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| Ave Maria del Sì - Misteri Gaudiosi |
"Prendi il bambino e sua madre..."
Presa, come farfalla iridata
dalla corolla di un fiore e portata lontano,
oltre i patrii sentieri,
oltre il crinale dei monti, oltre le dune, i fossati...
oltre...
in una fuga nel buio, nel tutto lasciato,
nel tutto strappato,
divelta, smarrita, inseguita, braccata.
E lasci nel pianto di Rama,
sui fiori purpurei recisi,
il tuo singhiozzo, Rachele
presaga di stringere al seno
la voce di tutte le morti,
l'Agnello di tutte le are.
Presa, come afferrata da un "Sì" che t'inchioda
nel soffio ardente del vento:
come la piuma leggera del bianco gabbiano,
polline lieve, fecondo, di tutti gli amori.
Vai, espropriato di tutto,
portata da Lui che porti con te,
o ricca d'amore.
Vai, ma resti appesa al suo desiderio
che succhierà nel latte dal seno mai stanco
la tua donazione totale.

E' Lui la tua storia, la patria, la casa, la culla.
E canti, poggiata al tuo sposo mai stanco,
nei pleniluni dell'araba,
la tua ninna nanna beata di madre,
di sposa.
Se lo sciacallo lontano ulula e piange,
ti chiudi su lui
sensitiva,
protetta da un manto di stelle.
Stanca
piagata
dispensi sorrisi e baci e carezze,
perché il deserto fiorisca di rose odorose.
Straniera dagli occhi di giada,
che fili sull'uscio egiziano
la veste del vispo rampollo,
canta al ritmo del fabbro il dolore di tutti,
il pianto degli esuli
e soffri nel tuo sudore
il "Sì" di un pane salato
che è accolto e spezzato
sul desco già altare.
Per Lui, con Lui ed in Lui,
ogni passo è passaggio di spola,
ogni pena un punto tessuto.
Nel tuo "Sì"
ripetuto ogni ora, nella gioia e nel pianto,
l'arcolaio degli eventi
ritma un inno soltanto,
in un unica lingua,
l'Amore.
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