Capitolo
V L’ideologia democratica nel contesto filosofico
1.1Karl
Popper: Lo storicismo come causa dei Totalitarismi
Il concetto di
storicismo, nell’uso popperiano, assume il significato di uno schema polemico di
natura tipico-ideale, per alludere a tutte quelle filosofie che hanno preteso di
individuare un senso globale oggettivo della storia, ovvero una sorta di destino
a cui ogni individuo si dovrebbe adeguare e uniformarsi, accettando con le buone
o con le cattive la direzione di marcia della società. Per questo motivo Popper
critica fortemente la filosofia di Marx, che a parer suo, conferisce una visione
della storia utopistica e definitiva basata su una dialettica individuata nello
scontro delle classi; la critica allo storicismo si muove anche verso Hegel da
cui Marx ha chiaramente attinto. Tutte questefilosofie,
compresa quella positivista di Comte,cercano di dare una visione della storia definitiva, formata da una sola
via percorribile e costituita da un unico grande destino che ogni uomo deve
seguire. Per Popper, non è la storia che fa l’uomo, ma è l’uomo che fa la
storia; la Storia, intesa anche come Heidegger, è la conseguenza delle scelte
dell’uomo, è l’uomo che costruisce la Storia, e nel momento in cui sceglie una
direzione da questa scelta scaturiranno infinite possibilità e conseguenze che
lo stesso uomo non può prevedere, per cui la visione determinata storica è
piuttosto errata. Ma non solo, Popper fa rientrare lo storicismo nell’ottica
politica del regime totalitario, in quanto ogni regime si basa su una ideologia
utopista che contiene per essenza uno storicismo che per base ha una visione
della storia determinata e univoca. Una visione utopistica delle realtà distorta
dal filtro delle ideologie; ogni ideologia si espande continuamente prendendo in
sé qualsiasi cosa e inevitabilmente si scontrerà con un’altra ideologia che
ugualmente tende ad espandersi, ciò scaturirà in un conflitto fin quando una
delle due ideologie sarà distrutta (dialettica delle ideologie, vd. pag. 2).
Quindi ogni ideologia e storicismo ha nella propria essenza una violenza dovuta
allo scontro tra il reale ed un’altra ideologia; tutto questo nel contesto reale
sfocia nel fanatismo ed estremismo politico tipico dei regimi totalitari, che
per giungere alla visione storica implicata nella propria ideologia, accettano
anche l’uso della violenza.
1.2La
Teoria della Democrazia
Secondo Popper c’è un
continuo contrasto tra la società (società chiusa) organizzata secondo delle
rigide leggi e la società (società aperta) basata sulla libertà individuale,
aperta al confronto, alla critica e alle riforme. Per società
chiusa, Popper intende la società tribale, che interpreta se stessa come
naturale, sacra e immutabile, ed è collettivista, gerarchica, organica, fondata
sulle relazioni faccia a faccia. In essa gli individui non godono di nessuna
libertà, ma ciascuno conosce concretamente la proprio posizione e i propri
doveri. La società aperta, di contro, è consapevole di essere una
costruzione culturale soggetta al cambiamento, ed ospita relazioni astratte
ed individualistiche. La società chiusa è l’essenza stessa
della stasis, la società aperta del dinamismo e divenire continuo. Popper
afferma che << "Democrazia" significa letteralmente "governo
del popolo" ma il significato letterale del termine aiuta poco perché, in
realtà, il popolo non governa da nessuna parte. In tutto il mondo governano i
governi e il massimo che il popolo può chiedere, e di fatto chiede, è che i
governi governino nel modo migliore possibile>>. La situazione
si incentra infatti sul governo. Secondo Popper esistono due tipi di Stato,
quello in cui il popolo sceglie chi li deve governare e quello in cui il popolo
non ha scelta. In entrambi i casi tuttavia non è il popolo che governa ma sono i
governanti. Nel primo caso il popolo può decidere di sbarazzarsi dei governanti
pacificamente, nel secondo, invece non vi è alcuna possibilità in questo senso.
Ma allora cosa è per Popper la Democrazia ? Per Popper la Democrazia in sé non è
un sistema politico in quanto il popolo non governa ma sceglie solamente da chi
vuole essere governato nel modo che ritiene migliore, ma è l’essenza stessa
della libertà, poiché in un sistema liberale c’è la libera scelta e libero
confronto. Nel caso dei Totalitarismi Positivi avviene praticamente questo, il
popolo decide chi li governa, ma alla fine subisce i governanti, in quanto
l’espressione del potere non è del popolo ma delle persone scelte dal popolo. In
questo modo c’è una sottilissima linea che divide la Democrazia o Totalitarismo
positivo dal Totalitarismo negativo o Tirannia. Popper individua diversi punti
che fungono da “linea di demarcazione” fra la Democrazia e la dittatura
<<la Democrazia non può compiutamente caratterizzarsi solo come governo
della maggioranza, benché l’istituzione delle elezioni generali sia della
massima importanza. Infatti anche una maggioranza può governare in maniera
tirannica >> (La società aperta e i suoi nemici). Dunque esiste in Popper
una consapevolezza del fatto che effettivamente anche nella democrazia relativa,
esiste una sorta di totalitarismo o tirannia da parte della maggioranza verso la
minoranza, poiché la minoranza subisce la politica della maggioranza, tuttavia,
continua Popper sostenendo che <<in una democrazia, i poteri dei
governanti devono essere limitati ed il criterio di una democrazia è questo: in
una democrazia i governanti possono essere licenziati dai governati senza
spargimenti di sangue. Quindi se gli uomini al potere non salvaguardano quelle
istituzione che assicurano alla minoranza la possibilità di lavorare per un
cambiamento pacifico, il loro governo è una tirannia >> (La società aperta
e i suoi nemici). Quindi nel caso del Totalitarismo positivo o democrazia
relativa, la maggioranza rappresentata da un governo deve salvaguardare il
diritto di lavoro e liberta delle minoranze, ponendosi un limite necessario; a
differenza dei Totalitarismi quindi c’è un riconoscimento della libertà
individuale sia che essa faccia parte della minoranza e sia della maggioranza,
lo Stato riconosce ogni individuo come cittadino con diritto al lavoro e alla
libertà, per cui il sistema democratico diventa conseguentemente l’essenza
stesso della libertà; inoltre << una costituzione democratica consistente
deve escludere soltanto un tipo di cambiamento nel sistema legale, cioè quel
tipo di cambiamento che può mettere in pericolo il suo carattere democratico
>>, quindi il limite dell’istituzione democratica è il non porre limiti
alla democrazia tramite anche per via legale e quindi << in una democrazia
l’integrale protezione delle minoranze non deve estendersi a colo che violano la
legge specialmente a colo che incitano gli altri al rovesciamento violento della
democrazia >>, il dovere del Presidente nel caso del Totalitarismo
positivo di tipo pericleo e del Parlamento nel caso del Totalitarismo positivo
rappresentativo è di salvaguardare, come già detto le minoranze, nel loro
diritto al lavoro e alla libertà, tuttavia, nello stesso tempo, la protezione
delle minoranze non deve estendersi anche a chi fa parte della minoranza ma
vuole rovesciare con la violenza il sistema democratico, quindi ogni cittadino è
uguale d’innanzi allo Stato, se , però, il cittadino rispetta lo Stato, è una
sorta di totalitarismo statale dovuto alla salvaguardia della propria struttura
democratica. Il problema non è se il sistema politico riuscirà a rispettare le
istituzioni stesse e il cittadino, ma è se chi governa e gestisce tali strutture
riuscirà a non far degenerare il tutto, anche i limiti posti per la salvaguardia
di un’essenza della libertà possono talvolta degenerare nella loro antitesi;
dunque è necessaria la presenza non di uno Stato giusto, ma di uomini giusti che
guidino lo Stato.