Goffredo Mameli

 

 

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Genova e l'Unità d'Italia

Tuttora per indicare cambiamenti radicali, diciamo: “è successo un 48”. Ci riferiamo, magari senza esserne consci, agli eventi rivoluzionari che hanno scosso l’Europa tra il 1847 ed il 1849. L’equilibrio voluto dalle potenze europee nel 1815 al Congresso di Vienna vacillò per le insurrezioni delle nazionalità oppresse contro i governi reazionari. A Genova questo moto di protesta ebbe un significato particolare. I seguaci di Mazzini, con alla testa Mameli e Bixio, chiedevano riforme democratiche al Re di Sardegna e nello stesso tempo cercavano la via affinchè le “Sette Sorelle” (come Mameli chiamava i Sette Stati in cui era divisa la penisola) si unissero per fare dell’Italia una sola nazione.

Per raggiungere lo scopo molti pensavano che era indispensabile innanzitutto cacciare lo straniero dall’Italia e per questo era indispensabile un esercito ben organizzato. Essi confidavano in Carlo Alberto. Altri giudicavano invece più realistico puntare ad una confederazione tra gli Stati della penisola e si rivolgevano al Papa come garante e capo. Infine c’erano i mazziniani, i più radicali, secondo i quali gli italiani dovevano conquistarsi la libertà da soli, cacciare tutti i governi reazionari ed instaurare una Repubblica, cioè la vera democrazia.

 

 

 

 

 

L’anniversario di Balilla, il 10 dicembre 1847 fu il pretesto per protestare contro la presenza straniera in Italia ed indurre Carlo Alberto e gli altri sovrani ad abbracciare la causa nazionale. Quel giorno convennero in città patrioti provenienti da ogni parte d’Italia per dare corpo a una manifestazione che voleva ricordare il 101mo anniversario dell’insurrezione antiaustriaca.

Oltre 32.000 persone, in una città di 100.000 abitanti, organizzarono un corteo ininterrotto dall’Acquasola al Santuario di Oregina; in gruppi ordinati studenti, operai, artigiani portavano i loro labari e cantavano inni. Tra questi, per la prima volta si cantò l’inno scritto da Mameli e musicato dal Maestro Novaro che si distingueva dagli altri, essendo un inno repubblicano, perché si rivolgeva al popolo e non ai sovrani e proponeva, come esempi da seguire, momenti storici di cui fu protagonista il popolo.

 

 

 

 

 

 

 

L'insurrezione di Balilla

 

Durante la manifestazione, tra gli stendardi azzurri inneggianti a Carlo Alberto e quelli giallo-neri inneggianti a Pio IX, spiccavano due bandiere bianco-rosso-verdi. Era il tricolore italiano per la prima volta portato in pubblico. Il Tricolore ra il simbolo della rivoluzione e per questo erano previste dure pene per chi osava esporlo. I due coraggiosi che quel 10 dicembre sfidarono il governo sventolando i tricolori erano Mameli ed un suo compagno, Luigi Paris, che guidavano un gruppo di entusiasti giovani universitari.

Da quel 10 dicembre 1847, “Fratelli d’Italia” ed il Tricolore sono simboli inscindibili della nostra unità nazionale. Entrambi sono legati alla figura di Goffredo Mameli ed alla città di Genova.

 

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