Il testamento di Jean Meslier 


Jean Meslier, prete di campagna, si annovera tra i più radicali critici dello stato medioevale già nei primi decenni del 1700, é quasi un simbolo delle contraddizioni ormai insanabili dell'organizzazione sociale del tempo. Egli stesso, infatti, apparteneva al Clero che era uno dei ceti titolari di quei privilegi feudali oggetto delle denunce dei filosofi illuministi. Nel testamento da lui scritto nel 1729 si possono ritrovare analisi ed esortazioni che già prefigurano parole d'ordine della Rivoluzione Francese e delle analisi degli scrittori comunisti durante la Rivoluzioni Industriale. Disincantato e sorprendente il giudizio che lui, prete, da della religione : ......tutte le religioni del mondo sono, ......nient'altro che invenzioni umane, e che tutto ciò ch'esse ci insegnano, e ci obbligano a credere, è soltanto errore, illusione, menzogna, impostura.

E più avanti, quasi ad echeggiare C. Marx, Jean Meslier afferma :...questo ammasso di religioni e di leggi politiche non era che un cumulo di misteri di iniquità ...e proprio con quel mezzo che i Vostri preti vi tengono miseramente schiavi...e con questo odioso mezzo che i principi e i potenti della Terra vi derubano, vi calpestano, vi opprimono, vi distruggono, vi tiranneggiano col pretesto di governarvi e di mantenere il bene pubblico . Risulta chiara la denuncia del ruolo del Clero nel mantenere i privilegi dei nobili attraverso l'uso politico della religione. Ma è lo Stato nel suo complesso che viene criticato quale insieme di istituzioni organizzate per assicurare gli interessi della nobiltà : Non si vedono più ormai, fra coloro che detengono le più alte cariche dello Stato se non meschini adulatori pronti ad approvare i loro turpi disegni ad inseguirne gli ingiusti ordini e le ancor più ingiuste ordinanze. Tali sono nella nostra Francia i giudici e i magistrati del Regno...i quali sono capaci solo di giudicare le cause private e di sottoscrivere ciecamente tutte le ordinanze dei loro Re che non oserebbero contrastare. La denuncia continua nei confronti dell'intera organizzazione amministrativa del Regno Francese : intendenti delle Province, governatori delle città, comandanti militari, ufficiali, soldati che non servono che a sostenere l'autorità del tiranno. Impiegati, controllori, gabellieri, sbirri, guardie, ufficiali giudiziari che come lupi affamati mirano soltanto a divorare la preda, saccheggiando e tiranneggiando il popolo oppresso avvalendosi del nome e dell'autorità del Re.

La burocrazia del regno creata per sfruttare il popolo, come la nobiltà, corrotta, usa le leggi per opprimere il popolo in nome del Re ricavandone anche direttamente privilegi economici. Questa lucida analisi dell'organizzazione statale, seppur semplice nell'esposizione, prefigura quella che sarà effettuata, in un modo assai più articolato, da Montesquieu ne Lo spirito delle leggi che sta a fondamento della separazione dei poteri. Dopo la denuncia Meslier nel suo testamento, passa a richiamare il popolo alla ribellione. Il popolo, se unito,  potrà sconfiggere la tirannide : la vostra salvezza è nelle vostre mani, la vostra liberazione dipenderebbe solo da voi se riuscirete a mettervi d'accordo.

Non a torto questo curato di campagna è descritto dai commentatori come ateo e comunista. Diceva infatti Meslier : Unitevi dunque uomini se siete saggi unitevi tutti se avete coraggio per liberarvi dalle vostre comuni miserie . E da voi dalla vostra laboriosità, dal vostro lavoro che nasce l'abbondanza di beni e delle ricchezza della Terra.... E' il lavoro dell'uomo che permette di trasformare la natura creando ricchezza che il popolo deve tenere per se: teneteveli per voi e per i vostri simili (i beni prodotti), non date niente a questi superbi e fannulloni.

La necessità dell'unità delle classi più povere viene unita all'esortazione al mutuo soccorso, all'aiutarsi l'un l'altro che prefigura il motto rivoluzionario : Libertà, Uguaglianza e Fratellanza partendo indubbiamente dalle origini della dottrina cristiana che non può che aver, comunque, avuto il suo peso nella formazione intellettuale dell'autore. Così come più avanti si può notare quando si richiama alla necessità di : mantenere viva la giustizia e l'equità ovunque, nel lavorare in pace e nel vivere tutti in una società ordinata, nel mantenere la libertà e, infine, nell'amarvi l'un l'altro....

 

NOTA BIOGRAFICA :

Jean Meslier (1664 - 1729), nato a Mazerny (Champagne), avviato alla carriera ecclesiastica presso il seminario di Reims per compiacere ai suoi genitori, ordinato sacerdote nel 1688, diventa parroco di Etrèpigny, un paesino ai margini delle Ardenne : qui, per quarant'anni traascorre l'oscura esistenza d'un curato di campagna fino a quando non riuscendo ad ottenere giustizia in una lite con un feudatario, preso dalla disperazione decide di uccidersi (lasciandosi morire di fame) dopo aver scritto, in tre copie il suo testamento. Questo incredibile testo , materialista e ateo, comunista e rivoluzionario, è uno dei più violenti atti d'accusa contro l'Ancienne Régime e la religione cristiana (considerata il puntello della tirannide). Voltaire, nel 1762 pubblicherà degli estratti dell'opera (tralasciando gli spunti più radicali), rendendo immediatamente famoso questo prete rivoluzionario.


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