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Storia di James Joyce

James Joyce (1882- 1941), probabilmente uno dei più importanti scrittori del XX secolo, ebbe una vita alquanto singolare. Nacque in una famiglia benestante e all'età di sei anni e mezzo divenne il più giovane allievo ad essere ammesso alla scuola più prestigiosa d'Irlanda, la Clongowes Wood School, diretta dai Gesuiti.

Quando cominciò a frequentare l'University College di Dublino, all'età di sedici anni, la famiglia era caduta in disgrazia e Joyce era divenuto uno studente povero ma brillante. Non si interessò al piano di studi ufficiale e strinse poche amicizie significative. Era decisamente ostile al crescente nazionalismo culturale irlandese e mentre William Butler Yeats scriveva libri come 'Il crepuscolo celtico', Joyce studiava il norvegese per poter leggere le opere di Henrik Ibsen in lingua originale. Disprezzava ciò che in seguito chiamò la 'cultic twalette' (un tipico gioco di parole joyciano tra 'celtic twilight', crepuscolo celtico, e 'cultic toilette', toilette cultica) del nazionalismo irlandese ma non fu mai veramente apolitico.

Dopo aver abbandonato l'Irlanda con Nora Bernacle, trascorse  i successivi 10 anni a Trieste. A parte i salutari impieghi nelle scuole di lingue e le lezioni private per far fronte alle ristrettezze economiche, Joyce non lavorò più per nessuno dopo essere stato impiegato di banca a Roma. Durante la prima guerra mondiale visse nella neutrale Zurigo e dopo essere tornato per un brevw periodo a Trieste trascorse il resto della sua vita prevalentemente a Parigi. Quando scoppiò la seconda guerra mondiale si rifugiò nuovamente a Zurigo dove morì due anni pù tardi.

Joyce rigettò sempre l'idea di tornare a vivere in Irlanda. La partenza era stata dettata da motivazioni economiche ed ideologiche, ma il rifiuto di tornare aveva basi prevalentemente ideologiche. Sicuramente non aveva più problemi economici, dal momento che Harriet Weaver, curatrice della rivista Egoist, aveva pubblicato Ritratto dell'artista da giovane e gli aveva versato l'equivalente di almeno mezzo milione di sterline attuali attraverso una serie di sovvenzioni. Oltre ad essere un'ammiratrice, la Weaver provava una certa comprensione per i problemi di Joyce, come le malattie oftalmiche. Dal 1917 al 1930, lo scrittore subì 25 operazioni per glaucoma, irite e cataratta, che per brevi periodi gli causarono cecità.

Joyce disprezzava il modo in cui la Chiesa Cattolica controllava i cuori e le menti del suo paese nuovamente indipendente e il pensiero di ritornare a quel conservatorismo e a quella repressione gli era insopportabile. Joyce fu sempre politico nel senso più ampio del termine e quando si trasferì a Parigi nel 1920lasciò a Trieste una biblioteca che comprendeva anche i testi classici dell'anarchismo. Rifiutò anche il matrimonio per scelta politica e quando alla fine accettò di sposarsi civilmente fu solo per proteggere la propria famiglia.

A Joyce fu spesso chiesto perché non era ritornato in Irlanda e una delle sue poche repliche trascritte fu 'L'ho mai lasciata?'. Tutte le sue opere confermano questa affermazione. L'atteggiamento dell'Irlanda nei confronti di Joyce, al contrario, è stato un caso di espropriazione culturale e il volto riprodotto sulle banconote da IR£10 è stato abilmente manipolato per raffigurare un vecchio gentiluomo che sorride benevolmente. Quest'immagine non rende giustizia all'uomo che rifiutò sempre di cambiare il proprio passaporto inglese con uno irlandese, o al giovane arrabbiato che abbandonò l'Irlanda nel 1904 con Nora Bernacle. Nulla però toglie il fatto che Joyce creò un inimitabile stile letterario, a dir poco geniale.

 

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