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SETI@home ITALIA NEWSletter scientifica # 06 del 28.02.2001
Distinguere possibili segnali
extraterrestri dal rumore e dalla RFI
di Eric Person, Dan Werthimer, Jeff Cobb, Matt Lebofsky
Titolo originale:
"Distinguishing
Possible Extraterrestrial Signals From Noise and RFI"
Traduzione in italiano di
Antonio
Gerli & Bruno
Moretti Turri IK2WQA
Pubblicazione a cura di
SETI
ITALIA G. Cocconi
Hai
un computer? Partecipa con noi alla ricerca scientifica!
Grazie alla potenza di calcolo fornita dai milioni di partecipanti a
SETI@home ogni giorno
viene individuato un incredibile numero di segnali interessanti.
Ad esempio, i partecipanti a SETI@home hanno rilevato un totale di
478.716
picchi
(spikes, segnali forti) nei dati raccolti dal radiotelescopio
di Arecibo in un periodo di 16 ore
il 13 novembre 2000. Questo numero di picchi è tipico di
ogni periodo di 16 ore.
Chiaramente ci aspettiamo che la maggioranza di questi picchi sia
originata da rumore di fondo
(noise, radioonde di emissione naturale) o dalla Terra
(interferenza
da radio frequenza - RFI),
non da una civiltà extraterrestre. Ma come possiamo
distinguerle?
In questa newsletter mostreremo alcune caratteristiche comuni dei
picchi rilevati dai client
SETI@home e mostreremo anche alcuni metodi per separare i segnali
generati dal rumore
o dalla RFI da quelli che sono interessanti per la loro (possibilmente
extraterrestre) origine.
Una cascata
Cominciamo dando un'occhiata più da vicino ai picchi
menzionati poco più sopra.
Per renderci conto di come questi picchi siano distribuiti, abbiamo
tracciato su di un grafico
ogni picco in base al tempo ed alla frequenza al quale è
stata rilevato.
La figura 1 mostra i picchi rilevati, con la frequenza (in
unità di MHz) lungo l'asse orizzontale (x)
e con il tempo (in secondi a partire dall'inizio del periodo di 16 ore)
lungo l'asse verticale (y).
Questo tipo di grafico è chiamato "a cascata",
perché il suo aspetto ricorda quello di un velo
di acqua cadente.
Nota inoltre che l'intensità del segnale (o "potenza" -
"power") di ogni spike ha un codice di colore:
Quindi, le spikes più forti rilevate nei dati sono blu,
mentre le più deboli sono marroni.
Le spikes più forti sono quasi certamente di origine
terrestre, dato che richiedono grosse quantità
di energia per essere generate, e l'intensità di un segnale
in arrivo dallo spazio profondo dovrebbe
dissiparsi considerevolmente nel raggiungere la Terra.
Riduzione della
densità della cascata: visualizzare le spikes ad una
specifica lunghezza di FFT
Ci sono così tanti segnali mostrati nella figura 1 che
l'immagine è troppo affollata per poter
distinguere un qualsiasi schema nei dati. Se invece selezioniamo un
sottoinsieme dei dati,
come per esempio solo quelle spikes rilevate ad una lunghezza di FFT di
16k,
il grafico diventa meno affollato e cominciano ad emergere degli
schemi.
La figura 2 mostra solo le spike rilevate ad una lunghezza di FFT di
16k (un totale di 17.464 spikes).
Nota le linee verticali a 1.419 e 1.421 MHz.
I segnali rilevati a queste due frequenze non arrivano dagli
extraterrestri;
invece si tratta di segnali di controllo (anche chiamati
"uccellini","birdies") che immettiamo apposta
nel ricevitore del radiotelescopio per essere sicuri che la
strumentazione ed il software lavorino
correttamente. Nota inoltre che ad una lunghezza di FFT di 16k
riceviamo principalmente segnali
con una intensità inferiore a 100.
La
distribuzione della potenza delle spike
Diamo un sguardo più approfondito alla potenza del segnale
delle spike.
La figura 3 è un istogramma che mostra il numero di spike
scoperte a diverse intensità.
Avvisiamo che l'asse verticale (y) ha una scala logaritmica in
base 10.
Le scale logaritmiche sono utili per esporre dati con serie molto
lunghe, come nel caso in cui
il numero delle spike ad una determinata potenza varia da 0 a
100.000.
Avvisiamo anche che il limite superiore dell'asse orizzontale (x)
è 1.000.
Noi vediamo dai punti blu che appaiono in Figura 1 quelle potenze di
spike che puossono avere magnitudini
oltre 100.000. Infatti, non c'è limite superiore alla
potenza che una determinata spike può
avere;
ci sono spike in questo esempio con potenze che si estendono oltre 13
cifre. Questa potenza
è troppo grande anche per una scala
logaritmica e le spike di bassa potenza sarebbero raggruppate
tutte sulla sinistra e sarebbe difficile discernere dei modelli. La
stragrande maggioranza delle spike
ha potenze inferiori a 200, ergo noi restringiamo la potenza a 1.000
così da vedere più chiaramente
la distribuzione delle spike.
Come puoi vedere, la Figura 3 ha un modello molto
interessante.
I picchi più alti sulla sinistra del grafico sono
localizzati alle potenze di 44, 88 e 176, derivanti
da spike scoperte da analisi che usano lunghezze di FFT di 32k, 64k e
128k, rispettivamente.
Come aumenta la lunghezza di FFT, la potenza dei
segnali è più alta; questo compensa il
fatto
che i valori sono amplificati per le analisi a FFT lunga.
Quindi, analisi compiute ad una lunghezza di FFT di 128k non
scopriranno segnali più deboli
di 176, ecc. Analisi che usano FFT più lunghe sono migliori
per rivelare spike a banda stretta
che vedi alte nel grafico. La gobba sulla destra del grafico,
approssimativamente con una potenza
di 700, è il segnale di prova che noi iniettiamo (lo stesso
segnale prova visibile in Figura 2).
Questo segnale prova ha prodotto una gobba in Figura 3 piuttosto che
una vetta acuta perché
può variare in termini di potere relativo.
(La media è 700, ma una prova singola
può essere
più debole o più forte di 700.)
Se noi rimuoviamo questi "uccellini" di prova dai dati, la gobba
scompare, come mostrato in Figura 4.
Distribuzione
della potenza ad una lunghezza di FFT di 128k
Esaminiamo un sottoinsieme della distribuzione delle potenze, prendendo
solo le spikes rilevate
dalle analisi usando una lunghezza di FFT di 128k, con i segnali di
controllo rimossi.
La Figura 5 mostra la distribuzione dell'intensità di questi
segnali.
Come già menzionato, un'analisi di SETI@home usando una
lunghezza di FFT di 128k riporta
solo le spikes con potenza superiore a 176.
Nota la piccola gobba sulla sinistra del grafico, centrata su di una
potenza di 95.
Non abbiamo ancora alcuna spiegazione per queste spike.
Che
tipo di distribuzione ci si dovrebbe aspettare dal rumore?
Nella Figura 5 qui sopra, molte spikes sono rilevate appena sopra il
limite di 176,
sempre meno segnali sono rilevati a potenze superiori. Si rileva che
questa caduta esponenziale
segue lo stesso schema di distribuzione di un Chi quadrato con due
gradi di libertà.
E' interessante notare che la distribuzione di potenza che ci si
aspetterebbe dal puro rumore
segue anch'essa questo stesso schema. Di conseguenza, la stragrande
maggioranza di segnali
che seguono questo schema possono essere attribuiti al rumore.
Molti dei segnali rimanenti che non seguono lo schema del rumore (come
l'eccesso di segnale
con potenze fra 225 e 500) sono principalmente (se non addirittura
integralmente) dovuti
ad interferenza da radio frequenza.
Fortunatamente, il numero di questi segnali di RFI è molto
basso (circa 1% dei segnali rilevati).
Naturalmente un segnale extraterrestre potrebbe essere infilato da
qualche parte nello schema
del rumore o nella parte che noi attribuiamo alla RFI. Ulteriori
analisi vengono fatte
per determinare quali spikes (se ve ne sono) derivano costantemente da
specifiche locazioni celesti.
Una spike che si ripete regolarmente dalla direzione di una determinata
stella, ad esempio,
sarebbe un candidato per un'origine extraterrestre. In questa maniera
speriamo di separare
segnali prodotti da una civiltà extraterrestre dai segnali
causati dal rumore, da eventi sulla Terra,
da satelliti o da eventi astronomici naturali.
Conclusioni
Delle 478.716 spikes di cui ci siamo occupati in questa newsletter,
circa il 3%
sono segnali di controllo ("uccellini") che noi stessi immettiamo nei
dati,
e circa il 96% segue uno schema attribuibile al rumore.
Attualmente attribuiamo il restante 1% dei segnali alla RFI ed alle
anomalie tecniche
(la piccola gobba nella Figura 5 potrebbe rivelarsi come una di queste
anomalie).
Analisi più sofisticate sono in corso per determinare quale
di questi segnali arrivi
costantemente da una posizione specifica del cielo,
caratteristica che potrebbe indicare una comunicazione extraterrestre.
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ITALIA G. Cocconi
Copyright © 2008 University of California
Versione italiana Copyright © 2008 Bruno Moretti Turri
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