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Buona educazione: non poche ma semplici regole

di Almalinda Giacummo

L’educazione pare sia ormai un’arte per la quale vengono elencati dei canoni, norme che ne regolino "l’esecuzione". Ma, non sempre il risultato corrisponde alle intenzioni, per quanto queste possano essere buone. Capita allora che nella foga di apparire più "fini" di quanto si sia realmente, scappino fuori frasi sconclusionate, dove il Lei ed il tu si mischiano più e più volte, dove un elegante e romantico baciamano diventa un appiccicoso lascito di saliva sul dorso innocente di una mano femminile, dove il calore umano, l’eccessiva temperatura corporea diventa motivo di raffreddore per chi si trova disgraziatamente a passare attraverso il nostro freezer personale, leggi condizionatore d’aria messo al massimo.
Per vivere abbastanza serenamente nel consorzio umano, in realtà basterebbe seguire alcuni criteri che, più che frutto di regole insormontabili ed impossibili a seguirsi, sono in fondo solo buon senso allo stato puro: ad esempio, visto che stare in ufficio è un obbligo per molti, ed è già di per sé faticoso, meglio cercare un compromesso sulla temperatura da tenere all’interno della stanza, così da non morire di freddo d’estate o di caldo l’inverno. La stessa cosa vale per il fumo: esistendo il divieto di fumare nei luoghi pubblici, e spesso anche negli uffici, se proprio non se ne può fare a meno è salutare in ogni caso farlo nei corridoi e vicino alle finestre, per poter coltivare i propri vizi senza che qualcuno si metta a sbuffare, a tossire ed a fare commenti che rischiano di mandare di traverso il fumo anche a chi si concede una sigaretta una tantum. Cosa dire poi di ascensori, metropolitane ed in generale dei mezzi pubblici? Che è logico far scendere gli altri prima di salire, in modo di evitare sia spintoni, sia parolacce, sia lo stress collegato con la difficoltà di trovare un minuscolo posto per noi e la nostra borsa o valigetta; se poi qualcuno ci passa avanti in una fila qualunque, spinge e strattona, il sistema più semplice è quello di rendergli la pariglia con un’innocente gomitata ed un "ops, mi scusi, ma c’è una tal calca!" e vendetta è fatta! Sebbene possa sembrare il contrario, non è il massimo dell’educazione interloquire con estranei sui mezzi pubblici o in fila alla posta o in banca, intromettersi nelle conversazioni altrui, ridere di quanto si ascolta volenti o nolenti di una telefonata al cellulare, attaccare un bottone chilometrico, rifilare il proprio biglietto da visita a chi non solo non ci conosce ma probabilmente non ha alcun interesse per la nostra professione e per noi come persona, dare del tu indiscriminatamente. Capita spesso che sia, ad esempio, la commessa o il commesso del negozio a prendersi certe libertà con il cliente più giovane, riservando il Lei solo a chi smaccatamente ha superato una certa soglia d’età. La cosa non solo non è corretta, ma spesso lascia il cliente insoddisfatto.
E poi, cos’è questo vizio di parlare a voce smodatamente alta, facendo sentire a tutti, anche a chi, tutto sommato, se ne frega, i fatti nostri e quelli di tutti i nostri amici dei quali, molto poco correttamente, stiamo spettegolando ad alta voce? Parlare è un diritto, ma non farsi sentire dagli altri è quasi un dovere. Discorso simile per la radio e la musica in linea generale, e per la televisione: c’è gente che la tiene così alta da far risparmiare il sonoro ai vicini. Forse è scusabile solo in caso di sordità conclamata, ma anche in questo caso si può sempre ricorrere alle cuffie. Attenzione va poi prestata agli argomenti che si decide di trattare: ormai siamo cittadini universali e battute sulle razze, le religioni, i pettegolezzi sui colleghi e le personali tendenze sessuali potrebbero risultare fuori luogo. La stessa cosa vale per quel gesticolare tipico dei "mediterranei": tanto gli stranieri non lo capiscono, perciò meglio controllare i nostri "istinti" e lasciar parlare il resto del corpo, come gli occhi e le labbra.
La pazienza è la virtù dei forti: qualora ci si dovesse sentire sul punto di esplodere, è molto meglio, e sicuramente più conveniente da un punto di vista formale, alzarsi educatamente e cambiare aria per qualche minuto, il tempo necessario per sbollire le ire e riacquistare la calma necessaria a completare una discussione. In linea di principio, è sempre bene non tediare gli altri con le proprie questioni personali: a parte l’amico o l’amica più cari, gli altri non hanno alcun interesse a sentire dei nostri problemi. Qualcuno sopporta per eccesso di educazione quando liberarsi degli altri è impossibile ricorrendo a scuse del tipo "purtroppo devo lasciarla (o lasciarti, a seconda del livello di conoscenza)", altri invece cominciano a soffrire evidentemente, scalpitando al telefono: un altro segno di educazione sta nel chiedere prima all’interlocutore se ha tempo e voglia di ascoltarci, lasciando a lui la decisione.
E questa odiosa abitudine del bagno lasciato come un campo di battaglia, allagato e in disordine in casa, sporco nelle toilette più o meno pubbliche? E’ sempre buona norma lasciarlo così come lo si vorrebbe trovare, in ordine e con le cose in un posto ovvio e non l’asciugamano per il viso sporco e per giunta spostato rispetto al lavandino; peggio ancora per i bagni pubblici, comuni e degli uffici: dove girano tante persone è difficile mantenere l’igiene al 100%, ma comunque è possibile tenere decorosamente pulito attenendosi ad alcune semplici regole quali scaricare sempre l’acqua del water ed usare gli appositi spazzoloni in caso di bisogni imponenti, comunicare, o comunque sostituire, il rotolo di carta igienica finito e sciacquare il lavandino dopo aver lavato le mani.
Pubblici sono anche i mezzi, ed anche su questi è necessario spendere qualche altra parola: nel corso degli anni sono stati inventati i deodoranti e, a parte poche persone veramente allergiche, ce ne sono veramente per tutti i gusti e per tutte le necessità. Usarli è una buona norma igienica e sicuramente indice di educazione evitare che il resto della popolazione rischi la morte per asfissia su mezzi già di per se stessi soffocanti.
E poi nelle biblioteche, negli uffici è bene rimettere sempre al loro posto i volumi, i faldoni e le carte che possono servire anche agli altri o lasciarli sulla scrivania in bella mostra e non coperti da milioni di altre carte che, oltre a nascondere il "ricercato", creano pericolose piramidi.
Mangiare è un altro argomento spinoso: in generale, è terribile vedere il cibo che gira nella bocca delle persone, sentire i loro schiocchi, vederli pulirsi i denti sia con le dita e le unghie, sia con lo stuzzicadenti o, peggio ancora, con il filo interdentale. Tranquilli, è successo anche questo! Se proprio non se ne può fare a meno, è più corretto andare al bagno ed effettuare la pulizia tanto desiderata, oppure soffrire fino ad un momento più privato, come l'automobile. Automobile spesso sede di pulizie varie! Dalla bocca al naso, dal trucco alla cravatta, lo specchietto retrovisore risulta l’oggetto dell’auto sicuramente più usato: le prime due sono piuttosto imbarazzanti, nel caso in cui si venga "individuati" da qualcuno, mentre le altre due danno un’idea distratta dell’autista, e non solo donna.
Salutare per primi fa sempre una buona impressione, così come dimostrarsi tollerante e di aspetto curato: non è necessario essere sempre eleganti, è sufficiente essere puliti ed in ordine nel vestire, a meno di non esercitare un'attività che impedisca tutto questo, ad esempio un operaio/a o un archeologo. Essere zelanti è un’altra buona caratteristica, ma occhio a non diventare presuntuosi o insopportabili: vivere in un luogo di lavoro potrebbe diventare piuttosto solitario; lo stesso discorso vale per chi si vanta e per chi sta a dieta: dire con discrezione ed umiltà le proprie caratteristiche personali, ed i propri successi, può essere una buona idea ma il troppo stroppia sempre. Una sola è una vera caratteristica di cui vantarsi: quella di essere sempre in grado di stabilire con certezza le priorità e le urgenze, facendo in modo che vengano "eseguite" alla svelta e nel modo corretto. Anche l’amore per gli animali è sempre ben visto, quando però non superi alcune soglie: ad esempio, non bisogna imporre la presenza del nostro animale a tavola se abbiamo ospiti, come la sua presenza sul divano o, peggio, sulle ginocchia altrui.
L’argomento sesso è di più difficile soluzione: al primo appuntamento forse è meglio non mentire su nulla perché tanto prima o poi i nodi vengono al pettine. La "prima volta" è altrettanto rischiosa: il presuntuoso/a rischia di fare una meschina figura e, in questo caso, sta al buon carattere del momentaneo partner sorvolare delicatamente sull’argomento, evitando anche le battute di spirito che tutto fanno meno che sollevare di morale il malcapitato/a. Evitare mosse selvagge salva dal "muso a posteriori": se lì per lì la signora potrebbe gradire gli abiti strappati nella foga della passione, al momento di rivestirsi potrebbe non gradire più le calze smagliate, gli slip strappati e la camicetta con i bottoni saltati.
Ricapitolando, si evince che tutto sommato, per essere educati è quasi sufficiente dire sempre GRAZIE, PREGO, BUONGIORNO, BUONASERA, PERMETTE, POSSO, HA (HAI) BISOGNO DI AIUTO, POSSO AIUTARTI A TOGLIERE… ?

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