|
|
Nastro Trasportatore
Alle 10.00 in punto del mattino, Yossarian era sul
Nastro Trasportatore, all'interno della sede di Amsterdam della M.F.
(Morte Facile, una multinazionale nata dall'espansione di una piccola
azienda di Manchester, la Raccolta Corporea e Crescita Sociale, che nel
giro di un paio d'anni aveva avuto uno sviluppo invidiabile su tutto il
vecchio continente). L'orologio nel corridoio mostrava che i tempi erano
stati rispettati.
Un'ora prima aveva varcato i cancelli del vasto complesso, aveva
indossato la tunica di similcarta che gli era stata consegnata e si era
sdraiato su di un lettino mobile. Quel lettino, gli avevano detto, era
stato pensato in modo da congiungersi con altri appena fuori dalla
stanza e formare il Nastro Trasportatore. L'iniezione che gli avevano
fatto avrebbe annullato la sua coscienza a mano a mano che si fosse
avvicinato alla Sala Cremazioni. Era quanto stabilito nel servizio: un'
iniezione di Amnesia e la cremazione. Questo era lo scopo per
cui esisteva la Morte Facile J.S.C.
Yossarian non si sentiva particolarmente triste. Anzi, si era
preparato con convinzione all'idea della morte volontaria su richiesta.
Perché continuare a vivere, poi? Aveva superato i sessant'anni, non
aveva famiglia, né interesse per la vita. Inoltre, il Comitato per lo
Spazio Vitale glielo aveva proposto così gentilmente. Era venuta una
bella ragazza dagli occhi verdi, molto umana, non una di quelle
pupattole burocratiche che si trovano dietro alle scrivanie degli
uffici. Gli aveva detto: "Signor Yossarian, ha mai pensato di ritirarsi
-proprio così aveva detto- e lasciare la sua unità abitativa a qualche
giovane in lista di attesa?". Non era stata ipocrita, perlomeno. Gli
aveva anche sorriso, con complicità.
Yossarian non aveva saputo dire di no. "Solo il tempo di sistemare
alcune cose" aveva risposto.
Gli sembrava che fosse passato tanto tempo, e invece erano trascorsi
solo tre giorni. Aveva gettato nell'inceneritore centrale del suo
condominio alcune fotografie; aveva restituito la carta di credito
annonaria e il numero di codice abitativo e aveva riconsegnato i suoi
libri al centro di raccolta: i libri non indispensabili venivano
utilizzati per produrre energia, tramite un convertitore. Aveva persino
scritto un biglietto d'addio a suo fratello Jossuf, che non vedeva da
anni (abitava nella conurbazione centrale, lui. Lì era più facile fare
carriera, aveva detto una volta). Ma lo aveva scritto solo per un senso
del dovere, quel biglietto, non perché si sentisse particolarmente
legato a suo fratello.
Una porta si aprì. Il lettino fu spinto in avanti da un addetto, un
ragazzone con le cuffie sulle orecchie. Chissà cosa stava ascoltando, si
chiese Yossarian. La faccia del giovane era priva di espressione.
Yossarian avvertì un'intensificarsi del suo battito cardiaco e si rese
conto di essere madido di sudore. "Strano" pensò, "la dose di Amnesia
avrebbe già dovuto cominciare a fare il suo effetto". Venne assicurato
al lettino con delle pinze di plastica. "Chissà perché queste
precauzioni?" si chiese. Sapeva che nessuno avrebbe potuto più tirarsi
indietro, dopo l'iniezione.
L'incoscienza in cui si cadeva, lo stato di sogno e di dimenticanza,
avrebbero tolto al morente volontario ogni istinto di conservazione.
Aveva anche sentito dire che la dose di Amnesia procurava un senso
di gelo, per cui il calore del forno crematorio sarebbe sembrato, per il
corpo che si disfaceva, un estremo e dolce tepore. Però Yossarian non
sentiva freddo, e continuava a ricordare tutto. Gli venne anche di
pensare a Sandra, una ragazza che aveva conosciuto tre anni addietro,
quando lavorava nel Servizio Riciclaggio. Sandra era una rossa
appassionata, che gli aveva mostrato il suo interesse, nonostante la
grande differenza di età. Un giorno era stata nell'unità abitativa di
Yossarian e gli aveva regalato se stessa. Poi si era distesa su di lui
tutta nuda e lo aveva massaggiato, premendogli i polpastrelli nella
schiena. In seguito però era sparita e lui non ne aveva saputo più
nulla. Aveva chiesto alla sua amministrazione, ma nessuno sembrava
ricordarla.
Dopo di allora, Yossarian era diventato un solitario e si era
estraniato dalla società. Aveva persino optato per un nuovo lavoro:
laborante di seconda classe nel Piano di annientamento sistematico dei
mutanti da radiazione di centrali nucleari. Un lavoro sporco, che pochi
volevano fare. In quel periodo aveva conosciuto Shiria, una bella donna
dai capelli neri, ma si drogava. Era completamente preda di un miscuglio
di crack e mescalina, di cui non poteva fare più a meno, e insisteva nel
raccontare a Yossarian le sue visioni. Diceva che nelle pieghe della
tenda si scorgevano le onde dell'eternità e che nel chiaroscuro di una
parete c'erano cadaveri in decomposizione o cavalli che scalpitavano fra
gli asteroidi.
Ma neppure quella storia era durata a lungo. Ora anche la mente
di Yossarian, come in preda ad attività telepatica, aveva cominciato
ad essere attraversata da pensieri non suoi. Gli sembrava di recepire le
parole dei mutanti, che in realtà erano strani esseri crestati incapaci
di esprimersi, mentre maledicevano la loro sorte. Ora però tutto
questo gli pareva lontano.
Al suo lettino mobile ne vennero aggiunti altri. Il nastro
trasportatore si andava allungando. Solo un leggero cigolio animava il
corridoio semibuio. Ma Yossarian aveva la sensazione che qualcosa non
andasse per il verso giusto. Sollevò la testa un istante e sbirciò il
volontario disteso subito dopo i suoi piedi. Non dava nessun segno di
vita. Allora perché lui come riusciva ancora a muoversi? Il lungo
nastro giunse davanti a un'altra porta. Questa vibrò, ronzò e poi si
spalancò, immettendo il nastro in un ampio salone. Avrebbe superato una
parete schermata, fra poco, e i corpi sarebbero stati scaricati
automaticamente nel forno.
Dietro una vetrata un uomo stava digitando davanti a un pannello di
controllo. Yossarian lo vide mentre questi lo guardava stupito. L'uomo
dietro la vetrata disse fra sé: "Cristo! Quello è ancora sveglio. E' la
seconda volta questa settimana". Ma distolse subito lo sguardo, con
un'alzata di spalle. "Inutile fermare il nastro" pensò. E poi,
riflettendo: "Però, potrebbero aumentare la dose nelle iniezioni. Mah,
contenti loro..."
Un pungolo spuntato dalla parete spingeva nel frattempo Yossarian
nel fianco, liberandolo dagli agganci sul lettino e facendolo
precipitare sopra una griglia infuocata. Lui avvertì per qualche secondo
le fiammate che gli bruciavano la carne viva e l'odore acre dei corpi.
Giuseppe Cerone
Tutti i diritti sono riservati |