Capitolo
III
Manifestazione moderna del Totalitarismo e
Democrazia
1.1 Concezione di Totalitarismo e Democrazia nel
XX°
secolo
La manifestazione
storica del Totalitarismo in quest’ultimo secolo ha assorbito connotazioni
completamente differenti rispetto al Totalitarismo antico nella Grecia e Roma
antica, anche se le analogie con esse non mancano certamente. Il termine
Totalitarismo venne utilizzato inizialmente da Benito Mussolini per indicare
quel regime volto all’unificazione della società tramite anche la violenza e con
basi l’antidemocrazia e antiliberalità. Tuttavia nei corsi dei decenni si sono
fatte lettura alquanto superficiali ed errate riguardanti il fenomeno del
totalitarismo. Dopo il secondo conflitto mondiale, venne utilizzato durante la
Guerra Fredda da parte dei Paesi liberali per accomunare, in modo
propagandistico, tutti quei Paesi facenti parti al blocco sovietico. Al
contrario un regime totalitario ha delle caratteristiche piuttosto differenti da
quelle degli Stati sovietici. L’origine del blocco Sovietico e di quello
Occidentale, in particolare, fu dovuto alla spartizione de
ll’Europa da parte dei vincitori del conflitto mondiale,
fu quasi un Totalitarismo nato per necessità di un ordine che era stato
destabilizzato dalla guerra. Il Totalitarismo sovietico post-stalinista era
differente dal regime di Stalin già per tipologia, non era un totalitarismo
negativo assoluto, ma era un totalitarismo negativo rappresentativo o
oligarchico cioè presentava un grandissimo apparato burocratico, e il potere
esecutivo era effettivamente in mano ad un partito unico. Il totalitarismo
stalinista come quello hitleriano e mussoliniano era ben differente da quei
totalitarismi sviluppatosi nella seconda metà del ‘900. Il termine
totalitarismo, quindi, negli ultimi 50 anni è stato altamente abusato e
spropriato dei suoi effettivi valori. Il totalitarismo divenne ciò che è
negativo, o il male manifestato nella politica e nella cultura; questa
concezione venne ampliata soprattutto dagli Stati Uniti, come già detto, dopo il
conflitto mondiale. Si cercò, cioè, di dividere la sfera politica mondiale, in
due sfere caratteristiche e valori completamente differenti: l’una doveva esse
necessariamente la manifestazione del bene, dell’unica speranza di giustizia, la
“protettrice” della democrazia, rappresentata dai Paesi liberali anglo-sassoni;
l’altra, invece, doveva essere l’essenza del bisogno, della povertà e miseria .
Quindi questa netta contraddizione fece nascere continue alleanze internazionali
di tipo militare per il reciproco timore; effettivamente il vero senso del bene
e del male era morto ed era nato il senso dell’opportuno bene e dell’opportuno
male. Non a caso prima della fine della II^ Guerra Mondiale il termine
totalitarismo era usato per associare i regimi nazisti e fascisti, ritenuti il
male manifestato sulla Terra; con la distruzione di questi sistemi
opportunamente il male è stato identificato in un altro sistema, cioè quello
comunista; d’altra parte anche il regime comunista identificò nell’ottica
ideologica il male negli Stati Uniti, come Paese volto verso l’imperialismo.
Dunque, lo scontro tra ideologia, quella dialettica continua, ha deformato la
vera essenza della Democrazia e del Totalitarismo, trasformandoli in ciò che
effettivamente non sono.
2.1 Le modalità di origine dei Totalitarismi moderni
Data la difficoltà nell’interpretare i
Totalitarismi moderni come essenze pure dello stesso totalitarismo dovremmo,
innanzi tutto, dividere sia cronologicamente e categoricamente i vari tipi di
totalitarismi nati e sviluppati in questo secolo. Nella prima metà del ‘900 si
verificò una situazione di disordine politico, sociale ed economico causata
dalla prima guerra mondiale, ma anche dalla caduta della Borsa di Wall Street
nel ’29 e dello sviluppo dell’ideologia marxista. In un situazione così
destabilizzante i Totalitarismi trovarono terreno fertile in cui mettere radici.
Il primo fu il regime fascista di Mussolini in Italia, dopo la celeberrima
Marcia su Roma nel 1922, Vittorio Emanuele II consegnò il mandato di formare il
governo, dunque nella totale legalità, a Mussolini. Il regime fascista fu con
molta probabilità un Totalitarismo negativo assoluto anche se ci sono risvolti
di tipo oligarchico, proprio perché si formò intorno alla figura del Duce una
elite di dirigenti che nella pratica amministravano la politica interna
italiana. Nei fatti, almeno inizialmente, il regime fascista fu appoggiato solo
da una piccola rappresentanza della massa costituita da imprenditori,
industriali, borghesia generale e coltivatori diretti, tuttavia, la loro volontà
di potere era manifestata da una violenza che sfociava nel fenomeno dello
squadrismo, in cui gruppi di fascisti sopprimevano i diffidenti politici e
culturali. Nel 1933 Adolf Hitler sale al potere, anch’egli come Mussolini per
vie legali. Quello di Hitler fu nei fatti il vero Totalitarismo negativo
assoluto, la figura del Fhurer acquistò lati divini, la sua forza carismatica
fece unire in un grande nazionalismo l’intera Germania umiliata per le
sovvenzioni contenute nel Patto di Versailles. Il potere di Hitler gettava
radici mistiche che lo facevano seguire ciecamente da un intero popolo, la
repressione della violenza e la voglia di ven
detta era stata oggettivata verso un capo carismatico
spalleggiato da un ideologia che inneggiava alla razza ariana come la unica
degna di comandare sul mondo intero. Per quanto riguarda il regime comunista di
Stalin la situazione fu differente. Infatti egli dovette fronteggiare già un
contesto politico di tipo oligarchico dopo la morte di Lenin nel 1921. La
strategia di Stalin non fu quella di premere sul popolo per entrare a pieni
titoli nel potere assoluto ma sull’oligarchia sovietica. Una volta entrato non
esitò ad eliminare i suoi oppositori sia per quanto riguarda il loro pensiero
che sia fisicamente, il
“caso Trolskji”
è emblematico. Una volta consolidato il potere nel Partito, nella sua struttura
infatti l’Unione Sovietica era ancora un Totalitarismo negativo rappresentativo,
cambiò strategia affermandosi anche tra il popolo; imponendo la propria figura
mitizzandola quasi in modo divinatorio. A differenza degli altri regimi
totalitari moderni, lo stalinismo non si generò e consolidò nella massa
(oclocrazia) ma in un apparato politico già preesistente.
2.1.2 I punti in comune
Accurato che, nell’essenza, il Totalitarismo e la Democrazia sono praticamente uguali, anche se il primo è soggetto a degenerazione, dobbiamo adesso individuare quali sono i punti in comune tra i Totalitarismi moderni. In primis la struttura dello Stato totalitario come quello fascista e nazista ha delle caratteristiche in comune: l’esaltazione del proprio leader inneggiato quasi a divinità e conoscitore della vera realtà, l’esistenza di una ideologia su cui costruire il mondo futuro e applicare le leggi presenti, l’esistenza di una polizia terroristica ufficiale o ufficiosa con la quale attuare le repressioni contro i dissidenti politici o chi “infanga” l’etica e morale del regime, un’autarchia di tipo economico e culturale, il monopolio dei mezzi di comunicazione (stampa, mass-media) e dell’apparato industriale militare e la nazionalizzazione delle industrie fondamentali quali quelle agricole e metalmeccaniche. Gli studiosi Friedrich e Brzezinski individuarono esattamente 6 punti constatati nei tre regimi ritenuti per eccellenza totalitari (stalinista, hitleriano e mussoliniano):
1. Un’ideologia elaborata, consistente in un corpo ufficiale di dottrine che abbraccia tutti gli aspetti vitali dell’esistenza umana, al quale si suppone aderisca, almeno passivamente, ogni individuo. Ogni ideologia punta ad una realtà ideale e ad una nuova società
2. Un partito unico di massa tipicamente guidato da un solo uomo, il dittatore e composto da una percentuale relativamente piccola di popolazione totale
3. Un sistema di terrore, sia fisico che psichico, realizzato attraverso il controllo esercitato dal partito e dalla polizia segreta.
4. Un monopolio di tutti i mezzi di effettiva comunicazione di massa come la stampa, la radio e il cinema concentrato nella mani del partito e del governo
5. Un monopolio egualmente tecnologicamente condizionato e quasi completo dell’uso effettivo di tutti gli strumenti di lotta armata
6. Un controllo centralizzato e la guida dell’intera economia attraverso il coordinamento burocratico di attività imprenditoriali
Tuttavia di alcune di queste caratteristiche si avvalgono anche i regimi liberali come gli ultimi due per quanto riguarda gli Stati Uniti o la Gran Bretagna.
genetico”
del regime era dovuto soprattutto al fatto che bisognava trovare un punto in
comune che unisse l’intera popolazione ed Hitler, abile statista, capii che
bisognava fare leva sul sentimento nazionalista tedesco represso per la
sconfitta del primo conflitto. Il sistema che proponevano i nazisti era un
sistema apertamente antidemocratico e antiliberale, poiché << solo
guidati da un grande condottiero si
può conquistare il mondo >>; addirittura la “venerazione” del capo si
rifaceva ad alcune tradizioni pagane celtiche e sassoni. Il programma nazista
inoltre prevedeva il dominio assoluto e la fondazione di un nuovo ordine sociale
con a capo la razza ariana, dagli Arii una popolazione indoeuropea da cui
discendono alcune popolazioni germaniche, e da cui, sarebbe nata la cultura
dell’umanità. Tale razza era pensata, con tanto di prove pseudo-scientifiche,
come l’unica razza pura “biologicamente” e degna di comandare; le altre razze
erano ritenute “inferiori” o addirittura da eliminare come quella ebraica . A
questa politica populista si affiancava il genio da statista, demagogo e
retorica di Adolf Hitler che divenne una delle figure più carismatiche
dell’ultimo secolo, mare di folle erano in delirio quando recitava con
grandissima enfasi << la gente, in una travolgente grandezza, è talmente
femminile nella sua natura e attitudine che nelle sue attività e pensieri è
motivata meno da delle sobrie motivazioni
che da emozione e sentimento. Questo sentimento, comunque, non è
complicato ma semplice e completo >> (pp. 237, Mein Kempf).
3.1.1 Le cause dell’avvento nazista in Germania
Le cause dell’avvento nazista in
Germania sono essenzialmente tre.
La sanzioni causate dalla sconfitta della I^ Guerra Mondiale, la crisi del ’29 e
la politica populista di Hitler. Prima fra tutte, quindi, la disfatta del primo
conflitto mondiale che aveva portato il Paese in una situazione particolarmente
precaria, a causa delle sovvenzioni del Patto di Versailles. In questo trattato
di pace stipulato subito dopo la fine del conflitto venne riconosciuta nella
Germania l’unica provocatrice del conflitto per cui vennero imposte multe pesantissime,
confiscate l’Alsazia e la Lorena, territori ricchi di giacimenti minerari e
altamente strategici, non a caso furono i primi territori soggetti alle mire
espansionistiche di Hitler; inoltre fu costretta a cedere gran parte della sua
marina e a destituire l’intero esercito. I territori coloniali vennero spartiti
dalle potenze vincitrici, la Germania all’inizio del 1920 era sull’orlo del
collasso. L’inflazione aveva distrutto sia l’economica interna che il commercio
estero, la Germania si trovava isolata anche economicamente. Dopo la caduta del
secondo Reich fondato da Bismarck si verificarono in tutta la Germania, e
particolarmente a Berlino dei tumulti. Successivamente a queste lotte intestine
il governo provvisorio fece posto a un governo ufficiale che prese il nome, a
causa del luogo dove avvenne la Costituente, Repubblica di Weimar. Un governo
formato da moderati e progressisti che ebbe il duro compito di risanare la
situazione interna alla Germania. Successivamente agli anni cosiddetti
“terribili” (1922-1923) in cui l’inflazione salì incredibilmente, la Germania
assistette ad un periodo di stasi sia interna che estera. L’economia dopo
periodi nerissimi incominciò a dare segni di ripresa e i rapporti con gli
Alleati vincitori diventarono più distesi grazie gli Accordi di Locarno (1925)
in cui la Germania riconobbe ufficialmente i confini dettatagli dal Patto di
Versailles, e riuscì ad entrare nella Società delle Nazioni. La situazione
degenerò nuovamente nel ’29 per la “grandi crisi” della Borsa di Wall Street: un
cataclisma economico mondiale che colpì tutti i Paesi, e costrinse ad attuare ad
ciascuno di essi una politica economica di tipo protezionistico riducendo
drasticamente i commerci esteri. Questo
contesto
condizionò altamente la già debole economia tedesca che precipitò in una
situazione sociale e politica alquanto grave, in quanto la crisi del ’29
colpì i ceti più umili e quelli
medi, già danneggiati precedentemente, e fece fallire migliaia di industrie e la
produzione calò. Questa situazione di emergenza fece applicare al governo un
politica economica volta verso il sacrificio e la fame, con ripercussioni sulla
popolazione più povera. In questo contesto il nazismo trovò un ottimo luogo dove
edificare il proprio potere. In questo periodo caotico e confuso le squadre
naziste iniziarono ad imperversare per tutto il Paese distruggendo quel barlume
di democrazia che era rimasto nella Repubblica di Weimar. Mentre il popolo
inneggiava al grande capo carismatico Hitler visto come unico salvatore della
Patria in ginocchia, il presidente della Repubblica, il maresciallo Hidenburg,
conferì l’incarico di formare il governo al nuovo Fuhrer (Gennaio 1933). Era
l’inizio del regime nazista.
3.1.2 Il regime nazista nel suo manifestarsi reale
Per analizzare la manifestazione reale
del regime totalitario nazista riprenderemo i 6 punti individuati da Friedrich e Brzezinski. In primis il
Nazismo aveva un’ideologia non molto precisa e chiara come quella fascista; essa
si rifaceva ad antichi valori germanici, e ripudiava i nuovi valori come il
Cristianesimo, il liberalismo e la Democrazia. L’ideologia si avvalse, in questo
senso,
impropriamente della teoria dell’ubermensch di Friedrich
Nietzsche, individuando punti comuni praticamente inesistenti. D’altro canto la
teoria del superuomo (o meglio oltre-uomo) è stata una delle teorie filosofiche
violentate dalla storia, persino grandi letterati come Gabriele D’Annunzio la
interpretarono a loro favore, formando una propria morale ed etica. L’ideologia
nazista venne applicata appieno anche nel contesto reale. Dopo due anni
dell’ascesa al potere di Hitler, vennero emanate le Leggi di Norimberga in base
alle quali i cittadini ebrei tedeschi perdevano ogni diritto civili e furono
oggetto di un boicottaggio sia civico che economico, di fatto iniziavano le
percussioni ebraiche che sfociarono nell’Olocausto. Tuttavia le leggi
persecutorie prevedevano anche altri tipi di provvedimenti come la soppressione
degli infermi di mente, la sterilizzazione imposta ai portatori di malattie
ereditarie e la persecuzione contro gli omosessuali. Ma l’applicazione
dell’ideologia vide implicati altri settori come quello culturale, Hitler,
infatti, fece bruciare e distruggere tutti quei libri ritenuti per qualche
motivo contro il regime, con l’obiettivo, in questo modo, di costruire una nuova
cultura incentrata sul Terzo Reich. Venne istituito un unico parito (Partito
Nazionalsocialista) e un solo sindacato secondo il modello fascista. Fu
instaurato un regime di terrore testimoniato da ciò che la Arendt chiama
<< la manifestazione completa dei regimi totalitari >> dai campi di
concentramento, caratteristiche contraddistinta dei regimi totalitari. In
Germania furono i lager, dove vennero rinchiusi ebrei, oppositori politici o chi
era ritenuto contro l’etica-morale del regime. Vennero legalizzate
organizzazioni di polizia terroristica come le SA e le SS, una milizia nazionale
composta da fanatici con un sentimento quasi morboso verso il proprio capo.
Altro aspetto fu la nazionalizzazione dei mezzi di comunicazione per attuare nei
modi migliori il regime propagandistico che era orientato soprattutto alla
mistificazione del Fuhrer e alla distruzione morale e civile del popolo ebreo.
Vennero nazionalizzate industrie di tipo militare, e la produzione militare
crebbe a dismisura per preparare il Terzo Reich alla “Grande Guerra”. Per far
fronte alla disoccupazione vennero ampliati lavori pubblici di edilizia statale
e privata, basati sulla costruzione di grande opere monumentali. Per quanto
riguarda l’economia fu promossa una politica protezionistica, per valorizzare i
prodotti interni e sviluppare l’economia interna, inoltre lo Stato si faceva
fautore di prestiti ed esenzioni fiscali per aiutare le attività
imprenditoriali. Tutto questo era dovuto all’obiettivo di raggiungere
l’autosufficienza e quindi un autarchia totale, ed effettivamente tale obiettivo
venne raggiunto e superato, e fece vivere alla popolazione tedesca un periodo di
prosperità dopo lunghi anni di fame e miseria; anche questo fu il motivo
dell’affermazione nazista nella Germania degli anni ’30.
4.1 Il regime stalinista nell’Unione Sovietica degli anni ’20 e ’30.
Una differenza essenziale del regime stalinista verso gli altri regimi totalitari del XX° secolo è soprattutto l’obiettivo sociale. Esso si poneva, infatti, l’obiettivo di non mantenere la struttura sociale che si era instaurata nella Russia degli Zar costituita da aristocratici, borghesi, operai e contadini, ma, come nei più alti principi della Rivoluzione russa, di pianificare e riformare del tutto il tessuto sociale, rendendolo un ammasso di cemento unico, con cultura, idee politiche e culturali omogenee, e proprio questo fu l’obiettivo essenziale di Josef Stalin. Dopo la morte di Lenin nel 1924 all’interno del Partito Comunista si scatenò una lotta di successione conclusasi con l’affermazione di Stalin. Infatti nel Partito erano emerse due figure di grande spicco valorizzate dal fatto che erano grandi compagni e collaboratori di Lenin; una era appunto quella di Stalin, l’altra quella di Trockji. I due si scontrarono politicamente per le loro strategie diverse, Stalin voleva una politica basata sulla risoluzione dei problemi interni sociali ed economici del territorio russo, Trockji invece voleva continuare la Rivoluzione del Proletariato espandendola in tutta Europa (Rivoluzione permanente). Stalin, tuttavia, non trovò molti ostacoli per insediarsi al potere, per mezzo dell’oppressione, anche fisica, di tutti i suoi oppositori politici all’interno del Partito, a differenza degli altri regimi i dissidenti non erano all’esterno della struttura statale ma all’interno. Lo stesso Trockji fu prima emarginato nella vita politica, poi ucciso da un sicario di Stalin in Messico nel 1940. La politica interna di Stalin si incentrò soprattutto sull’economia e sulla pianificazione o statalizzazione della società. Il primo obiettivo fu la collettivizzazione forzata delle campagne; nella società russa infatti si erano affermati dei piccoli proprietari terrieri, i Kulaki, che vennero praticamente travolti dalla rivoluzione russa prima e dalla politica di Stalin dopo. Tutti i beni dei kulaki vennero confiscati e divisi tra la popolazione contadina, mentre si cercò di eliminare la classe sociale dei kulaki in quanto classe. Moltissimi vennero trasferiti in Siberia dove per fame o per freddo morivano mentre lavoravano, in condizione di schiavitù, alla costruzione di opere pubbliche come ferrovie, dighe, centrali elettriche e canali; molti altri invece i più diffidenti vennero uccisi direttamente con fucilazioni di massa sommarie. Il programma di collettivizzazione prevedeva che il contadino doveva dare allo Stato dei quantitativi minimi di raccolti, chi li avesse superati aveva diritto a premi; tuttavia si verificò un atteggiamento restio da parte dei contadini che furono oggetto di campagne di punizione da parte di funzionari statali ed operai. Secondo punto del programma di sviluppo economico interno di Stalin fu l’industrializzazione forzata dell’URSS che fu anche uno dei motivi per cui l’Unione Sovietica non venne coinvolta nella crisi del ’29. Per giustificare questa politica Stalin si rifece anche all’ideologia marxista, in quanto lo stesso Marx affermava che per raggiungere la completa rivoluzione del proletariato bisognava aver raggiunto un livello industriale alto. La scelta economica fu pianificata dal partito e divisa in “piani quinquennali” in base ai quali ogni 5 anni bisognava aver raggiunto un obiettivo prefissato di sviluppo industriale. In 5 anni, cioè tra il 1928 e il 1933, la produzione industriale doveva essere cresciuta del 180% mentre il reddito nazionale del 103%. Per cui ogni tipo di risorsa venne riversata nell’industria pesante. Tuttavia si assistette ad un fallimento relativo di questa programmazione, anche se gli enormi sforzi avevano portato la Russia, tra le più grandi potenze mondiali, perché riuscì a tenersi fuori dalla crisi del ’29 che coinvolse particolarmente i regimi occidentali liberali. Il regime stalinista alla pari degli altri regimi totalitari attuò una strategia di oppressione verso i dissidenti del regime e costruì una grande struttura propagandistica. I sovietici alla pari dei nazisti, possedevano dei campi di concentramento che prendevano il nome di Gulag i quali rappresentavano in sé un strumento di terrore per reprimere nel nascere ogni attività avversa al regime. Se l’essenza dei Gulag sovietici era la stessa dei Lager nazisti, tuttavia, avevano obiettivi diversi. La struttura dei Gulag era un mezzo utile al regime per pianificare del tutto la società trasformandola nella “società del proletariato”. Infatti vennero coinvolti tutti gli individui ritenuti non appartenenti al proletariato e quindi estraneo alla nuova realtà socialista, in questa lista rientravano gli artigiani, i commercianti, piccoli imprenditori e professionisti, si puntava alla distruzione della società ritenuta vecchia e degradata per formarne una nuova fondata sul proletariato, erano persone non oppositori del regime, ma ritenute non adatte alla nuova realtà; inoltre vennero trasferiti nei gulag anche minoranze etniche e religiose; mentre la persecuzione nazista si basava principalmente sulla razza, quelle russa poneva le sue fondamenta su una persecuzione di tipo sociale. Entrambi, tuttavia, si ponevano l’obiettivo, per mezzo dei campi di concentramento, di arrivare ad una società, ritenuta a loro avviso, più giusta. Per quanto riguarda la propaganda era fondata sul culto della figura di Stalin, che venne di fatto divinizzata; fu riproposto come il “capo del proletariato mondiale”, l’unico capace di portare la rivoluzione proletaria in tutto il mondo. La cultura vene vista come una strumento propagandistico e di regime. Nacque in questo modo il realismo socialista che si poneva l’obiettivo di decantare le virtù del socialismo e della rivoluzione, e di istruire in tal senso la popolazione, lodando gli obiettivi raggiunti dal regime. Tutto ciò naturalmente sotto stretta osservanza del partito.
5.1 L’Italia Fascista
Il Fascismo fu un movimento nato per
rispondere all’esigenza di una borghesia che non si riconosceva più negli ideali
risorgimentali della prima età unitaria italiana. Il Fascismo prima di tutto era
un movimento di idee in cui divergevano diverse classi sociali di tradizione
completamente
differente. Il corpo ideologico costituito dal Manifesto
dei Fasci esprime interamente un disagio nazionale che stava attraversando
l’Italia post-bellica, era la conseguenza di una politica che aveva lasciato
fuori il popolo e dato più potere alla burocrazia. Inizialmente il Partito
Fascista non si poneva in nessuna corrente politica in quanto aveva ideali
ripresi sia dai movimenti socialisti che da quelli nazionalisti. Era un gomitolo
di idee e dottrine moralistiche che si rifacevano anche ad ideali di tipo
nietzschiano, prettamente di stampo anarchico. I Fascisti erano antidemocratici,
antiliberali e anticlericali, si proponevano di nazionalizzare i beni della
Chiesa, di imporre imposte di carattere progressivo sul capitale, suffragio universale, voto alle donne,
partecipazione dei lavoratori alle assemblee di gestione delle aziende e la
giornata lavorativa di otto ore. Oltre a questi principi puramente socialisti, i
Fascisti possedevano anche principi di carattere nazionalista, infatti, erano
contro l’internazionalismo ma alla valorizzazione del patriottismo; ed inoltre
accettavano l’uso della violenza per l’affermazione dei propri ideali. Il
movimento era collocato tra un socialismo e nazionalismo affiancato ad
iniziative populiste; il loro obiettivo era quello di unire forze sociali
eterogenee ma capaci, se unite, di salire al potere. Come il Nazismo e lo
Stalinismo anche l’ideologia fascista aveva individuato una causa del male della
società: i bolscevichi, che erano diventati nemici “naturali” del movimento e
del degrado della società, e le forze democratiche-liberali, per cui l’unica
soluzione per risollevare l’Italia agli antichi albori dell’Impero Romano era
affidare il potere ad un capo carismatico e capace, che venne individuato in
Benito Mussolini.
5.1.1 Le cause dell’avvento fascista in Italia
Ci sono fattori comuni tra le cause
dell’avvento fascista in Italia e quello nazista in Germania. C’era infatti un
malcontento dell’intera società dovuto alla situazione economica disagiata che
l’Italia attraversava, inoltre, la rivoluzione russa aveva portato una ventata
di forza ai movimenti socialisti e comunisti che promovevano ideali di tipo rivoluzionario. Infatti,
tra 1919 e 1920 si verificò in Italia un periodo denominato “Biennio Rosso”
caratterizzato nella società operaia dall’affermazione delle ideologie comuniste
di stampo sovietico, e quindi, nell’attuazione pratica, da continui scioperi e
scontri. Questa situazione difficile e pericolosa fu ulteriormente complicata
dall’economia post-bellica e dalla disoccupazione alimentata anche dal ritorno
dei reduci in patria. Nell’ambito politico tuttavia ci fu una svolta, infatti,
il fronte socialista di spaccò a causa della migliore strategia da
intraprendere, la conseguenza di ciò fu l’indebolimento di tutta la sinistra
italiana che aiuto indirettamente l’ascesa fascista. I continui scioperi e
scontri degli operai e contadini vennero affiancati e contrapposti allo
squadrismo nero che iniziò a svilupparsi in tutto il Paese. Lo squadrismo era un
fenomeno nato con il Partito Fascista ed era il braccio armato dello stesso, era
finanziato dai proprietari terrieri e dagli industriali, che vedevano
nell’affermazione dello squadrismo un arma migliore dello Stato. Per cui la
figura di Mussolini venne interpretata dall’alta borghesia, ma anche dai
dirigenti liberali e antisocialisti, come l’arma migliore per combattere
l’ondata comunista. Il Fascismo assunse l’essenza dell’anticomunismo e della
protezione della
monarchia. L’atteggiamento anarchico di Mussolini cambiò
radicalmente riconoscendo nel Re l’importanza dell’unità dello Stato italiana e
nel Papa l’insieme delle dottrine morali “giuste”. Con questa scelta diplomatica
Mussolini oltre al favore della borghesia e degli imprenditori, si accaparrò
anche quelle dei monarchici e dei cattolici, che gli spianò la strada
nell’ascesa al potere. Il 28 ottobre 1921 le “camicie nere” marciarono su Roma,
sotto lo sguardo impassibile dell’esercito. Anche se l’esercito poteva fermare i
fascisti prima ancora che entrassero a Roma, Vittorio Emanuele II scelse la via
più opportuna, in quanto vedeva in Mussolini un “protettore” della monarchia e
peggior “nemico” del comunismo antimonarchico, per lo stesso motivo la Chiesa,
nonostante le continue violenze dei Fasci da Combattimento appoggiò la nascita
di un regime totalitario.
5.1.2 La manifestazione reale del
regime fascista
Dopo il
delitto Matteotti e la Secessione dell’Aventino, l’Italia entrò del tutto in una
dittatura. Tuttavia in con strato con ciò che successe in Germania
successivamente, Mussolini non si attenne affatto alla ideologia da lui stesso
promossa e divulgata, ma si nascondeva dietro ad esso per coprire la vera
realtà. Infatti al potere andò una elite di dirigenti alti borghesi che
gestirono il Paese a favore della propria classe a discapito delle classi più
povere. I grandi proprietari terrieri come anche gli imprenditori erano protetti
da eventuali scioperi che venivamo immediatamente repressi; la nobiltà si
ritrovò valorizzata ancora di più per la politica patriottica, nazionalista e
successivamente imperialistica; e quindi la classe operaia, che doveva essere
quella più aiutata dal regime, almeno secondo l’ideologia, venne emarginata
dalla vita pubblica; i sindacati, manifestazione ed istituzione del
lavoratore-operaio vennero aboliti e fu istituito uno solo basato sui principi
di corporativismo. Vennero messi al bando tutti i partiti tranne quello
Fascista, ogni tipo di pluralismo politico venne stroncato sul nascere. Fu istituito una milizia nazionale
formata dagli squadristi, che avevano la possibilità di fare uso della violenza
se necessaria, e presero il nome di Milizia volontaria per la sicurezza
nazionale, esso divenne l’organo principale di repressione politica, culturale e
sociale. La cultura venne controllata, e alcuni intellettuali come il filosofo
neo-idealista Gentile ne fecero parte anche nella vita politica. Il Fascismo
cercò di integrarsi nella società italiana, attraverso la scuola con riforme e
“abituando” la gioventù al culto del Duce. Mussolini cercò di consolidare i
rapporti con i cattolici, firmando i “Patti lateranensi” costituiti da un
Trattato e Concordato bilaterali, in base ai quali lo Stato fascista riconosceva
lo Stato del Vaticano e istituiva l’insegnamento della religione cattolica nelle
scuole italiane; così riuscì a
ricucire i rapporti con Chiesa e Stato che si erano interrotti dalla “breccia di
Porta Pia”. Per far fronte alla disoccupazione lo Stato promosse la costruzione
di opere pubblica costituite da complessi monumentali di stile romano imperiali,
inoltre, bonificò alcune zone paludose nei pressi Roma e fondò la città di
Latina. Aiutò con finanziamenti l’economia del settore primario (agricolo) e la
cosiddetta “battaglia del grano” per la quale si doveva raggiungere una soglia
determinata di produzione per costituire una Stato perfettamente autarchico;
questa iniziativa ebbe due valenze: una la necessità di non dipendere da altre
nazioni, l’altra della ruralizzazione forzata della società, che doveva
rifiutate la visione moderna della società fondata sull’industria e la classe
operaia. Come gli altri regimi totalitari anche quello fascista attuò una
politica economica di nazionalizzazione per quanto riguarda le industrie
militari e ampliò l’apparato bellico non solo strumentale ma anche degli uomini.
La propaganda si rivolse verso il controllo delle strutture informative come la
radio e i giornali. La manifestazione dell’oppressione verso i dissidenti si
verificò nell’istituzione del “confino”, in cui l’oppositore veniva esiliato,
nell’incarcerazione e in punizioni corporali. Tuttavia la repressione fascista
fu più blanda di quelle naziste e staliniste, per un motivo di fondo. Nel primo
caso, cioè quello nazista, l’ideologia politica era abbracciata dalla stragrande
maggioranza della popolazione e il dittatore era salito al potere grazie
all’oclocrazia, nel secondo, invece, il regime aveva trovato opposizione
solamente all’interno del partito; per il Fascismo la situazione era differente,
Mussolini aveva raggiunto il potere non per il favore della maggioranza della
massa ma per l’appoggio della grande imprenditoria, l’aristocrazia e le alte
cariche ecclesiastiche; per cui una politica di repressione politica totale non
avrebbe favorito la radicazione del regime, ma lo avrebbe sfaldato. Anche per
questo la cultura “alternativa” italiana e l’opposizione, pur clandestinamente, riuscì ad
organizzarsi in qualche modo. Il maggior consenso popolare il fascismo lo
raggiunse dopo un decennio della suo governo totalitario, dovuto alla situazione
di stallo, di ordine e relativa pace che si era manifestata dopo tanto tempo in
Italia.
Pagina precedente Pagina successiva