Il "testamento" di Jean Meslier

Jean Meslier (1664-1729), nato a Mazerny (Champagne), avviato alla carriera ecclesiastica presso il seminario di Reims "per compiacere ai suoi genitori", ordinato sacerdote nel 1688, diventa parroco di Etrépìgny, un paesino ai margini della foresta delle Ardenne: qui, per quarant'anni, trascorre l'oscura esistenza d'un curato di campagna fino a quando, non riuscendo ad ottenere giustizia in una lite con un feudatario, preso dalla disperazione, decide di uccidersi (lasciandosi morire di farne) dopo aver scritto, in tre copie, il suo"testamento". Questo incredibile testo, "materialista e ateo, comunista e rivoluzionario", è uno dei più violenti atti d'accusa contro l'Ancien Régime e la religione cristiana (considerata il puntello della tirannide). Voltaire, nel 1762, pubblicherà degli estratti dell'opera (tralasciando gli spunti più radicali), rendendo immediatamente famoso questo prete rivoluzionario. Riportiamo alcuni passi tratti dagli ultimi capitoli (XCVIII-IC).

E così chiaramente dimostrato, attraverso gli argomenti finora da me addotti, che tutte le religioni del mondo sono, come ho detto all'inizio della mia opera, niente altro che invenzioni umane, e che tutto ciò che esse ci insegnano, e ci obbligano a credere, è soltanto errore, illusione, menzogna, impostura [...]. E poichè tali errori, illusioni e imposture sono la fonte e l'origine di infiniti mali, abusi e nefandezze, e la stessa tirannide, sotto cui gemono tanti popoli della terra, osa ammantarsi del bello quanto falso e odioso pretesto della religione, allora ha avuto ragione nel dire che tutto questo ammasso di religioni e di leggi politiche non era che un cumulo di misteri di iniquità. Sì, cari amici, non sono che misteri di iniquità, anzi, odiosi misteri di iniquità [...]. Infatti è proprio con quel mezzo che i vostri preti vi tengono miseramente schiavi sotto il giogo odioso e intollerabile delle loro sciocche e vane superstizioni, con la scusa di volervi guidare felicemente a Dio; ed è con quello stesso mezzo che i prìncipi e i potenti della terra vi derubano, vi calpestano, vi opprimono, vi distruggono, vi tiranneggiano col pretesto di governarvi e di mantenere il bene pubblico. Vorrei che la mia voce potesse essere ascoltata da un'estremità all'altra del regno, o meglio ancora da un capo all'altro della terra; griderei con tutte le mie forze: siete pazzi uomini! Siete pazzi a lasciarvi guidare in tal  modo, e a credere così ciecamente tante sciocchezze! Io farei loro capire che sono nell'errore, e che coloro che li governano li ingannano. Svelerei loro questo mistero di iniquità che li rende dovunque così miserabili e infelici, e che sarà indubbiamente nei secoli futuri l'obbrobrio e la vergogna dei nostri giorni [...]. Rimprovererei loro la vigliaccheria di lasciar vivere per tanto tempo dei tiranni e di non scuotere definitivamente il giogo odioso del loro tirannico governo. Dove sono finiti i generosi tirannicidi dei secoli passati? Dove sono i Bruto e i Cassio? [...]. Dove sono i generosi difensori della libertà che cacciarono i re e i tiranni dando licenza a chiunque di ucciderli? [...]. Perché non vivono ancora questi degni e generosi tutori della libertà comune? Perché non vivono ancor oggi per cacciare tutti i re della terra, opprimere tutti gli oppressori e restituire la libertà agli uomini? [...]. No, non esistono più uomini così grandi, spiriti così nobili e generosi, che si esporrebbero alla morte per salvare la patria, preferendo la gloria di una morte generosa alla vita disonorata dalla viltà. E bisogna dire che, vergogna degli ultimi secoli e del nostro, non si vedono più nel mondo se non vili e miserabili schiavi della grandezza e della potenza esorbitante dei tiranni. Non si vedono più ormai, fra coloro che detengono le più alte cariche dello Stato, se non meschini adulatori pronti ad approvare i loro turpi disegni, ad eseguirne gli ingiusti ordini e le ancor più ingiuste ordinanze. Tali sono nella nostra Francia i giudici e i magistrati del regno, come quelli di tutte le più grandi ed importanti città, i quali sono capaci solo di giudicare le cause private e di sottoscrivere ciecamente tutte le ordinanze dei loro re, che non oserebbero contrastare. Tali sono gli intendenti delle province ed i governatori delle varie città, che servono solo a far eseguire ovunque quelle stesse ordinanze, tali sono i comandanti militari, gli ufficiali e i soldati che non servono se non a sostenere l'autorità del tiranno e ad eseguirne rigidamente gli ordini, a spese di un popolo miseramente oppresso, che metterebbero anche a ferro e fuoco la loro patria se, per capriccio o ricorrendo a qualche assurdo pretesto, il tiranno glielo ordinasse; d'altra parte sono tanto pazzi e ciechi da considerare un onore consacrarsi interamente al suo servizio come miserabili schiavi, costretti in tempo di guerra a rischiare per lui ogni giorno, anzi ogni momento, la propria vita, in cambio di una vile mercede quotidiana, senza parlare poi delle infinite altre canaglie, impiegati, controllori, gabellieri, sbirri, guardie, cancellieri, "sergenti", ufficiali giudiziari, che come tanti lupi affamati mirano soltanto a divorare la preda, saccheggiando e tiranneggiando il popolo oppresso, avvalendosi del nome e dell'autorità del re, eseguendone rigidamente le ordinanze più ingiuste, ora sequestrando, ora tassando o confiscando i loro beni, e talvolta, cosa ancora più odiosa, colpendo le persone stesse imprigionandole, ricorrendo ad ogni sorta di violenze e sevizie, frustandole infine e condannandole alle galere, o persino ad una morte vergognosa. Ecco, miei cari amici, in che modo i vostri governanti impongono a voi ed ai vostri simili, con la forza e l'autorità, un detestabile mistero di orrori [...]. Voi sarete miserabili e infelici, voi ed i vostri discendenti, finché sopporterete il potere dei principi e dei re, sarete miserabili e infelici finché accetterete gli errori della religione e vi assoggetterete alle sue superstizioni [...]. La vostra salvezza è nelle vostre mani, la vostra liberazione dipenderebbe solo da voi, se riusciste a mettervi d'accordo; avete tutti i mezzi e le forze necessarie per liberarvi e per rendere schiavi i vostri stessi tiranni. I vostri tiranni, infatti, per quanto potenti e terribili possano essere, non avrebbero alcun potere su di voi senza voi stessi; tutta la loro potenza, tutte le loro ricchezze, tutta la loro forza, viene solo da voi: sono i vostri figli, i vostri congiunti, i vostri alleati, i vostri amici che li servono, sia in guerra sia nei vari incarichi che essi assegnano loro: essi non saprebbero far niente senza di loro e senza di voi. Essi utilizzano la vostra stessa forza contro voi stessi, per ridurvi tutti quanti in schiavitù [...]. Ciò non succederebbe davvero se tutti i popoli, tutte le città e tutte le province si coalizzassero e cospirassero insieme per liberarsi dalla comune schiavitù. I tiranni sarebbero subito schiacciati e annientati. Unitevi dunque uomini, se siete saggi, unitevi tutti se avete coraggio, per liberarvi dalle vostre comuni miserie. Incoraggiatevi tutti l'un l'altro ad intraprendere una così nobile, generosa e vitale azione. Cominciate intanto a comunicarvi in segreto i vostri pensieri e i vostri desideri, diffondete ovunque con tutta l'abilità possibile scritti simili a questo, ad esempio, che facciano conoscere a tutti l'inconsistenza degli errori e delle superstizioni religiose e che suscitino ovunque odio contro il governo tirannico dei principi e dei re. Aiutatevi tutti l'un l'altro per una causa tanto giusta e necessaria, e che coinvolge il comune interesse di tutti gli uomini [...]. Nei vostri presunti libri sacri è scritto che Dio butterà giù dai loro troni i prìncipi orgogliosi e farà sedere al loro posto uomini miti e pacifici [...]. E' detto anche che farà seccare le radici delle genti superbe e pianterà gli umili al loro posto [...]. Quali sono le genti orgogliose di cui è detto, negli stessi libri, che Dio farà seccare le radici? Non sono altro che i nobili fieri e orgogliosi che vivono fra voi calpestandovi e opprimendovi; non sono altro che gli orgogliosi funzionari che sono legati ai vostri principi e ai vostri re, tutti gli intendenti e governatori delle varie città e province, tutti gli esattori di taglie e imposte, tutti i vari gabellieri e impiegati, e infine tutti gli alti prelati e la gente di Chiesa in genere, vescovi, abati, monaci, grossi detentori di benefici, e tutti gli altri ricchi signori, dame e damigelle che non fanno altro che divertirsi e darsi alla pazza gioia in mille modi, mentre voi, poveretti, siete costretti a lavorare giorno e notte, ad affrontare tutta voi la fatica e a caricarvi di tutto il peso della società [...]. Il succo che nutre queste genti superbe consiste nelle grandi ricchezze e nelle ingenti rendite che traggono ogni giorno dal faticoso lavoro delle vostre mani; è da voi, dalla vostra laboriosità, dal vostro lavoro che nasce l'abbondanza dei beni e delle ricchezze della terra. 

E' questo succo abbondante, che essi prendono dalle vostre mani, a mantenerli, a nutrirli, a ingrassarli, a renderli forti, potenti, superbi e orgogliosi come sono. Volete far seccare completamente le loro radici? Basta che li priviate di questo succo abbondante che essi traggono per mano vostra dalla vostra fatica e dal vostro lavoro. Trattenete con le vostre mani tutte queste ricchezze e tutti i beni che producete in abbondanza col sudore del corpo, teneteveli per voi e per i vostri simili, non date niente a questi superbi e inutili fannulloni, che non fanno nulla di utile, e non date niente di tutto ciò a tutti questi monaci e questi ecclesiastici che vivono inutilmente sulla terra, non date niente a questi nobili fieri e orgogliosi che vi disprezzano e vi calpestano [...]. Unitevi tutti nella stessa volontà di liberarvi da questo odioso e detestabile giogo del loro tirannico dominio, nonché dalle vane e superstiziose pratiche delle loro false religioni. E così non vi sia tra di voi religione diversa da quella della saggezza e della moralità, da quella dell'onestà e della decenza, della franchezza e della generosità d'animo; non ci sia religione diversa da quella che consiste nell'abolire completamente la tirannide e il culto superstizioso degli dèi e dei loro idoli, nel mantenere viva la giustizia e l'equità ovunque, nel lavorare in pace e nel vivere tutti in una società ordinata, nel mantenere la libertà e, infine, nell'amarvi l'un l'altro e nel salvaguardare da ogni pericolo la pace e la concordia tra di voi [...]. Dichiaro infine, miei cari amici, che in tutto ciò che ho scritto e detto fin qui io non ho preteso che di attenermi ai soli lumi naturali della ragione e non ho avuto altra intenzione né altro scopo che quello di tentare di rivelarvi francamente e sinceramente la verità [...]. Non ho mai commesso alcun crimine o alcuna cattiva azione e in questo stesso momento sfiderei chiunque a rimproverarmi giustamente. Cosicché, qualora fossi ingiuriosamente e indegnamente trattato, oltraggiato e calunniato dopo la mia morte, ciò accadrebbe per la sola colpa di aver detto francamente la verità, come l'ho detta qui [...]. E' la forza stessa della verità che me l'ha fatta dire e non è che l'odio per l'ingiustizia, per l'impostura, per la tirannia e per ogni altra iniquità che mi fa parlare così [...]. A questo punto pensino, giudichino, dicano e facciano pure tutto ciò che vorranno, non me ne importa affatto [...]. Già ora non prendo quasi più parte alle cose dei mondo. I morti, tra i quali sto per andare, non si danno più pensiero, non si preoccupano più di niente. Finirò dunque questo mio scritto con il niente, anch'io sono poco più che niente e presto non sarò niente.


Hosted by www.Geocities.ws

1