Ritratto del Principe Andrea Doria

 

 

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Andrea D'Oria

Se Machiavelli lo avesse conosciuto, forse si sarebbe ispirato ad Andrea Doria quale modello per il suo "Principe"; ma non ebbe il tempo ne il modo, se non una volta sola, e di sfuggita.

Andrea Doria aveva la tempra del corsaro, il fascino del principe, la lucidità dell'uomo di Stato. Nato povero, cadetto di un ramo minore della più illustre famiglia ligure, fu prima capitano di ventura al soldo di padroni diversi, poi, a quarantasei anni, s'improvvisò ammiraglio, per la Francia, per il Papa, per la Spagna, per Genova. Questo suo passaggio da uno schieramento all'altro fu da molti considerato un atto di tradimento, ma Andrea sapeva che era l'unico modo per riportare a Genova la ricchezza e l'indipendenza. 

Il 13 settembre 1528 Andrea Doria, passato allo schieramento imperiale, liberava Genova dai francesi e vi era accolto come un liberatore. Il Doria era passato dalla corte francese a quella di Carlo V con una convenzione firmata a Madrid il 10 agosto che, per volere del Genovese si apriva con tali parole: "Piena indipendenza di Genova e piena sovranità su Savona. Libera facoltà ai genovesi di commerciare in assoluta parità con i sudditi di Carlo V in tutti gli Stati dell'Imperatore". Non mancarono naturalmente gli autori che accusarono il grande "Assentista" di tradimento ma Andrea D'Oria era innanzitutto un eroe

 

 

 

 

 

genovese. Rimase la sua volontà, prima di affrontare le clausole che lo riguardavano direttamente, di occuparsi di Genova."

Andrea D'Oria divenne un grande Ammiraglio agli ordini dell'Imperatore Carlo V. Per lui fece numerose conquiste nel Mediterraneo, traendone notevoli vantaggi, e, soprattutto, intraprese molte battaglie contro il temibilissimo Kaireddin-Barbarossa, un rinnegato greco/albanese che nel '16 aveva preso Algeri con altri centri nord africani.

 

 

 

 

 

Ma la prova più impegnativa fu quella sopportata a terra: la cosidetta congiura dei Fieschi, nel '47 i cui avvenimenti turbarono la Spagna che sembrava decisa a costruire una fortezza a Pietraminuta, con un contingente fisso di soldati affidato al Capitano Generale Agostino Spinola. Tale presenza stranera avrebbe dato inizio ad un nuovo assoggettamento, e l'Ammiraglio riuscì a far cambiare idea al potente alleato.

Nel '50, superati gli ottant'anni, guidò un'azione a Mehedia, contro Dragut, però questi gli sfuggì; due anni dopo un'altra spedizione, contro la Corsica sollevata da Sampiero di Bastelica coadiuvato dai Turchi e Francesi, non potè impedire che gran parte dell'isola passasse ai nemici. Nel '60 il suo pronipote Gianandrea partecipò, in subordine al Duca Medina

 

Palazzo del Principe a Genova - Dimora di Andrea D'Oria

 

Celi, Vice Re di Sicilia alla spedizione contro Tripoli di Libia, voluta da Filippo II nel quadro del conflitto ispano-turco. Presso le Gerbe la flotta subiva però un pesante scacco da Dragut e Ulug-Alì, e la notizia risultò fatale per Andrea novantaquattrenne. Volle attendere in piedi i messi che gli recavano notizie del nipote; udito che era salvo, si coricò per non alzarsi più: era il 25 novembre 1560". Moriva quando la pace di Cateau-Cambrésis sanciva l'assoluto predominio della Spagna nella penisola: "Per opera sua Genova, necessariamente legata alla grande potenza, conservava quel tanto di libertà che era ancora possibile in un'Italia tutta dominata dagli spagnuoli e poteva, con maggiore o minore fortuna, sostenere la neutralità che egli aveva inaugurato, mentre, per effetto degli accordi da lui stipulati, i suoi concittadini si impadronivano economicamente della nazione dominatrice".

L'oro - diranno gli Spagnoli - nasce in Oriente, muore in Ispagna e viene sepolto a Genova.

 

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