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(ovvero il culto di Dioniso)
Emersa da primi scavi parziali nel 1902-9 all'estremo limite della Via dei Sepolcri a Pompei, al di fuori della zona sacra, cioè del centro, ove si trovano solo le divinità ufficialmente riconosciute da Roma, ancora (secondo MAIURI 1929,120) da portare completamente alla luce, offre in una sala triclinare il più grandioso affresco dell'età classica. La sala inizialmente dipendeva dall'attigua alcova nuziale. Lunghi studi - secondo il Maiuri (1961,100) - portano oggi a ritenere che si tratti dell'iniziazione dionisiaca di giovani spose. Il senato più volte sanzionò tali culti (Senatus consultus ultimum de Bacchanalibus), ma essi permangono diffusi nell'Italia meridionale e risentono anche di tradizioni etrusche. Probabilmente la stessa signora della villa, ministra del culto dionisiaco, aveva ispirato la scena, dovuta ad un pittore campano del I sec. a C.
Ipotesi di interpretazione delle fasi illustrate negli affreschi
Una sequenza di scene di un'unica azione pone una stessa figura femminile come protagonista del viaggio nel mistero dionisiaco o orfico. Alla cerimonia assistono o partecipano figure divine. Gli atteggiamenti sacrali delle figure, tutte su uniforme fondo decorativo architettonico, rievocano la penombra segreta, il religioso silenzio dei riti dovuti a divinità misteriose.
Sulla parete di sinistra per chi entra, si trovano le scene 1-2-3-4, sulla parete frontale per chi entra si trovano le scene 5-6-7, sulla parete destra, ai due lati della finestra, le scene 8 e 9, mentre sulla parete di ingresso, a destra per chi entra, si trova la scena 10.
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La donna ammantata appare grave e composta nei primi momenti dell'azione sacra, poi atterrita e sconvolta, martoriata, infine festante nelle ultime fasi della liturgia. Nella fase successiva alla vestizione la donna ascolta attenta un giovane ignudo (Dionisio fanciullo: una scena idillica di contorno simbolizza appunto l'infanzia del dio tramite la raffigurazione di una satirisca che porge la mammella ad una capretta). La scena successiva si anima di tratti convulsi e violenti: al centro Dioniso abbandonato in grembo a Core assiste esteticamente alla cerimonia, un gruppo di satiri attorno ad un adiposo Sileno atterrisce l'iniziata con la profezia del suo destino letto tra il riflesso di una coppa metallica. |
| giovane atterrita nel vedere (sulla parete di fronte) l'atroce spettacolo della fustigazione di una compagna - affresco I sec. a C. -Pompei, villa dei misteri |
Segue la flagellazione, ad opera dell'oscura e terribile ministra del dio, Telete ("né abbiamo nell'arte antica una più umana rappresentazione del martirio della carne e dello spirito" - Maiuri 1929,124). Di fronte all'impietosa fustigazione rituale - di cui è segno il volto che si intravede contratto - appare la mano confortatrice della compagna, che scorre tra le ciocche madide dei capelli dell'iniziata. Superata la prova la giovane donna risorge nella trasfigurazione dell'ultima gioia per l'avvenuta comunione con il dio, e nell'ebbrezza della felicità si abbandona al tripudio della danza. E' un dramma spirituale che "confortò poche anime di eletti mentre spegnevasi lentamente la religione dei padri e la nuova fede, venuta dall'oriente, iniziava la sua vittoriosa conquista" (Maiuri ibid.). |
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| giovane flagellata assistita dalla pietosa compagna - affresco I sec. a C. -Pompei, villa dei misteri |
FONTI
MAIURI 1932: Amedeo Maiuri, Ercolano, NO:De Agostini, 1932
MAIURI 1929: Amedeo Maiuri, Pompei, NO:De Agostini, 1929
MAIURI 1957: Bianca Maiuri, Museo Nazionale di Napoli, NO: De Agostini, 1957
MAIURI 1961, Amedeo Maiuri, Pompei Ercolano e Stabia, NO:De Agostini 1961
GUIDA TREVES 1905-06: Napoli e dintorni, MI:Treves, 1905-06
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