Devin e Catherine sobbalzarono e si girarono verso la figura ammantata
che emergeva dal tunnel fumoso alle loro spalle. Vincent li stava
scrutando, preoccupato: era sicuro che stava per succedere qualcosa,
qualcosa di spiacevole.
-Ti ho sentita, questo pomeriggio. La testa quasi mi scoppiava.
Dimmi, Catherine, cosa c'è che non va?
Devin guardò il fratello e si sentì l'uomo più disgustoso sulla
faccia della terra: come poteva rimanere all'FBI?
Catherine corse da Vincent e lo abbracciò con forza, ma, nonostante
un tale slancio di affetto lo potesse solo far gioire, Vincent
chiese di nuovo: -Che cosa c'è?
Catherine pianse lacrime amare stretta al suo petto, poiché adesso
tutte le sensazioni che aveva represso non potevano più essere
nascoste, né trattenute. Era una donna molto coraggiosa, ma a
volte il dolore e la disperazione emergevano dalle sue profondità
più nascoste, e lei, semplicemente, non riusciva a sopportarle.
-Mi dispiace, amor mio! Mi dispiace così tanto! E' tutta colpa
mia! Se non mi fossi cacciata in un tale guaio, niente sarebbe
successo!
Vincent non sapeva cosa fare. Era quasi sopraffatto dalle emozioni
di Catherine e perciò guardò Devin, in cerca d'aiuto, ma Devin
distolse lo sguardo chinando il capo.
-Provo vergogna anch'io, fratello.
-Volete spiegarmi che cosa sta succedendo? Perché vi assicuro
che non capisco! Dimmelo, Catherine!
Lei alzò la testa, guardandolo negli occhi, le lacrime che le
rigavano il viso.
-L'FBI... Sta indagando sull'omicidio di Sutton... Vincent! Hanno
trovato il tuo sangue sulla scena del delitto.
Non appena lei aveva pronunciato "FBI", Vincent si era girato
verso Devin.
-Mi dispiace, Vincent, ma non c'è niente che io possa fare.
-Cosa state dicendo? Che loro sanno chi io sia?
-Hanno il tuo sangue, ma non sanno dove guardare...
Ma Vincent non stava ascoltando. Interruppe Catherine chiedendo:
-Cosa c'era nel sangue?
Devin e Catherine si fissarono, non sapendo se rispondergli o
meno.
-Ditemelo!
-Loro hanno trovato... due tipi di DNA... uno umano e l'altro...
Smise di parlare vedendo Vincent chiudere gli occhi e appoggiarsi
alla parete, anticipando la rivelazione: -...l'altro è di un animale.
Dunque è così. Tutte le mie domande hanno avuto infine risposta.
-Non dire così!
-Dire che cosa, Catherine? E' scritto nel mio sangue! Se il mio
stesso sangue mente, dov'è mai la verità?-, piegò il capo singhiozzando:
-Lo sapevo... L'ho sempre saputo.-
Catherine lo abbracciò con quanta forza poteva: -Non fare così!
Io ti amo chiunque tu sia... perché sei il mio Vincent.
Vincent accostò il capo a quello di lei.
-Oh, Catherine! Come puoi amarmi ancora, adesso che conosci la
mia vera natura?
Catherine lo guardò e gli prese il volto tra le mani, premendo
le labbra contro le sue, baciandolo con passione, mescolando le
sue lacrime con quelle di lui, confermandogli la sua scelta, confermandogli,
anche attraverso lo strano legame che li univa, che senza di lui
lei non avrebbe potuto essere. E Vincent seppe: niente di ciò
che lui poteva dire avrebbe fatto cambiare idea a Catherine.
Devin con discrezione arretrò pian piano e li lasciò soli.
****
Ore 11:00 del mattino.
-E adesso cosa facciamo?
Mulder mise la pistola nella fondina e non rispose. Scully continuò
a guardarlo, con il cellulare in mano. Skinner non era soddisfatto
del procedere delle indagini, anzi si era irritato molto sentendo
la storia di Central Park; Dana per un attimo aveva pensato che
il telefono le sarebbe scoppiato in mano.
-Di solito sei più "creativo" nelle nostre indagini.
Mulder la trafisse con un'occhiata gelida;
-Questo perché per la prima volta ho una pessima intuizione...
Scully si alzò in piedi, lisciandosi la gonna e, ignorando il
commento di Mulder, prese le chiavi della macchina.
-Guido io.
La porta cigolò quando Dana entrò con Mulder nell'ufficio di Devin.
Devin era di fronte ad uno schedario, controllando alcuni incartamenti
e sobbalzò al rumore. Dana lo gratificò del suo miglior sorriso.
-Buon giorno agente Wells.
-Salve... Vi serve qualcosa?
Mulder lo guardò, confrontandosi inconsciamente con Devin, poi
disse:
-Ieri abbiamo parlato con la signorina Chandler, Catherine Chandler.
Sta indagando sul caso Sutton e ha menzionato un certo Jim Sutton.
Suppongo sia il fratello della vittima...
-Sì, lo stiamo ancora cercando. Per ora sappiamo solo che è ancora
a New York.
-Come fate ad esserne certi?
-Abbiamo messo il telefono della sua ex sotto controllo. Le ha
fatto due chiamate: entrambe da cabine telefoniche di New York.
Stiamo tenendo sotto controllo anche gli aeroporti. Abbiamo avvertito
l'Interpol in caso riuscisse a partire. Ma io non credo che se
ne voglia andare.
-Come mai?
-E' sulle tracce di qualcuno, l'ha detto al telefono, ma non sappiamo
di chi stesse parlando. Probabilmente si aspettava che stessimo
ascoltando, perciò era molto cauto... Bene, e adesso voi due cosa
contate di fare?
-Stiamo aspettando una certa telefonata da alcuni informatori
di Baltimora... penso che il mistero del sangue sarà presto svelato.
Devin, pur essendo estremamente interessato, finse indifferenza,
per non lasciar trapelare la sua condizione di... spia! Quale
altra parola poteva esprimere meglio il concetto di ciò che stava
facendo?
-Circa questi informatori: sono persone fidate?
-Sì, Mulder,racconta. Di che si tratta?
Mulder sorrise a Scully, sentendosi colpevole per non averle detto
della telefonata fatta ai Pistoleri Solitari. Frohike sarebbe
potuto anche impazzire se avesse saputo che non aveva chiesto
l'appuntamento a Scully. Sorridendo con un'aria ancora più colpevole,
Mulder iniziò : -Senti, Scully... Frohike ha chiesto ancora di
poter uscire con te...
Dana rovesciò gli occhi e si appoggiò con entrambe le mani alla
scrivania di Devin, evidentemente affranta. Devin era incuriosito
dalla reazione di Dana.
-I Pistoleri Solitari no! Oh no! Non un'altra volta! Perché non
mi hai detto di aver coinvolto quei tre nella nostra indagine?
-Perché tu eri arrabbiata e io non avevo voglia di controbattere
ai tuoi sarcasmi...
-I miei ...cosa?
Mulder alzò le mani in un gesto di difesa e rise.
-Scusatemi... I ... Pistoleri Solitari?
-Sì, sono una specie di circolo per soli uomini interessati al
paranormale.
-Sono un mucchio di repressi invischiati nella Rete.
-Sono un circolo per soli uomini, ma penso che farebbero un'eccezione
per Scully... Wells, se viene a sapere qualcos'altro su quel Jim
Sutton ci avverta, ok?
Quando furono usciti, Devin fece un respiro profondo. Per la prima
volta in vita sua non sapeva che fare.
****
-Così, te ne stai proprio andando?
Vincent continuò a riempire il sacco, mettendoci quanto pensava
fosse necessario ad una lunga permanenza nelle oscure profondità
del Mondo di Sotto, tra quei tunnels inesplorati. Jacob osservò
con quanta religiosa attenzione Vincent piegò il maglione di lana
che Catherine gli aveva regalato alla Festa D'Inverno.
-Cosa dice Catherine di tutto questo?
-Lei, più di chiunque altro, lo capisce.
-Le hai già detto addio?
Vincent notò di sfuggita la rosa che Catherine gli aveva regalato
nel loro primo anniversario, posata sul leggio. Si allungò verso
di essa, la prese e la mise in una tasca della veste, vicino al
cuore, per avere qualcosa di reale a cui affidarsi.
-No, non ci siamo mai detti addio.
Quando prese il mantello, ormai pronto per partire, Padre lo afferrò
per le spalle, cercando di fermarlo: un tentativo inutile, ma
che sentiva di dover fare.
-Puoi almeno dirmi la ragione di tutto questo?
Vincent non ebbe il coraggio di guardarlo negli occhi, temendo
che Padre intuisse la vera ragione delle sue pene.
-A volte, Padre, ho bisogno di passare un po' di tempo da solo
con me stesso... per mettere ordine nei miei pensieri, per scrutare
dentro di me.
-Va bene, se non vuoi dirmi la vera ragione, va bene... Ma che
mi dici di Catherine? Se lei avrà bisogno di te...
-Io tornerò. Padre, tornerò sempre da lei.
Jacob annuì e abbracciò il figlio, stringendo forte.
-Almeno rimani vicino alle tubature, in caso di bisogno, non si
sa mai...
-Sì, Padre, lo farò.
E con un passo lento, ma deciso, Vincent si allontanò.
****
-Qui Mulder;
-Mulder! Allora, l'hai chiesto all'agente Scully?
-Sì, Frohike, ma adesso ha troppo da fare.
-Saprò aspettare, non temere.
-Allora, voi ragazzi avete scoperto qualcosa?
Risuonò chiara la voce di Byers:
-Questo è ovvio. Abbiamo alcune piccole simpatiche informazioni:
ci siamo infiltrati in un ramo del Dipartimento della Difesa che
non è riportato sulle guide turistiche...
-E...?
-Il laboratorio in cui si facevano quegli esperimenti aveva un
progetto in corso chiamato "Chimera";
-Chimera?
-Sì... Non ti hanno insegnato la mitologia greca a scuola?
-Devo essermi perso quella lezione.
-Bene-, disse Langley, -la chimera era un mostro dal respiro infuocato
con la coda di un drago, il corpo di capra e la testa di leone.
Terrorizzava una città in Asia. Adoro il modo in cui il governo
usa nomi tanto evocativi per designare i suoi progetti...
Comunque, vennero fatti un paio di esperimenti col DNA, ma niente
di definitivo. Non posso dirti di più, perché ci siamo dovuti
scollegare dato che stavano per rintracciarci. Ma non tutto è
perduto! Abbiamo i nomi di un paio dei cervelloni che erano al
lavoro su Chimera. E uno è ancora a capo del laboratorio di genetica
a Newark. Si chiama - e qui Mulder sentì distintamente rimestare
delle carte -...Genecorp, altro grande nome! Ha alcuni contratti
con la Difesa, ma svolge principalmente ricerche sul cibo; Si,
ci credono tutti!
-E il nome del dottore?
-Edward Holston.
-Edward Holston? Non faceva anche parte di un gruppo distaccato
a Roswell?
-Centro!
-Quindi era proprio tecnologia aliena quella usata nel progetto
Chimera...
-Penso proprio di sì, ma c'è dell'altro: sappiamo per certo che
tutti i dati collegati a quel progetto e che erano al dipartimento
della difesa, sono stati trasferiti nella banca dati dei computers
della Genecorp. Ti immagini il perché?
-Una vocina mi dice che stanno per far ripartire il progetto,
se mai lo hanno fermato.
-Non ho potuto accedere a quei files.- continuò Byers: - Ci vorrebbe
un lavoro dall'interno. La banca dati della Genecorp non è in
alcun modo accessibile dalla rete.
Mulder stette in silenzio per alcuni attimi, pensando, poi disse:
-Allora, Frohike, ti va di chiedere a Scully se vuole visitare
la Statua della Libertà con te?
****
L'edificio della Genecorp sembrava un gigantesco blocco di vetro.
Parcheggiare fu facile, data la scarsità delle macchine presenti.
-Possibile che sia deserto?
Si incamminarono verso il tavolo della reception, sventolando
i loro tesserini.
-Vorremmo parlare con il Dott. Holston, è possibile?
L'addetta alla reception sembrava nervosa da quando aveva riconosciuto
i tesserini, ed esitava.
-Il Dott. Holston è nel suo laboratorio... e non vuole essere
interrotto.
-Signorina, penso che si affretterà a posare qualsiasi lavoro
abbia per le mani...-, le rispose Scully.
Intanto Mulder sembrava molto interessato ai "Passi" della Genecorp,
e al modo di ottenerne uno.
-...Un momento, prego.
Poco dopo erano nell'ufficio di Holston. Scully osservò alcune
foto che ritraevano l'intero staff della Genecorp; accanto c'era
una foto del dottor Holston con in mano un premio. Mulder sembrava
molto più interessato al modello tridimensionale di DNA che campeggiava
sulla scrivania del dottore. Si aprì la porta ed entrò un ometto
basso, dai capelli e dagli occhi grigi, che zoppicava leggermente
dalla gamba destra. Teneva un Pad in una mano mentre con l'altra
si reggeva gli occhiali che sembravano dover scivolare da un momento
all'altro lungo la linea aggressiva del naso.
-Sono il dottor Holston... Mi dispiace avervi fatto attendere,
ma stavo completando alcuni test.
-Sì, ce l'hanno detto. Siamo gli Agenti Speciali Dana Scully e
Fox Mulder, e vorremmo rivolgerle alcune domande...
-Riguardo a cosa? Per favore, sedetevi.- Mentre si accomodavano,
il dottore posò il suo Passi di colore bianco sul tavolo: con
gesto fulmineo Mulder lo fece scomparire nelle sue tasche.
-Siamo venuti a saper che in passato conduceva abitualmente un
qualche tipo di ricerca genetica per il Dipartimento della Difesa.
-Bene, in effetti, sì- rispose Holston, guardandoli da sopra le
lenti ed intrecciando le dita, -Ma il progetto fu abolito.
-Mi sa dire il perché?
-Bene, si può dire che eravamo come bambini che tentassero di
guidare per la prima volta una macchina... Semplicemente, non
avevamo esperienza, così decidemmo di sederci, non correre rischi,
e metterci innanzitutto a studiare!
Mulder si insospettì: stava mentendo. Intervenne dicendo: -Sono
venuto a sapere che lei faceva parte del gruppo inviato ad indagare
sull'incidente di Roswell.
Holston sembro contrariato dalla domanda.
-Mi scusi, ma non vedo la relazione...
Mulder sorrise con comprensione.
-Potrebbe dare un'occhiata a questi dati, per favore?-, disse,
passando al dottore un fascio di fogli. Holston li prese e si
aggiustò gli occhiali; dopo averne scorso alcuni, li ridiede a
Mulder, guardandolo con la classica espressione da "dove-diavolo-li-avete-presi-questi?"
-Siete certi di questi risultati?
Scully annuì: -Ne sono assolutamente certa... Li ho controllati
e ricontrollati per più di dieci ore.
-Da dove vengono?
I due agenti si guardarono e decisero quasi telepaticamente che
era meglio non parlare del sangue che avevano esaminato;
-Non siamo autorizzati a dirlo, signore,- replicò Dana, -ma in
compenso siamo autorizzati a investigarci sopra ... riguardo la
loro costituzione più intima, per esempio.- E guardò il modello
di DNA. Il dottor Holston colse al volo il messaggio.
-Mi dispiace, ma proprio non vi posso aiutare. In questi anni
abbiamo a malapena scalfito la montagna della genetica...Per noi
in questo momento è assolutamente impossibile ricombinare tra
loro DNA di specie diverse!
Detto questo, il dottore si alzò avviandosi alla porta. Anche
Dana e Mulder si alzarono, e arrivati alla porta Scully si fermò
per dire: -Dottor Holston, abbiamo apprezzato il suo aiuto, ma
come scienziato e collega capirà che, sebbene difficile credere,
come ha visto è stato fatto.
-Mia cara signora... semplicemente non lavoro più in quel campo...
implicava troppi problemi etici.
-E il cibo non comporta problemi etici?
Holston si limitò a sorridere.
-Andiamo, Scully, sembra che il buon dottore non veda l'ora di
ritornare al lavoro.
-In realtà, stavo per andarmene.
"Oh! E così ha anche una vita privata!"
Mulder se ne stette tranquillo finché non imboccarono la strada
che portava all'Hotel, quindi prese un documento dalla tasca e
lo fece balenare davanti agli occhi di Scully.
-Hai rubato un tesserino della Genecorp? Dal dottor Holston? Se
ne accorgerà di sicuro!
-Se ne stava andando, ricordi? Svolta alla prossima.
Scully guardò il cartello indicatore: diceva "Newark International
Airport". Si girò immediatamente verso Mulder, intuendo quel che
stava per accadere: -Ti prego Mulder, non dirmi...
-Beh, Scully, che ne diresti di farti un bel giro turistico alla
Statua della Libertà insieme a Frohike?
Intanto, alla Genecorp, il dottor Holston saliva in fretta su
di una macchina nera parcheggiata in un viottolo laterale. La
portiera era già aperta e, non appena si sedette sul sedile a
fianco del guidatore asciugandosi il sudore alla nuca, un intenso
fumo di sigaretta invase l'abitacolo. L'uomo seduto al volante
tirò un'altra profonda boccata. Un pacchetto rosso di Marlboro
venne accartocciato e gettato fuori dalla portiera ancora aperta.
-Allora? Cos'hanno in mano?
-Mi hanno fatto vedere un paio di esami del sangue... sembra che
dopo tutto il nostro progetto non sia concluso...
L'uomo inspirò un'altra profonda boccata, in silenzio, assaporando
il momento.
-Esami del sangue... Penso che un certo laboratorio dell'FBI subirà
un furto, stanotte...
Aprì un nuovo pacchetto e accese l'ennesima sigaretta; Holston
tossì, irritato, chiudendo la portiera.
-Non smetti mai di fumare? Non ricordo di averti mai visto senza
una sigaretta! Sei candidato al cancro, credimi!
L'uomo gratificò Holston di uno sguardo freddo e annoiato, un
mezzo sorriso sprezzante sulle labbra, e gli soffiò uno sbuffo
di fumo in faccia. Quindi mise in moto e girò la macchina.
****
"Come sembrano tenui le luci quaggiù, in questo periodo dell'anno!
Solo con l'ausilio di un gran numero di candele mi sento un po'
a mio agio, mentre siedo in questa triste, fredda caverna. Per
soli compagni ho il mio Diario e la copia de "Gli idilli del Re"
che mi regalasti tempo fa.
Sai, è quasi buffo... Anche adesso, che siamo così lontani l'un
l'altra, ti sento quasi qui al mio fianco! Ma come può essere,
Amor mio? Come puoi, Tu, amare me, me, che nemmeno sono un uomo...
Io sono niente.
Sono un anello di congiunzione, eppure sono niente.
Sono in equilibrio esattamente sul confine tra fantasia e logica,
tra felicità e paura, amore ed odio, Sopra e Sotto, te... e me...
Sono sempre felice di ciò che abbiamo, Catherine, ma a volte sento
che ti aspetti da me, da noi, molto di più. Ci sono cose che tengo
ben strette dentro di me, perché ho paura di rivelartele, Catherine.
Oh, Dio! Ma puoi immaginare quanto io ti ami? Quanto io ... ti
desideri?
Sì, probabilmente lo sai. Lo percepisco in te, quando siamo tanto
vicini da sembrare impossibile poterci dividere, ed è proprio
allora che il mio senso del reale e del ragionevole prende il
sopravvento sul mio desiderio e anche quel momento che a fatica
riusciamo a ritagliarci svanisce, perduto per sempre! E mi ferisce
il tuo sguardo, mi fa male vedere la disillusione nei tuoi occhi,
e sentire che anche la tua mente cerca di far ragionare il tuo
cuore.
Ora so che non potrò mai donarti completamente me stesso. E' un
rischio troppo grande, troppo grande!
Perché deve essere così? Ciò che abbiamo è una cosa buona, forse
non sarà abbastanza, ma è tutto ciò che abbiamo e non possiamo
metterla a repentaglio... almeno non in cambio di pochi attimi
di piacere... fermati, Vincent! Smetti di tormentare e stesso
con tali pensieri!
Mi dispiace di essermene andato senza dirti niente, ma è stato
meglio così...
O no?..."
****
I tre uomini stavano già aspettando: Langley indossava una maglietta
Heavy-Metal, come sempre, jeans strappati, come sempre, lunghi
capelli spettinati che scendevano sulle spalle, come sempre, e
si stava aggiustando sul naso gli occhiali , come sempre. Byers
sembrava avesse ingoiato un palo, tanto stava eretto nella sua
posa rispettabile: sembrava non dover mai sudare o perdere il
controllo. Frohike, invece, stava seduto sull'angolo di una valigia,
non preoccupandosi di schiacciarla quando, con un'espressione
di pura gioia, si avvide della rossa criniera di Scully.
-Bentrovati, Signori. Pronti per qualche intrusione?-, disse Mulder
stringendo la mano di Byers. Frohike scattò immediatamente in
piedi di fronte a Dana, porgendole la mano, che lei strinse fingendo
di non vedere lo sguardo di pura adorazione di cui era gratificata
dall'ometto, uno sguardo che avrebbe perlomeno dovuto darle le
vertigini.
-Allora, Mulder, avremmo preferito pensare che questo invito era
dovuto semplicemente alla tua voglia di rivederci, ma da quanto
intuisco hai altri progetti in mente, dico bene?
Mulder si mise a ridere e li guidò all'uscita, verso il parcheggio.
Quando furono tutti stipati nella Ford, e solo dopo essere partiti,
Mulder prese la carta elettromagnetica e la diede a Byers.
-Ecco il nostro biglietto d'ingresso per la tana del leone.
Langley si aggiustò gli occhiali per l'ennesima volta e sospirò.
-Non prendi nemmeno in considerazione i vari codici di sicurezza,
vero?
-Non temere, ho già controllato se ne conteneva.
Scully lo guardò, sorpresa da quella risposta, e Frohike le sorrise:
-Eccolo, il nostro Mulder!
-Però questa carta é una sola! Come pensi possa farci passare
tutti?
-Pensavo sarebbe stato meglio se io da solo entravo, visto che
già conosco il posto, mentre voi rimanevate in contatto radio
per guidarmi con le procedure del computer. Sapete, io e Scully
ci troviamo sempre impacciati di fronte a quei trabiccoli che
sembrano non voler mai fare ciò che ti serve!
Scully celò la sua disapprovazione, e tenne lo sguardo fisso.
Perché si sarebbe dovuta preoccupare? Non era la prima volta che
Mulder la costringeva ad un'effrazione...
Erano quasi le nove, ormai. Mulder controllò l'orologio, mentre
aspettava che la guardia gli aprisse. Era stupito: era bastato
prendere un semplice cartellino della Genecorp ed era già dentro!
Nessuna domanda,nessuna azione di forza, tutti quelli che aveva
incontrato avevano la stessa espressione di colpevole complicità...
-Si lavora fino a tardi, eh, dottore?-, lo apostrofò la guardia,
quasi gridando attraverso la grande entrata. Erano così distanti
che per la guardia doveva essere difficile riconoscere qualcuno.
Mulder si mise di fronte alla porta metallica e passò la carta
nella fessura, chiuse gli occhi, e attese di sentire delle mani
rudi che gli afferravano le spalle, facendolo girare per ammanettarlo...
invece si accese una lucetta verde, e Mulder tornò a respirare.
Stava andando tutto per il meglio...
Intanto Scully era di guardia di fronte al palazzo dove viveva
Catherine. Si rifiutava di accettare l'ipotesi di Mulder riguardo
all'assassino, e voleva provargli, a tutti i costi, che si sbagliava.
Perciò aveva optato per un ulteriore turno di sorveglianza a Cathy.
Forse questa notte avrebbe avuto più fortuna e almeno non avrebbe
avuto la voce di Skinner che le gridava nelle orecchie...
- Sono dentro!
L'auricolare era inserito nell'orecchio destro, mentre la microtelecamera
era attaccata al sinistro, così i tre pistoleri solitari potevano
vedere ogni cosa pur rimanendo all'interno del furgone parcheggiato
nello stesso viottolo in cui giaceva schiacciato un pacchetto
di Marlboro.
-Lo vediamo. Digita la parola d'ordine.
Mulder osservò la tastiera, cercando di restare il più calmo possibile,
con l'ombra del modello di DNA che si allungava sullo schermo;
-La Password? Oh, certo! C-H-I-M-E-R-A...
Il computer si accese con uno strano gemito e apparvero sullo
schermo delle colonne di numeri in rapida successione.
-Merda!-, imprecò Langley, -Hanno un codice di mascheramento!
Svelto, digita questo by-pass!
Mulder digitò con diligenza ogni numero ed ogni termine tecnico
che Langley andava dettando, e presto riuscì ad entrare nel programma.
-Benissimo! Ce l'abbiamo fatta!
Ma era tutto criptato.
-Merdamerdamerda! State guardando, ragazzi? Penso sia meglio che
io copi tutto su dischetto, così lo possiamo controllare con calma
in Hotel, che ne pensate?
-Fa in fretta ed esci da lì!
Mulder inserì il dischetto , guardando con apprensione sullo schermo
la sbarretta che indicava "Copia in corso". Poi spense il computer
e si avviò all'entrata principale, ma una figura conosciuta, che
procedeva lungo il corridoio di fronte a lui, catturò la sua attenzione.
-Mulder, ti vuoi sbrigare? Cosa stai facendo?
-Ragazzi, silenzio radio.
E detto questo, si tolse l'auricolare e si mise a seguire la figura,
che poteva vedere solo di spalle. Sembrava appartenere a un uomo
piuttosto basso, in età, dai capelli grigi. Lo vide superare una
porta color argento, che poi si chiuse alle spalle. Mulder si
avvicinò alla porta e spiò attraverso i vetri. Non poté fare a
meno di essere sorpreso: si trattava dell'informatore da lui conosciuto
come Gola Profonda. Si trovava dietro ad una scrivania ingombra
di carte e Mulder intuì che c'era qualcun altro nella stanza.
Si sentì raggelare quando vide comparire una nuvoletta azzurra
di fumo.
-Allora?
-Tutto continua.
L'Uomo che Fuma si portò in piena luce: -Non guardarmi così! Non
sono io che ho fallito. Perché non l'hai ucciso quando ne hai
avuto la possibilità?
-Come puoi chiedermi questo? Era un essere innocente! Non avrei
mai pensato che sarebbe sopravvissuto!
-E questo detto da un uomo che non ha esitato a premere il grilletto
su tanti altri "innocenti"! E' un po' sospetto, non credi?-, disse
in tono sarcastico l'Uomo Che Fuma.
Gola Profonda appoggiò i pugni sul tavolo, prendendo un lungo
respiro.
-E' Holston che ha dato il giro di vite in più! Glielo avevamo
detto chiaramente: NON vitale!
L'Uomo restò un po' in silenzio.
-Holston mi dà sui nervi-, disse poi, -Penso sia tempo che il
Progetto abbia nuove "teste".
Silenzio.
Poi l'informatore di Mulder sbottò: -Non puoi farlo! Se sei stato
proprio tu a dirgli di...
-Come potevamo sapere? Come facevamo a sapere che la scienza era
applicabile se non avessimo avuto un "soggetto zero"? Soggetto
che poi andava eliminato.
-E questo è tutto, vero? Voi fate i vostri piccoli esperimenti
e poi a me tocca il lavoro sporco! Ma hai idea di quanto tutto
ciò sconvolga la mia mente? E devo ancora vedere il vero Inferno...
-Amico mio, è un problema di noi tutti.
-Non provare a chiamarmi un'altra volta "amico".
Con un pad in una mano, si diresse ad una porta opposta a quella
a cui era appoggiato Mulder.
-Tu continua a seguire il piano. Oh, a proposito! Lo sapevi che
Mulder è in città?
Gola Profonda si bloccò e si girò a guardare L'Uomo Che Fuma.
-No, non lo sapevo. Sta per avere dei problemi?
-Si vedrà.
Mulder deglutì, angosciato, e si incamminò in tutta fretta lungo
il corridoio, cercando di scolpirsi bene in mente quanto era stato
detto in quella stanza. E così, c'era veramente una strana creatura
che girava per le strade di New York! Ma in che modo questo segreto
era rimasto tale per più di trent'anni?
Ripensò a quanto fin'ora era stato scoperto: le tracce trovate,
Catherine Chandler, gli indizi trovati dall'agente Wells... e
in un attimo di pura rivelazione, la sua mente si schiarì, per
richiudersi poi immediatamente in concentrazione: spalancò gli
occhi e quasi si strozzò, mormorando: -Scully!
Stava quasi per cedere al sonno quando, con la coda dell'occhio,
vide Catherine lasciare il palazzo e andare verso il Central Park,
mescolata alla fiumana di gente che vi si recava per assistere
all'ultimo concerto di musica classica. Pur mescolata alla folla,
Catherine camminava con aria guardinga, e questo non fece altro
che accentuare i sospetti di Scully. Armò la pistola e finse di
ignorare una vocina che le sussurrava "Sarebbe meglio avvertire
Mulder!"; ma in lei non c'era solo sospetto... c'era anche gelosia.
Mulder sembrava essere stato abbagliato da Catherine fin dal primo
momento che l'aveva vista; Scully era sua partner ormai da alcuni
anni, eppure lui non aveva mai tentato con lei un solo, singolo
approccio...
"Mio Dio, Dana!", pensò, "Che cosa ti succede? Stai cercando a
tutti i costi di far di quella donna una sospettata?"
E poi la gelosia prese il sopravvento: "Dobbiamo considerare tutte
le possibilità, e non soltanto quell'unico obiettivo su cui Mulder
si è impuntato!"
Scese dall'auto e mosse verso il parco, senza mai perdere di vista
quel particolare soprabito grigio o quella certa massa di capelli
biondi. Tutto procedette tranquillamente per un po', finché Catherine,
inaspettatamente, girò a sinistra, allontanandosi dall'area del
concerto,e inoltrandosi nel folto del parco. Ignorando la solita
vocina, che ragionevolmente le sussurrava di non fidarsi e di
tornare indietro, Scully continuò il pedinamento.
(3 - Continua nella quarta parte...)
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