I benefici

Diversi fedeli, nei loro testamenti, assegnavano una rendita derivante da loro proprietà ad una cappella o ad un altare dedicati ad un Santo da essi venerato ,in modo che venisse versata una somma annuale ad un sacerdote, il rettore, che si assumeva l’impegno di celebrare in determinati giorni un certo numero di messe , secondo la volontà del testatore.

Spesso il beneficio veniva destinato ad un membro della famiglia del testatore, avviato alla carriera ecclesiastica, in modo da garantirgli un introito fisso su una parte dei beni ereditari ; nel beneficio "di libera collazione", invece, il rettore era designato dal Vescovo o da altra autorità ecclesiastica senza tener conto della consanguineità.

Nel caso fosse impossibilitato ad adempiere ai suoi obblighi, il rettore poteva accordarsi con un altro ecclesiastico, detto prorettore, perché celebrasse le funzioni al posto suo, dietro compenso.

Di tutti gli obblighi soddisfatti doveva essere tenuta puntuale nota su un particolare registro o vacchetta, che doveva essere presentato al Vescovo su richiesta.

Un altro membro della famiglia del testatore, il patrono, di condizione laicale, curava l’amministrazione dei beni legati al beneficio, in modo che la rendita non venisse a mancare, ed insieme al rettore si prendeva cura della manutenzione dell’altare, della cappella e dei paramenti sacri per le funzioni connesse al beneficio stesso.

Qualora gli obblighi non risultassero adempiuti, era diritto e dovere del Vescovo intervenire, giungendo sino al sequestro degli introiti dei benefici, che venivano riscossi dalla Curia sinchè il beneficiario non avesse regolarizzato la sua posizione.

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