Mulder spalancò gli occhi e la pistola gli tremò in mano quando
Vincent, avanzando, si abbassò il cappuccio. Mulder tentò di intimargli
l'altolà, ma le parole gli si seccarono in gola e riuscì solo
a farfugliare: -Gesù!
-Per favore... abbassi la pistola, agente Mulder: non intendo
farle del male.
La voce profonda di Vincent, il tono conciliante, assunsero quasi
un potere ipnotico e Mulder rinfoderò l'arma, ma non rimise la
sicura.
Guardò Catherine, in piedi a fianco della creatura, un braccio
attorno ad essa, l'altra mano stretta ad una delle sue: quei due
stavano insieme, non ci potevano essere dubbi al riguardo. Sebbene
il concetto stesso fosse duro da digerire.
-Lo so...-, mormorò Vincent, -Sembra impossibile.
Era adesso di fronte a Mulder.
-Tu...
Vincent accennò un sorriso gentile e porse la sinistra: -Il mio
nome é Vincent. Piacere di conoscerla.
Mulder guardò la mano che gli veniva tesa, incerto. Infine, e
nonostante gli artigli, la strinse. Per la prima volta toccò una
delle strane creature su cui per così tanto tempo aveva indagato.
Sentì un palmo ruvido, tipico di chi era abituato al lavoro manuale,
e guardò con nuovi occhi quella creatura... Vincent. La sua prestanza
fisica era impressionante.
Nelle due ore che seguirono, Catherine e Vincent raccontarono
la loro storia, di come si erano conosciuti, della comunità che
prosperava nei tunnels... Mulder era impressionato dalle capacità
di Vincent. Aveva una padronanza assoluta di lingua e grammatica,
certo più di quanta ne possedesse lui stesso, sospettava Mulder.
Era così facile parlarci insieme! Poco alla volta, ma inevitabilmente,
Mulder vide l'uomo Vincent, non più la creatura costruita da ingegneri
genetici inesperti, alle prese con tecnologie aliene. Era poi
ovvio che Vincent non avesse alcuna idea delle sue origini reali,
sebbene avesse ben chiaro il fatto che lui non era certo un umano
al cento per cento.
-Scusami se te lo chiedo, Vincent... ma devo farlo. Sai come sei
venuto al mondo?
Vincent osservò Mulder, interrogativamente. Catherine cercò la
sua mano, la tenne stretta e cercò di dargli forza e sostegno.
-No... So soltanto che fui trovato nei pressi dell'ospedale Saint
Vincent.
-Vuoi conoscere la verità?
Vincent fece un sospiro profondo. Ecco, era l'occasione per scoprire
il suo passato, le sue origini. Guardò Catherine, e cercò di non
far trapelare la tempesta che gli sconvolgeva, in quel momento,
l'animo. Sondò il loro legame, e ne ebbe in risposta solo e soltanto
un immenso amore. Lei gli sorrise, e lui le sorrise di rimando.
-No, agente Mulder. Non mi dica niente. Sono soddisfatto di ciò
che sono... Non voglio più sapere, poiché le domande che mi ponevo
non hanno più ragione d'essere.
Strinse con gesto rassicurante la mano di Catherine. Mulder lo
notò; pose quindi la domanda più difficile.
- Dimmi... perché hai ucciso quegli uomini?
Vincent abbassò il capo. Era tempo di portare alla luce i demoni
e le paure che gli attanagliavano la mente.
-Perché senza Catherine...non posso vivere. Non posso concepire
la possibilità che mi sia portata via da qualcuno che possa farle
del male.
Catherine guardò Mulder, implorandolo di capire, e poi disse:
-C'è un legame, fra noi, che permette a Vincent di sentire ciò
che io provo: felicità, angoscia, amore, paura... ogni volta che
il lavoro che faccio mi ha messa nei guai, lui è giunto a salvarmi.
Mulder pensò a sè e a Scully... anche loro avevano più o meno
un legame simile... se lei era ferita o si sentiva male, lui lo
percepiva. In un certo qual modo lo percepiva anche adesso.
-Un'ultima domanda, Vincent... Vuoi sapere il nome di tua madre?
Vincent spalancò gli occhi, e Mulder si stupì del loro blu profondo:
era veramente una creatura magnifica.
-Sì... amerei tanto saperlo.
Fox sorrise: -Amy.
-Amy... Che bellissimo nome.- Catherine annuì.
Improvvisamente, Mulder si ricordò della telefonata ricevuta ed
esclamò, alzandosi:
-Oh, merda!
A quel commento, Vincent aggrottò le ciglia, non abituato com'era
alle imprecazioni della gente, ma vide il disappunto dipinto sulla
faccia di Mulder e non parlò.
Fu Catherine a chiedere spiegazioni: -Cosa c'è che non va?
-Questo pomeriggio ho ricevuto una telefonata... erano i rapitori
di Scully... mi hanno detto che dovrò consegnare la Chim... Vincent,
per riavere Dana. In caso contrario, la uccideranno.
Anche Vincent si alzò. Per un momento fronteggiò Mulder, poi si
volse verso Catherine. Lei capì. Il viso le si rigò di lacrime,
mentre mormorava quietamente: -Lo so. E' l'unica cosa che puoi
fare.
Mulder era sopraffatto dalla forza di comprensione che i due dimostravano
l'una per l'altro. Era un qualcosa di irreale, di intangibile,
eppure c'era, esisteva. Quei pensieri lo portarono a sentire ancor
più la mancanza di Scully, e si sentì stringere il cuore, sempre
più, tanto da dover respirare a fondo per non perdere conoscenza.
-Andiamo,- disse Vincent, -mi arrenderò a loro. Non posso far
tornare in vita quanti ho ucciso in questi ultimi anni, ma, forse,
se riesco a salvare la tua partner, amico mio... forse la mia
coscienza troverà un po' di pace.
-No.
-Come?
-No. Non possiamo rischiare. Io non posso rischiare che tu ti
consegni a quella feccia. C'è gente che dipende da te, ne sono
certo. Gente che necessita della tua presenza per sopravvivere.
Vincent posò entrambe le mai sulle spalle di Mulder: Questi non
fece alcun tentativo di sottrarsi al contatto, un fatto che Vincent
notò, con piacere.
-Allora cosa suggerisci?
-Ben, ci serve un piano, non credi?
****
Era così strano! Un'intera comunità proprio sotto al naso, e nessuno
l'aveva mai sospettato. Il posto non assomigliava esattamente
ad un giardino... Era piuttosto un vero e proprio labirinto in
cui ci si poteva sicuramente perdere, senza speranza di riuscire
a ritrovare la strada. Mulder tenne ancor più d'occhio la coppia
che lo precedeva, mano nella mano, quasi dimentichi di ciò che
li circondava.
"Com'è strana la vita!", pensò Mulder osservandoli. Era successo
anche a lui... La prima volta che aveva sentito parlare di Scully,
sapeva che lei aveva solo il lavoro sugli X-files in mente...
ma più il tempo passava e più lei gli era diventata necessaria,
in ogni indagine. Nella vita. Era l'unica che riuscisse a farlo
ragionare, che l'aiutasse, che gli stesse al fianco quando si
inoltrava in qualche territorio sconosciuto... L'unica che avrebbe
anche dato la vita per lui, l'unica per cui lui avrebbe sacrificato
la vita... erano uniti più che mai, eppure lui non riusciva a
capire perché non avesse ancora fatto quell'ultimo passo, perché
non si decideva ad ammettere che lui era... profondamente, e senza
alcun dubbio... innamorato di lei.
La catena di pensieri si spezzò quando rimase a bocca aperta di
fronte alla raccolta di libri più grandiosa che lui avesse mai
visto. Un uomo stava leggendo all'estremità di un tavolo e si
tolse gli occhiali quando loro entrarono. Guardò subito Mulder,
con un cipiglio interrogativo e vagamente impaurito.
-Vincent? Cosa significa tutto ciò?
Vincent guidò Mulder attraverso le pile di libri fino a portarsi
di fronte a Padre che, angosciato, si stava chiedendo chi mai
fosse quell'uomo così male in arnese che invadeva il loro mondo.
-Padre, questi è l'agente Mulder.
A sentire l'appellativo "padre" Mulder si stupì non poco, ma poi
realizzò che probabilmente quello era l'uomo che aveva allevato
Vincent.
-Fox Mulder, piacere.
-Suppongo che la dicitura "FBI" venga subito dietro al nome.
Mulder rise all'osservazione di Jacob.
-Come? Lo trova divertente? Insomma, lei penetra nel nostro mondo...
-L'ho invitato io, Padre. Era necessario.
-Perché?
Fu Catherine a spiegare tutta la faccenda. Jacob ascoltò attentamente,
senza mai interrompere, quindi sospirò e si grattò la fronte.
Poi chiese:-E adesso cosa pensate di fare?
-In effetti, avrei un piano... ma è rischioso...
****
-Puoi passare la notte qui-, disse Vincent indicando a Mulder
una delle camere per gli ospiti, ma Mulder declinò l'offerta.
-Scusami, Vincent, ma non potrei dormire... non finché Scully
non sarà sana e salva accanto a me.
Vincent lo capiva fin troppo bene.
-Ti andrebbe di parlare? Forza, vieni... conosco il posto adatto.
-No, non voglio annoiarti... e poi di certo vorrai stare con Catherine.
Vincent scosse la testa, negando.
Poi: -Da questa parte-, disse e guidò Mulder attraverso passaggi
e corridoi che sembravano non avere mai fine, finché si cominciò
ad sentire un suono particolare, lo scroscio di una cascata. Vi
giunsero infine, ed il paesaggio che si aprì dinanzi ai loro occhi
era meraviglioso
-Bene, di certo batte le Cascate del Niagara!
Vincent si accomodò su di un masso, mentre Mulder contemplava
ancora per qualche istante l'imponente massa d'acqua. Poi si sedette
accanto a Vincent.
-Ascolta...Io capisco perché hai dovuto uccidere quegli uomini...
Avrei fatto la stessa cosa se si fosse trattato di Scully. Non
avrei esitato un secondo a premere il grilletto se la sua vita
fosse stata in pericolo.
-I tuoi sentimenti per la tua partner...Vanno oltre l'amicizia?
Vincent trovava facile parlare con Mulder. Aveva infine trovato
un uomo che provava per una donna le stesse sensazioni che lui
provava per Cathy... o almeno quasi le stesse.
-A volte-, rispose Mulder, -a volte penso che sì, c'é qualcosa
di più... ma non abbiamo mai toccato l'argomento. Abbiamo preferito
continuare la solita vita e il solito lavoro, che sono poi la
stessa cosa. Suppongo che non abbiamo una vera vita privata. Di
solito passo il tempo rischiando il collo in qualche missione
per il puro e semplice piacere di averla con me, lì a guidarmi...
Tu e Catherine... a quanto posso capire siete veramente vicini.
-Non così vicini quanto vorremmo. E adesso, con questi nuovi sviluppi,
si è venuta a creare un'altra barriera proprio quando speravo
che fossero tutte cadute.
-Mi dispiace. Mi sento un po' colpevole.
-Lascia stare... Era solo questione di tempo, ma alla fine avremmo
dovuto ammettere l'ovvio: io non sono umano.
-Stammi a sentire: lo so che non vuoi conoscere la verità, ma
tu sei umano, umano come chiunque altro... ci sono migliaia di
casi conosciuti di persone con uno scompenso genetico eppure questo
non li rende certo meno umani!
-Ma non è forse vero che la società li considera inferiori, li
emargina?
-Per favore! Parli come se vivessimo ancora nell'ottocento! Certo,
qualcuno storcerà anche il naso, ma ci sono altri che si guarderanno
bene dal farlo. E io, allora? Anche io sono un emarginato nel
mio lavoro!!!
Al che Vincent sorrise: Devin gli aveva già detto del soprannome...
Chiacchierarono per tutta la notte. I due, sconosciuti, ben presto
si abituarono l'un l'altro, e pian piano paure e angosce svanirono.
Mulder parlò di sua sorella Samantha, Vincent raccontò di come
gli fosse difficile tenere sotto controllo il lato oscuro... si
confidarono, cercando e trovando l'uno nell'altro comprensione
e una sorta di aiuto.
-Ma dimmi: perché preferisci star qui a passare la notte con uno
che hai appena conosciuto, invece di essere con la Chandler? Voi
due... non siete innamorati?
Era la prima volta che Mulder accennava chiaramente al sentimento
esistente tra Vincent e Catherine. Vincent si strinse nelle spalle
e scosse il capo.
-So che sembra strano, ma ogniqualvolta lei passa la notte qui,
nel Mondo di Sotto... io non posso dormire e me ne vado in giro.
Il rischio è troppo grande... Siamo così vicini che riesco a sentire
il battito del suo cuore aumentare ogni volta che lei pensa di
alzarsi e raggiungermi nella mia camera... e sono certo che lei
percepisce il mio. Perciò mi allontano da lei, per non cadere
in tentazione e finire poi per dispiacermene...
Mulder appoggiava il capo alla fredda parete rocciosa; pensava
alle volte che aveva alzato il telefono per chiamare Dana nel
bel mezzo della notte, per poi riappendere, senza aver fatto il
numero.
-Sai-, disse, -non dovresti macerarti così: dovresti invece lasciarti
portare dalla corrente. Quel che succederà, succederà, non c'é
niente che tu possa fare al riguardo!
Vincent non replicò, e Mulder pensò che forse aveva sbagliato
a lasciarsi coinvolgere in quella maniera... ma era sicuro che
per quei due era solo questione di tempo.
****
Erano lì.
Vincent era all'entrata ai tunnels che sbucava nei pressi del
molo dell'Hudson.
Aveva memorizzato il piano di Mulder: doveva "immobilizzare" quanti
più scagnozzi di Sutton poteva. Poi ci sarebbe stata la trappola
di Mouse. Era quasi ora. Cercò di cacciare il timore per quel
che stava per succedere: sapeva che correva il rischio di uccidere
qualcuno...
Si guardò intorno, muovendosi nell'ombra, e giunse infine di fronte
al Magazzino 34.
Era enorme. Cercò un'entrata secondaria, e individuò due guardie.
Fumavano. Socchiuse gli occhi e un brontolio sordo gli salì alla
gola: quei due facevano parte del gruppo che aveva attaccato Catherine.
Calò su di loro, come un fantasma e colpì... in un istante i due
furono a terra. Entrò nel magazzino e si diresse al primo piano,
dove eliminò un'altra guardia...
Quasi mezzanotte.
Mulder guardò il magazzino e armò la pistola, mentre attraversava
la strada. Fu subito abbagliato dai fari di un'auto. Si schermò
gli occhi e intravide un'ombra spingerne a terra un'altra. Riconobbe
poi quest'ultima come Scully: aveva le mani legate, e sembrava
aver bisogno di cure immediate.
-Allora, agente Mulder, mi hai portato quello che voglio?
-Prima Scully.
L'uomo sbottò in una risata sguaiata.
-No, no, no! Pensavo che voi tipi dell'FBI foste intelligenti.-
Sollevò la testa di Scully tirandola per i capelli. -Non metterti
a giocare con me, agente Mulder, - strascicava sempre l'aggettivo
"agente", -o la tua amichetta qui sarà morta in meno di un secondo.
-E' nel vicolo, legato.
-Bene, bene, bene, sembra che dopotutto tu abbia più palle di
quanto pensavo! Come cazzo sei riuscito ad ammansire quella cosa?
-Tutta questione di fascino.
Sutton rise di nuovo.
-E sei anche spiritoso! Andiamo a vedere 'sta cosa, che ne dici?
Mulder si guardò intorno e si sentì circondato dagli uomini di
Sutton. Erano nervosi. Temevano una trappola.
E in effetti Vincent lavorava nell'ombra, eliminando i banditi
uno per uno, in silenzio.
Attraversarono la strada, Sutton sempre facendosi scudo di Scully.
Nel vicolo era steso qualcuno, coperto da un mantello nero. Uno
degli uomini di Sutton afferrò il mantello, lo strappò... e rivelò
Mouse, sorridente.
-E questo chi é?
-Sorpresa!
Dal tetto del magazzino fu lanciata una rete, che bloccò i pochi
complici rimasti, e comparvero gli abitanti dei tunnels, uscendo
dall'ombra come fantasmi, armati fino ai denti.
Mentre i banditi si dibattevano, impigliandosi sempre più nella
rete, Mulder liberò Scully. Mouse si era intanto messo in salvo
rintanandosi nel tombino più vicino. Devin applaudiva, e ridendo
chiese: - Posso chiamare la Cavalleria, adesso?
Sutton urlò: -Cosa credete di fare? Non ve ne andrete di qui!
Il magazzino è pieno dei miei uomini... vi farò ammazzare tutti,
bastardi!
-Non credo... Vedi, ho trovato alcuni amici qua intorno... e un
mio GROSSO amico si è preso cura dei tuoi nel magazzino...
Vincent sentì la confusione all'esterno e corse verso la porta,
per unirsi alla sua gente, quando annusò qualcosa... Era fumo
di sigaretta quel che sentiva? Aveva appena avuto questo pensiero
che un camion di colore argento accellerò fino al centro del magazzino
e accese di colpo i fari, accecandolo. Intuì, più che vedere,
un uomo che gli si avvicinava, espirando una nuvoletta azzurra,
mentre accartocciava un pacchetto e lo gettava sul pavimeno;
-Aveva ragione... Sei veramente un magnifico esemplare.
Vincent ruggì contro l'uomo, e mentre gli si slanciava contro
sentì due dardi penetrargli nelle carni e tutto si fece buio.
Si accasciò; degli uomini in tuta bianca, con indosso dei respiratori,
lo afferrarono e lo trascinarono nel camion.
Mulder aveva appena finito la sua deposizione quando il camion
uscì rombando dal magazzino sotto lo guardo di tutti. Anche Sutton
lo vide e si mise a ridere.
-Perché diavolo te la ridi, brutto figlio di puttana?
-Sembra che dopotutto avrò la mia vendetta e questo mi basta.
Io andrò anche dietro le sbarre, ma il mostro finirà sotto terra!
-Che cosa stai dicendo?
-Hai capito bene: è morto! M-O-R-T-O, morto!
Catherine, che era tra la gente dei tunnels, si avvicinò a Mulder
e chiese: -Dov'è Vincent?
Mulder si guardò intorno e solo allora capì.
-Oh, no!
Corse al magazzino, inseguito dal suono gracchiante di una risata
sguaiata, ma era ormai troppo tardi.
Trovò il pacchetto di sigarette gettato a terra, lo raccolse e
lo stritolò nel pugno.
Catherine, entrata con lui, si accasciò sul pavimento. Le gambe
non la reggevano più. Non riusciva a crederci: era forse tutto
finito... per sempre?
-E' veramente morto?- chiese con voce tremante.
Mulder fissò il pacchetto schiacciato e scosse la testa: -No...
e penso di sapere chi l'ha catturato.
Si girò e osservò le due donne: la prima, Scully, che veniva soccorsa
ma che appariva solo un po' stanca sebbene dolorante. La seconda,
con il viso solcato dalle lacrime, ma dallo sguardo fiero e determinato
di chi é pronto a fare qualsiasi cosa per la persona amata.
Sentendosi sia sollevato per aver ritrovato Scully, sia preoccupato
per la sorte di Vincent, Mulder mormorò: -Hanno intenzione di
rimettere in moto il progetto Chimera.
****
-Come sarebbe: "E' stato catturato"?
Jacob sentì la disperazione opprimergli il petto: suo figlio era
in pericolo. Mulder non poteva guardare negli occhi quel padre
disperato, e si girò verso la veranda da cui,così poche ore prima!,
gli era apparso per la prima volta Vincent.
Gli altri erano tornati Sotto, con il morale a terra, scossi dal
rapimento di Vincent. Catherine stava medicando Scully; quando
incontrò lo sguardo di Dana, le sorrise e tutti i sospetti e la
rabbia che Dana poteva provare per lei semplicemente si dissolsero.
Cathy le offrì il letto e alcuni vestiti, per farla sentire il
più a suo agio possibile. Quando Mulder rivide Scully, rimase
ammutolito per la sorpresa: lei era uscita dalla camera di Cathy
indossando una maglietta, jeans e scarpe da ginnastica. Si era
inoltre raccolta la chioma fiammeggiante in una coda di cavallo
e così vestita assomigliava più che mai ad una liceale... un'impressione
che svanì non appena Dana inserì con forza un nuovo caricatore
nella pistola, prese il distintivo dell'FBI e lo mise assieme
alla pistola nello zainetto che aveva in spalla.
-Allora? Da dove cominciamo?
Mulder raccolse il soprabito e disse loro: -Non muovetevi. Tornerò
presto, quindi aspettatemi qui, ok?
Arrivato in hotel, si accertò che i suoi tre compagni di stanza
fossero fuori, quindi prese il rotolo di nastro adesivo che Langley
portava sempre con sè e ne incollò due lunghe strisce al vetro
della finestra, formando una grande "X".
Spente poi tutte le luci, accese una sola lampada dietro la finestra,
dirigendo il fascio di luce contro il cielo buio.
Quindi si sistemò sul divano, in attesa.
****
SOGGETTO CHIMERA UNO PRONTO PER ESAME.
APPLICATA PELLICOLA PROTETTIVA.
INIZIO TEST.
La porta scivolò aprendosi con un suono liquido. Alla scena che
si presentò, il gruppetto d'uomini sgranò gli occhi e spalancò
le bocche.
L'Uomo Che Fuma continuò a fumare.
Vincent era sollevato da terra, imprigionato da cinque cinghie:
quattro bloccavano braccia e gambe, la quinta gli tratteneva la
testa. A causa della tuta nera che gli avevano fatto indossare,
sembrava una stella oscura sospesa nella stanza completamente
bianca, illuminata da luci al neon che eliminavano qualsiasi ombra.
Aveva due sensori attaccati alle tempie, mentre altri erano inseriti
direttamente nella trama del tessuto della tuta. Trasmettevano
continuamente informazioni sulla sua fisiologia, ECG, EEG, le
solite cose. Vincent era ancora svenuto, perciò gli fu data una
piccola scarica elettrica per farlo rinvenire. Ruggì, e cercò
di liberarsi da quella specie di scomoda ragnatela, ma ad ogni
suo tentativo ebbe una nuova scossa, sempre più forte, sempre
più dolorosa, finché smise di dibattersi, respirando pesantemente.
Risuonò una voce dal timbro metallico:
ANALISI PRIMARIE COMPLETATE.
SOGGETTO PRONTO PER TEST DNA.
Apparve una siringa, in cima ad un braccio meccanico, e l'ago
penetrò nella schiena di Vincent, aspirando prima del fluido spinale
e poi del sangue. Vincent gridò di dolore e di paura e con la
mente ottenebrata abbassò lo sguardo e vide l'odioso uomo con
la sigaretta. Quel volto si impresse nella sua mente come inciso
dal fuoco.
L'Uomo lo osservava, in silenzio.
-Che sia intelligente?
-Ovviamente no! Questa... questa "cosa"è stata abbandonata per
strada, probabilmente é vissuta come un animale selvatico... insieme
a tutti quei serpenti e alligatori di cui ogni tanto si sente
parlare...
L'Uomo Che Fuma continuò ad ascoltare le ridicole supposizioni
del nuovo staff, e quasi si rammaricò di aver fatto fuori Holston.
Poi sbottò:
-Silenzio!
Quella voce forte e profonda troncò d'incanto tutte le conversazioni.
ESTRAZIONE DNA COMPLETATA.
RISULTATI COMPLETI IN CINQUE PUNTO ZERO MINUTI.
COMPUTER IN ATTESA DI ULTERIORI ISTRUZIONI.
L'Uomo Che Fuma guardò la sala di controllo e annuì, sempre in
silenzio. Gli uomini dietro il vetro della sala risposero al suo
cenno e iniziarono ad inserire dati nel computer.
La voce del computer si fece sentire di nuovo:
ANALISI SOGGETTO CHIMERA UNO COMPLETATA.
SOGGETTO ROS34522 PRONTO PER ESTRAZIONE DNA.
INIZIO TEST.
La porta si aprì e Vincent, sebbene ancora disorientato per il
dolore ed il panico, guardò incuriosito. Poi ansimò, sorpreso:
in piedi davanti all'entrata, con indosso un tuta nera simile
alla sua, stava l'essere più strano che avesse mai visto. Aveva
una testa enorme, occhi neri simili a vetri, e alle mani aveva
solo tre dita, ossute e lunghissime. La punta delle dita sembrava
essere spugnosa, e il colore della pelle era un a via di mezzo
tra il grigio e il verde. Giunto di fronte alla rete che imprigionava
Vincent, guardò su, dritto negli occhi di Vincent, ed emise un
unico lungo suono lamentoso, una richiesta d'aiuto.
Vincent si sentiva strano, di fronte alla creatura, e provò compassione,
poiché erano entrambi nella stessa barca. Fu allora, quando provò
compassione, che l'altro entrò nella sua mente:
"Non sei come gli altri. Sei diverso."
Vincent cercò di scuotere la testa, ma non poté, imprigionato
com'era. Si chiese se avrebbe potuto rispondere in qualche modo.
"Puoi farlo", gli fu trasmesso.
Vincent si sforzò di pensare e infine riuscì a formulare un incerto
"Chi... Chi sei?"
Il volto dell'essere si contrasse in una specie di mezzo sorriso:
"Non abbia paura, agente Mulder."
"Puoi leggere nella mia mente?"
"Per favore... abbassi la pistola, agente Mulder: non intendo
farle del male."
Vincent respirò a fondo ed annuì... o almeno cercò di farlo
ANALISI PRIMARIE COMPLETATE.
SOGGETTO PRONTO PER TRASFERIMENTO DNA.
Apparve di nuovo il braccio meccanico, con un diverso tipo di
siringa. Era molto strana, con una specie di ventosa in cima all'ago;
aderì ad un'apertura nel fianco della tuta dell'essere, e cominciò
ad aspirarne il sangue, verde, fino a riempire la siringa. L'essere
rimase immobile.
"Cosa hanno intenzione di fare con noi?"
L'alieno sospirò, appoggiando la testa alla parete, indicando
che provava una qualche specie di paura, ma Vincent non riusciva
a percepirla.
Poi trasmise: "Riaperto il progetto Chimera; si prevede nuovo
soggetto da incrocio Chimera Uno con soggetto ROS34522 "
-Mio Dio!
ESTRAZIONE DNA COMPLETATA.
CAMERA CLONAZIONE PRONTA PER IBRIDAZIONE DNA.
****
Mulder stava per cedere al sonno. Guardò l'orologio: era incredibilmente
tardi. Pensò che forse il suo piano si era rivelato un fallimento.
Prese il cellulare e chiamò Scully.
-Ciao, Scully, sono io.
-Mulder, dove diavolo ti eri cacciato? Stiamo qui ad aspettarti,
mentre ti assicuro che vorrei muovermi, fare qualcosa per questa
gente...
-Ti capisco... credevo di aver avuto una buona idea, ma sembra
che io abbia fatto fiasco...
Smise improvvisamente di parlare. Aveva sentito qualcuno muoversi
cautamente in corridoio. Un'ombra oscurò la luce che filtrava
da sotto la porta.
-Mulder? Mulder?... Cosa sta succedendo?
-Ti richiamo dopo, Scully.- E spense il cellulare. Con cautela
si avvicinò allo spioncino, cercando di capire chi c'era fuori.
Vide un ragazzo, vestito come un corriere espresso. Aprì la porta
con aria interrogativa.
-Mister... Fox Mulder?-, chiese il ragazzo leggendo da un blocchetto
per appunti.
-Sono io.
-Firmi qui, prego.- E gli consegnò una lettera.
Chiusa la porta e aperta la lettera , vi lesse solo poche parole
scritte in maiuscolo:
"CENTRAL PARK. AREA CONCERTI."
Prese le chiavi della macchina e scese in tutta fretta al parcheggio.
Guidò veloce e in pochissimo tempo arrivò al luogo dell'appuntamento.
Si guardò intorno, deluso: sembrava proprio che non ci fosse anima
viva...
-Il signor Mulder! Mi avevano detto che era in città...
Mulder si girò di scatto e vide Gola Profonda; sembrava contrariato,
anzi, quasi minaccioso.
L'informatore gli si avvicinò, continuando a parlare.
-E so anche che lei è interessato alla Genecorp... Potrei riavere
il distintivo che ha sottratto a Holston, per favore?
-Perché, l'ha già ucciso? Così come uccise i famosi alieni?
Gola Profonda si mise a ridere scuotendo il capo: -Riecco il caro
Mulder! Certe cose non cambiano mai!
Mulder era estremamente serio. Gola Profonda lo notò e smise di
ridere.
-Dov'è?
-Chi?
-Sa bene di chi sto parlando, maledizione! Non giochi con me!
-Attento, agente Mulder, si ricordi chi è il vero nemico.
Mulder si calmò. Non poteva perdere l'unico contatto che aveva
nelle fila dei suoi avversari.
-Dove l'hanno portato?-, ripeté, con più calma.
-Sa, il Progetto è di estrema importanza per noi tutti... Non
vede le possibilità? Avremmo un'arma che può mettere fine a tutte
le guerre e...
-Andiamo! Le hanno imbottito la testa di bugie! Sappiamo entrambi
benissimo a quali usi sarebbe destinato! Vinc... Chimera è semplicemente
un'arma, un'arma potentissima.
-Oh, no, agente Mulder. E' qui che si sbaglia! Non userebbero
Chimera Uno per i loro scopi personali...
Mulder, confuso, attese che l'uomo aggiungesse altro, spiegandosi.
Inutilmente.
-Mi dice da che parte sta, lei?
-Da nessuna. Mi lasci spiegare: le due fazioni non sono bilanciate
e io sono il contrappeso che le mantiene in perfetto equilibrio.
Ed ecco che butto anche lei sul piatto della bilancia, Mister
Fox Mulder.
-In che modo?
-Dia un'occhiata a fondo nella Genecorp, agente Mulder, ci sono
un sacco di entrate secondarie... Sono certo che troverà quella
a lei più congeniale.
E così dicendo gli passò una carta magnetica.
-Mi dispiace non avere un po' più di tempo da dedicare a New York-,
aggiunse Gola Profonda. -Mi dicono ci sia stato un bellissimo
concerto l'altra sera...
E improvviso com'era apparso, si dileguò nelle tenebre. Senza
perdere tempo, Mulder corse all'appartamento di Catherine.
Scully lo stava aspettando sulla porta
-Allora?-, chiese, -Ci sono novità?
-Credo di aver scoperto dov'è rinchiuso Vincent.
Catherine si mise il soprabito e fece per uscire.
-Catherine, dove pensi di andare?- l'apostrofò Padre. -Non fare
sciocchezze e vieni Sotto da noi, per favore! Se ti dovesse succedere
qualcosa...
-No, Padre. Questa volta tocca a me aiutare. Non lo abbandonerò.
(5 - Continua nella sesta e ultima parte...)
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on any of the copyrights held by Republic Pictures, Witt/Thomas
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Television, or any other holder of Beauty and the Beast copyrights.
This story is based also on the characters and situations created
by Cris Carter, Ten Thirteen Productions and Fox Broadcasting.
No infringement of that copyright is intended... so please don't
sue. Actually, all characters are used without permission and,
again, no infringement is intended. Also, anything about copyrighting
that I missed...insert here.