«Il sogno della ragione
produce mostri» scrive il pittore spagnolo Francisco Goya nell'epigrafe
di una delle sue più famose acqueforti,
esprimendo
sinteticamente una sensibilità comune che, verso la fine del Settecento,
imperversa in tutta Europa: la sensazione che la fede totale nella Ragione
che impone l'ordine borghese tralasci aspetti vitali dell'esistenza.
Gli uomini si sentono, in qualche modo, prigionieri di un mondo "disincantato",
senza magia, senza mistero, composto da meri numeri e calcoli. In letteratura,
questo ordine è espresso mediante il novel, con i suoi ambienti
realistici e la sua sublimazione del pensiero borghese e razionale,
con il suo accanimento di rappresentare i modi di essere di uomini e
donne esemplari della società contemporanea e il suo atteggiamento classicista.
In questo clima nasce il romanzo gotico, come frutto di un pensiero
reazionario che non vuole accettare il nuovo ordine razionale del mondo,
diventando specchio delle profonde trasformazioni del sistema culturale
degli ultimi decenni del diciottesimo secolo.
Dopo la prima metà del secolo, si palesa
la necessità di trovare modelli narrativi alternativi al novel
per conquistare l'entusiasmo dei lettori e il romanzo gotico sembra
possedere le caratteristiche necessarie. Grazie ai castelli popolati
di spettri e le abbazie in rovina (emblemi di decadenza morale e fisica),
ai suoi personaggi melodrammatici e alle sue atmosfere misteriose e
cupe, il romanzo gotico acquista subito il consenso dei lettori. Questi
sono attratti dagli elementi sensazionalistici di cui è solitamente
densa la trama e su cui mira palesemente l'autore. L'aperto rifiuto
delle convenzioni narrative porta lo scrittore di romanzi gotici a a
creare dei personaggi più attraenti dei precedenti (spesso ridotti a
meri prototipi sociali) dando origine frequentemente a personaggi strani
ed atipici. In questo modo, il lettore assiste a ciò che accade, ma
non vi partecipa, perché difficilmente riesce a riconoscersi in personaggi
tanto diversi da lui (spesso remoti anche nello spazio e nel tempo).
Solitamente, è la stessa descrizione minuziosa di paesaggi e ambienti
fiabeschi od onirici, e in ogni caso estranei, a creare quella barriera
che impedisce una vera e propria immedesimazione. L'elemento onirico,
ingrediente ricorrente nella narrativa inglese fin da quando nella Clarissa
(1747-48) di Richardson erano apparsi alcuni sogni terrificanti, diventa
fondamentale in quella gotica. I sogni, infatti, vengono utilizzati
come mezzo per intensificare l'atmosfera cupa e le sensazioni angosciose
ed inquietanti dei diversi personaggi.
Lo sfondo ideale alle elucubrazioni dei
diversi personaggi è dato dal sublime e dal pittoresco dove, infatti,
si proietta la loro persona. La natura, cui è attribuita una funzione
simbolica, diventa specchio degli stati d'animo, delle emozioni e dell'identità
dei personaggi, spesso di carattere scarsamente socievole e prede della
malinconia e della solitudine. Ne è un chiaro esempio The Monk
(1796) di Matthew Gregory Lewis (1775-1817) in cui il personaggi negativo,
Ambrosio, sembra trovare una risonanza perfetta alle sue azioni malvagie
nella natura minacciosa. Ai tormenti che lo affliggono fisicamente e
moralmente, corrisponde la furia degli elementi che si riversa sulla
terra sconvolgendo il paesaggio circostante ed isolando Ambrosio in
quella solitudine che lo connota per tutto il racconto.
Nel mondo semplificato e perentorio del
romanzo gotico, infatti, il malvagio vive un'esistenza solitaria e segregata,
ristretto in ambienti orridi e tetri che esprimono l'intimo animo del
personaggio dominato da passioni malefiche e, sovente, dalla superbia.
Essi sono esseri singolari, che eccellono per casata o per doti intellettuali
e sono orgogliosamente consapevoli delle loro qualità e della loro superiorità.
A questo proposito, Laura di Michele nella sua opera L'educazione
del sentimento osserva: «L'associazione dell'eccezionalità delle
doti intellettuali e di carattere con la tendenza al male è abbastanza
tipica della letteratura borghese di quest'epoca che ha già sostituito
ai requisiti epico-tragici dell'eroe aristocratico [...] quelli comico-elegiaci
del protagonista borghese che, proprio nella normalità più media (addirittura
mediocre) trova i suoi motivi di esaltazione e di trionfo. L'essere
superiore per rango o per dotazione, suscita diffidenza e non si propone
come esempio valido per un pubblico che non è incline a ripetere gesta
praticamente impossibili». Spesso questi personaggi, appartenenti quasi
esclusivamente al mondo aristocratico o alto-borghese, mascherano l'orgoglio
e la superbia con una finta veste di umiltà e modestia (caratteristica
tipica del villain di discendenza elisabettiana), almeno finché
non si manifesta apertamente la loro malvagità. Verso la fine del secolo,
questi "neri" personaggi assorbono tratti sempre più spregevoli e ambigui
e diventano sempre più deformati fisicamente e moralmente, sostituendo
gradualmente quei personaggi negativi blandamente creati da Horace
Walpole.
Nel romanzo gotico, la figura femminile
tende a standardizzarsi: fanciulla debole ed inerme, conduce inizialmente
una vita appartata e felice, attirando successivamente su di sé le attenzioni
del villain ed essendo perciò costretta a darsi alla fuga.
Solitamente,
riesce a sfuggire al destino avverso grazie all'intervento dell'eroe,
ma ciò non accade sempre. La protagonista è, comunemente, una giovane
insicura ed immatura che esita ancora tra il mondo creato dalla sua
fantasia e dalle sue illusioni e il mondo reale che si rivelerà orribile
e crudele1.
Quando ciò avverrà, le eroine si rassegneranno a sopportare ciò che
viene a loro inflitto, in quanto la vendetta e la giustizia, praticamente
sempre, sono riservate al cielo.
Le figure tipiche del persecutore e della
perseguitata del romanzo gotico fondano le loro radici nei personaggi
richardsoniani (da Clarissa e Pamela a Mr. Belford e Lovelace) che sono,
appunto, i modelli a cui si ispirano. Tuttavia tra i personaggi sentimentali
e quelli gotici vi è una differenza sostanziale: i primi si mostrano
sempre consapevoli del valore del vizio e della virtù di cui sono dotati
e intessono volentieri relazioni sociali con il prossimo, i secondi
amano la solitudine e non sono sempre consci del confine tra moralità
e immoralità. Inoltre, i personaggi del romanzo gotico, almeno quelli
appartenenti al primo periodo, sono semplificati e privati di tutte
quelle complessità che potevano rendere ambigui gli eroi della narrativa
precedente (Richardson, Defoe, Fielding), essi sono, infatti, dei personaggi
estremamente stereotipati, o immacolati o immondi, senza vie di mezzo.
L'ossessione del gotico per il passato
si rivela frequentemente nell'espediente del manoscritto ritrovato,
un espediente narrativo già noto e molto utilizzato. Esso viene inserito
nell'opera con qualche intervento metanarrativo (solitamente in forma
di prefazione) e nasce dalla frequente necessità dell'autore di difendersi
da ogni tipo di accusa con un attestato di veridicità e autenticità.
Proprio in un momento in cui il romanzo tenta di acquisire dignità e
autorevolezza, questo antico stratagemma si rivela utile e vantaggioso.
Inoltre, esso prepara il lettore ad un'appropriata disposizione mentale
per l'accettazione dell'opera, tentando di suscitare maggiore credibilità
agli eventi attraverso la citazione di precisi elementi (geografici
e cronologici, testimonianze e resoconti) e al fine di rendere più accettabile
ciò che altrimenti, probabilmente, non sarebbe stato accettato. Lo stesso
antesignano del romanzo gotico, The
Castle of Otranto, ne adotta lo stratagemma che verrà adoperato
a più riprese da tanti altri scrittori gotici, primo fra tutti William
Beckford nel suo Vathek, nonché da Clara
Reeve nel suo The Old English Baron (anche se in modo più riduttivo).
È da notare però che l'ossessione per il
passato è un sentimento diffuso nel periodo (il culto delle rovine ne
è un esempio concreto) e non è perciò riscontrabile esclusivamente nel
romanzo gotico. In ambiente letterario, esso si avverte in modo particolare
nel romanzo storico che però, a differenza del primo, non focalizza
la sua attenzione sugli aspetti sensazionalistici ed eccentrici del
passato atti a suscitare scalpore e stupore. Inoltre, «l'indeterminatezza
del contesto storico è funzionale all'indeterminatezza dei limiti della
verosimiglianza, di identità psicologica e spesso di coerenza drammatica
che sono propri delle storie gotiche»2.
Un'altra caratteristica comune a entrambi i generi è quella dell'impiego
dell'espediente del manoscritto ritrovato, che anche nel romanzo storico
viene utilizzata ripetutamente da diversi autori, da Walter Scott ad
Alessandro Manzoni.
Durante il diciottesimo secolo, le donne
acquistano un ruolo fondamentale nella diffusione della cultura. In
Inghilterra, ma non solo, le scrittrici svolgono una parte importantissima
nella divulgazione del genere gotico. Tuttavia, di solito, le donne
rimangono legate saldamente alla middle-class e alle virtù borghesi
settecentesche.
Nel 1777 viene pubblicato The Old English
Baron di Clara Reeve (1729-1807), un tentativo di combinare alcuni
aspetti dell'opera di Walpole con altri
aspetti di opere precedenti. Il fine di questa scrittrice è quello di
amalgamare gli elementi soprannaturali di The
Castle of Otranto con le ambientazioni
storiche di Thomas Leland (1722-1785) e di altri autori per raggiungere
un fine didattico. Secondo lei, una delle mancanze di Walpole,
consiste proprio nell'assenza di un tal fine, nell'essere mera letteratura
di divertimento. Assumendo il comportamento e le motivazioni convenzionali
dei suoi contemporanei e rivestendoli di costumi cavallereschi, infatti,
la sua opera acquista una carica innovativa: «The Old English Baron
è diverso da qualsiasi altro racconto gotico; in nessun altro caso incontriamo
de cavalieri che banchettano a base di uova e bacon e soffrono mal di
denti»3.
I romanzi della Reeve sono fondamentalmente romanzi storici, anche se,
paradossalmente, rivelano un'evidente ignoranza in materia.
Ann Radcliffe (1764-1823), uno dei vertici
più alti della narrativa gotica, ripropone e codifica le costanti stabilite
da Walpole in The
Castle of Otranto. Castelli e
abbazie, fanciulle perseguitate, villains ed eroi, diventano
elementi caratteristici del romanzo gotico (che verranno largamente
imitati sia da grandi scrittori dhe da scribacchini). La prima opera
di questa autrice è The Castles of Athli and Dunbayne (1789),
ma è con The Mysteries of Udolpho (1794), il suo capolavoro,
e The Italian, or The Confessional of the Black Penitents (1797)
che raggiunge la notorietà. Molto notevole è il suo saggio intitolato
On the Supernatural in Poetry in cui fa una distinzione tra il
"Terror Gothic", che punta sulla suspence, e "Horror Gothic" che punta,
invece, sull'orrore vero e proprio, cercando di suscitare nel lettore
repulsione e raccapriccio. La Radcliffe, che appartiene al primo filone,
cerca di conciliare con la fede il soprannaturale demoniaco, spiegandone
le cause in termini razionali. I valori moralistico-sentimentali, tipici
della borghesia, emergono prepotentemente nella sua opera, che diventa,
in questo modo, specchio di un'epoca.
Sophia Lee (1750-1824) pubblica nel 1785
The Recess, or a Tale of Other Times, un racconto strutturalmente
complesso, ricco di personaggi e ambienti. Queste caratteristiche la
pongono più vicina alla Radcliffe che a Horace
Walpole o alla Reeve. La novità della sua opera consiste nell'utilizzo
particolare della tecnica epistolare: la parte centrale del libro è
costituita da due lunghe lettere che narrano gli avvenimenti da due
punti di vista contrastanti. In questo modo, lascia al lettore più libertà
d' interpretazione di ogni altra opera dell'epoca.
Frankestein, or the Modern Prometeus
(1818), ritenuto uno dei capolavori della letteratura gotica, viene
pubblicato nel 1818. Mary Wollstonecraft Shelley (1797-1851) lo scrive
ispirandosi ad un incubo, probabilmente causato dall'atmosfera provocata
dai racconti di fantasmi che P. B. Shelley, Lord Byron e lei si raccontavano
a vicenda. Dotata di quella vena anti-illuministica comune ai suoi contemporanei,
l'autrice trova nel progresso scientifico del tempo, una fonte di angosce
metafisiche ed esistenziali4.
Nel periodo che intercorre tra la fine
del diciottesimo secolo e l'inizio del diciannovesimo, il numero di
romanzi e racconti gotici cresce ad un ritmo spropositato, inondando
il mercato di opere di infima qualità e diventando uno dei modelli più
sfruttati del feuilleton ottocentesco. Forse
per
questo motivo, soltanto recentemente il vecchio pregiudizio che situava
la narrativa gotica in un "ghetto letterario" è stato sorpassato5.
Tuttavia, rimane opportuno distinguere tra high gothic, e cioè
una «letteratura di isolamento che esalta ed esaspera il soggetto»6,
e low gothic, una forma di creazione collettiva e anonima.
L'ampia diffusione del genere gotico a
fine Settecento provoca, tra le altre cose, la nascita di un gran numero
di parodie del genere. Queste hanno come bersaglio le opere ripetitive
e piene di stereotipi degli scrittori mediocri della narrativa gotica
e sentimentale. Fra le più note troviamo alcune parodie del romanzo
sentimentale di Jane Austen (1775-1817) nonché Northanger Abbey
(1818), parodia del genere gotico, della stessa autrice . «Nella duplice
parodizzazione del romanzo sentimentale e gotico Austen coglie l'intersezione
tra questi due generi, rilevandone i molti punti di contatto, ma anche
le differenze. Del romanzo sentimentale vengono fatti oggetto di parodia
gli eccessi legati all'ostentazione della sensibility, verso cui, si
intensificano le critiche e i dubbi da varie parti, dalla protofemminista
Mary Wollstonecraft come dal "razionalista" Johnson, sulla linea del
quale sembra porsi Austen; del romanzo gotico, e soprattutto delle sue
mediocri imitazioni e stereotipizzazioni, l'autrice segnala, nel metterli
in ridicolo, il pericolo dello scatenarsi di fantasie morbose nella
mente dei lettori e soprattutto delle lettrici»7.
L'influenza degli autori del romanzo gotico
classico8
sugli scrittori successivi è indiscutibile e perdura sino ai nostri
giorni. Attualmente, il termine gotico è sovente utilizzato per riferirsi
alla narrativa dell'orrore, e soprattutto alla ghost story: molti
degli autori più famosi della letteratura contemporanea del soprannaturale
- M. R. James, H. P. Lovecraft- riprendono le tecniche di suspence e
il senso dell'arcaico direttamente dalla narrativa gotica. Ciò non significa,
ovviamente, che tutta la narrativa dell'orrore moderna fondi le proprie
radici nel gotico, ma è più che rilevante che ciò valga per la maggior
parte di questa. Inoltre, ci sono autori contemporanei che non hanno
a che fare direttamente con questo genere, come Mervyn Peake, ma che
comunque ritengono di essere debitori verso la tradizione gotica; e
altri, (come Umberto Eco o Jorge Luis Borges) che, affascinati dal genere,
hanno occasionalmente creato opere gotiche di grande valore.
Il cinema ha contribuito molto alla diffusione
del gotico classico e moderno. Non soltanto girando film su gothic
novels (innumerevoli risultano le messe in scena di film come Frankenstein,
Dracula, Dr. Jeckyll e Mr. Hyde, etc.), ma anche rielaborando
il genere. I film statunitensi degli anni trenta (con Bela Lugosi e
Boris Karloff), quelli inglesi della Hammer Studios (che utilizzano
ambientazioni e personaggi ripresi dal periodo del romanzo gotico classico),
i film come Psycho (in cui il castello viene sostituito da una
casa, inserendo il terrore nella sfera domestica), tra gli altri, contribuiscono
alla diffusione delle atmosfere e della tradizione gotiche.
Il Marchese di Sade (1740-1814), nel suo
saggio sul romanzo9,
compie una lettura socio-politica del gotico. Egli vede nel castello
in rovina, nella degradazione aristocratica e nel rapporto vittima-carnefice,
una proiezione, più o meno inconsapevole, di un'aspirazione dello scrittore
al sovvertimento dell'assetto sociale tradizionale. Leslie Fiedler vede
nell'insistenza sul macabro e sulle scene cruente un'anticipazione,
e sucessivamente uno specchio, dell'atmosfera violenta e tesa della
Rivoluzione Francese. Le interpretazioni sul gotico e sulle opere gotiche
sono numerose e discordanti: talvolta intese in chiave
rivoluzionaria e trasgressiva, altre volte in modo reazionario e repressivo.
Negli ultimi decenni, l'analisi psicanalitica è reputata la chiave di
lettura più adeguata : «La darkness diventa sintomo dell'inconscio,
gli abissi sono lo sprofondamento nella psiche e sotto il segno del
sogno come incubo si vivono le sublimi esperienze della verticalità»10.
Probabilmente le diverse chiavi di lettura appena esposte, ognuna delle
quali analizza un aspetto peculiare della narrativa gotica, devono essere
tenute tutte presenti per una adeguata comprensione di questo tipo di
letteratura.
1- Rari sono i casi in cui la donna assume
un ruolo negativo dominante. Il più importante, indubbiamente, è quello
della Matilda del Lewis, che costituisce un primo schizzo di femme fatale
che influenzerà scrittori del calibro di Chateaubriand, Merimée, Gautier
e che diventerà uno dei temi ricorrenti del romanticismo. 
2- Nerozzi Bellman P., L'altra faccia
del romanzo, Milano,Cisalpino-Goliardica , 1984 
3- J. M. S. Tompkins, The Popular Novel
in England, 1932 
4- Nell'ultimo decennio dell'Ottocento,
si assiste ad un ritorno a una letteratura gotica che possiede alcune
caratteristiche comuni a quella della Shelley. Autori come Bram Stoker
e Robert Louis Stevenson, tra gli altri, esprimono le forze istintive
e primitive profondamente radicate nella mente umana rilegate dal potere
della scienza, dell'ordine sociale e della cultura vittoriana in fondo
all'animo umano. 
5- cfr. F. Ferrini, Il Ghetto letterario,
Roma, Armando, 1976 
6- G. Franci, La messa in scena del
terrore, Ravenna, Longo Editore, 1982 
7- M. Billi , Il Settecento in Storia
della letteratura inglese dalle origini al Settecento a cura di
P. Bertinetti, Torino, Einaudi, 2000 
8- Si tende ad includere nel romanzo gotico
classico tutte quelle opere scritte tra il 1760 e il 1820, ma alcuni
critici inseriscono nella categoria le sole opere settecentesche. 
9- Marquis de Sade, Considerazioni sul
romanzo, 1800 
10-G. Franci, op.cit. 
