Tra le molte definizioni utilizzate per designare il Settecento (età
neoclassica, età di Pope per la prima metà del secolo, età di Johnson
per la seconda, età augustea per il periodo che intercorre tra il 1701
e il 1714 e che corrisponde al regno di Anna), il termine forse più
appropriato è quello di Illuminismo. Questa definizione, infatti, ne
indica un aspetto fondamentale: quello della prevalenza della ragione
sulla fantasia e i sentimenti. Tuttavia, tutto ciò non deve trarre in
inganno perché il Settecento è un secolo dominato da grandi contraddizioni:
esso è sì il secolo dell'Illuminismo e della ragione, ma è anche un
secolo che valorizza ed esalta ciò che è irrazionale, emotivo, soggettivo.
La ragione non riesce a stabilire una supremazia assoluta ed è sempre
accompagnata da dubbi ed inquietudini irrazionali, dall'erompere dell'eros,
dall'ironia. Naturalmente la presenza di questi sentimenti varia con
il tempo, diventando sempre più intensa col passare degli anni. Già
all'inizio del secolo, tuttavia, si possono trovare i semi di ciò
che affiorerà prepotentemente alla sua fine. È possibile rintracciare
un forte contrasto tra "cultura ufficiale", portatrice
del razionalismo e dell'illuminismo, e gusto reale, che non considera
affatto le passioni e le emozioni come semplici facoltà inferiori da
soggiogare. Sarà l'opera di Richardson, che si fonda proprio sull'esame
delle emozioni e dei sentimenti tanto contrastati dai razionalisti,
ad aprire la strada a quei generi di narrativa prevalenti nell'ultima
parte del secolo e al sentimentalismo, trascinando i personaggi in situazioni
estreme, cariche di pathos e angoscia. Richardson, riflettendo più i
gusti della popolazione e meno le pretese ufficiali, fa avvicinare
le classi medie alla profondità psicologica, facendole acquistare una
crescente consapevolezza letteraria.
Il
Settecento, come è noto, è il secolo che vede la nascita del romanzo.
Per consentire questo avvenimento, tuttavia, si è verificata una serie
di trasformazioni. Fondamentale è, in tal senso, il cambiamento nella
struttura sociale inglese con le conseguenze che ciò ha sul pubblico
dei lettori: la comparsa di una classe media, lo sviluppo dei centri
urbani che riducono al minimo il precedente mecenatismo aristocratico,
la nascita delle biblioteche ambulanti e del giornalismo, contribuiscono
infatti a diffondere la letteratura, anche tra le classi meno abbienti.
La genesi del romanzo, genere portavoce della borghesia, può essere
attribuita a Daniel Defoe (1660-1731). La pubblicazione nel 1719 di
The Life and Strange Surprising Adventures of Robinson Crusoe, of
York, Mariner segna la nascita del romanzo moderno e di un nuovo
ed originale genere letterario che fonda la propria peculiarità
sull'assoluta plausibilità e realismo degli eventi che narra. Protagonista
del genere diventa l'uomo sociale, l'individuo singolo, la sua esperienza
e i suoi rapporti con la società. Questa nuova istituzione letteraria
chiamata novel si mette in forte contrapposizione con il precedente
romance, di carattere fantastico, che diventa inaccettabile in
quanto rappresenta situazioni lontane dalla realtà e dall'esperienza
comune.
Intorno al 1750 il razionalismo classico detta ancora legge, ma
le correnti moralistiche e sentimentali si diffondono sempre maggiormente
e cominciano ad influenzare in modo significativo ogni ambito della
cultura e della società. Dopo il 1760, grazie anche all'influenza dell'opera
di Jean-Jacques Rousseau, si manifesta uno stallo nel progresso della
forma narrativa del novel. L'interesse degli scrittori si trasferisce
dagli apparati formali a quelli che focalizzano l'essenza dei personaggi:
«si nota che i romanzieri vogliono occuparsi esclusivamente della rappresentazione
minuta, fin troppo particolareggiata ed estenuante, dei turbamenti emotivi
dei protagonisti dei racconti "sentimentali": la presenza
di una vicenda - che diventa sempre più frammentaria ed episodica -
si riduce ad un mero pretesto per dare occasione ai personaggi di mettere
alla prova la loro sensibilità [...], si tende a sminuire l'importanza
della struttura narrativa del romanzo e si esalta, al contrario, la
somiglianza del mondo fittizio rappresentato con il mondo in cui vive
l'uomo»1.
In modo progressivo, la narrativa cerca di eliminare quelle regole che,
con tanta difficoltà, si era edificate per entrare a far parte ufficialmente
del mondo letterario, esaltando le passioni dei personaggi e rendendo
inconsistenti le forme narrative adoperate. Già nel 1780, il degradamento
delle forme narrative del novel si avverte in tutta la sua gravità:
l'interesse della narrativa torna ad indirizzarsi verso i mondi fantastici
e del romance o quelli oscuri della psiche umana, perdendo le caratteristiche
realistiche proprie del genere, svuotandosi della funzione che
gli era stata attribuita al suo nascere e regredendo lentamente verso
quel mondo dell'irrazionale e del fantastico che aveva rifiutato. Questa
è l'epoca in cui il romanzo gotico ripropone al pubblico dei lettori
il mondo chimerico del superstizioso e del soprannaturale, rivalutando
proprio quel passato i cui ideali si presentavano come opposti a quelli
del presente. «Un vago Medioevo che si estende dalle prime età barbariche
fino a tutto il Rinascimento, e comprende tanto Chaucer quanto Shakespeare,
Spenser e Milton»2
inizia ad esercitare un intenso fascino mistico e oscuro. I canti ossianici
di MacPherson, le poesie di Thomas Percy e quelle del già genio romantico
Thomas Chatterton vengono accolte in tutta Europa con un entusiasmo
pressoché unanime. Infatti, «nella compatta superficie delle certezze
illuministiche il gotico emerge come uno degli sbocchi, in territorio
inglese, di quel fiume sotterraneo formato dall'occultismo, dall'ermetismo
e dalle altre correnti irrazionalistiche che percorre nella clandestinità
tutto il secolo e che trova un momento favorevole alla propria espressione
in quel clima di sentimentalismo e di culto della sensibilità comune
all'Europa del preromanticismo, in Inghilterra già manifesto nelle malinconiche
meditazioni della poesia sepolcrale»3.
Infatti è nella poesia elegiaca che si possono trovare le prime tracce
della nuova sensibilità. Già in Eloisa to Abelard di Alexander
Pope questa sensibilità si manifesta in alcune descrizioni malinconiche
e crepuscolari, ma è soprattutto con James Thomson (che trascrive letterariamente
ciò che Salvator Rosa descrive pittoricamente), Edward Young (che mette
in voga la poesia sepolcrale e l'introduzione di elementi autobiografici
nella propria opera) e Thomas Gray (che è tra i primi a sentire il fascino
delle remote età barbare) che gli accenni di questa nuova sensibilità
si fanno più significativi e concreti. Sarà proprio quest'ultimo che,
visitando i Laghi inglesi con il suo amico Arthur Young, inizierà il
nuovo gusto per il pittoresco alpestre ed inaugurerà la moda del "Giro
dei Laghi". La nuova sensibilità "pittoresca" si manifesta
in modo particolare nei giardini. Lancelot "Capability" Brown
(1716-1783) e Humphrey Repton (1752-1818), suo allievo, introducono
l'abitudine di decorare i giardini con rovine gotiche e grotte (contribuendo
notevolmente alla diffusione del gotico e all'ammirazione per il passato),
eliminando dall'Inghilterra i giardini geometrici e regolari.
«Un'età stanca di razionalismo e di ottimismo, e di chiarezza di classici
contorni, si rifugia nei sentimenti opposti, è sedotta dalla melanconia
e dalla penombra del gotico; un'età stanca di urbane artificialità cerca
di rinfrescarsi al contatto con la natura»4.
Ma questa natura è innaturale e artificiosa, creata pittorescamente
da mani di uomini inclini a seguire le mode. Questa voga, come tante
altre, ha origini italiane, allo stesso modo della concezione pittorica
di Vanbrugh, nell'ambito dell'architettura, dei paesaggi del Lorenese
e di Salvator Rosa, delle fabbriche del Bernini e delle acqueforti del
Piranesi. Quest'ultimo influenzerà oltremodo gli scrittori gotici e
le loro opere, nonché lo stesso Edmund Burke (1729-1797) che, una decina
di anni dopo, compierà forse uno dei passi più importanti nella rivoluzione
della sensibilità, pubblicando nel 1756 la Philosophical Inquiry
into the Origin of our Ideas of the Sublime and Beautiful. "La
prima edizione delle Carceri d'invenzione del Piranesi esprime
già la nuova sensibilità per l'orribilmente bello tipica dell'estetica
del Sublime, circa un decennio prima che questa venga esplicitamente
sintetizzata e codificata nell'Inquiry di Edmund Burke (1756).
A sua volta il saggio burkeiano può aver capziosamente influenzato la
versione definitiva delle Carceri, dove Piranesi accentua violentemente
l'effetto chiaroscurale, quasi a porsi in sintonia con la prescrizione
data da Burke per il Sublime architettonico («tutti gli edifici calcolati
in modo da suscitare l'idea del sublime dovrebbero essere oscuri e tetri»5).
Il punto di partenza dell'opera di Burke è il trattato Del Sublime
(attribuito, forse erroneamente, al filosofo greco Longino) in cui si
loda il genio irregolare, ripudiando la mediocrità dell'uniformarsi
alle regole, e in cui si riconosce la sublimità della natura. Edmund
Burke, non curandosi di ciò che era stato scritto in precedenza al riguardo,
cerca di dare una base pseudo-scientifica
all'irrazionalità del sublime, rivelando per primo l'essenza di quel
sublime che tanto avrebbe influenzato i suoi contemporanei, e successivamente,
i romantici: il sublime del terrore. Egli afferma che tutto ciò che
riesce a far nascere in noi paura o dolore, ansietà o terrore (purché
la nostra incolumità non sia messa in pericolo) sia fonte del sublime
e perciò esso stesso sublime. È questa la sua idea più originale e la
più ricca di conseguenze: il terrore come fonte di piacere, ben diverso
dal piacere sereno e temperato dell'estetica neoclassica. Il sublime,
infatti, accelera il processo di disgregazione della teoria neoclassica,
rivendicando la legittimità dei sentimenti più forti ed irrazionali
dell'uomo che quella teoria rifiutava.«La scoperta dellorrore
come fonte di diletto e bellezza finì per reagire sul concetto stesso
della bellezza: lorrido, da categoria del bello, finì per diventare
uno degli elementi propri del bello: dal bellamente orrido si passò
per gradi insensibili allorribilmente bello. Quella della
bellezza dellorrido non può certo considerarsi come una scoperta
del 1700, sebbene soltanto allora lidea giungesse a piena coscienza.
Si poteva dunque estrarre bellezza e poesia anche da materie generalmente
considerate ignobili e ripugnanti, e ciò sapevano già Shakespeare e
gli altri elisabettiani, sebbene no vi teorizzassero sopra.»6
Una delle tante conseguenze della teoria del sublime è di identificare
il sublime con certe classi di soggetti spettrali e terrifici. E sarà
proprio il terrore a diventare l'elemento cui, dalla metà
del Settecento, la letteratura presterà maggior attenzione, facendo
diventare gradualmente l'oscurità, l'infinità, l'irrazionale elementi
fondamentali della creazione artistica inglese.
1- L. Di Michele, L'educazione del sentimento : la
crisi del romanzo inglese fra gotico e sentimentale (1750-1800),
Napoli, Istituto universale orientale, 1977 
2- M. Praz, Storia della letteratura inglese,
Firenze, Sansoni, 1946 
3- D.Punter, Storia della letteratura del terrore,
Roma, Editori Riuniti, 1980 
4- M. Praz, op. cit. 
5- R. Barbolini, La Chimera e il Terrore, Milano,
Jaca Book, 1984 
6- M. Praz, La carne, la morte e il diavolo nella
letteratura romantica, Firenze, Sansoni, 1948 
