"Ci siamo", pensò Devin. Era la sua occasione per lasciare quei
due da soli, ma il rischio era troppo grande, non poteva permettersi
di essere tagliato fuori dalle indagini. Doveva collaborare, almeno
fino al momento in cui avrebbe potuto intralciare le indagini
senza timore di essere scoperto. Al "come"... ci avrebbe pensato
più avanti. Perciò disse:
-Ma certo, sì... Vi seguirò passo dopo passo.
-Benissimo! -, sorrise Mulder.
-Adesso però sarà meglio che io torni ai giochetti del mio dipartimento...
E Devin si allontanò, incrociando Scully che gli sorrise.
-Ah! Mulder.
-Allora, Scully? Per magia i numeri sono cambiati, in questi ultimi
minuti?
-No, ma sono certa che ci deve essere un errore da qualche parte.
-Hai ragione, l'errore c'è, ed è stato quello di chiudere questi
files senza cercare di dare una seppur minima spiegazione. Qualcuno
sta cercando di mettere tutto a tacere, e io voglio scoprire chi.
-Mulder, siamo fuori dai nostri confini: ci è stato detto di investigare
sulla morte di Vic Sutton, non di andare a rispolverare casi vecchi
di cinque anni!
-Non lo dimentico, Scully, ma è tutto collegato! Lo stesso metodo
usato in tutte le uccisioni e ora questo disordine genetico...
DNA felino? Scully, non potrebbe essere che quelle ferite siano
state causate da... artigli?
-Non posso credere a quello che sento! Se ci fosse un uomo che
per cinque anni avesse scorrazzato per New York con degli artigli,
non pensi che qualcuno saprebbe qualcosa?
-Penso che ci sia qualcuno che sa molte cose e voglio scoprire
chi è.
-Dove stai andando adesso?
-Sono le sette di sera, non abbiamo pranzato... torniamo all'hotel,
possiamo lavorare anche lì. Devo anche fare una telefonata.
-Non hai coinvolto anche l'Agente Wells ,vero?
Mulder si girò, e guardando Scully sorrise ironicamente. Scully
lo afferrò per le spalle:
-Dimmi che non l'hai fatto!
La carne di vitello era deliziosa e Mulder si sentiva estremamente
appagato; in realtà si sentiva così da quando Scully gli aveva
chiesto dell'Agente Wells.
Adesso si trovavano nella stanza di Scully, dove avevano approntato
un grande tavolo su cui giacevano sparsi i vari documenti in loro
possesso, i rapporti del Medico Legale, le fotografie... e tutto
portava ad una sola conclusione:
-La stessa identica maniera di uccidere... Perché nessuno ha investigato
su questo?-, disse Mulder continuando a scarabocchiare su di un
pezzo di carta: stava disegnando un a grossa testa con enormi
zanne che spuntavano dalle fauci spalancate.
-E quello cosa sarebbe? Il ritratto dell'assassino?
-Di' un po', Scully: perché ti rifiuti ancora di credere? Insomma,
hai fatto tu stessa i test, e sai quali sono i risultati!
Dana rimase tranquillamente seduta, continuando a leggere i rapporti
che aveva in mano, continuando a cercare qualche particolare che
le fosse sfuggito.
-Allora?
Dana alzò gli occhi: -Ho già visto computer dare i numeri e p-può
anche darsi che si tratti di chissà quale scompenso del sangue,
non sarebbe la p-prima volta!
-Scully, stai balbettando e quando balbetti significa che non
credi a una parola di quello che dici.
"Forse Mulder ha ragione", pensò Dana, "forse questa è la verità...
no, non è possibile... oppure sì?"
Fissò lo sguardo sul tabellone che avevano preso in prestito dall'ufficio
del Procuratore, su cui era riassunto lo svolgimento delle varie
indagini, ed improvvisamente notò qualcosa.
-Scully, ho bisogno di una coca.
-Mulder...
-Vuoi che ti porti su qualcosa?
-Lo sapevi che quasi tutti i casi affidati alla Procura Distrettuale
sono stati poi seguiti dalla stessa, medesima persona?
-Chi?
-Catherine Chandler.
-Finalmente abbiamo qualcosa!
-O forse no, ma è di sicuro un'accidente di coincidenza.
-Penso che domani sarà il caso di fare una visitina alla signorina
Chandler.
-Lo sapevi che è stata proprio lei a incriminare Elliot Burch?
-Elliot Burch? Ragazzi, la cosa si fa sempre più interessante!
Ancora sorridendo, Mulder si avviò alla porta
-Per me una Diet!
-Donne!
Ma Mulder non era uscito solo per prendersi da bere. In realtà,
doveva fare una certa telefonata, e non voleva farla con Scully
presente, in modo da risparmiarsi il suo sarcasmo. Andò in fretta
al telefono nell'ingresso e digitò un numero che aveva stampato
a fuoco nella mente.
-Qui Pistoleri Solitari, pronto.
-Gesù, Langley, sei impazzito?!-, risuonò chiara la voce di Byers.
-Voi ragazzi dovreste stare più attenti, avrei anche potuto essere
una certa canna fumaria...
-Mulder! Allora, fa bel tempo lì a New York?
-C'è qualcosa che non sai?
-Devi fare più attenzione con le carte elettromagnetiche: i computer
tengono in memoria quel tipo di dati!
-Bene, se siete così dannatamente in gamba, potreste cercare qualcosa
per conto mio?
-Aspetta!-, si intromise Frohike, -Metto in moto il "Trabiccolo"!
Mulder aspettò pazientemente, mentre dall'altra parte mettevano
in funzione la macchina criptatrice, in modo che nessuno potesse
captare la loro telefonata.
-Parla!
-Ok, mi serve qualche informazione di genetica, meglio, sulla
ricerca genetica, qualcosa riguardo al mischiare DNA umano e animale...
e che sia successo qui a New York.
-Bene... Interessante... Stai investigando sulla morte di quel
Sutton, vero?
Mulder sorrise: -Non c'è più niente di sacro oggigiorno?
-Certo che no!-, gli rispose ridendo Langley, -Resta in linea,
ricerca in corso.
-Ehi, Mulder, l'agente Scully è lì con te?
-Metti a nanna i tuoi ormoni, Frohike!-, lo rimproverò Langley.
-Mi spiace, Frohike, ma sta lavorando di sopra in camera sua.
-Bene, dille che la saluto.
-Lo farò certamente.
-E forse riusciresti a convincerla ad uscire con me?
-Ci proverò,- rispose Mulder trattenendo a stento una risata,
-ma sai come è fatta Dana...
-Ci siamo!... Ma che strano!
-Cosa c'è, Byers?
-Ricerca completata! Si suppone che ci sia stato un laboratorio
di genetica giusto fuori New York, di proprietà del governo, ovviamente,
dove si cercava di creare un qualche tipo di mutante. A tale scopo,
incrociavano DNA animale con DNA umano, ma il progetto fu abbandonato.
-Ma qual era il fine ultimo?
-Creare il soldato perfetto. Una specie di "macchina", controllabile,
ma mortale.
Sai come lavora il nostro governo, no? Ogni volta che vengono
allo scoperto e annunciano una qualche novità in qualche campo,
si tratta di un qualcosa che già conoscono bene da almeno dieci
anni, e perché? Perché non vogliono rischiare di commettere un
errore, perché non possono affrontare il fatto di poter sbagliare!
Quando la Germania e la Russia cominciarono a fare ricerche sulla
genetica, un sacco di laboratori vennero creati per poter stare
al passo con russi e tedeschi e esplorare tutto l'esplorabile
in ogni modo possibile... e dato che motivazioni e spiegamento
di forze in questo paese si hanno solo se c'è di mezzo una guerra...
è facile capire chi fosse interessato ad avere una squadra di
uomini perfetti, dotati di straordinari poteri! Continuarono a
cercare di costruire questo Guerriero Definitivo finché furono
in grado di maneggiare senza pericolo le provette. E i primi campioni
contenevano DNA animale, di questo sono sicuro.
-Quanto tempo fa è successo tutto questo?
-Qualcosa come trenta, trentacinque anni fa.
-Tren... Così tanto? Byers, a quei tempi nessuno poteva avere
la tecnologia...- Mulder si fermò, mentre un'idea prendeva corpo
nella sua mente: -...almeno, nessuna tecnologia umana..
-Stai forse insinuando che il progetto non sia stato sospeso?
E che tutt'oggi qualcuno stia usando tecnologia aliena per sperimentare
l'ibridizzazione del DNA?
-O è così, oppure c'è un orso feroce che vaga per le strade di
New York.
-Ecco quel che ci piace di te, Mulder!
-Lo so! Le mie idee sono alquanto più bizzarre delle vostre!
Risero tutti e quattro.
-Bene, cercheremo di cavarne fuori qualcos'altro. Facci uno squillo
se hai ancora bisogno di noi.
****
Catherine stava aspettando l'ascensore per scendere a mangiare
qualcosa.
-Cathy?
Vedendo chi la chiamava, non poté fare a meno di sorridere.
-Ciao, Devin!
I due amici si abbracciarono.
-Dio! E' bello vedere che stai bene! Padre mi ha detto che ieri
sei svenuta...
-Ero esausta, ma mi sono ripresa presto, grazie a Padre... Allora,
di cosa mi volevi parlare?
Devin divenne improvvisamente serio, molto serio.
-C'è un posto dove si possa stare tranquilli?
-Certo. Anzi, andiamoci prima che Joe ti veda e ti riconosca.
Si sedettero ad una piccola tavola calda, qualche palazzo più
in là dall'ufficio.
-Allora, cosa succede? Sei tremendamente serio.
Devin girò la tazzina tra le mani cercando le parole giuste da
dire.
-Vedi, non è un argomento su cui scherzare; Dimmi, Cathy,- e abbassò
la voce fin quasi ad un sussurro,- Vincent è in qualche modo coinvolto
nella morte di Vic Sutton?
Catherine smise di sorridere e lo guardò attonita spalancando
gli occhi;
-Per favore, Cathy! Devi dirmelo!
-Sì- rispose lei con voce strascicata. Devin chiuse gli occhi,
affranto.
-Ma credono che abbia a che fare con un qualche specie di vendetta.
-Non tutti.
Il cuore di Catherine accelerò i battiti.. Vincent se lo sentiva.
"Io me lo sentivo".
-Catherine, lavoro con i federali, adesso. Una squadra speciale
arrivata da Washington un paio di giorni fa... Sono abituati ad
investigare su un ben determinato tipo di casi?? Quelli del tipo
più strano, avvistamenti di UFO, incontri con alieni...
Cathy era terrorizzata, ma cercò di tenere questo sentimento ben
sepolto nelle sue profondità più segrete, in modo da non mettere
in allarme Vincent. Così fece appello a tutte le sue forze mentre
continuava ad ascoltare Devin.
-Hanno trovato il sangue di Vincent sulla scena del delitto, Cathy.
Mentre il cuore sembrava volerle sfondare il petto, ricordò.
-La ferita alla mano.
-Come dici?
-Vincent si é tagliato su dei vetri! Il sangue deve essere colato
sopra al corpo di Sutton. Mio Dio, Devin! Hanno qualche indizio?
-Sì... quando hanno esaminato il sangue, hanno trovato che é diverso...
che ha un DNA particolare...
Catherine deglutì a vuoto. Si sentiva le labbra completamente
inaridite.
-Il DNA era umano... in parte... e in parte animale.
-Oh, Dio! Lui cercava solo di proteggermi...Ero stata sorpresa
da alcuni uomini mentre stavo tornando a casa e mi avevano a forza
portato in un vicolo, dove Vic li stava aspettando, con in mano
una siringa infettata dall'HIV, pronto ad iniettarmela... disse
che presto o tardi sarebbe di sicuro andato in prigione, ma che
l'avrebbe fatto contento sapere che anche io ero condannata, condannata
a morte... E' allora che Vincent è arrivato, saltando giù dal
muro alle mie spalle e colpendo Vic ed i suoi uomini. Mi sono
sentita così sollevata...
-Non angustiarti, Cathy... Farò quanto é in mio potere per aiutare
te e Vincent.
Seguirò il caso da vicino, per vedere come procede l'indagine.
Per adesso stanno già esaminando i casi passati, e puoi star certa
che vedranno che tu sei sempre coinvolta, perciò il loro logico
passo successivo sarà quello di venire a parlare con te.
-Non gli dirò niente. Ma, e Vincent? E' per lui che mi preoccupo.
-Sì, anch'io... Forse è meglio che ci rivediamo più tardi,di sotto.
Incontriamoci all'entrata di Central Park, alle nove.
-Va bene...Grazie, Devin.
-Vedrai che tutto andrà per il meglio, non ti preoccupare;
-Lo spero. Lo spero proprio...
****
Mulder osservava Scully, e Scully teneva gli occhi fissi sui numeri
dei piani mentre l'ascensore saliva.
Come poteva interessarsi di Devin quando aveva...
- Ecco, è il nostro.
Le porte si aprirono scorrendo, e poterono dare la prima occhiata
all'ufficio. Era stracolmo di gente, che andava avanti e indietro,
carica di pile di carta mentre su tutto dominava il ticchettio
delle tastiere da computer. Nell'aria aleggiava un distinto ed
acuto odore di caffè misto a fumo di sigaretta.
-Ragazzi, questi sì che sono indaffarati!
Mulder si guardò intorno, finché individuò una porta su cui c'era
il nome di Joe Maxwell. Si avvicinò e bussò.
-Sì?
Mulder entrò nel piccolo ufficio. Joe era seduto alla scrivania,con
alcune carte davanti. Dana pensò che non sembrava per niente un'autorità.
-Cosa posso fare per voi?
Mulder e Scully mostrarono i loro distintivi.
-Agenti Fox Mulder e Dana Scully, ci siamo sentiti per telefono.
Joe odiava l'atteggiamento da puzza-sotto-al-naso che sembrava
essere una caratteristica degli agenti dell'FBI, gente che andava
ad indagare il lavoro svolto da altri. Aveva già avuto a che fare
co l'FBI... e non era stato piacevole. Di solito diffidavano di
chiunque fosse stato anche solo nel raggio visivo di un reato,
e non davano mai spiegazioni. Questi due non sembravano essere
diversi.
-Oh, non penso che per l'FBI sia poi così importante il caso Sutton.
-Oh, al contrario e anzi gradiremmo molto parlare del caso con
la signorina... Chandler, mi sembra.
-Ma è ovvio che se volete qualche informazione è con Cathy che
dovete parlare. E' la mia miglior collaboratrice. Le passo i casi
più importanti, previa la mia supervisione, ovviamente. Non mi
ha mai deluso.
-E che mi dice di quei casi in cui le persone indagate sono state
assassinate?-, chiese Scully istintivamente.
-A volte succede, ma è un qualcosa che va oltre le nostre capacità...
Sa, è gente cattiva, agente Scully, ma anche loro, come ogni altra
persona, non stanno troppo bene con una pallottola in corpo o
con una corda intorno al collo...
-...o sventrati... -,aggiunse Mulder.
-Come stavo dicendo, sono potenti, ma hanno anche potenti nemici.
Bene, se volete parlare con Cathy, la sala riunioni è disponibile.
E' sulla destra, appena usciti dal mio ufficio. Ora ,se volete,
scusarmi, ho cose più importanti di cui occuparmi.
Mulder si chiuse la porta alle spalle e guardò Scully.
-Non so tu, Scully, ma io penso che non ci trovi simpatici.
-E quale avvocato lo fa?
Andarono nell'ufficio di Catherine, ma lei non c'era. Una tazza
di caffè ancora caldo fumava sul tavolo, e una cartelletta giaceva
aperta sulla scrivania, con al fianco un block-notes notes giallo
fitto di annotazioni .
-Bene, e ora cosa facciamo? Aspettiamo?
Alle loro spalle, Catherine, che stava rientrando, trattenne il
respiro, martoriando la cartelletta che stringeva al petto. Si
impose la calma: non doveva fallire.
-Forse se torniamo più tardi...
-Non è necessario, sono qui.
I due si girarono all'unisono. Scully la riconobbe subito, grazie
ai servizi al telegiornale. Al contrario, Mulder la fissò attonito,
come abbagliato: quella donna era ...bella. Non si accorse nemmeno
di Scully che estraeva il tesserino distintivo. Ovviamente, il
suo stato semi catatonico non sfuggì alla sua partner, che lo
rimise subito in riga con un colpo di gomito.
A Catherine divertì molto la situazione, e sebbene non potesse
esserci nessuno come Vincent, trovò l'agente Mulder invero molto
attraente.
Gli occhi di Mulder non si staccavano da Catherine, e Catherine
lesse in quello sguardo una grande fiducia, ma poi, quando si
girò verso l'agente Scully, fu raggelata dallo sguardo di Dana,
diretto ed inquisitore.
-Sono Catherine Chandler.
-Sì, signorina Chandler, vorremmo farle qualche domanda sia a
proposito della morte di Vic Sutton, sia riguardo alcuni altri
casi che ha avuto per le mani in questi ultimi cinque anni.
-Certamente. Volete seguirmi, per favore?- e sorrise a Mulder
Entrarono nella sala convegni e Catherine li invitò a sedersi.
-Allora, in cosa posso esservi d'aiuto?
Prese la parola Scully, ben sapendo che presto o tardi Mulder
avrebbe esordito con qualche sciocchezza.
-Sappiamo che è rimasta coinvolta nel caso Sutton. Può dirci qualcosa
di più specifico?
-Bene, ero stata incaricata di seguire le procedure investigative.
Ero riuscita a convincere Janice Summer e Phil Dodger a testimoniare...
Ma morirono entrambi in un incidente d'auto. Mentre la polizia
li stava scortando in un rifugio sicuro dove avrebbero dovuto
rimanere sino al processo.
Scully la osservava attentamente mentre parlava.
-Si è fatta qualche idea riguardo a questo... incidente?
-Abbiamo sospettato subito di Vic Sutton. Sutton era certo di
finire in prigione se i due avessero deposto la loro testimonianza,
e lo era anche Jim, suo fratello, il vero obiettivo della mia
inchiesta. Vic era il braccio, ma la mente organizzatrice era
Jim, era lui che controllava gli investimenti finanziari, era
lui ad avere dei contatti nel governo...
Scully era sorpresa della facilità con cui Catherine stava raccontando
loro questi fatti. Forse troppa facilità. Fu Mulder ad intervenire,
quasi le avesse letto nella mente: -Sembra molto a suo agio mentre
ci racconta queste cose.
-Bene, se lavorate per l'FBI di sicuro ne saprete molto più di
me. A tal proposito avrei alcune domande da farvi...
Mulder rise: -Non così in fretta!
Scully lo osservò mentre rideva. Era a disagio. Una spiacevole
sensazione le si insinuava lungo la spina dorsale, finché capì
a cosa era dovuta: sapeva cosa stava per succedere tra Mulder
e quella donna. Stava per nascere una storia, niente di serio,
solo una storia da una notte e via. In effetti, non aveva ancora
avuto notizie di una eventuale "ragazza" di Mulder.
Scully ne ebbe abbastanza: si intromise nella conversazione.
-E che mi dice del modo in cui Sutton è morto? Avete qualche indizio?
Catherine smise di ridere e si fece di colpo molto seria.
-No... Non sappiamo niente... di quella faccenda.
-Ne è certa?-, insistette Scully, mostrandole le foto di omicidi
molto simili avvenuti negli ultimi due anni: -Lei ha indagato
su tutti questi uomini, e loro sono stati uccisi... Non le sembra
una ben strana coincidenza che tutti loro siano morti per le stesse
identiche cause?
Catherine scosse la testa: -State parlando di casi separati, non
c'è niente che li colleghi...
-... tranne il tipo di ferite riscontrate sui loro corpi. Non
è possibile che si stia parlando di un serial killer?
-Agente Scully, questi uomini non erano in alcun modo collegati,
non crede che abbiamo indagato?
Mulder si stava innervosendo. Perché Scully non andava dritta
al punto?
-Signorina Chandler, sulla scena del delitto è stato trovato del
sangue...un sangue di tipo molto speciale. Lei ne sa qualcosa?
Catherine ebbe un brivido, che cercò di mascherare giocherellando
con la penna. Ma Scully aveva notato la sua reazione.
-No. Ma, dopo tutto, sono proprio queste le cose che voi dovreste
dire a noi.
-Bene, glielo dico adesso: il sangue conteneva DNA sia umano che
felino.
Scully, sospirò, irritata dalla reazione di Mulder;
-Prego? Ma è possibile?
-Sembrerebbe di sì.
-Mi state dicendo che c'è un leone dall'aspetto umano che gira
per le strade di New York ammazzando i cattivi? Abbiamo circa
un milione di casi di estorsione, rapina, violenza in un solo
mese, qui. Perché mai avrebbe deciso di uccidere solo queste persone
in particolare?
-Io non lo so, ma forse lei può dirlo a me, dato che io non ho
mai parlato di un leone dall'aspetto d'uomo...
Per un attimo, Catherine pensò che fosse finita, e che a causa
delle sue stesse parole Vincent sarebbe stato perduto per sempre.
-Ma per favore!-esclamò, alzandosi, -Non intendo essere messa
sotto accusa!
Aprì la porta:-Questo é pur sempre il mio lavoro!-, e chiuse loro
la porta in faccia.
Mulder ne fu deliziato: quella donna aveva carattere. Sebbene
il suo viso possedesse una sorta di delicata fragilità, questa
era scomparsa del tutto quando aveva sbattuto la porta.
Dana invece aveva aggrottato le sopracciglia, alquanto pensierosa
-Penso sarà bene metterla sotto sorveglianza, non credi?-, disse
con tono amaro.
-.....
-Terra chiama Mulder! Mi senti Mulder?
-Uh? Oh! Sì, sorveglianza, certo.
Catherine si era rifugiata nel bagno delle donne, quasi sempre
vuoto a quell'ora. Si appoggiò al muro e lentamente scivolò a
terra, sedendosi sul pavimento. Sentiva che il panico stava per
travolgerla e, infine, scoppiò in lacrime, abbracciò le ginocchia
e vi affondò la faccia.
****
La sentiva.
"Ecco! Ci siamo di nuovo."
Il cuore batteva furioso, mentre sollevava lo sguardo al soffitto
della biblioteca.
"Cosa c'è che non va, Catherine? Che ti succede là sopra?"
Il legame che li univa stava stringendo Vincent in una morsa,
togliendogli il respiro, sconvolgendogli i sensi. Tutto portava
ad una unica tremenda sensazione: Catherine era terrorizzata,
impaurita, ansiosa... e tutto ciò riverberava anche in lui. Le
emozioni lo assalirono al punto che si strinse la testa tra le
mani, sperando quasi di schiacciare quell'ansia terribile. Padre,
che era seduto di fronte a Vincent, lo vide afferrarsi la testa
e poi scuoterla, come se cercasse di allontanare un pensiero penoso.
-Vincent, cosa c"'è? Cos'è che non va, figliolo?
-Padre, devo andare!
Jacob si alzò e gli mise una mano sulla spalla.
-Cos'è che ti preoccupa?
Vincent si portò la destra al petto, alzò la testa e con fatica
rispose: -Catherine... lei non sta bene...
-E' ammalata,
-No, non è questo... ma il suo animo... è una tempesta di emozioni.
Non so come spiegare. Ma so... sento... che c'è qualcosa che mi
riguarda. Lei sta cercando di tenermelo nascosto, ma adesso è
affranta e le sue emozioni la stanno sopraffacendo.
Mentre parlava, Vincent si era un po' calmato, così Padre tornò
a sedersi. Il respiro era ancora affannoso, ma almeno il primo
momento di panico era superato. Era come se stesse per fare una
profezia.
-C'è qualcosa che io possa fare ?
-No... purtroppo non c'è niente che tu possa fare, Padre.
-Forse, se tu cercassi di tenere la mente occupata, finché sarà
abbastanza buio per poter andare a vedere come sta... Questo ti
sarebbe d'aiuto?
Vincent sorrise, sentendo il legame allentarsi un po'.
Padre andò a prendere la scacchiera: -Che ne dici? Forse oggi
riuscirò a batterti, no?
-Questo sarà difficile, dato che mi sono allenato con Charles...
-Oh, davvero? Bene, ma ricordati il detto "non esistono nuovi
trucchi per un vecchio cagnaccio", perciò non essere così sicuro
di vincere.
-Adesso vedremo-, sorrise Vincent muovendo il suo pezzo.
-Riponi troppa fiducia nella tua apertura alla Spagnola, figliolo.
Le mosse seguirono le mosse, ma nonostante i tentativi di Padre,
la mente di Vincent tornava costantemente al Mondo di Sopra, non
concentrandosi sul gioco.
-Scacco Matto!-, dichiarò ironicamente Padre, alzando la testa
e guardando Vincent. Ma lui non lo stava a sentire, gli occhi
fissi nel nulla, le mani con le dita strettamente intrecciate.
-Mio povero ragazzo!-, sospirò Padre.
****
Catherine raccolse le sue cose e guardò l'orologio: era quasi
ora.
Central Park di sera poteva essere un posto pericoloso, ma lei
doveva andare. Il parco era praticamente vuoto, con l'eccezione
di poche coppiette che flirtavano sulle panchine. Accelerò il
passo, con un sospiro di sollievo, vedendo l'entrata del tunnel.
Si fermò e si guardò intorno per controllare che nessuno la stesse
vedendo, quindi entrò, con cautela.
I due agenti dell'FBI avevano deciso per la sorveglianza. Catherine
non convinceva per niente Dana e non per quel che aveva detto,
ma per il modo in cui l'aveva detto. Il continuo sbattere di palpebre,
il giocherellare nervoso con la penna... era più che ovvio che
stava nascondendo qualcosa, nonostante ciò Mulder ne era stato
completamente soggiogato, tanto da non voler ammettere che lei
fosse in qualche modo implicata negli omicidi. In Scully stava
nascendo l'idea che forse l'avvocato del Procuratore Distrettuale
stava facendo una caccia privata ai criminali, insieme ad un complice.
Il complice poteva essere l'esecutore materiale degli omicidi,
e lei poi si sarebbe preoccupata di proteggerlo ingarbugliando
le prove. Eppure, questo ancora non spiegava il sangue... se era
stata veramente lei a metterlo sulla scena del delitto, come se
l'era procurato? Sembrava essere completamente vero!
Scully e Mulder non erano troppo lontani quando Catherine entrò
nel tunnel: Dana pensò che i suoi sospetti stavano per avere conferma.
-Ci ha mentito.
Mulder rimase in silenzio. Dana si girò a guardarlo e ripetè:
-Ci ha MENTITO.-
Poi soggiunse: -Chiamala intuizione femminile.
-E da quando hai "intuizioni"? Credevo di essere il solo ad averle.
Per Dana fu come una doccia fredda. Come per Catherine, anche
a lei le parole le si erano rivoltate contro.
-Andiamo a vedere dove è finito il nostro avvocato, va bene?
Scully tolse la sicura alla pistola che rimise poi nella fondina
che portava sotto la giacca grigia: non si poteva mai sapere.
Mulder, abbassandosi, la seguì all'interno del tunnel. Una volta
dentro, si trovarono di fronte a un passaggio sbarrato da una
grata rugginosa, e a una serie di tunnel che portavano chissà
dove nel buio. Nient'altro: erano in un vicolo cieco.
-Dove è andata?
-Forse fa l'idraulico part-time-, scherzò Mulder.
-Andiamo, Mulder! L'hai vista anche tu mentre entrava qui! Non
lasciare che la tua piccola "infatuazione" per lei ti annebbi
del tutto la mente.
-Senti chi parla-, mormorò Mulder. -Torniamo indietro. Magari
è andata da qualche altra parte e a te è solo SEMBRATO che entrasse
qui.
Scully lo guardò, decisamente infuriata. A volte lui poteva essere
talmente odioso!
Intanto Catherine continuava il suo viaggio nei tunnels, inconsapevole
del fatto che era stata seguita. Girato un'angolo quasi si scontrò
con Devin.
-Dobbiamo sbrigarci,Vincent sta per arrivare, ne sono certa.
-Allora... dobbiamo dirglielo o no?
Catherine guardò Devin, con le lacrime agli occhi.
-Se glielo diciamo... dovrà andarsi a nascondere nei tunnels più
lontani e io non potrò vederlo per moltissimo tempo, lo so.
Devin allungò una mano e le strinse una spalla, come se quel semplice
gesto le potesse infondere quel coraggio di cui lei, ora, aveva
così disperatamente bisogno.
-B... bene... glielo dirò.
-Dirmi che cosa?
(2 - Continua nella terza parte...)
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