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9/4/02 Un napoletano a Boston
Finalmente, dopo tre giorni di ambientamento - ero arrivato a Beantown domenica 24 -
mercoled� 27 sera si gioca: � la seconda partita NBA che andr� a vedere, la prima fu
due anni fa contro
i Knicks al MSG, Celtics ancora acerbi allora. Da Downtown Crossing prendo la Metro
per North Station, linea Orange. Non si respira assolutamente un clima prepartita, come ci
pu� essere in una partita del campionato di calcio italiano o una partita di hockey dei
Bruins, molto pi� seguiti e amati - lo scoprir� pochi giorni dopo - dei C's da queste
parti. Arrivato a North Station, eccolo l� il Fleet Center, un parallelepipedo enorme,
grigio, anonimo , perfino brutto, per lo meno rispetto alle mie aspettative, con intorno
tutta una serie di cantieri e "work in progress" per la costruzione della citt�
sotterranea. Finalmente all'interno del palazzetto incontro altri tifosi dei Celtics in
attesa dell'apertura dei "cancelli"; do un'occhiata al "Bruins Pro
Shop", che vende anche "merchandising" dei biancoverdi: prezzi altissimi,
ovviamente (e affari alle stelle, per loro), non prima per� di aver ritirato il mio
ticket al box office. All'apertura dei cancelli c'� la solita ressa prepartita, per� �
composta, civile, non come in Italia ("Italian Trash" dicono da queste parti e
qualche volta non hanno tutti i torti), una scala mobile interminabile porta a livello
spalti e poi ..dentro l'arena! Illuminatissima, stupenda, il jumbotron, ma soprattutto gli
stendardi (i famigerati "banners"), con i trofei dei Celtics, le maglie
ritirate, e poi il parquet incrociato, � tutto cos� magico, almeno per uno straniero, ma
non � ancora niente! Gi� in campo i Warriors (alcuni di loro, non le star) stanno
tirando un po'. Spaventoso Erick Dampier, una torre, o meglio due torri una vicino
l'altra, anche Fortson e Foyle fanno paura. Quel che colpisce a prima vista � la
semplicit� di questi tre big men, che ridono, scherzano, anche col pubblico,e che sono in
fondo ragazzi come noi, quando tutti, a partire dalla stampa, mitizzano i giocatori NBA:
di sicuro il mio approccio al basket NBA da questa sera � cambiato. Pi�
"atteggiatiello" sembra Bob Sura, non a caso europeo, incredibilmente magro (non
come invece appare in tv). Di l� c'� il solo Erick Strickland che sta tirando, e questo
dopo la splendida partita di due giorni prima contro Miami, dove avevamo vinto proprio con
un suo canestro, il che la dice lunga sull'etica lavorativa di quello che, come poi si
vedr�, � il migliore difensore di backcourt della squadra. Ma ecco l'ingresso ufficiale
dei due teams, prima i GSW, poi i C's, il cui ingresso � preceduto da una music intro
degna di un film di Rocky, con trasmissione sul jumbotron dei momenti prima dell'ingresso
in campo con il tipico "hug" (abbraccio) tra tutti i giocatori per caricarsi, e
poi via col riscaldamento. E allora eccoli qua i nostri beniamini, tutti vestiti di
bianco, sembrano quelli della Madonna dell'Arco (una festa religosa popolare napoletana);
quello � Pierce, incazzatissimo e concentratissimo, poi Walker, che pare che il fatto non
sia suo (trad: strafottenza all'ennesima potenza), poi il grissino Battie, Eric Williams,
che per me ha il fisico migliore di tutta la squadra, Strickland, Rogers, il pi�
muscoloso, Tony Delk, che pare una scimmia con quelle braccia lunghissime, l'altro
perticone McCarthy, Potapenko, Kedrick Brown, Blount, e, ma chi � quel ragazzino? ah, �
Joseph Forte, veramente il ragazzo del cortile gi� al palazzo, magrissimo anche lui. La
presentazione � al buio e con i laser, come al solito spettacolare ma non troppo, tenendo
fede alla mentalit� bostoniana di dare importanza pi� alla praticit� che non alla
forma. Lo Starting Five � con Double P, Toine alle ali, Battie al centro, Williams e Delk
guardie (manca Kenny Anderson fattosi male a Miami e che poi verr� in borghese la
domenica contro i Bucks). Si parte, non far� la cronaca di questa partita, n� delle
altre due che ho visto dal vivo, perch� le potete leggere sui giornali o su internet, ma
cercher� di descrivere tutto quello che in una partita NBA non si pu� percepire per
televisione. Sbalordisce innanzitutto la velocit� del gioco, tripla rispetto a quella del
basket giocato fuori dagli USA; il "pi� fesso di tutti", Arenas, correva come
un centometrista, e Strickland che, per es., lo marcava, sembrava un pipistrello che
insegue la sua preda, e chi se l'aspettava. L'atletismo non si ferma certamente qui: balzi
in alto che non avevo visto fare nemmeno ai gatti selvatici su "Quark", in
particolare spiccano Jason Richardson e , su tutti, tale Walter McCarty da Kentucky, ed
ora capisco perch� trova sempre posto in squadra. Colpisce ( ;-) ) la mancanza delle
cheerleaders, caso unico nella NBA: mi dir� poi una gentile signora nella partita contro
Dallas, abbonata ai Celts da 20 anni (fate 41 partite pi� i playoffs per venti e verr�
una cifra astronomica), che questa tradizione � stata voluta da Red Auerbach per non
distrarre i giocatori. Scusatemi per�, ma se hanno avuto il coraggio di abbattere il
mitico Boston Garden, avrebbero pure potuto scegliere una decina di ragazze bostoniane ( e
vi assicuro che l'80% sono davvero carine) per sculettare durante le partite! Comunque lo
spettacolo c'� stato anche nelle interruzioni: oltre al classico tiro da tot migliaia di
dollari, c'� stato il lancio di t-shirt con il logo del trifoglio (e incredibilmente io
che non ho mai vinto nemmeno un ambo a tombola a Natale, nella partita contro i Bucks sono
riuscito ad acchiapparne una) e poi ci sono le riprese del pubblico sul jumbotron e poi
tante altre "americanate" tra cui ne spicca una davvero divertente: viene
montata una specie di cabina telefonica con un ventilatore e dentro ci sono dei dollari
che sono "sparati" in aria, poi viene fatto entrare un "fortunato"
spettatore (nella partita contro i Bucks lo spettatore si chiamava......Ray Allen, ve lo
giuro!) che deve cercare di prenderne quante pi� possibili.......only in USA. La partita
con i Warriors va punto a punto e si chiude in volata con canestro vincente di Pierce, una
bolgia assordante, fantastico! Nelle altre due partite viste lo spettacolo
extra-cestistico � stato praticamente lo stesso. La partita contro Dallas � stata senza
storia gi� dal primo quarto, essa ha comunque dato spunti interessanti. Ero seduto
proprio dietro il canestro e, amici, vi assicuro che l� sotto a rimbalzo si prendono
veramente a mazzate dandosi certe botte che manco vi immaginereste, e poi spesso cadono
cos� male e pesantemente a terra che non so come poi facciano a rialzarsi e a continuare.
Nowitzki ha grande talento in attacco, fa sembrare tutto facile, ma il migliore � stato
senz'altro LaFrentz, non me l'immaginavo cos� forte. Notevole anche il casino che faceva
Mark Cuban, owner dei Mavs, a quel mostriciattolo avrei volentieri dato un calcio in bocca
per zittirlo, ma c'� chi pu� e chi non pu�, e lui pu� con tutti quei $$ sul conto in
banca. Il "garbage time" � servito a vedere giocare pure i vari K. Brown e
Forte, entrambi evidentemente non ancora pronti per la NBA. Domenica sera - non prima di
aver dato sabato un occhiata, purtroppo costosa, ai Bruins di hockey - abbiamo strapazzato
una Milwaukee priva di Allen e inaspettatamente spenta e demotivata (il solo Big Dog
Robinson ha dato tutto); non si � notato niente di nuovo, se non la panca punitiva di
Potapenko, complici le due pietose partite precedenti, e i salti di Darvin Ham. Finita la
partita, sono rimasto ancora un p� sugli spalti per assaporare gli ultimi momenti di
gloria prima del ritorno a casa. Ci ha pensato la severissima security del Fleet Center (a
proposito, la Fleet � la banca che praticamente � proprietaria della citt� di Boston) a
mandarmi via, facendomi il solito interrogatorio di terzo grado (hanno incominciato da
quando ho messo piede all'aeroporto) su chi fossi e che ci facessi a Boston, alla mia
risposta "to see the C's", uno di loro mi ha detto "you must be
crazy". Yes, for the Boston Celtics!
Vittorio Festa