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Vuoto il mio urlo    [submitted by UnSignore ]    

 

         < Ho sempre pensato che la realtà sia fatta

per quel genere di persone

che non sanno affrontare le droghe >     [ Tom Waits ]

 

 

vuoto il mio urlo

 

Fermo davanti alla vetrina di un ferramenta, il suo sguardo perso tra le forbici, ultimo modello super leggero, non curante del pericolo fluttua su quella lama travestita di candida calda innocenza, si specchia, non guardando scruta, perso nella nebbia dei suoi pensieri che rimbalzano proiettandosi stupiti di tanta riflescenza passando dall’accetta al rasoio. Tim pensava spesso a quella lama ad un unico gelido bacio,invece si presentava sempre un altro giorno; povero schietto stanco guerriero ormai pronto alla resa, alla definitiva sconfitta, sopraffatto dalla tua stessa arroganza dal tuo stesso progressivo passeggiare, riuscissi a dimenticarti a nascondere a te stesso cosa sei diventato, schernito deriso soffocato dalla tua sagoma, quel riluttante ammasso di grasso capriccioso, segno incontrastato della tua schiavitù, un tempo te ne vantavi, ti burlavi, pensando solo a soffocare quelle maledette voci che ronzavano sin dalla veglia; ora non ridi più, no che non ridi!

 

Nicole stava facendo un bagno, lasciandosi accarezzare giocava con la tenera schiuma che  avvolgendola le baciava i seni, nella stanza accanto i Tool suonavano la loro rabbia, indecifrabile gioia infondevano nel suo corpo. Vibrandole dentro riusciva a sentire, il calore delle loro dita,  splendidi oceani, mondi di fragile desiderio e notti  di cocente delirio le si barricavano davanti spingendo la chiamavano, avrebbe lasciato ogni cosa per poter assaporare ancora, per potersi rivestire di quella forza, di quella sazietà incontrastata e breve fino al punto di un nuovo spiraglio di fame, non difficile da saziare ma lenta nel suo incedere maledetto.

 

 

 

 

Laceranti avvenimenti

il lento trascorrere inquietando

tradiscono e affliggono

 

cupe nuvole si imbattono,

scuotono adombrando il tedio sole

 

fallimentari solitarie certezze si infrangono

 

uccidimi!

sputami e calpestami

ma non in vita

oh figlio del solito incubo

minaccioso, calpesti un terreno lastricato

 

 il mio sangue hai ingerito

ora freddo sgorga

 

 

 

è un gioco sporco                                                                     sempre più chiuso in un buio

un gioco fatto di calunnia e maldicenza                                       in cui non si sprofonda

in cui si riesce a campare                                                          annego schiacciato

frastagliando e disgustando                                                       per divenire cosa, per immaginare di non

non siamo più liberi missionari                                                   cantano e si trastullano infecondi pagliacci

ma schiavi del perverso,                                                           umori strepiti di inganno mi affettano

meraviglioso se è di tutti inganno                                               sconfinano nel silenzio

diventate e sperate di crescere                                                  solo poche note mi tengono raffermo

figli di un dio che si è scordato di voi                                          sbiadito umido stanco alla fine sono

e vi supplica di ascoltarlo                                                          vinto!

 

 

 

 

 

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