Non si conosce la data di fondazione dell’oratorio della Madonna di Loreto ("la Madonnina") prope locum Campiliae, "un tiro di fucile lontano dalle fonti", ma si può ipotizzare che sia antecedente alla metà del sec. XVII.
L'edificio aveva un unico altare, che godeva del beneficio intitolato ai Santi Filippo, Giacomo e Giovanni, istituito nel 1646 dal pievano Giacomo Marianelli e da suo fratello Bernardino.
I Marianelli fungeranno poi costantemente da patroni del beneficio stesso, e ne risulterà rettore, negli anni, o il parroco o un sacerdote della famiglia stessa.
All'atto della visita pastorale del 1775 le condizioni della chiesetta sono buone; nel 1786 "ragionevoli"; subiscono probabilmente un tracollo repentino, poiché nel 1787, solo un anno dopo, il beneficio viene traslato all’altare maggiore della chiesa di S. Maria, e in seguito a quello di S. Biagio.
Nella visita pastorale del 1795 si parla dell’oratorio come "interdetto", senza peraltro specificare le circostanze o la data della sanzione (si può pensare al 1787). Successivamente (ma non sappiamo quando) l’interdetto viene tolto, ma la situazione tracolla di nuovo, come risulta da un’interessante descrizione risalente alla visita pastorale del 1834 , quando il vescovo Giovanni Sergardi Bindi si reca ad ispezionare la chiesa, probabilmente spinto da lamentele di fedeli scontenti del parroco don Giovacchino Lenzini, le cui maniere inurbane avrebbero allontanato i Campigliesi dalla cura delle loro chiese minori.
Così recita il verbale della visita, del 31 maggio 1834: il Vescovo si è recato all’oratorio pubblico di Loreto,"…il quale ha trovato in uno stato di abbandono; manca lo scalino dell’ingresso, manca la vetrata della finestra sopra la porta, manca il braccialetto alla porta; la parete d’ingresso è sciolta, e il disopra è spalcato. Nell’interno il tetto andante fa soffrire tutte le intemperie alla Chiesa; piove in diversi luoghi delle pareti; e la mora in cornu Epistolae che regge la trave armata è crettata nel corpo, e nello stacco del muro da sotto in su. [ Il Vescovo] ha goduto di vedere, che non è offiziata, e l’ha dichiarata in questo stato inservibile ".
Ma la chiesetta di Loreto non è destinata a scomparire, come invece avverrà per altri edifici sacri campigliesi. Ricompare inaspettatamente a cinquant’anni di distanza, restaurata con il contributo della Compagnia del SS.Sacramento, che l’aveva dotata anche di campana, quando nel 1886 il vescovo Donnino Donnini la visita, ordinando di porre un baldacchino sopra l’altare, ordine che sarà rinnovato nel maggio 1890, "essendo la cappella priva di volta".
La visita del vescovo Alfredo del Tomba, del settembre 1910, trova l’edificio "bisognoso di riparazione nella fabbrica e negli arredi", ma sicuramente presente.
Tutta una serie di indizi concorre a confermare che la vecchia chiesetta di Loreto altro non sia, sotto veste mutata, che la Cappella dei Caduti: il vescovo Donnini visita l'oratorio immediatamente prima di recarsi a consacrare il nuovo cimitero, che si trova a pochi passi dalla cappella attuale. Sull’architrave della porta possiamo leggere l’iscrizione LAURETANA VIRGO ORA PRO EIS. All’interno, inoltre, è conservata una statua della Madonna di Loreto, probabilmente proveniente dall’arredo dell’antico edificio.