
![]()
Un posto particolare del periodo Risorgimentale spetta a Villa Spinola (ora Villa Carrara). Da quella che, nella Genova dell’Ottocento, veniva chiamata semplicemente “Casun giancu” (Casone bianco) per via del suo colore, la mattina del 5 maggio 1860 uscì Garibaldi per raggiungere lo scoglio di Quarto da dove sarebbe partita la spedizione dei Mille.
A Villa Spinola abitava Candido Augusto Vecchi, uno dei più fedeli compagni d’arme di Garibaldi con il quale il Generale aveva combattuto in Sudamerica. Vecchi era stato capitano nell’esercito della Repubblica Romana nel ’49 e la casa di Quarto aveva preso in affitto nel ’56. “Buona sera Vecchi; vengo come Cristo a trovare i miei apostoli e questa volta ho scelto il più ricco”, lo saluterà un ilare Garibaldi varcando il cancello della villa il 15 aprile 1860.

Genova e l'Unità d'Italia
Un cancello sul quale il padrone di casa aveva fatto appendere un cartello che la diceva lunga sul suo conto: “Vietato l’ingresso ai cani e ai preti”. A partire da quel giorno e sino alla decisione di salpare alla volta della Sicilia (la prima intenzione di Garibaldi era quella di correre a liberare la sua Nizza sabotando il referendum di annessione alla Francia) è tutto un via vai di “apostoli del Risorgimento”. Giorni in cui, alle riunioni per decidere il da farsi, (con i mazziniani che premono per la spedizione nel Sud) Garibaldi alterna momenti di svago: zappa la terra, gioca a bocce, passeggia nel parco.
Ai cancelli di Villa Spinola arrivano in molti in quei giorni di vigilia. Avvertiti dal tam-tam rivoluzionario che il Generale sta preparando una sortita, sono tanti quelli che vogliono far parte della spedizione e altrettanti quelli mandati indietro per timore di infiltrati. Sino agli ultimi giorni che sono tutto un rincorrersi di annunci di partenza e di rinvii. Tant’è che solo la sera del 4 maggio, e a tarda ora, arriva a Villa Spinola Giuseppe Bandi che sarà, assieme ad Abba, uno dei cronisti della spedizione e che così descrive l’ambiente: La sala era tutta adorna di festoni di lauro, la mensa era
piena di fiori e vi si vedeva in mezzo un trofeo, sormontato da una bomba arrugginita sulla quale si vedeva scritto “Un bacio della Francia all’Italia”. A tavola sedevano Garibaldi col figlio Menotti, Vecchi e Fruscianti. Al pianoforte una signora che suonava l’inno di Mameli.
Ormai tutto è pronto ed in città sono radunate le future Camicie Rosse. Una rete organizzativa segreta ed efficientissima li guida per le strade di Genova. “Chi giungeva in treno a Principe - scrive Pietro Sylva, uno dei Mille - si costituiva in drappelli di otto uomini con un capogruppo che, a ore segnate, si recava in un posto convenuto a ricevere ordini”. È anche grazie a questa organizzazione perfetta che la notte del 4 maggio, Nino Bixio alla testa di 50 uomini, raggiunge Ponte dei Mille e “confisca” le due navi per la spedizione: il Lombardo ed il Piemonte dell’armatore Rubattino.

È grazie al passaparola rivoluzionario che quella stessa notte un folto drappello di patrioti raggiunse via dei Pescatori, alla foce del Bisagno, in attesa delle scialuppe per l’imbarco. E la mattina dopo, alle dieci, finalmente Garibaldi esce da Villa Spinola. “Attraversò la strada - scrive Abba - e per un vano del muricciolo rimpetto al cancello della villa, seguito da pochi, discese franco giù per gli scogli. Allora cominciarono i commiati...”. È l’avventura dei Mille per l’unità d’Italia.