Furono segregati in delle strane celle con le pareti di vetro.
Vincent stava ispezionando il suo strano costume. Era nero e lucido,
quasi una seconda pelle. Copriva anche i piedi. Si sedette sul
letto e guardò nell'altra cella, dov'era confinato l'alieno. La
piccola creatura era in piedi vicino al vetro che li separava
e anch'essa lo osservava, curiosa. Teneva una mano appoggiata
al vetro e i polpastrelli vi sembravano aderire come ventose.
Non possedeva palpebre, cosicché quello sguardo dagli occhi perennemente
sgranati inquietava alquanto Vincent. Era già abbastanza strano
averlo lì, nella cella accanto... Catherine probabilmente si sarebbe
stupita quando...
Catherine...
Quel dolce, dolcissimo pensiero cancellò tutti gli altri, Vincent
si ritrovò a sorridere come un bambino mentre cercava di riallacciare
il loro Legame... doveva essere così preoccupata!
"Chi é Catherine?"
Di nuovo l'alieno stava leggendogli la mente.
"E cos'è questa sensazione che stai provando?"
Vincent non voleva correre l rischio di parlare: sapeva che li
stavano osservando.
"Lei è una mia amica."
"Abbiamo... familiarità?... col vostro concetto di amore."
Vincent sorrise.
"Siete innamorati?", chiese l'alieno piegando di lato il capo
e premendo ancora più la mano contro il vetro.
Poi: "Vieni più vicino", trasmise.
Vincent questo non se l'aspettava, e non sapeva proprio cosa fare:
doveva soddisfare la richiesta dell'alieno o no? Poi ricordò la
chiacchierata che aveva fatto con Mulder.
Si avvicinò al vetro.
L'alieno fece aderire completamente la mano al vetro e invitò
Vincent a fare altrettanto. Vincent, un po' riluttante, toccò
il vetro freddo coprendo con il suo palmo il palmo dell'alieno.
Non era preparato a quel che successe.
Fu come se fosse invaso da un impeto di energia, che sembrò colmargli
l'anima, trovando e invadendo anche gli spazi più nascosti, per
poi proiettarla nello spazio.
Vincent gettò indietro la testa, catturato da quel turbinio di
sensazioni che mai aveva provato, o temuto di provare... fu come
avere il corpo di Catherine avvolto tutto intorno a lui.
L'alieno allora appoggiò anche l'altra mano al vetro, imitato
da Vincent... Fu come se tutti e tre fossero connessi e la presenza
dell'alieno decuplicava la forza del Legame. Un vento sorto dal
nulla fece drizzare la chioma di Vincent, e il potere era tale
che Vincent chiuse gli occhi, e riuscì a pensare solo e soltanto
a Catherine.
Immediato, il desiderio di averla non solo come amata, ma anche
come amante, lo travolse e tutto sembrò possibile...
****
Mulder stava guidando velocemente lungo l'autostrada. Scully gli
era seduta al fianco, Catherine era sul sedile posteriore, lo
sguardo perso nel buio. Ad un tratto si inarcò contro lo schienale
con un singulto.
-Oh, mio Dio!-, esclamò Scully, -Sta avendo un qualche attacco.
Accosta, Mulder!
Fermata la macchina, Mulder si affrettò ad aprire lo sportello
posteriore. Catherine si trascinò fuori, mentre le convulsioni
continuavano.
-Che le sta succedendo?
-Non ne ho idea! Sembra quasi epilessia...
Catherine sentiva Vincent così vicino! Non aveva mai percepito
il loro Legame in maniera così forte! Sembrava che Vincent fosse
lì, al suo fianco. Riusciva a sentire il suo respiro, sentiva
il suo corpo stretto attorno a lei, con una tale chiarezza, con
una tale intensità, che le precedenti esperienze con il Legame
erano solo pallide ombre al confronto. Era doloroso, ma la pena
era così dolce!
Dopo un paio di minuti, e grazie anche agli sforzi di Mulder e
Scully, gli spasmi si attenuarono e infine Catherine riuscì a
parlare di nuovo: -Dio...-, disse, -Oh, mio Dio...
-Va tutto bene adesso, Catherine?-, le chiese Scully.
Catherine cercò di alzarsi. Lungo la strada, le macchine rallentavano
per capire cosa fosse successo, ma nessuna si fermò.
-Cosa è successo?
Catherine sembrava disorientata, incerta su come rispondere.
-Era... non so come spiegarmi... era come se tutti gli umori di
Vincent... paura, amore; odio, comprensione, tutti...era come
se mi si fossero appiccicati addosso, e avessero invaso la mia
anima tutto in una volta!
-Che cosa? - Scully ancora non sapeva del legame. -Mi stai forse
dicendo che Vincent sta cercando di stabilire una specie di contatto
con te?
-Io... io non lo so! Non mi era mai successo prima! Non sono mai
stata in grado di sentirlo come lui sentiva me, prima! Solo un
a volta, quando rimase intrappolato con Padre...- Si strinse la
testa tra le mani: -... ma non fu minimamente paragonabile a questo!
Mulder intervenne: -Dobbiamo andare. Prima arriveremo e prima
troveremo risposta alle nostre domande.
****
IBRIDAZIONE DNA COMPLETATA.
INIZIO COLTURA SOGGETTO CHIMERA DUE.
L'Uomo Che Fuma osservò lo sviluppo del processo, che avveniva
in una specie di enorme contenitore di vetro ripieno di liquido
ambrato. Presto avrebbero avuto una creatura talmente potente
da ripagarli infine di tutti gli sforzi compiuti in tutto quel
tempo. Continuò a guardare, inorgoglito dalla nuova tecnologia
aliena che ora erano in grado di controllare e affascinato dall'embrione
che si stava via via sviluppando sotto i suoi occhi. Tuttavia,
riusciva a mantenere un'espressione gelida ed impassibile.
-Chiedo scusa, signore.
L'Uomo si girò verso il nuovo dottore responsabile del progetto.
Lo guardò interrogativamente.
-Sta succedendo qualcosa di strano. I soggetti base stanno in
qualche modo interagendo fra loro... non riusciamo a capire. Sembra
che l'alieno stia emettendo una qualche energia dal suo corpo...
-Come? Non avevate preso tutte le precauzioni necessarie?
-Bene, in effetti il vetro è di un materiale speciale, ma sembra
che non funzioni come dovrebbe...
-Prendete quella cosa verde e portatela nell'altro sottolivello,
e fate in modo che resti confinata nel laboratorio D.
-E riguardo a Chimera Uno, Signore? E' un eccezionale soggetto
da studiare...
-Fatene ciò che volete... Non abbiamo più bisogno di lui.
Si girò a guardare nuovamente nel contenitore di vetro e rimase
scioccato alla vista del feto, che cresceva ad una velocità spaventosa...
****
I laboratori della Genecorp sembravano chiusi. Il che non sorprese
né Scully né tantomeno Mulder.
-E adesso cosa facciamo?-, chiese Catherine.
-Troviamo semplicemente l'entrata posteriore...
Mulder guidò tutt'intorno al complesso finché effettivamente incappò
nell'entrata posteriore. C'era luce. E c'era una guardia.
-Dovrebbe essere facile...
Mulder indossò un camice bianco, lo stesso che aveva usato per
penetrare nei laboratori la prima volta, e impugnò la carta nera
datagli da Gola Profonda. Si diresse deciso verso il posto di
guardia esibendo la carta. La guardia annuì e lo lasciò proseguire.
"Oh, santo cielo!". Il commento alla Charlie Brown gli salì spontaneo
alle labbra quando incontrò un cancello che gli sbarrava il passo.
Fece scorrere la carta magnetica nell'apposita fessura sulla serratura
del cancello e attese che si accendesse la luce verde, ma qualcosa
sembrava non andare per il verso giusto: si accese infatti una
lucetta rossa. Riprovò una, due, tre volte, finché la guardia,
insospettita, gli si avvicinò. Mulder non riusciva a credere che
tutto stesse già per finire.
-Mi scusi, signore. C'è qualche problema?
Mulder esibì il suo miglior sorriso.
-Sì... sembra che la carta non voglia funzionare!
La guardia però sembrava sospettare qualcosa e Mulder ne fu sicuro
quando il raggio di una torcia gli venne puntato dritto in faccia.
-Le dispiacerebbe seguirmi, signore?
"Dannazione!"
Lo aveva appena pensato, quando la guardia cadde esanime al suolo.
Alle sue spalle, Scully brandiva la pistola tenendola per la canna.
-Non ho mai sopportato i bulletti in divisa.
Mentre Catherine e Scully nascondevano la guardia svenuta, Mulder
provò una volta ancora ad inserire la carta. Finalmente si accese
la luce verde e con un sospiro di sollievo entrò, seguito da Scully
e Catherine, sebbene avesse cercato di dissuaderle.
Il vasto edificio sembrava completamente deserto.
-Da questa parte-, disse Mulder.
Si avviarono lungo il corridoio che Mulder e Scully avevano già
percorso e che conduceva agli uffici.
-Cosa stiamo cercando di preciso?
-Lui ha detto di cercare a fondo nella Genecorp...
-"Lui" chi?
Mulder ignorò la domanda di Scully. Catherine procedeva come in
trance lungo i corridoi, lo sguardo fisso ad un punto lontano.
Mulder se ne accorse, e intuì che stava cercando di trovare la
strada sfruttando l'incredibile Legame che la univa a Vincent.
E sembrava stesse funzionando. Catherine si bloccò di fronte all'ufficio
di Holston, afferrò la maniglia e aprì la porta, entrando nella
stanza.
-Mulder! Ma cosa sta facendo?
-E' in contatto con Vincent grazie a non so che legame... Lo so,
per te é difficile crederci, ma è così, Scully, lo puoi vedere
da te!
-Non so cosa sto vedendo... So che sembra talmente irreale!
-Già. Incredibile, vero?
Entrarono anche loro nell'ufficio e Scully ebbe l'accortezza di
chiudersi la porta alle spalle. Catherine intanto stava rimuovendo
dalla libreria tomi su tomi; quando ne tolse uno dedicato al DNA,
fece scattare un meccanismo segreto. Una porta, celata nello spazio
esiguo compreso tra la libreria e l'entrata del bagno, si aprì
davanti ai loro occhi rivelando una piccola scala a chiocciola.
Catherine prese a scendere. Non aveva dubbi: Vincent era molto
vicino, lo sentiva!
Dietro a Catherine venivano Scully e Mulder. Arrivarono ad un
corridoio - lunghissimo, con una sola porta ad una estremità.
Non appena lo imboccarono, trovarono anche ciò che sembrava essere
una scatola metallica, magnetica, con un tastierino alfa-numerico.
Mulder provò a inserirvi la carta magnetica e subito una frase
apparve sul display del tastierino:
INSERIRE CODICE PREGO
Mulder digitò CHIMERA, ottenendo però come risposta:
CODICE ERRATO.
AVETE DUE ALTRI TENTATIVI PRIMA DELL'ARRIVO DELLA SICUREZZA.
"Pensa, Mulder. Pensa!"
Riandò col pensiero alla chiacchierata con Gola Profonda, quindi
digitò:
LIBERTA'
Ma ottenne in risposta:
CODICE ERRATO.
AVETE UN ALTRO TENTATIVO PRIMA DELL'ARRIVO DELLA SICUREZZA.
"... mi dicono ci sia stato un bellissimo concerto l'altra sera...
"
-Svelte! Che concerto hanno dato ieri al Central Park?
Fu Catherine a rispondere: -Beethoven... "L'Eroica", mi sembra.
-O la va, o la spacca...
EROICA
(...)
CODICE ACCETTATO. GRAZIE.
****
-Siamo pronti per i tests primari?
Una ragazza bionda osservò una serie di numeri e rispose: -Affermativo,
signore. Il soggetto ha raggiunto una età apparente di 30 anni.
-Bene. Bene! Allora facciamo divertire gli spettatori!
L'Uomo Che Fuma stava osservando tutto grazie allo schermo gigante
appeso alla parete. La Creatura appena nata era in una grande
incubatrice nell'angolo della sala di un biancore accecante. Era
ovviamente nuda ed era ovviamente tutt'altro che normale; sembrava
il riflesso distorto di Chimera Uno... un qualcosa di più bestiale.
Chiese:
-Vogliamo cominciare questa terapia d'urto? Dobbiamo sbrigarci,
finché è ancora tranquillo e finché il Comitato é ancora riunito:
é necessario abbiano subito dei risultati su cui discutere.
-Non appena gli esami primari saranno completati, Signore.
L'uomo Che Fuma accese un'altra sigaretta e espirò lentamente
il fumo azzurrognolo.
-Un semplice appunto, dottore...- disse, -se mandate tutto all'aria,
avrò la vostra testa.
-Certamente,Signore. Non ci saranno errori.
-Non ve li potete permettere.
L'Uomo Che Fuma uscì dalla porta metallica e si allontanò lungo
il corridoio.
Dall'altra parte del complesso, Mulder, Scully e Catherine si
erano persi nel guazzabuglio di stanze e interminabili corridoi.
-Da che parte? Catherine, rispondimi!
Lei era concentrata al massimo... per Vincent sembrava essere
così semplice, ma per lei era una esperienza completamente nuova.
Poi, percepì qualcosa.
-Da questa parte!-, esclamò.
-Dobbiamo fare in fretta, Mulder! Probabilmente a quest'ora la
guardia...- Scully non finì la frase. Catherine si era bloccata
all'improvviso di fronte ad una porta a vetri, e Mulder le stava
a fianco, guardando con occhi sgranati la creatura che, dall'altra
parte, a sua volta li osservava con quei suoi occhi scuri privi
di palpebre.
-Mio Dio...-, riuscì a dire Cathy.
-L'ho sempre creduto-, mormorò Mulder.
Un nuovo flusso di sensazioni colpì Cathy attraverso il Legame
e lei si diresse di corsa alla porta in fondo al corridoio. Le
bastò un'occhiata il vetro della porta per individuare Vincent,
il quale alzò subito la testa e le sorrise. Lei allora strattonò
la maniglia, cercando di entrare, ma qualcuno la bloccò.
Era L'Uomo Che Fuma.
-Fermo!-, urlò Mulder, ma L'Uomo lo degnò solo di uno sguardo
distratto, poi spinse Catherine nella stanza dov'era imprigionato
Vincent e si chiuse la porta alle spalle. Mulder tentò inutilmente
di seguirli: la porta era bloccata. Attraverso il vetro vide che
L'uomo stava componendo un numero telefonico, senza dubbio per
chiamare la Sicurezza. Alle sue spalle, però, Vincent, vedendo
Catherine in pericolo, fece appello a tutto il nuovo potere riversatogli
dall'alieno e la sua rabbia crebbe, e crebbe, e crebbe finché,
con un potente ruggito, balzò contro al vetro della sua prigione,
mandandolo in frantumi e atterrando di fianco a Catherine.
Mulder non poteva fare niente: lui e Scully potevano solo stare
a guardare, spettatori impotenti inorriditi e allo stesso tempo
affascinati da quella dimostrazione di pura furia inarrestabile.
L'Uomo Che Fuma era pietrificato, una sigaretta accesa che pendeva
dall'angolo delle labbra semiaperte in un grido silenzioso. Era
sempre stato convinto che quelle pareti di vetro speciale fossero
assolutamente infrangibili, e inoltre avere un essere dal volto
leonino che lo sollevava per il colletto e lo schiacciava contro
la parete non era mai stata precisamente la sua idea di "primo
contatto". Vincent lo scrollò quasi fosse un pupazzo, con furia
e per vendetta, mentre Catherine si aggrappava al suo petto e
cercava di riportarlo alla ragione. Ma lui sembrava essere cieco
e sordo a quanto lo circondava.
-Catherine! Stiamo per avere compagnia!-, le gridò Mulder attraverso
il vetro.
Scully era corsa intanto all'estremità del corridoio e, riparata
dall'angolo, aveva impugnato la pistola all'arrivo di due uomini
armati.
Vincent stava ancora stringendo per il collo L'Uomo Che Fuma quando
infine parlò:
-Il mio nome è Vincent.-, gli sussurrò in un brontolio, -Ora ascolta
la mia voce!
E, mentre ruggiva in faccia all'Uomo Che Fuma, gli passò lentamente
le dita sul petto, incidendogli camicia e pelle: sapeva che stava
causando puro terrore nell'Uomo e che per sempre questi avrebbe
avuto le cicatrici dei suoi artigli sul petto e l'eco del suo
ruggito nella testa.
-Catherine!- supplicò Mulder. E lei:-Vincent! Dobbiamo andarcene!
Ti prego!
Vincent sembrò tornare in sé e lasciò cadere a terra il corpo
insanguinato dell'Uomo. Girandosi incrociò gli occhi verdi di
Catherine e sospirò di sollievo: si sentiva di nuovo a casa.
-Andiamo.
Sbloccarono la porta e Scully aprì la bocca, ma Mulder intervenne:
-Non è il momento delle spiegazioni.
-Hanno creato un ibrido, Mulder... è qui, da qualche parte in
questo edificio.
Mulder smise di correre... era un affare troppo serio per essere
lasciato in sospeso.
-Mulder, no! Non abbiamo tempo! Tutte le squadre della Sicurezza
staranno per piombarci addosso!
-Lo so, lo so... hai ragione, Scully, dobbiamo andarcene!
-Da questa parte!
Nella loro corsa verso la salvezza, passarono nuovamente davanti
alla stanza in cui era rinchiuso l'alieno e lì Vincent si fermò.
"Lasciami andare, umano."
-Vincent! Cosa stai facendo?
Senza rispondere a Mulder, gonfiando i muscoli Vincent forzò la
maniglia, strappandola. Poi, lasciando la porta aperta, si avvicinò
a Mulder, che lo guardava senza capire ,e gli sussurrò: -Andrà
tutto bene.
-Muovetevi! -, urlò loro contro Scully. Alcune guardie erano già
comparse in fondo al corridoio e stavano correndo verso di loro,
ignorando la porta aperta e la cella vuota. Scully sparò, mirando
alle gambe, e la prima guardia cadde, ma le altre la superarono
con un salto e continuarono la loro caccia.
Catherine e gli altri correvano a più non posso.
Poi Vincent e Mulder si fermarono quasi contemporaneamente a fronteggiare
le guardie... in effetti, il compito di Mulder fu enormemente
facilitato, perché tutta l'enorme energia che pervadeva ancora
Vincent fece sì che egli in pochi minuti mettesse al tappeto tutte
le guardie. Vincent ricevette un colpo alla gamba, ma l'allibito
Mulder vide la ferita richiudersi e scomparire sotto i suoi occhi.
-Andiamocene, amico mio.
-E riguardo al mutante?
Vincent sorrise e non replicò: sapeva che qualcuno si stava già
occupando della faccenda.
****
La stanza di controllo era immersa in una strana atmosfera. Erano
tutti immobilizzati, a occhi sbarrati e bocche spalancate, con
del sangue che usciva dal naso.
L'alieno osservò i vari monitor, finché individuò la stanza in
cui era imprigionato il mutante, appeso a delle cinghie e continuamente
attraversato da scariche elettriche. Indossava la solita tuta
nera. L'alieno si diresse alla stanza e ne spinse la porta una,
due, tre volte, finché questa volò addosso ai dottori che controllavano
il mutante. Guardarono con terrore l'alieno avanzare, e lo sentirono
penetrare nelle loro menti finché, con un semplice "tocco", i
loro cervelli si fusero. Uscì del sangue, dal naso e dalle orecchie,
ma erano già morti.
L'alieno si girò verso la creatura che lo stava osservando.
Il viso ricordava Vincent, ma qui finiva la rassomiglianza. L'espressione
era più tetra, pelle e pelo erano di colore diverso, le mani erano
simili a quelle dell'alieno, ma provviste di artigli. Il corpo
era deforme, ma gli occhi, uno blu elettrico l'altro di un nero
profondo, lasciavano trasparire tutto il Vincent racchiuso in
quell'anima sfortunata.
L'alieno rimosse le cinghie che trattenevano la povera creatura.
Chimera Due emise un suono gorgogliante che si trasformò rapidamente
in una parola comprensibile: -Sì...
Aveva la stessa voce profonda di Vincent.
"Non avere paura... non ti farò del male."
Si presero per mano e il potere crebbe, finché, circonfusi in
un'aura di intensa luce brillante e sferzati da un vento sorto
dal nulla, scomparvero nel nulla.
****
-Allora? Ancora nessuna notizia dall'agente Wells?
Scully stava finendo di fare la valigia. Avrebbero lasciato New
York il giorno dopo, e si sarebbero dovuti occupare dei rapporti
necessari a definire il caso Sutton.
Mulder era in ansia.
-Avrei dovuto andare con lui-, mormorò.
-Mulder, Mulder... ieri notte non ti sei divertito abbastanza?
Fox la guardò e sorrise. Era così sollevato dal fatto che fosse
tutto finito.
Il telefono squillò.
-Sono Mulder!
Devin camminava avanti e indietro nel parcheggio della Genecorp.
Non sapeva da che parte cominciare.
-Agente Mulder! Sono un po' confuso...
-Già, sembrano essere proprio i "grigi", non è vero?
-No... Non proprio... Agente Mulder, la Genecorp è vuota. Completamente.
Non c'è più niente là dentro. E' solo un grande edificio abbandonato.
E quella stanza che avrebbe trovato Cathy... non esiste! E mi
creda, l'abbiamo cercata con cura!
-Ma... e i corpi? Che ne è stato dei corpi?
-Abbiamo trovato, sì, delle tracce di sangue, ma poche...
-Non posso crederci.
-Mi dispiace... ma siamo arrivati tardi.
-Già... dispiace anche a me-, e riappese.
Era il destino di Mulder fare un passo avanti e due indietro.
Scully vide l'espressione dipinta sul suo viso, comprese tutto
al volo e gli risparmiò le domande.
Bussarono alla porta: era Frohike.
-Allora... Scully... pronta per andare alla Statua della Libertà?
Dana alzò gli occhi al cielo e Mulder scoppiò a ridere, dimenticando
fallimenti e sfortuna.
****
Quella notte, Mulder e Scully si recarono al tunnel di Central
Park, ed entrarono, cercando di arrivare al Mondo di Sotto.
Il loro tentativo fallì miseramente: ben presto si resero conto
di essersi perduti.
-Oh, bene, questa è proprio da raccontare!
Ma i tunnels hanno occhi, e ben presto Vincent e Catherine, avvertiti
dalle sentinelle, vennero in loro aiuto. Li trovarono in un grande
collettore, circondati da del vapore che spandeva uno strano odore
nell'aria.
-Siamo passati giusto per dare un salutino-, scherzò Mulder, -Dobbiamo
tornarcene a Washington...
-Così presto?
Catherine si staccò dal fianco di Vincent e andò ad abbracciare
Mulder, baciandolo su di una guancia.
Scully guardò Vincent, scontrandosi con l'intensità di quegli
occhi blu, ma non riuscì ad imitare Catherine. Dopo tutto, loro
due non erano così intimi. Optò per una stretta di mano ed un
sorriso, che Vincent ricambiò, con calore. Dana avrebbe conservato
per sempre quel sorriso nel cuore.
-Grazie per tutto quello che avete fatto per me e per Vincent...
non lo scorderemo mai.
-Il vostro segreto è al sicuro con noi. Non ne parleremo in alcun
rapporto...
Mulder si girò verso Vincent e quando gli strinse la mano, Mulder
gli diede una amichevole pacca sulla spalle, dicendo: -Ci vediamo,
ragazzone!
Vincent ne fu sorpreso, ma non lo diede a vedere.
-Arrivederci... Spettrale Mulder.
Mulder sorrise scuotendo la testa e lui e Dana rimasero a guardare
mente quella strana coppia scompariva tra le nebbie del Mondo
di Sotto.
****
Stavano camminando con calma, quando Catherine ruppe il silenzio:
-Vincent...
-Sì?
-C'è una cosa che ti devo dire.
-Che cosa?
-L'altra notte, quando hai... provato quelle sensazioni... le
ho provate anch'io.
Vincent si fermò per guardarla, temendo ciò che lei stava per
dirgli: quel che lui aveva provato erano i sentimenti più nascosti,
i segreti più bui, cose che mai avrebbe voluto ammettere, anche
se veritiere...
Che cosa gli stava dicendo? Poteva essere possibile? Poteva lei
aver realmente provato TUTTE le sensazioni che aveva provato lui?...
-Sì... Tutte- mormorò Catherine, quasi gli leggesse nella mente.
-Catherine, io...
-Shhhh! Zitto-, disse lei in un sospiro, e gli mise un dito sulle
labbra, -Non parlare... Semplicemente, ascolta il tuo cuore.
Egli si chinò, cercando le sue labbra .
E lei non si negò. All'improvviso, tutto fu semplice...
****
Mulder e Dana camminavano in silenzio, nel parco. Fu Mulder a
rompere il ghiaccio.
-Sai, il solo pensare che quei due si amano mi fa sperare che
l'umanità abbia ancora una chance, non credi?
Scully sorrise, scostandosi una ciocca dal viso.
-Per quel che mi riguarda...mi fa pensare che a volte l'amore
ci aspetta proprio dietro l'angolo, ma noi siamo troppo ciechi
per accorgercene.
Mulder si fermò e le prese la mano, costringendola a fermarsi
a sua volta.
Scully era confusa. Forse voleva prenderla in giro? No, non questa
volta. Gli si avvicinò e riuscì a dire ciò che da tempo le occupava
la mente.
-Dimmi, Mulder... E noi?... Siamo ciechi, noi?...
Mulder la guardò in silenzio. Poi sollevò una mano, le accarezzò
il viso...
E per la prima volta non esitò.
FINE
Note sull'Autrice:
Inês Costa, portoghese, é una appassionata sia di "La Bella e
La Bestia" che di "X-files" (del resto il suo indirizzo e-mail
è scully_101!)
Ha cominciato a scrivere "in maniera seria" quando aveva solo
12 anni, pubblicando alcuni racconti e delle poesie, quali "Autumn",
"The tears of a rose" e "Laura".
Smise di scrivere a 14 anni, a causa degli studi che la portarono
a diventare Ingegnere Ambientale. Solo 13 anni dopo, con la messa
in onda in Portogallo della prima serie di "La Bella e La Bestia",
ha trovato nuova ispirazione per creare delle storie. La prima
fu "A Small Sense of Freedom" ("Un assaggio di libertà") e, con
"Chimera", spera ardentemente che la sua nuova carriera nel web,
come scrittrice di racconti ambientati nell'universo di LBeLB,
metta definitivamente radici.
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La traduzione di ©Chimera è stata realizzata da Paolo Mazzon con
il consenso dell'Autrice. Per qualsiasi uso, chiedete! Grazie.
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