LA BATTAGLIA DI ADUA
1 MARZO 1896

It continues in English
Questo lavoro di ricerca, basato su varie fonti storiche, italiane, etiopiche e di altra provenienza, vuole essere un tentativo di ricostruzione di quegli eventi, che oggi paiono molto lontani, anche per capire quali furono i motivi che portarono tanti giovani soldati italiani a morire in terre lontane, per un sogno coloniale, mai del tutto chiaro nemmeno agli stessi suoi propugnatori. La grave sconfitta che fece tanto scalpore, il primo (?) esercito europeo sconfitto malamente da truppe indigene, un'onta che doveva essere lavata nel sangue, ecc. Tante le parole che si scrissero in quei giorni ed in quegli anni, a sostegno di posizioni politiche, di interessi economici leciti e mono leciti, di pregiudizi e di tornaconti i più vari.
Se oggi il nazionalismo etiopico ricorda e celebra con enfasi quell'avvenimento, circondandolo di un'aureola di fierezza e di santità, in Italia le posizoni settariamente acritiche di chi si trova a condannare, tutto e comunque, ciò che è lontano dalle proprie idee, di solito molto vicine ad altri imperialismi, molto più sanguinari, e per di più ammantati da una pretesa motivazione di riscatto e di fratellanza tra i popoli, ha fatto dimenticare o mascherare quei fatti, che furono tra l'altro una delle giustificazioni dell'avvenutra africana del fascismo e della conquista edell'Etiopia negli anni Trenta di questo secolo.
Qui non si vogliono sostenere posizioni colonialiste o di giustificazione eurocentrica, che pure erano alla base di quell'impresa, ma cercare di capire perché avvenne quella battaglia, quali ne furono gli antecedenti e cosa insegnò alla classe politica ed all'intero popolo italiano.
L'imperialismo coloniale italiano, quello che Lenin definì "l'imperialismo straccione", arrivava buon ultimo alla conquista dell'Africa, guardato con sospetto, indifferenza o palese avvarsità dagli altri imperialismi coloniali europei, le cui pagine africane, e non solo, furono a volte ancora più nere, ma il cui giustificazionismo nazionalistico e l'assenza dell'autolesionismo tipicamente italiano non le hanno mai messo in luce in modo così petulante come è avvenuto da noi.
Sia ben chiaro, è difficile, e noi non lo vogliamo, giustificare eticamente ed anche dal punto di vista dell'interesse nazionale, la spedizione nel Corno d'Africa, ma il colonialismo è stato un aspetto duraturo della politica europea, a cui con ritardo e con le caratteristiche proprie, anche l'Italia ha preso parte.
Nessuno oggi né in Italia né in Europa, rimpiange o invoca il colonialismo, e noi meno degli altri, anzi un Africa libera, dignitosa e protagonista della sua storia e di quella di tutti noi, è un'aspettativa vera ed autentica.
Il Capo di Stato Maggiore del corpo Italiano di spedizione in Eritrea Col. Gioachino Valenzano
Sommario