IL CIMITERO

 

Il primo cimitero di Campiglia si trovava presso la pieve di S. Maria nell’antico "castello", ma di esso, come di questa chiesa, non rimane traccia, così come è sparito nel nulla il cimitero accanto a S. Biagio, che le visite pastorali indicano sul fianco destro della chiesa, probabilmente dove ora si trova un leggero declivio alberato che termina in una vigna.

Doveva essere insufficiente per le esigenze del paese già agli inizi dell’800 se monsignor Giacinto Pippi, nel 1819, lo trova "ingombro e maltenuto".

Una lettera di rimostranze consegnata nel 1834 al vescovo Giovanni Sergardi Bindi da parte di un gruppetto di fedeli scontenti del parroco don Giovacchino Lenzini denuncia i guasti causati - secondo la voce popolare - dalla trascuratezza del sacerdote: "…Anni sono fù veduto i cani portare via la carne dei morti dal Campo Santo, per essere le muraglie del medesimo deroccate…Nel camposanto molte volte ci si è veduto le bestie porcine, e pecorine…"

Il risentimento popolare avrà avuto qualche motivo di sussistere, ma risulta un po’ difficile dare credito all’accusa secondo cui il parroco nell’anno 1818 (cioè ben 16 anni prima) "…ebbe l’abilità di far estrarre la terra del cimitero, dove era lo spurgo delle antiche sepolture, e fecela portare ai suoi campi per letame, che di questo ognuno fremeva vedere portar via le ossa dei nostri morti…"

Forse la voce popolare trasformava in leggenda macabra il tentativo - peraltro velleitario - del parroco di creare nuovi spazi in un cimitero che, come si è visto, nel 1819 sarà giudicato comunque inadeguato.

Nel 1834, peraltro, le condizioni del camposanto dovevano essere regolari, visto che il severissimo vescovo Sergardi non trova nulla da eccepire, ed anche in seguito, nel 1852, il vescovo Paolo Bertolozzi si limita ad ordinare di preparare una sezione destinata ai bambini non battezzati.

Il nuovo - e attuale - cimitero viene benedetto nel 1886 dal vescovo Donnino Donnini, che lo prende in consegna dall’amministrazione civile.

Nel discorso di circostanza, sottolineando che "…la legge prescrive che in ogni cimitero si trovi un recinto separato, per gli acattolici,[ il Vescovo] disse che su quello non invocava ,né sarebbero scese, le benedizioni del Cielo, e con vibrate parole espresse il voto che nessuno degli astanti scendesse nella tomba sotto quella terra non benedetta…"

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