
I Musei del Castello sono la gloria non solo del Castello quanto di tutta la
città. Le raccolte artistiche del Castello Sforzesco ebbero un ordinamento
quasi definitivo solo negli anni fra il 1954 e il 1963, ad opera degli architetti
Barbiano di Belgioioso,
Peressutti e
Rogers. Nelle trentadue
sale che compongono il museo trovano sistemazione: un museo di scultura,
prevalentemente lombarda, alcune rilsalenti al basso impero e all'epoca bizantina;
una raccolta di mobili formata da esemplari che vanno dai cassoni tardo gotici del
XV secolo ai trumeau laccati veneziani del XVIII secolo; una pinacoteca, con opere
prevalentemente lombarde, comprendente numerosi dipinti di grandi artisti di varie
epoche; una raccolta di ceramiche, oreficerie, bronzi, avori, ferri battuti e vetri;
il
Museo degli Strumenti Musicali Antichi che, per la sua raccolta, può
essere considerato l'unico in Europa. Fra i numerosi capolavori dei Musei, uno dei

più noti è la
Pietà Rondanini, l'ultima opera di
Michelangelo che vi lavorò fino alla vigilia della sua morte.
Chiaramente incompiuta, come si può rilevare dal braccio pendente nel vuoto,
alla sinistra di chi guarda, era stata concepita dall'artista con il Cristo in
posizione diversa e, addirittura, con un'altra testa. La scultura, che poggia su una
stele funeraria d'epoca tardo-romana, fu acquistata nel 1952 dal Comune di Milano
dalla collezione dei
Marchesi Rondanini di Roma. Qualcosa di medievale e al
tempo stesso modernissimo, svincola il capolavoro dal suo tempo, dalla concezione
rinascimentale, in un superamento della forma verso l'espressione soltanto dello
spirito. Le due figure, estenuate, sono quasi fuse insieme in un ultimo, disperato
abbraccio. Citiamo inoltre, il
Monumento Funebre di Bernabò Visconti,
eseguito verso il 1357 da
Bonino da Campione. L'artista luganese si distingue
per la notevole sodezza plastica con cui modella cavallo e cavaliere, ambedue
terrificanti nella loro potenza contenuta. Il monumento proviene dalla cripta della
chiesa di
San Giovanni in Conca. In una sala delle collezioni, inoltre, sono
conservati tre importantissimi cicli di affreschi di scuola lombarda. Fra tutti, i
più belli sono quelli che illustrano la
Storia di Griselda, tratta da
una novella di
Boccaccio. Gli affreschi provengono da una sala del
Castello
di Roccabianca (fra Parma e Fidenza) e furono eseguiti fra il 1446 e il 1460 da
un anonimo maestro vicino a
Niccolò da Varallo, che li dipinse a
chiaroscuro di verdeterra per
Pier Maria Rossi, condottiero dei
Visconti,
amico di
Lorenzo il Magnifico e signore di Parma, in onore della donna amata,
la bellissima
Bianca Pellegrini d'Arluno. Gli affreschi, in ventiquattro scene,
appartengono al più puro stile gotico internazionale: la realtà vi
è osservata con attenzione curiosa, dove tuttavia ogni particolare è
proiettato in modo irreale.