IL GOTICO ITALIANO
In genere si riconosce alla casa di produzione inglese
Hammer il merito di aver dato impulso alla fine degli anni 50 alla rinascita
del genere horror, riprendendo ed interpretando in modo del tutto peculiare i
mostri classici della filmografia Universal degli anni 30. Ciò è senza dubbio
vero, ma spesso si tralascia di ricordare il fatto che nel 1957, in
contemporanea con il primo horror di plateale successo hammeriano, ovvero “La
maschera di Frankenstein”, in Italia veniva
girato il primo di una fiorente serie di film del terrore, e cioè “I vampiri”
di Riccardo Freda.
Freda realizzò in seguito altri
pregevoli film, (spesso con lo pseudonimo di Robert Hampton), come “L’orribile
segreto del Dr. Hichcock” su una morbosa storia di necrofilia.
Nel frattempo, colui che era stato
direttore della fotografia ne “I vampiri” aveva diretto il suo primo film nel
1960, realizzando un autentico capolavoro: il film era “La maschera del
demonio” e il nome del regista era Mario Bava.
In questo film comparve sullo
schermo quella che sarebbe stata indiscutibilmente la dark queen del periodo,
l’affascinante ed inquietante Barbara Steele, dai lineamenti irregolari ma
affascinanti e gli occhi grandi dallo sguardo irresistibilmente magnetico.
Successivamente Bava girò anche un
film con Christopher Lee (che a tutt’oggi ricorda con ammirazione il regista
italiano), “La frusta e il corpo”, che però incontrò grossi problemi con la
censura per le tematiche sadomasochistiche.
Nel frattempo sia Freda che Bava si
cimentavano con il peplum, il primo con
“Maciste all’inferno”, il secondo con “Ercole al centro della terra”; tutti i
registi italiani del periodo hanno infatti dato prova di una versatilità e
duttilità notevoli.
Le tematiche del cosiddetto gotico
italiano, basate soprattutto sugli elementi di presenze spettrali, maledizioni,
reincarnazioni, si basavano sempre sulla presenza carismatica di una figura
femminile ambigua e ambivalente (basti pensare a Barbara Steele che in La
maschera del demonio interpreta il ruolo sia della perfida e potente strega Asa
sia dell’innocente e timorosa Katia). Le ambientazioni sono quelle tipiche di
tenebrosi castelli con inquietanti sotterranei, stanze delle torture, torri
austere e misteriosi passaggi segreti. E’ bene però anche ricordare che Bava ha
influenzato pesantemente il cosiddetto giallo all’italiana degli anni 70: la
sensibilità poliedrica di questo grande regista ha partorito opere sempre
rimarchevoli ed originali (Terrore nello spazio, 6 donne per l’assassino) ed ha
influenzato la cinematografia non solo nostrana: sono infatti innumerevoli i
suoi estimatori all’estero.
Validi interpreti del gotico
italiano sono stati,oltre ai già citati Freda e Bava, Antonio Margheriti (Danza
macabra, I lunghi capelli della morte), Camillo Mastrocinque (La cripta e
l’incubo, Un angelo per Satana), Massimo Pupillo (Il boia scarlatto, Cinque
tombe per un medium).