Capitolo VI

Il rapporto tra arte e potere

 

  1.1  Quando il signore diventa artista: Lorenzo de’ Medici

Come abbiamo visto in precedenza ogni sorta di Totalitarismo negativo ha portato ad una soppressione o manipolazione della cultura artistica e letteraria generale. Nell’Unione Sovietica di Stalin venne utilizzata per la propaganda di regime (realismo socialista), in Germania venne soppresso il movimento artistico-architettonico del Bauhaus. Tuttavia l’arte non ha sempre avuto un rapporto di conflitto con dei regimi o sistemi con essenza totalitaria. Nelle Signorie del 1400 in Italia si assistette ad un’armonizzazione dell’arte con il potere, grazie al fenomeno del mecenatismo: il Signore sentiva il bisogno di essere celebrato artisticamente, in modo di manifestare il proprio potere. Il mecenatismo divenne un’occasione di confronto tra teorie filosofiche e teorie artistiche che si intrecciano particolarmente nella Firenze rinascimentale medicea del ‘400. L’arte divenne l’essenza stessa del potere, la politica divenne arte, e l’artepolitica. Era espressione delle idee politiche e filosofiche che echeggiavano in quel periodo dal savonarolismo al neoplatonismo. Questa figura di nuovo Totalitario illuminato e artista sfociò con Lorenzo de’ Medici, signore di Firenze dell’ultima parte del 1400. Lorenzo, detto il Magnifico, cercò nell’arte quel consolidamento del potere datogli dal popolo che vedeva in lui la massima espressione politica di una Firenze al massimo splendore economico e sociale. In poco tempo il signore di Firenze divenne l’ago della bilancia di tutta l’Italia, il fautore dell’equilibrio tra gli staterelli che componevano la penisola italica. Lorenzo tuttavia fu almeno nel contesto storico un vero totalitario nel senso che riuscì a controllare nelle proprie mani tutto il potere politico della città e a limitare notevolmente la libertà popolare. Costituì, come perfetto totalitario, un cerchia di dirigenti, che facessero consolidare il proprio potere, nel Consiglio dei Settanta. Il paradosso di Lorenzo di verificava in campo artistico in quanto lasciava grande libertà di espressione ai propri artisti che riuscivano ad entrare in perfetta simbiosi col proprio Signore. Grazie a quest’opera di mecenatismo a Firenze crebbero artisticamente grandissimi autori che lavorarono alla corte Medicea, come Botticelli e Michelangelo. Il terreno particolarmente fertile formato dalla filosofia neoplatonica fu una delle cause di tanto sviluppo artistico, e Lorenzo ebbe un atteggiamento alquanto paternalistico o amichevole con i propri artisti proprio per lo sviluppo dell’ambiente neoplatonico presso la sua corte, come afferma il Vasari, infatti, il signore di Firenze ebbe un atteggiamento paterno nei confronti del giovane Michelangelo: <<...fatto proposito di aiutare e favorire Michelagnolo, mandò per Lodovico suo padre, e gliene chiese, dicendogli che lo voleva tenere come un de' suoi figlioli, ed egli volentieri lo concesse; dove il Magnifico gli ordinò in casa sua una camera, e lo faceva attendere, dove del continuo mangi&grave; alla tavola sua co' suoi figlioli ed altre persone degne e di nobiltà, che stavano col Magnifico, dal quale fu onorato...>>.  Esiste però anche l’altra faccia della medaglia della committenza “privata” di Lorenzo, ed è la sua politica di prestigio culturale: egli si servì spregiudicatamente degli artisti e della loro opera come importanti elementi di una propaganda politica in cui giocavano un ruolo di primo piano l’autorità e il gusto sicuro che i potenti italiani e stranieri riconoscevano a Lorenzo in fatto di arte. Il Magnifico, infatti, pare più attento a “esportare” oculatamente i propri artisti che non a fornire loro occasioni di lavoro in Firenze. Questo atteggiamento da Totalitario “moderno” tuttavia viene diluito dal fatto che ogni forma di mecenatismo ha come progetto un secondo fine di prestigio culturale, e talvolta politico.

 

1.2 La manifestazione politica nel Rinascimento: Sandro Botticelli

  Nessun altro artista fiorentino fu tanto legato alla cerchia dei Medici quanto Sandro Botticelli,l’affermazione dell’artista infatti avvenne sotto l’egida di casa Medici. Nel 1475 realizza un dittico raffigurante i due fratelli Giuliano e Lorenzo. Dopo la congiura dei Pazzi fu Botticelli a dipingere su una parete del Bargello, secondo l’uso fiorentino, le figure dei congiuranti impiccati. Botticelli probabilmente era consapevole dell’uso propagandistico che le suo opere rappresentavano nella politica interna fiorentina. Molti dei suoi lavori infatti contengono  messaggi di tipo politico. Nel 1475 fu completata la tavola con l’Adorazione dei Magi; l’usurpazione del tema sacro è in questo caso totale e il dipinto si risolve nell’esaltazione dinastica della famiglia dei Medici. Cosimo de’ Medici è raffigurato come il più anziano dei Magi, inginocchiato ai piedi della Vergine; gli altri due figli hanno le fattezze dei figli Piero e Giovanni; Giuliano spicca dal gruppo di destra, mentre Lorenzo nel gruppo più distaccato formato dai suoi amici umanisti ed aristocratici fra cui Poliziano e Pico.  Nonostante la strumentalizzazione politica e propagandistica Botticelli continuò nella lavorazione di grandi opere che sono rimaste nella storia dell’arte moderna. I suoi capolavori la Primavera e la Nascita della Venere vennero commissionati da un cugino di Lorenzo de’ Medici, e rappresentano ancora una volta quell’ideali neoplatonici che influenzarono per più di cinquant’anni gli artisti fiorentini.

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