vicenda dei lumi.

Il ginevrino Rousseau portò a un punto molto avanzato le fruttuose contraddizioni dell’Illuminismo: alla sua opera più nota,Il contratto sociale, risale il filone del pensiero democratico a delle teorie della sovranità popolare.

La monumentale impresa dell’Encyclopédie segnala nella sua diffusione europea e nelle sue diverse edizioni la forza di attrazione espressa dalla cultura dei lumi e al tempo stesso indica come gli illuministi sapessero proporre un orientamento pratico alla loro battaglia in difesa della ragione.

Lo sviluppo scientifico diede notevoli risultati nella fisica, nella matematica, nella chimica, nella biologia, valorizzando i fondamenti epistemologici derivanti dalla rivoluzione galileiana e newtoniana.

Nelle grandi accademie di Parigi, Londra, Torino, Berlino e nelle accademie minori si formò una rete capillare di legami attraverso la quale circolarono non solo le comunicazioni scientifiche ma anche una diffusa fiducia nella centralità della scienza e della tecnica e della loro utilità sociale.

Non infrequenti furono i rapporti tra le accademie scientifiche e le logge massoniche, fiorite in tutta Europa come nuovi centri di aggregazione delle élites, nelle quali, tra i riti iniziatici, cultura esoterica e discussioni politiche, correva un comune sentire pervaso da una sempre più radicale critica all’Antico Regime.


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