Partnership
Autocostruzione radiotelescopio
VHF-UHF o microonde
&
radiointerferometri a microonde
di Goliardo Tomassetti
I4BER, già Primo Ricercatore IRA-INAF - email:
[email protected]
Articolo pubblicato su
"Astronomia" UAI numero 6/2006 pag. 9-14
Astronomy
and Astrophysics Abstract
Technicalities for
interferometry are more difficult to gather and designs of phase stable
devices, particularly at
microwave, might be difficult to get and very expensive. A viable
solution proposed by the Author consists in
using cheap TV satellite parts (LNB and dishes) operating around 12
GHz. A simple novel system for
frequency-phase sincronisation is suggested and as a series of
"interferometry fringes" due to the most common
radio sources transit are show.
La radioastronomia amatoriale costituisce una moderna specializzazione
dei benemeriti colleghi astrofili che,
per via del necessario ricorso alle tecniche radio, non può
non riguardare anche i radioamatori.
In realtà tra le due specializzazioni esiste un legame a
monte che le accomuna ben oltre il contingente interesse
pratico: semplicemente il condiviso, profondo interesse per la Scienza.
Il
Prof. Gianfranco
Sinigaglia I4BBE, negli incontri informali, citava la sua
appartenenza ad una specie
prediletta, quella degli
"astroradioamatori",
appartenenza che sicuramente la maggioranza di noi condivide.
L'astroradioamatore tipo, ha buone conoscenze di astronomia, di
radiotecnica, di informatica, di radiocomunicazioni
e non disdegna l'uso dell'officina meccanica. Magari non ha
approfondito tutte le materie citate ma, tra le sue
amicizie, sa chi condivide i suoi interessi e può aiutarlo.
In pratica quindi esisterà sempre la possibilità
che un
gruppetto di volonterosi, mettendo in comune entusiasmo,
capacità tecniche, conoscenza e... un minimo di capitale,
riesca ad attrezzarsi per osservare il radio-cielo!
Con cosa, come, dove si comincia?
Nella mia ultradecennale appartenenza ad Istituti di Ricerca ma
soprattutto nella mia attività privata di
astroradioamatore, ho sempre rispettato e propagandato una regola
semplice, per non dire banale: bisogna iniziare
dal principio inteso come un suggerimento ad accontentarsi di
realizzare il "fattibile subito".
Cosa fatta capo ha, si diceva una volta. La soddisfazione di
ottimizzare, personalizzare un progetto semplice, ma già
funzionante, è realmente unica, anche se diluita nel tempo!
Il progetto di radiotelescopi amatoriali che sottopongo
alla vostra attenzione, persegue la citata filosofia: ovviamente i
prototipi risulteranno di modesta rilevanza scientifica
(pensate che un amatore possa costruire un impianto scientificamente
rilevante?), sono però realizzabili subito perchè
non troppo complessi dal punto di vista tecnico, perchè
utilizzano quasi unicamente componenti economici reperibili
sul mercato, non richiedono interventi meccanici, utilizzano programmi
di gestione dati probabilmente già installati nel
vostro pc. Inoltre, per quanto riguarda dimensioni fisiche,
tenterò di suggerire soluzioni compatibili con l'amatore
che viva in città. Insomma, abbastanza per incominciare
l'attività di astroradioamatore! Evidenzio subito alcuni
dati
da cui è impossibile prescindere: le onde radio di
provenienza celeste sono particolarmente deboli per cui il nostro
impianto dovrebbe utilizzare un ricevitore estremamente sensibile e di
norma molto caro, oltre a una o più antenne
ad alta direttività, sinonimo di dimensioni relativamente
grandi. Capite subito che la nostra esigenza di spendere poco
e di occupare spazi modesti (la nostra terrazza di casa?) viene subito
messa in discussione.
Inoltre, su quale frequenza operare? I limiti dello spettro radio
utilizzabile sono imposti dalla stessa natura della
emissione da ricevere, ma la scelta della banda su cui riceverla non
sarà nè facile nè indolore.
Si pensi ai servizi commerciali che occupano gran parte dello spettro
radio e con i quali bisognerà convivere!
Ci è abbastanza noto che le radio sorgenti celesti
più facilmente ricevibili sono Cassiopea, il Cigno, il Toro,
il Centro Galattico, il Sole e la Luna.
Cassiopeia A, Cygnus A, Taurus A e Sagittarius A (Centro della
Galassia)
sono sorgenti con preponderanza di
emissione
di sincrotrone quindi si ricevono meglio sulle VHF e UHF,
classicamente con
antenne
Yagi (le comuni "scalette" per la TV analogica o per uso
radioamatoriale).
La ricezione radioastronomica di tipo semiprofessionale sulle VHF/UHF
che giustamente aspira a risultati competitivi,
richiede, come accennato, l'impiego di grandi antenne, l'uso di
ricevitori sensibili e ottimizzati a vivere a stretto contatto
con i servizi commerciali, ma, soprattutto, la certezza di poter
operare su una banda sicuramente libera da interferenze.
Probabilmente ne esiste solo una in Italia, quella usata dal
Radiotelescopio "Croce del Nord" di Medicina
(da 406,1 a 410,0 MHz)! A chi invece incomincia con minori pretese e
minori disponibilità, suggerisco una forse
insperata soluzione costituita dall'utilizzo di alcune "fettine" di
banda riservate all'uso radioamatoriale OM.
Su alcuni ristretti settori di tali bande è ancora possibile
fare della radioastronomia, come dimostrano la serie di frange
di interferenza ottenute a Bologna centro, con comuni antenne Yagi,
operanti sui 144 e 1296 MHz, mostrate nelle
figure 1 e 2. Un
altro vantaggio dell'uso di bande amatoriali potrebbe anche consistere
nel poter acquistare a prezzi
accessibili sia antenne che ricevitori che il vostro amico radioamatore
dovrà però "elaborare" per l'uso
radioastronomico.
Realizzazioni su bande amatoriali sono descritte in alcuni lavori
citati in bibliografia. Di norma nessuna banda amatoriale
è permanentemente o totalmente occupata.
Bisognerà però pazientemente individuare un
settore "pulito" che, per essere
veramente utile, dovrà essere largo alcune centinaia di KHz.
Considerate le accennate indubbie difficoltà per la
radioastronomia amatoriale di operare sulle VHF/UHF,
bisognerà incominciare a pensare a qualche altra possibile
banda
ove realizzare i primi esperimenti su cui sia però garantita
la ricezione di almeno un paio di radiosorgenti senza investire
capitali! Dato che sia il Sole che la Luna, per il fatto di essere
corpi caldi (e vicini), si ricevono meglio alle frequenze
più alte,
perchè
non passare subito sulle microonde? Quasi ideale, per
ragioni di economia e di immediata reperibilità
dei necessari componenti, risulta
la
parte della banda Ku riservata alla TV via satellite (circa da 10,7 a
12,7 GHz).
Questa eventuale scelta, è confortata dai seguenti dati
obiettivi:
1) Sulle microonde l'affollamento commerciale è ancora
relativamente modesto per cui, di norma, non si pone il problema
di trovare un canale libero (salvo non puntare l'antenna proprio sulla
"fascia
di Clarke" entro cui sono contenuti tutti
i satelliti geostazionari TV!)
2) Tutte le antenne paraboliche utilizzate per l'uso domestico sono
leggere, economiche e meccanicamente robuste
e a esse è sempre associato un componente ad alta tecnologia
elettronica noto come LNB (Low Noise Block)
che ha il compito di illuminare lo specchio parabolico e convertire
(traslare) la banda microonde dei satelliti a una media
frequenza (I.F.) compresa fra 1 e 2 GHZ (circa), più
facilmente ed economicamente gestibile a valle della catena ricevente.
3) Il minimo diametro dell'antenna per noi utile può
addirittura misurare solo 60 cm.
Figura 3. Radiotelescopio amatoriale a
microonde
In
figura 3
è riportato lo schema a blocchi del progetto del forse
più semplice e compatto radiotelescopio amatoriale che
utilizzi quasi esclusivamente comuni componenti commerciali, reperibili
in qualsiasi negozio di venditori/installatori
di TV satellitare. Si tratta di utilizzare un paraboloide di 1 metro di
diametro e del suo LNB che, nello schema, precedono
un amplificatore di linea. Si chiama così un economico
amplificatore di tutta la banda I.F. con 20 dB di guadagno che
viene comunemente usato in utenze difficili perchè lontane
dalla antenna ricevente. Ai suoi connettori coassiali di ingresso
e uscita fanno normalmente capo i cavi coassiali che lo connettono al
resto dell'impianto. Il televisore a valle, oltre a
ricevere il segnale, deve fornire e inviare, tramite lo stesso cavo
coassiale, un tensione continua di 12 Volt D.C.
necessari per il funzionamento sia del LNB che dell'amplificatore di
linea (con l'acronimo D.C. = Direct Current,
usato anche nel prosieguo, si indica convenzionalmente una tensione o
una corrente continua).
Nel nostro caso in cui non è prevista la presenza di un
televisore, sarà comunque richiesto di fornire i 12 Volt
D.C.
all'impianto a monte perchè funzioni.
Figura 4. Schema e montaggio pratico
dell'isolatore per la continua
È così inevitabile la costruzione di un semplice
circuito schematizzato in
figura
4. Dalla scatoletta di metallo che lo
contiene sporgono un connettore coassiale di tipo F (classico per
satellite) e un SMA (classico per microonde) da
cui si preleva l'uscita del segnale utile. I tre componenti al suo
interno sono di facile reperibilità. Questo oggetto,
noto commercialmente come "bias-tee", è acquistabile dalla
ditta citata nel prosieguo (costava circa 50 $ in USA
qualche anno fa), ma costruirselo è veramente facile! La
tensione di 12 Volt D.C. fornita da una piccola batteria
o un alimentatore, gli viene applicata attraverso il condensatore di
fuga saldato a telaio. La corrente richiesta
è inferiore ai 150 mA. Segue un detector (o rivelatore)
realizzato con 1 o 2 diodi che ha il compito di trasformare
il segnale radioastronomico proveniente dal connettore SMA di
figura 4, e quindi
dall'antenna, in una debolissima
corrente continua che viene subito amplificata di circa 100 volte dal
successivo amplificatore operazionale
(AMPL. d.c.). Anche la costruzione di quest'ultimo componente non
richiede competenze particolari.
La costruzione del detector che deve essere in grado di funzionare fin
quasi ai 2 GHz non è proprio banale,
tanto che potrebbe richiedere un aiuto esperto. I prodotti commerciali
offerti, salvo quelli reperibili sui mercatini
dell'usato surplus, sono costosi per prestazioni non necessarie nella
nostra applicazione.
Chiude lo schema di
figura
3 il componente indicato come "display".
Cos'è il display? Per i padri della radioastronomia era un
tester che indicava la variazione del diodo rivelatore
durante il transito della radiosorgente davanti all'antenna. Oggi
esistono tecniche e strumenti che automatizzano
tale lettura graficandola direttamente su di un monitor tramite "data
logger" o analoghi dispositivi.
I più bravi potranno realizzare un semplice modulo di
acquisizione controllato da PC suggerito in bibliografia.
La prima registrazione o ascolto consigliato non sarà
però quello di una radiosorgente, difficile da "trovare"
perchè, ricordatevelo, la vostra antenna ha un fascio
inferiore ai 3 gradi quadrati mentre il cielo a disposizione
ne misura oltre 20.000! Conviene allora fare una verifica di
funzionamento puntano l'antenna prima allo zenit
e poi verso il bosco o le case vicine. Tra una lettura minima del cielo
freddo e quella massima in direzione
della terra calda, si dovrà misurare un rapporto del''ordine
di 1 a 4.
Con tale rapporto Sole e Luna sono a disposizione!
Figura 5. Transito della Luna a microonde
Come termine di confronto si osservi la
figura 5 che mostra
uno splendido transito della Luna ricevuta
a 12 GHz con un'antenna di 120 cm di diamentro.
Questo tracciato è tecnicamente definito come "risposta
total power" di una radiosorgente.
Il transito del Sole o della Luna può durare una decina di
minuti. Troppi per i nostri eventuali ospiti che
abbiamo invitato ad assistere agli esperimenti. Se poi gli ospiti sono
giovani studenti posso affermare
che non esiste Luna che possa tenerli fermi per tutto quel tempo!
Immagine troppo statica, ci vuole più movimento! La
soluzione è a portata di mano: immagini in moto
continuo e abbastanza veloce si ottengono con l'impiego di un
interferometro!
Se questo si vuol fare, potrebbe esserci utile rinfrescare velocemente
le nostre conoscenze
della materia con davanti agli occhi la
figura 6.
Descrizione figura 6: Le basi della radio
interferometria. Le due antenne A e B spaziate
della distanza
d,
ricevono i segnali s1 ed s2 provenienti dalla stessa radiosorgente. Per ragioni di locale geometria
e delle
coordinate della sorgente, può esistere, per il segnale s1, un percorso
aggiuntivo h che, a causa della
rotazione della Terra, varierà con continuità nel
tempo. Insomma,
s1 arriva al suo ricevitore un po' in
ritardo rispetto a s2, come dire che i due segnali arrivano alle
rispettive antenne con fase non solo non
concorde ma addirittura variabile nel tempo. Compito dell'interferometro è
quello di sommarli
vettorialmente o farne un prodotto complesso (tenendo quindi conto
anche della fase) per ottenere un
unico livello D.C. che risulterà, date le premesse,
caratterizzato da massimi e minimi in rapida
successione, noti come frange di interferenza. La velocità
della variazione dell'ampiezza risultante
dipende, essenzialmente, dalla distanza fra le antenne. Nei circa 10
minuti di un transito del Sole o
della Luna si possono ottenere anche una decina di frange invece di
quella singola del caso precedente.
Oltre alla minor staticità della presentazione(!),
l'interferometro offre altri ben più importanti vantaggi.
Tra tanti, è
il caso di menzionare il caso della ricezione di segnali celesti
particolarmente deboli,
facilmente confondibili con il rumore del ricevitore. La presenza di
una frangia di ampiezza
(e frequenza) ben caratterizzata e prevedibile rende sicuramente
più facile "estrarla" dal rumore
caotico sottostante.
Convenuta questa necessità per i vantaggi che offre, deve
esserci ben chiaro che la costruzione di un interferometro
comporta maggiore impegno, anche economico! Osservando gli schemi che
seguono appare chiaro che, in
definitiva, gli interferometri proposti risultano essenzialmente
costituiti dall'insieme di due esemplari del tipo già
mostrato con
figura 3
che, se costruito e utilizzato in precedenza, potrà essere
totalmente recuperato!
Prima di decidere bisogna ovviamente essere bene informati di TUTTE le
difficoltà che si potrebbero incontrare.
Alcune le abbiamo già menzionate e discusse, ma rimane da
affrontare quella forse più importante perchè di
tipo
teorico che riguarda una delle esigenze fondamentali degli
interferometri, di tutti gli interferometri.
Da quanto accennato in precedenza, traspare che la corrente somma o
prodotto dei segnali radioastronomici rivelati,
deve dipendere unicamente dalla loro fase di arrivo all'antenna e non
anche da quella introdotta, per esempio,
dai circuiti elettronici attraversati. Gli LNB sono complessi e
pregiati ma, schematicamente, operano secondo il
classico principio della supereterodina. Per convertire la banda
microonde in banda I.F., richiedono necessariamente
la presenza di un oscillatore locale (O.L.) al loro interno che generi
una frequenza fissa e stabile attorno ai 10GHz.
Gli oscillatori dei due LNB sono indipendenti e nominalmente
isofrequenza per costruzione, ma in pratica è
impossibile che lo siano tanto da risultare anche equifase e che vi
possano restare nel tempo, come richiesto per
realizzare la somma vettoriale o il prodotto complesso delle uscite
I.F. risultanti.
Purtroppo con fasi
arbitrarie non si ottengono frange di interferenza, ma solo rumore
incoerente.
Per evitare questa situazione esiste un solo rimedio: bisogna
utilizzare un
unico OL
che serva entrambi gli LNB.
In alternativa, considerando che gli O.L. sono due e che operano a
frequenze diverse tra loro, ma molto vicine,
tentare di escogitare un qualche
trucco
elettronico che li costringa ad oscillare sulla stessa,
identica frequenza.
L'operazione non è banale, ma è realizzabile e si
basa su un'applicazione all'elettronica di un principio abbastanza
noto: due risuonatori che oscillino liberamente senza vincoli
circuitali e a frequenze tra loro vicine, tenderanno a
oscillare alla stessa frequenza qualora li si
accòppi
elettromagneticamente. È il caso dei nostri due
LNB:
riuscissimo ad accoppiare strettamente i loro circuiti di O.L.,
dovremmo poter soddisfare la nostra esigenza
di isofrequenza e isofase. La tecnica che permette di sincronizzare due
oscillatori è nota come
injection
locking
e funziona sempre in laboratorio ove è possibile regolare
con facilità l'entità del loro accoppiamento.
Nel nostro caso, i circuiti da sincronizzare che risiedono all'interno
degli LNB posizionati nei fuochi delle antenne,
potrebbero distare diversi metri e pertanto si pone un altro vero
problema! La mia soluzione per risolverlo
è stata quella di
prelevare
una modesta frazione di segnale O.L. da entrambi gli LNB,
rendendola
disponibile all'esterno su connettori coassiali aggiuntivi. Realizzato
questo primo intervento, la necessaria
condizione di accoppiamento elettromagnetico tra gli O.L. si ottiene
collegando tra loro i segnali prelevati
dagli LNB tramite un semplice cavetto coassiale! A microonde il cavo
coassiale introduce perdite di inserzione
molto rilevanti tanto da non permettere la sincronizzazione dei due
O.L. proprio a causa dell'insufficiente livello
di segnale (è il caso di antenne abbastanza lontane fra
loro). Questa volta la soluzione è però banale
perchè
basta acquistare (si può anche costruire!) e installare un
piccolo amplificatore che guadagni un po' di più della
perdita del cavo.Il prelievo di segnali O.L. richiede un deciso, ma non
distruttivo, intervento sugli LNB che
descriverò per sommi capi, rimandando ad alcuni lavori
citati in bibliografia un più puntuale dettaglio:
1) si acceda
alla piastra stampata interna asportando piastra e schermo di
protezione, svitando e conservando
i bulloni di ritenuta;
2) si
individui la zona O.L. caratterizzata dalla presenza di un cilindretto
di dielettrico scuro incollato sullo
stampato (si tratta del DRO da cui dipende la frequenza di
oscillazione) e, nelle sue immediate vicinanze,
installare un piccolo connettore femmina SMA (preferito il tipo a
losanga) che risulti accessibile dall'esterno,
dopo la rimessa in operazione. Consiglio di dedicare tutto il tempo
necessario, e anche di più, a questa
aggiunta, fondamentale per la riuscita di tutto il progetto;
3) si saldi
un'antennina costituita da un filino lungo 6 mm al connettore aggiunto
e la si avvicini, senza
esagerare al DRO,
4)
ripristinare l'LNB riavvitando schermo e piastra di protezione;
5) collegare
tra loro i prelievi degli LNB con un cavetto coassiale di buona
qualità interponendo un
comune amplificatore per microonde (comune nel senso che non deve
essere del tipo costoso a basso
rumore!) in grado di amplificare di circa 10 dB un segnale di circa 1
mW in banda X.
Acquisita con questa
operazione la capacità di sincronizzare i due O.L. si
può seriamente
pensare operativamente
al progetto e costruzione di un interferometro!
La scelta di sommare vettorialmente le uscite I.F. o di farne il
prodotto complesso è largamente
soggettiva, ma è importante per la diversa forma che avranno
le frange sul display.
Una soluzione con difficoltà crescenti vedrebbe prima la
costruzione dell'
interferometro
a somma
per poi concludere l'impresa con quello
a prodotto, col
totale recupero dei componenti comuni.
Figura 7. Schema a
blocchi di un interferometro a somma
Il primo circuito di interferometro a somma in cui sono stati applicati
i principi appena discussi è
mostrato in
figura 7.
Si notino le novità confrontando questo schema con quello di
figura 3:
1) l'ovvio
uso di due ricevitori invece di uno solo;
2) lo
scatolino contenente l'amplificatore per l'O.L. a diretto contatto coi
due LNB ed il cavetto
di connessione;
3) il
fondamentale
sommatore
a cui convergono le uscite convertite dagli LNB.
Il "sommatore", come indicato nello schema, è un altro di
quei componenti acquistabili direttamente
nei negozi TV. Il suo normale impiego televisivo riguarda l'uso di un
solo LNB tra due utenze.
Non è escluso che questo dispositivo possa richiedere un
qualche piccolo intervento tecnico prima
dell'impiego radioastronomico (come per esempio quello di
controcircuitare eventuali diodi di
separazione che non servono nel nostro caso).I componenti che seguono
il sommatore sono
esattamente quelli già noti perchè descritti per
la
figura 3.
Figura 8. Frange
caratteristiche di un interferometro a somma
La classica uscita di questo tipo di interferometro è
mostrata in
figura 8.
Si notino alcune peculiarità: i successivi massimi e minimi
delle frange seguono l'inviluppo della
risposta di una antenna singola, indicato col tratteggio (confrontare
con
figura 5);
le frange sono
unipolari con tensione di uscita sempre positiva o negativa, funzione
del verso del diodo detector
e dell'amplificatore D.C.
Figura 9. Schema a
blocchi di un interferometro a prodotto per microonde
Le escursioni in entrambi i domini della tensione di uscita
è invece una peculiarità
dell'
interferometro a
prodotto, il nostro pezzo più pregiato
perchè più completo.
Segue la descrizione del suo schema a blocchi, mostrato in
figura 9.
In questa circostanza i due segnali I.F. provenienti dagli LNB vengono
subito amplificati
dagli amplificatori di linea con l'intento di fornire un ragionevole
livello di potenza di rumore al
moltiplicatore analogico, un componente
non TV quindi un po'
estraneo in questo lavoro.
Nessuno si spaventi del nome: in pratica si tratta di un comune
mixer doppiamente
bilanciato, usatissimo nelle tecnologie a microonde che,
nella circostanza, viene utilizzato
come
"comparatore di fase",
un suo uso non frequente che può invece espletare
egregiamente. Infatti la sua uscita D.C. è proporzionale
alla differenza di fase tra i segnali
entranti, esattamente come richiesto. Se poi tale fase relativa
è dovuta alla rotazione della
Terra, ecco apparire le nostre frange mostrate nelle
figure 11 e 12.

Una avvertenza importante: il mixer usato è un prodotto
commerciale della
"MINI-CIRCUITS" siglato ZEM-4300, capace di moltiplicare tra loro
frequenze anche
superiori ai 4 GHz, che avrà, purtroppo, il suo costo (circa
80 dollari fine anni '90,
acquistato in USA). Ha dimensioni modeste (2 cm cubici) ed è
equipaggiato con 3
connettori SMA femmina. Ai terminali contrassegnati
R e
L applicheremo i
nostri
segnali I.F.; dal connettore
I
è prelevabile la componente D.C. rivelata, che
applicheremo
al solito stadio amplificatore di D.C. Un DISPLAY mostrerà
infine le frange.
Inutile dire che può essere utilizzato qualsiasi mixer
doppiamente bilanciato eventualmente
acquistato a prezzo di surplus in qualche mercatino dell'usato
radioamatoriale.
E' necessario che il dispositivo possa operare fino ai 2 GHz e che
metta a disposizione
la I.F. zero, abbia cioè l'uscita rivelata in continua.
In ultima istanza non è da trascurare neanche l'ipotesi di
autocostruirselo, anzi, ma si
richiederà la buona competenza tecnica dell'amico
radioamatore OM.
Figura 10. Una vista
cittadina per l'interferometro a prodotto
La figura 10 mostra
questo interferometro installato su un cavalletto con posizionatori
meccanici e con azimut ed elevazione lette su goniometri di grande
diametro.
Le antenne di 65 cm di diametro distano circa 2 metri.
Il tracciato è abbastanza rumoroso.
A causa del piccolo diametro delle antenne usate è stato
usato il massimo guadagno
degli amplificatori. Una miglior qualità richiederebbe
antenne di maggior diametro.
La forte intensità dell'emissione solare a microonde
permette di usare minor
amplificazione con il risultato di mostrarci un tracciato da manuale,
spettacolarmente pulito e molto simmetrico.
Per concludere sottolineo che l'ottener frange di interferenza con un
impianto
amatoriale costituisce di per sè un successo, ma chi da esse
volesse ricavare ulteriori
informazioni (mappine del radio cielo?) dovrà
necessariamente approfondire alcune
questioni tecniche di gestione dati di cui si parlerà
probabilmente in altre circostanze.
Sembra inoltre quasi scontato che la ricerca di radiosorgenti meno note
di quelle
citate fino ad ora richiederà l'utilizzo di antenne di
diametro superiore al metro.
Bibliografia e note
[1] Radioastronomia didattica ed amatoriale, G. Tomassetti.
Rapporto tecnico IRA-CNR 270/98
[2] Elementi di tecnica Radioastronomica,
G. Sinigaglia, collab G. Tomassetti, editrice C&C, 2a edizione
1983
[3] Due radiotelescopi da costruire sotto casa, G. Sinigaglia, G.
Tomassetti,
l'Astronomia n. 15, pp. 40-49, 1982
[4] Un interferometro didattico numerico complesso,
A. Gallerani, G. Minarelli, G. Tomassetti,
Rapporto tecnico IRA-CNR 349/2003
[5] Sussurri dal Cosmo, F. Falcinelli, Soc. Edit. Felsinea srl,
Bologna, 1997
[6] Il più semplice ed economico modulo di acquisizione dati
controllato da PC,
F. Falcinelli, ELETTRONICA FLASH 171, 1998.
Si consulti per info
http://www.radioastrolab.it/ra/
[7] La ditta MINI-CIRCUITS produce molti tipi di mixer che possono
vantaggiosamente sostituire il tipo menzionato nel testo, usato
perchè disponibile.
Il distributore italiano dovrebbe essere la ditta Micro Elit di Milano.
Dati tecnici via internet:
http://www.minicircuits.com/
[8] L'Autore può, privatamente, fornire l'indirizzo di un
radioamatore
che costruisce amplificatori in banda X
[9] Esperimenti di Radioastronomia amatoriale, G. Tomassetti, in
preparazione
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