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E mentre leggo mi sento morire [
altra lettera d’amore mai recapitata ]
[ scritto sotto l’esplicita
influenza indotta da “I Sotterranei” di Jack Kerouac –un libro da POSSEDERE]
< La prima volta che la vidi, da Larry O’Hara,
nell’angolo, ricordo, avvicinai il viso al suo per parlare di libri,
lei aveva volto la faccia accosto alla mia, era un oceano di cose che si
squagliavano ed affondavano,
avrei potuto nuotarci, avevo paura di tutta quella ricchezza e volsi lo
sguardo >
Jack Kerouac, I Sotterranei,
1958
E quella fu la cara dolce calda Suede,
e sono mesi ormai che il calore del suo
corpo (essenza divina lo chiamavo) non scalda più le mie mani.
Sono mesi ormai che è finita.
Diciannoveottobremillenovecentonovantacinque,
ricordo ancora:
bollente mattina di “vacanza”, niente droghe; solo le sue mani, così innocenti e così volgari, il suo corpo freccia & bersaglio, immagine ed emozione, yin e yang, B/N, opposti e complementari. E lui… ancora non c’era.
Lei e Me, cosa significava?
Per Sempre, cosa intendeva?
All’infinito, a che si riferiva?
Quell’estate (oh, che estate: onore +
gloria ai brutti anatroccoli che si finsero cigni).. che sorte. C’era davvero bisogno
della morte di uno di noi per
smuovere terre ed acque?
– forse no però morì lo stesso, ma è un’altra storia, penosa e triste, e
quasi mi viene da piangere quindi no che non ne parlo..
Quell’estate… anzi, quasi estate, e noi
tre (i soliti Io, Hart e Cody), prima di passare a festeggiare la fine
dell’Innocenza, pensiamo bene di dare un avvio al futuro (anche se forse un
futuro non c’è – ma lo dicevano vent’anni fa i punk e, bene & male, venti
anni di fatto sono passati e quindi, forse, il futuro c’è ma è oggi..).
Ed ecco lì, in un universo TUTTOMIO,
sordo e buio (sfondo blu notte e tiepido lampione giallo in fondo alla strada),
la vedo, per la prima volta, forse la tocco – non ne sono sicuro, non
ricordo; lunghi lisci capelli
castani, lucenti grandi occhi verdi, bella e bellissima, unica, più un bel “ LA
RIVEDRO’ ? ” che fa tanto Sturm und Drang.
E si che la rividi, ma non nella
migliore delle situazioni: io infognato tra alcool, donne (rifiutate) e
pensieri peccaminosi, lei impantanata in storie davvero singolari tra
ex-tossici e compagni di sbronze.
Dolce fanciullo fiore talco-profumato,
come volevo odorare la sua freschezza e toccare la sua essenza.
E la toccai.
La congiuntura favorevole fu il momento
in cui il compagno di sbronze si stufò di lei (ed intanto io mi divertivo con
il buon vecchio Cody a trucidare vuote bottiglie di birra contro l’asfalto).
Capitai lì per caso, come per caso si
può assistere ad un incidente o ad un terremoto. Ed era proprio un terremoto:
di emozioni, lampi, fuochi e tizzoni in me che mi squasso e struggo e,
soprattutto e definitivamente, senza scampo alcuno, mi innamoro.
E poi le chiedo se la posso chiamare,
ed il suo numero lo so già a memoria (e com’è facile imparare le cose amate), e
sono già ore che parliamo, e.
E via coi discorsi di represse
frustrazioni, malinconie e infinite tristezze, e dai che sei bella (a dir poco
– penso in cuor mio) e, come dici? Anch’io? Ma no, dai… e già siamo “migliori
amici” e ti adoro e ti voglio bene e tutti quanti dicono I LOVE YOU, proprio
come Woody Allen.
Ed arriva il primo pomeriggio DA SOLI,
quando sarebbe dovuto accadere tutto ed invece non accade nulla. Ci si guarda
intorno, tra paludosi stagnoni e nuvole cangianti (a me quella sembra un cuore,
ma provo timore a parlarne), e si fa già ora di riportarla a casa, ed è anche
l’ora che già mi manca e non riesco a sopprimere la pressione di vivere senza
lei.. chissà come farò?
Dopo averla accompagnata, a metà
strada, così, senza alcun preavviso, l’impeto e la passione mi assalgono per davvero
e per la prima volta, e mi afferrano e violentano e mi fanno ancora una volta
venire voglia di piangere ed in effetti piango un po’ e quindi batto giù
quattro frasi senza grande originalità – ma con grande impatto emotivo, per
carità! – sulla ormai defunta databank, frasi che riporto poi su di un foglio
spedito e – maledette poste! – mai recapitato.
Ma poi, qualche giorno dopo, tutto va
aggiustandosi, e sono lo sposo promesso ed amo la mia sposa che gaia si offre a
me in tutta la sua umida sensuale femminilità con tale forza da rendermi
impotente e impaurito.
Con tale forza da schiantarmi giù e
quindi rimettermi in sesto per poi schiaffarmi nuovamente a terra: gioia e dolore e sacrificio e
piacere. Ah, il piacere; sudori e fiatoni e allegri attacchi d’asma in case in
campagna buie e fredde, comunitarie case di Piacere.
Ma questo fu decisamente dopo, perché
primo e vero grande piacere fu consumare l’estatica magia della vicinanza dei
nostri corpi:
Scintille
e Tizzoni Ardenti
Alta
Tensione
Pura
& Semplice Magia, gente!
Ma ecco che,
anche dopo il miglior acido, o la più
grande scopata fatta in vita, si fa avanti il cosiddetto DOWN.
La sua bellezza – a dire il vero lo
avevo captato fin dall’alba della nostra relazione – sembra mutare in peso o
peggio zavorra legata alla mia gamba per farmi annegare.
Io così timido ed insicuro, io che mi
nascondo dietro lunghi ricci capelli multicoloured e sbadate sbiadite immagini
di me, io, che sono proprio così, e che mi trovo tra le mani una storia così
formidabile e fondamentale e così importante che NO, non posso non dare e darle
tutto me stesso, ma… come faccio a camuffare la mia paura?
Paura di essere tradito, abbandonato,
sbeffeggiato, macellato.
E comincia a crollare la mia fortezza di
sicurezza + self control, mentre lei si ostina ad evolvere con supersexy
fascianti indumenti neri e, di
contro, minigonne troppo parsimoniosamente elargite.
Il controsenso vive in noi.. e fu così
che ebbe inizio la fine.
E’ vero che sono troppo avido di lei
(così bella e gommosa, amore unico e solo, caldo corpo da abbracciare e baciare
e leccare, calde colline da desiderare/bramare), ed è vero che non sei più tua
ma già mia (la mia Suede, la mia bambina, miamiatuttamia!, mia), beh, è
forse una colpa-maledetta-colpa? E’ forse stato premeditato, malignamente
maliziosamente concepito e preventivato?
O forse era solo semplice “banale”
sentimento, o?
E non è forse vero che con i miei
lascia & prendi (ti lascio & ti riprendo) ho fiaccato irrimediabilmente
(no!) l’unione?
La verità alberga felicemente nei cuori
che non temono le ammissioni di colpa.
Ahi che pena i morti pomeriggi persi a
scannarci e urlarci contro (folli!), come abbiamo potuto smarrire la magia?
Come
Abbiamo
Potuto?
E dicevo che fu così che ebbe inizio la
fine, ed infatti fu per i suoi personali bisogni di libertà non vigilata che
l’amico/futuro-nemico Cody acquistò piena libertà di squallido abbordaggio,
approfittando soprattutto della mia regolare dipartita settimanale per motivi
di studio.
Dopo le prime canne ed i primi litri di
lambrusco alle mie spalle (coltelli di bassa lega che si conficcano alle mie
spalle), capisco che è tutto sbagliato e che è ora di staccare
E la magia termina
E forse non ci amiamo più
E lei non mi “adora” più
E non mi desidera più
E non mi ama più
E io non posso truffarmi e so di amarla
ancora e più di prima
E quindi vado e me la riprendo o almeno
tento, e le giuro le mie verità (forse mi crede – forse mi comprende) ma è
sorda, o muta, o priva di sentimenti.
E ci tiene troppo alla Sua Amicizia, e
non mi permetterà di rovinarLa e sai che ti dico? che forse è davvero troppo
tardi.
Ed è in occasione di un innaturale
sordo sabato sera – fragore del rumore bianco – come il “presente e vivo” che
ti chiedo:
accendi una candela
e lasciala bruciare & consumare completamente, così come io brucio e
consumo questa mia esperienza terrena con un profondo squarcio ai polsi, dai
quali, proprio adesso, vedo sgorgare sfavillante stupefacente sangue rosso
porpora, e dai quali, e con esso, proprio adesso, vedo fluire via la mia
esistenza.
La mia
Vuota
Inutile
Esistenza.
Alvah Goldbook
1976 – 1997
sempreterno dolore
< Anch’egli ha onorato la vita
>
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