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Eugenio Garin Rieti 1909- 2005
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Dal 1949 insegna Storia della filosofia all'Università di Firenze, dal '74 all'84 Storia del pensiero risorgimentale alla Normale di Pisa, ha diretto fino alla morte il Giornale critico della filosofia italiana. Partendo dagli studi su Pico approfondisce gli studi sul Rinascimento, che non intende come negazione dei valori religiosi del medioevo, bensì come movimento filosofico che rivendica l'autonomia del sapere storico, morale, scientifico. Contrappone all'approccio metafisico-scolastico (riduzione del pensiero storico alla philosohia perennis) una visione storicistica secondo criteri sociologici e politici gramsciani. Lo stesso approccio metodologico Garin usa per l'analisi della filosofia italiana dell'800 e del Novecento. Pur non dichiarandosi marxista (non prese mai la tessera del PCI) in Gramsci approfondì il rapporto politica-cultura e dal pensiero gramsciano trasse il concetto di democrazia intesa non come un semplice sistema di norme, ma come pratica dell'estensione della cultura alle masse, non nel senso grossolano per cui "anche la cuoca di Lenin discute di politica", ma nel senso che lavoro liberato, uomo realizzato nella modificazione della natura e democrazia tendono a coincidere. Secondo Garin la pratica esercitata da Gramsci nel condurre lavoro politico nella Torino operaia degli anni '20 ha maggiore peso della teoria che il fondatore del PCI stende nei Quaderni, perché questi ultimi sono proprio il frutto di quella pratica. La filosofia politica gramsciana tende all'obiettivo più alto cui l'uomo possa pervenire: la libertà. E Garin, da autentico "maestro umanista" conocrdava totalmente con il pensiero di Gramsci (cfr. Lelio Laporta, Garin- Ci aiutò a capire Gramsci, in "La Rinascita" 7 gennaio 2005).
Scritti Principali
sulla filosofia moderna:
sulla filosofia italiana dell'Ottocento-Novecento: