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Genova si trasforma:

Dopo tanti anni di miseria Genova, finalmente, scopre la ricchezza portata dalle attività sviluppate dopo le prime Crociate. Naturalmente, questa nuova agiatezza aveva portato un po' di benessere al popolo e molta agiatezza ai "boni homines", ma anche tanti problemi di non facile soluzione. Ecco cosa accadde in quel periodo, secondo Vittorio Giunciglio nel suo libro "I sette anni che cambiarono Genova".

"Con la gloria delle spedizioni in Terra Santa e con la ricchezza che queste avevano portato, Guglielmo Embriaco ed il vescovo Airaldo, si trovarono a dover risolvere tre grossi problemi, causati dal raddoppio della popolazione, e cioè: quelli dell'acqua, del grano e della costruzione di un molo in porto. Per fortuna i soldi non mancavano, la cassaforte della Compagna Communis era piena.

 

 

 

 

Alla radice del molo vecchio fu eretta la prima dogana d’Italia. Fu chiamata così perché doveva tassare le merci "coloniali" provenienti dal mondo arabo.

Infatti "dogana" deriva da "diwan" che in arabo significa "registro". Le gabelle venivano divise in due: metà al Comune e metà alla Chiesa di San Lorenzo.

Siccome in quel punto era ubicato un misterioso edificio, chiamato poi la "casa del boia", si ritiene che proprio questa fu la prima sede della dogana, spostata poi nel 1270 a palazzo San Giorgio.

 

 

Casa del Boia

 

 

Questo edificio fu costruito dai benedettini prima di salpare per la Terra Santa, così come la facciata di San Lorenzo. Essi costruirono pure la Chiesa di San Giovanni Battista a Gihello, colonia genovese. La Chiesa è tuttora funzionante in Libano, come parrocchia cristiano - maronita.
La «casa del boia" è stata spostata anni fa in piazza Cavour, numerando ogni pietra, per lasciar passare la rampa discendente della Sopraelevata.

 

Palazzo San Giorgio - parte vecchia e parte nuova -

 

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