CHIMERA


Erano le sette in punto, o almeno questa era l’ora che segnava la sveglia. Scully saltò giù dal letto e andò in bagno, dove una bellissima doccia la stava aspettando. Lanciò un urletto, più che altro di sorpresa, quando il getto d’acqua, ancora freddo, la colpì.
Si era appena abbandonata a quel tiepido abbraccio bagnato che il trillo del portatile la strappò dal relax. Si asciugò rapidamente e si precipitò al telefono, calpestando le molte riviste sparse sul pavimento.
- Dannazione, se sei tu, Mulder, ti spezzo in due!-, pensò..
- Scully? ­
- Che c’è, Mulder? E’ il mio giorno di riposo! Dammi un po’ di respiro!
- Mi dispiace..ma sintonizzati sul Canale 6... penso ti possa interessare.-
- Guarda, se è uno dei soliti stupidi reality show che sei solito guardare...-
- Sto parlando del Telegiornale, Scully, è ancora troppo presto per le Cospirazioni U.F.O. ­
Dana non poté fare a meno di pensare che, qualsiasi cosa potesse accadere, lui non l’avrebbe mai chiamata per nome. Accese il televisore. La prima cosa che vide fu un corpo, riverso a terra, coperto di sangue... una vista orribile per qualsiasi persona normale... ma lei aveva visto anche di peggio. Un cronista stava parlando.
-..qui, nei bassifondi di New York, che il re della droga, Vic Sutton ha trovato la morte, in un vicolo oscuro dove i suoi "impiegati" di solito smerciano eroina e crac.
Vi è stato massacrato in quella che a tutti gli effetti sembra essere un’altro regolamento di conti tra gang. Si sapeva che l’ufficio del Procuratore Distrettuale stava per incriminare Sutton, ma la morte di Anice Summers e di Phil Doge, che indagavano sul caso, aveva fatto sì che Sutton fosse rilasciato, libero di infestare ancora le nostre strade. Ora, la questione è: chi ha causato questa morte? E dov’è Jim Sutton, il fratello di Vi Sutton, anche lui indagato dall’ufficio del Procuratore Distrettuale? ­
La telecamera ruotò, inquadrando l'avvicinarsi di un giovanotto dai capelli corvini, seguito dai giornalisti e con al fianco una giovane donna bionda dagli occhi verdi.
Apparve in sovrimpressione il nome del giovanotto: Joe Maxwell.
- C'è qualche commento che vuole fare riguardo a queste morti?
- L'Ufficio del Procuratore Distrettuale non ha commenti da fare se non per ribadire che stiamo investigando.
-Questi fatti porteranno alla archiviazione del caso Sutton?
-Signora, se tutti i problemi legati alle droghe scomparissero con la morte di Sutton... ma non sarà così.
Dana era incuriosita. Prese il telefono e abbassò l'audio del televisore.
-Che succede, Mulder? Perché ti interessa la fine di un Meuccio della droga ammazzato a New York?
-Non è l'uomo che mi interessa... i tipi come lui sono spazzatura. E' il modo in cui è stato ucciso... Puoi venire in ufficio? Diciamo... alle 9 ?
Scully strinse le labbra infuriata. Un altro giorno di riposo che andava in fumo.
-Scully?
-Alle nove.
E riappese.

****

-Vincent?
Nessuna risposta.
-Vincent?
Con un piccolo colpo di tosse, egli si svegliò, un po' confuso, avvolto dalla seta e dal suo calore corporeo.
Catherine era di fronte a lui, guardandolo con l'aria un po' affaticata.
La sorpresa di averla lì, sapendo che lei aveva passato la notte al suo fianco, era un qualcosa che rendeva il suo cuore inquieto, e tendeva sin quasi a spezzarla la corda della volontà che tratteneva a stento il suo desiderio di amarla, di averla.
-E' mattina, amor mio. Le tue ferite sono migliorate?- Posò dolcemente le labbra sulle sue, non appena Vincent tentò di strapparsi le bende dalle mani.
-Devi proprio andare? Dopo quanto è successo ieri, credevo avresti passato un po' di tempo quaggiù.
-Devo andare veramente... devo aiutare Joe con i rapporti.
Vincent chinò il capo, mormorando qualcosa.
-Come? Che cosa hai detto?
-Mi dispiace.
Catherine gli si sedette accanto e gli sollevò il capo, con la punta delle dita.
-Ti dispiace per che cosa?
-Non volevo ucciderlo... ma qualcosa prende il controllo su di me, quando sento che sei in pericolo. Ho sentito la tua paura, il bisogno che avevi di me. Lui stava per ucciderti...
-Lo sò... Ma non devi sentirti angosciato. Sò che non lo volevi fare... e a volte sento che è in parte colpa mia se sei costretto a farlo. E allora mi chiedo se continuo a mettermi in pericolo solo perché sò che tu arriverai immediatamente se qualcosa dovesse andare storto.
-Provo tanta vergogna, Catherine - una lacrima scivolò sul suo viso - Come puoi amarmi? Amare me... un assassino!-
Catherine appoggiò le labbra sul suo volto, suggendone la lacrima
-La tua angoscia è la mia angoscia. La tua pena è anche la mia.
Vincent spalancò gli occhi, sorpreso da quanto lei aveva appena detto.
-Ora, sò che ti può sembrare crudele... ma quegli uomini... hanno riversato in queste strade così tanta malvagità che non sò pensare ad un destino diverso per loro. Vic Sutton era un uomo malvagio. Ha ucciso una mia testimone a sangue freddo. Ha comprato molti poliziotti... quando mi ha attaccata con quell'ago infetto, dicendomi che dovevo morire di una morte lente... lo vidi, Vincent. Vidi il demone nei suoi occhi, vidi tutta la paura e l'orrore che erano annidati nel suo cuore... e ciò che vidi mi spaventò.
Vincent chinò il capo, con comprensione.

****

Scully bussò alla porta dell'ufficio di Mulder e, non ottenendo risposta proprio come si aspettava, entrò.
-Allora, che succede?
Mulder stava studiando alcuni X-files, e cercava di metterli in una qualche sequenza logica.
-Ragazzi, stamattina sembri proprio arrabbiata!
Dana si sedette, appoggiando il mento sul pugno.
-Che cosa ti aspettavi, Hai interrotto la mia doccia, mi hai fato venire qui di sabato... Lo sai, avevo promesso a mia madre che oggi sarei andata a trovarla.
-Prima di uccidermi, dai un'occhiata a questo.
Mulder appese alcune foto alla parete. La prima mostrava un gruppo di uomini, tutti squartati in maniera piuttosto raccapricciante. Le ferite andavano dal collo al petto sino alla schiena. Mulder continuò a mostrare altre foto, una per una, tutte dello stesso tenore. Smise quando ne trovò una che inquadrava per bene le ferite.
-Che mi dici di queste?
Scully si avvicinò alla parete per osservare la foto più da vicino.
-Sembra che sia stata usata... una lama di non sò che tipo?
-Andiamo, Scully! E' questo tutto quel che mi sai dire?
Dana lo guardò corrucciata. Mulder sorrise.
-Bene... la ferita è slabbrata, quasi strappata... una lama avrebbe dovuto causare una ferita più netta! Sembra quasi il risultato dell'attacco di un animale...
Mulder le puntò l'indice addosso
-Esattamente!
-Mulder, mi stai forse mostrando le foto di... un attacco d'orsi?
-Dana... stai guardando il corpo di Vi Sutton. Ho ricevuto la foto poco fa, via fax.
Scully guardò la foto,poi Mulder.
-Sò cosa stai pensando, Scully: non ci sono orsi in giro per New York.
-Dimmi la verità: la cosa ti e del tutto nuova?
-No, affatto. Guarda questi casi. Circa cinque anni fa, cominciarono ad apparire a New York dei cadaveri, uccisi tutti allo stesso modo: qualcosa li aveva fatti a pezzettini.
-C'è un qualche collegamento?
-Effettivamente, sì. Tutti gli uccisi erano farabutti.
-Prego?
-Erano tutti dei cattivoni, Scully. Ne abbiamo di tutti i tipi: banditi, estorsori, picchiatori, spacciatori di droga -, elencò Mulder indicando le foto appese al muro.
-Stai dicendo che i colpevole è una specie di vigilante?
-IL colpevole, Scully?
-Beh, è logico che sia un maschio! Insomma, le vittime sono tutti maschi, e molto robusti... e non penso fossero tutti disarmati! Perciò, la deduzione più logica è che il nostro vigilante sia un uomo.
-D'accordo, mi hai convinto che sia maschio... ma non penso che si tratti di un uomo.
-Perché no?
-Osserva le ferite, Scully! Sembrano fatte da un animale feroce!
-Per favore, Mulder! Lo sai che qualsiasi cosa può provocare danni come questi!
Mulder le si avvicinò.
-Ho due biglietti per New York. Sembra che il laboratorio dell'FBI abbia trovato qualcosa e voglio che tu lo veda con i tuoi occhi.
Come sempre, Scully rimase senza parole.
-Allora, ti sbrighi?


****


-Sì, è una brutta ferita, ma c'è un rimedio, punti di sutura.
Padre finì di esaminare il taglio sulla mano di Vincent. La ferita cominciava ad infettarsi.
-Devi fare più attenzione, Vincent. Perché non sei subito venuto da me, ieri notte? Ti avrei curato in un attimo!
-Catherine era con me.
-Oh! Capisco - disse Jacob, preparando i ferri per suturare la ferita, - ma come ti sei fatto un taglio così profondo?
-Prima di trovare Catherine, ho dovuto saltare un muro. La cima era cosparsa di vetri -, rispose Vincent, il volto contratto dal dolore. Padre non replicò. Non era il momento per un'altra discussione su quanto rischiasse Vincent ogni volta che toglieva Catherine dai guai. La cosa importante era che fosse salvo, al sicuro a casa con la sua famiglia.
In pochi minuti il lavoro Jacob fu terminato.
-Non ti conviene riaprire la ferita, hai capito? Quindi, per favore, riuscirai a convincere Catherine a stare fuori dai guai per un po'?
Vincent sogghignò, e quasi esplose in una risata.
-Ci proverò, Padre. Ma sai com'è Catherine: quando ha qualcosa in mente...
Una voce familiare lo interruppe.
-E così, fratellino, continui a farti male da solo?
Vincent e Jacob si girarono insieme e accolsero con un gran sorriso l'uomo in piedi vicino all'entrata. Era Devin.
-Devin, figliolo!- esclamò Padre, abbracciando il figlio. Fu poi la volta di Vincent.
-Quando sei arrivato?
-Non l'hai saputo? Per un po' di tempo sarò assegnato al distretto di New York
Vincent sembrava timoroso di saperne di più.
-... assegnato?
Devin appoggiò le mani sulle spalle di Vincent, cercandone lo sguardo.
-Ora sono un agente dell'F.B.I.
Padre sgranò gli occhi, scioccato, cercò a tentoni la sedia alle sue spalle, la trovò e vi si accasciò. Vincent rimase a bocca aperta e riuscì ad emettere solo un flebile singulto.
-F.B.I.? Ma...come?...
-Non è stato facile, ma ci sono riuscito grazie ai contatti che ho su internet e...
Padre alzò una mano.
-Ti prego, non lo voglio sapere, non rovinarci il piacere di averti di nuovo con noi.
Devin scoppiò in una risata e, messo un braccio attorno alle spalle di Vincent, gli disse, abbassando la voce:
-Allora, come va con Catherine, fratellino? Sempre bella da mozzarti il fiato?
Al solo sentir nominare Catherine, Vincent si illuminò:
-Più che mai!... devi rimanere a pranzo. Padre insisterà.
-Ma è proprio quello che stavo per fare! Dov'è William? Ho voglia di una fetta di quella squisita torta di mele che solo lui sa fare!

****

Era esausta. Il volo era stato terribile e Mulder si era addormentato ... e russava.
Gli diede una gomitata sul braccio e lui smise di russare, aprì gli occhi, sbadigliò.
-Oh! Siamo arrivati?
-Tra mezz'ora.
Mulder raddrizzò lo schienale e osservò meglio Diana. Lei sembrava così... arrabbiata!
-Che c'è? -, le chiese.
-Non posso credere che Skinner approvi il tuo modo di fare riguardo a questo caso! Basato tutto su di una intuizione!
-Scully, ti è mai passato per la testa che forse Skinner ci sta cercando adesso proprio per affidarci questo caso? Dopo tutto, è un pezzo grosso del mercato della droga che è morto... qualcuno sarà molto turbato da questo, o credi che Vi Sutton fosse intoccabile? Di certo aveva un sacco di uomini politici sul suo libro paga e ora che è morto senza comparire in un processo, non c'è modo per noi di sapere chi fossero i politicanti corrotti, a chi elargiva i suoi soldi. -, si avvicinò ancor più a Scully, abbassando la voce, - Il fatto è che Sutton gestiva il più grosso giro di droga della costa est degli Stati Uniti e di punto in bianco all'improvviso, compare sottoforma di cadavere in un vicolo di New York?-
Scully emise un grosso sospiro.
-Skinner vorrà tutti al lavoro su questo caso... noi compresi.
Erano ormai le undici quando Dana riuscì finalmente a sedersi sul divano del suo Hotel. Tutto ciò che voleva era un tranquillo fine settimana e una bella doccia calda, ma no!, il Signor Fox Mulder doveva sempre rovinare tutto. A volte desiderava che tra loro ci fosse solo della semplice amicizia? Ma non era così. L'aveva capito da un pezzo. Era un qualcosa di più profondo. Non proprio amore, una specie; un "legame", forse.

****

Vincent stava leggendo nella sua camera, quando percepì che Catherine stava entrando nei tunnels. Si alzò, repentino, lasciando il libro aperto sul piccolo tavolino che aveva di fronte. Corse, i passi scanditi dal battito del suo cuore, e la intercettò ad una svolta dei tunnels. Lei lo accolse a braccia aperte, un abbraccio che Vincent ricambiò con trasporto.
-Dimmi, come va la tua ferita - chiese Catherine prendendogli la mano, - Va meglio?
-Dimentico il dolore, quando sei con me.
Catherine passò un dito con leggerezza lungo la cicatrice; poi con gentilezza, vi passò la punta della lingua, spegnendo il dolore ma accendendo un'altra passione nel cuore di lui. Era in momenti come questo che lui desiderava nient'altro che afferrarla, e portarla nella stanza dei cristalli, dove potevano cedere all'amore e alla passione, e infrangere tutti i codici e ignorare i doveri che li incatenavano. Questo era il sentimento che gli annebbiava la mente, la sua e quella di Catherine, ma spesso le parole sembra non possano essere dette, imprigionate in un sospiro, fluttuanti e scomparse in un momento.
-Joe è nei guai con il caso... Dobbiamo trovare Jim Sutton, prima che sia troppo tardi, perché se non lo facciamo, ogni traccia andrà persa.
Vincent sembrava non capire e Catherine continuò:
-I Sutton stavano pagando un paio di senatori perché chiudessero gli occhi sul traffico di droga che passava i confini di Stato. Abbiamo molte supposizioni, ma nessuna prova concreta. I testimoni oculari sono morti e Vi non aveva detto niente di interessante: era suo fratello che teneva nota dei pagamenti, e che conosceva tutte le parti in causa... ma, come ho già detto, sono solo supposizioni, senza alcun fatto concreto.
Vincent riusciva a sentire il peso che stava per sopraffarla. Catherine aveva un corpo bene allenato, ma ora non sembrava in buone condizioni. Aveva gli occhi cerchiati e la faccia tirata. Stava parlando, ma ogni parola sembrava uscire con fatica. Infine, lei semplicemente svenne tra le braccia di Vincent, proprio mentre stavano varcando la soglia della biblioteca.

****

Le nove del mattino.Dana lasciò l'appartamento e scese nel salone ad incontrare Mulder. Lui aveva appena affittato un'auto e agitandole le chiavi davanti agli occhi, le disse:
-Si va!
Ci misero un po' per trovare gli uffici dell'FBI a New York, ma non appena vi entrarono, furono ricevuti da un agente.
-Agenti Mulder e Scully? Benvenuti a New York. Il mio nome è Devin Wells, e vi farò da assistente qualsiasi necessità abbiate.
Scully non riusciva a smettere di esaminare l'agente da capo a piedi... era decisamente un bell'uomo. Mulder gli strinse la mano e così fece Scully, sebbene ci mettesse un po' di più a lasciarlo andare. L'esame fu reciproco. Devin consegnò loro i cartellini della sicurezza e li condusse lungo un corridoio.
-Dunque, come mai siete qui? Che io sappia non ci sono stati nuovi avvistamenti di UFO... ma potrei sbagliarmi, sono nuovo di qui...
Mulder lo guardò, per niente divertito. Devin fu costretto a scusarsi:
-Vi prego di perdonarmi, ma la vostra fama vi ha preceduto. Non intendevo essere scortese, lasciatemi dire che veramente vi ammiro. Non deve essere facile portare avanti le indagini con simili argomenti o, perlomeno, io sò che non ce la farei! -, concluse Devin con un sorriso. Mulder si convinse che il giovane stava dicendo la verità, il che lo rese molto più disponibile nei confronti di Devin
-Purché tu non mi chiami Spettrale!
-Affare fatto!- e, rivolgendosi a Dana, - Anche tu hai un soprannome che non devo usare?
-No. Io sono cresciuta

****

Catherine aprì gli occhi, con circospezione.Gradualmente mise a fuoco l'immagine che aveva di fronte. Sorrise a quel volto familiare,e poi, ricordando quanto era accaduto, saltò su a sedere sul letto. Vincent la fermò, posandole un braccio sulle spalle e obbligandola gentilmente a distendersi di nuovo.
-Ma io devo andare, Joe mi sta aspettando. Lo devo aiutare. Che ore sono?
Aveva gli occhi lucidi ed era chiaramente disorientata.
-Calmati Catherine. Va tutto bene. Padre ti ha dato delle vitamine. Eri disidratata: il troppo lavoro ti sta facendo ammalare. - Prevenne le domande posandole gentilmente un dito sulle labbra, che spiccavano rose sul volto bianco come il latte.
-Prima di sera sarai di nuovo a posto, la cura è praticamente finita.
-Per quanto tempo sono rimasta senza conoscenza?
-Dodici ore.
Catherine osservò meglio Vincent. I suoi capelli erano una massa arruffata e lui era visibilmente stanco.
-Mi sei stato accanto tutta la notte?
Vincent annuì, spostando irritato una ciocca ribelle.
Catherine gli prese la mano.
-Grazie.
-Non ho fatto altro che passeggiare avanti e indietro, guardandoti per tutta la notte. Mary insisteva che dovevo dormire almeno un po', ma come potevo andare a dormire con te qui vicino e in questo stato..
Catherine ripensò alle notti passate nel Mondo Sotterraneo, e alle volte che avrebbe voluto scivolare fuori dalla sua stanza per raggiungere la camera di Vincent, per abbracciarlo, per fare all'amore con lui. Ora quanto sentiva dalla viva voce di Vincent, che aveva trascorso la notte insonne mentre le era vicino... si sentì travolgere da un'ondata di passione e amore . I suoi pensieri furono interrotti dall'entrata di Padre.
-Bene, bene, Catherine. Ci siamo strapazzate un altro po', recentemente?
Le venne da ridere
Padre guardò Vincent e capì ciò che Catherine aveva già capito: erano ore che non dormiva. Quindi, l'unico modo per far sì che quel benedetto figliolo andasse a riposare per un po', era convincerlo che Catherine era fuori pericolo e in buona salute. Perciò iniziò la visita medica. In poco tempo aveva finito.
-Come sospettavo, si trattava di disidratazione e stanchezza. Ti stai riprendendo bene. Rimani a letto per qualche ora ancora e cerca di mettere qualcosa nello stomaco, fosse anche un semplice bicchiere di latte caldo. Poi potrai alzarti. Adesso, per favore, - e le prese le mani, - convinci Vincent a dormire per qualche ora, o sarà lui domani ad aver bisogno delle vitamine.
Catherine guardò Vincent e con lo sguardo gli comunicò che la pensava come Padre.
Seppur con riluttanza, Vincent cercò una sedia, la accostò al letto di Catherine, vi si sedette e si addormentò.

****

Le parole sulla porta dicevano testualmente: LABORATORIO - FBI - ACCESSO VIETATO AL PERSONALE NON AUTORIZZATO

Tutti e tre passarono la tessera magnetica personale nello scanner e Mulder come sempre si disse che chiunque avesse avuto l'intenzione di seguire tutti i movimenti suoi e di Scully, avrebbe avuto la vita facile, dato che tutte le informazioni erano passate al computer principale dell'FBI. Si strinse mentalmente nelle spalle ed entrò.
Un uomo alto e scuro stava maneggiando una provetta e si girò quando li sentì entrare. Da dietro il vetro, Devin gli fece dei cenni. "Reclute!", pensò l'uomo. La porta si aprì con un sibilo.
Devin fece le presentazioni: - Il Dottor. Alan Travis. Sarà lui ad aiutarvi nel laboratorio. Questi sono gli agenti Mulder e Scully, venuti da Washington per il caso... di quale caso vi occupate?-
-Il caso Sutton.-
Devin raggelò. Aveva visto le foto, e senza dubbio la Chandler era collegata al caso Sutton... e quindi Vincent avrebbe potuto...
Il buon dottore strinse le labbra in maniera poco incoraggiante e posò gli occhiali protettivi. Sembrava essere quel tipo di persona che non ammette estranei nel suo laboratorio.
-Piacere di conoscervi -, disse, stringendo con decisione la mano di Mulder. La stessa cosa fece con Diana. - Allora, come posso esservi utile? -
-Nel fax che ho ricevuto -, disse Mulder, - c'era scritto che, sia sui corpi che sul luogo dell'incidente, lei ha trovato del sangue che non appartiene alle vittime...-
Il dottor Travis lo guardò sorpreso, ma non negò i fatti: egli stesso era rimasto sconcertato dai rilevamenti.
-Bene, posso farvi vedere i risultati dei test, o se preferite posso mostrarvi il sangue che ho trovato... Se vi dicessi semplicemente le mie conclusioni, non mi credereste. Joan! Mi porteresti per favore i materiale che abbiamo esaminato ieri? Il numero C34591, grazie! -
L'assistente tornò con un vetrino su cui c'era del sangue e preparò il microscopio. Il dottor Travis vi si avvicinò e regolò l'obiettivo. Quindi fece un passo di lato e Dana procedette nel l'osservazione. Quasi subito esclamò: - Ma che strano! C'è un grande aumento di piastrine... molte più di quante siano presenti in un essere umano, mi sembra. E cos'è quella strana forma di leucociti?
-In realtà non lo sappiamo. Stiamo facendo una serie completa di tests. All'inizio pensavamo che il sangue fosse contaminato da una qualche sostanza tossica, ma ciò si é rivelato impossibile, in special modo dopo che abbiamo scoperto il resto! Come lei sa, è ormai pratica comune fare anche il test del DNA e di scrivere il risultato sul rapporto: è considerata una prova determinante. Ma questo...-
Andò al computer e digitò qualcosa. Il computer ronzò e poi sullo schermo comparve nitidamente una serie di numeri.
Scully si sedette immediatamente vicino al dottore con uno sguardo interrogativo. Mulder osservò i numeri e i dati tecnici. Uno balzò in evidenza ai suoi occhi: "tipo mai riscontrato".
-Che cosa significa, Scully?
-Non è possibile. Non c'è in alcun modo una sola possibilità che quel dato sia vero! Mi dica , dottore, non è possibile che si sia verificato un errore di qualche genere, per esempio la contaminazione con un altro tipo di sangue?
Il Dottor Travis non prese l'insinuazione come un insulto, ma come un semplice dato di fatto.
-Non facciamo errori. Non possiamo permettercelo.
Mulder sembrava interessato e Devin lo sembrava ancora di più.
-Mulder... l'esame dice che questo sangue... contiene DNA sia umano che animale!
Devin raggelò.
-Per essere più precisi... DNA felino.

****

-Bene, devo proprio andare.
Catherine abbracciò Vincent, stringendosi fortemente al suo corpo.
-Abbi cura di te stessa, per favore, Catherine!
-Lo farò, non ti preoccupare per me.
-Sai che questa è una cosa che non posso fare.
Si sciolsero dall'abbraccio e Vincent la guardò camminare nella luce e infine scomparire. Quello era marcatamente il confine tra i loro due mondi. Per poche ore, il più delle volte di giorno, quei mondi si legavano in una stupenda comunione, ma, con il passare delle ore, l'unione svaniva via via , finché i loro passi li portavano sempre più vicini a quel raggio di luce, a quella frontiera.
Con il fidato suono delle comunicazioni senza fine che rimbalzavano da un tubo all'altro, perso nella nebbia dei suoi pensieri, Vincent tornò lentamente al suo Mondo di Sotto.
Le porte dell'ascensore si aprirono con un leggero sibilo e Catherine uscì, rovistando nella borsa in cerca delle chiavi del suo appartamento. Trovatele, inserì la chiave nella toppa e girò una, due, tre volte. Non appena la porta si aprì, notò il foglietto che giaceva sul pavimento. Perplessa, lo raccolse. Era un messaggio e diceva:

"Catherine:
ti devo parlare assolutamente. E' qualcosa che riguarda il nostro comune amico, perciò, per favore, non dirgli niente. Verrò nel tuo ufficio domani.
Devin"

Catherine si sorprese nel sapere che Devin era a New York. Vincent non le aveva detto niente. Probabilmente non ci aveva pensato.
Mise il foglietto nella borsa e con calma si diresse al telefono, per ascoltare i messaggi in segreteria. Un paio i messaggi e una telefonata da Joe più tardi, Catherine andò a letto, con l'immagine di Vincent costantemente al suo fianco, ad accompagnarla, per mano, nel mondo dei sogni.

****

Per tutto quel lunghissimo giorno, Scully tentò ogni sorta di esami su quello strano sangue, senza ottenere nessun'altra risposta tranne quella che continuava a lampeggiare sul computer. Ma quella era una risposta per lei inaccettabile,e così continuava a provare, scervellandosi in cerca di altre possibilità oltre a quell'unica su cui stava già lavorando Mulder. Era esausta, così come lo era il Dottor Travis. Questi, insieme al suo staff, era rimasto molto impressionato dall'esperienza che dimostrava possedere Dana, che stava rapidamente guadagnando il suo rispetto e la sua considerazione. Devin, invece, era sempre più agitato, chiedendo continuamente se i risultati che venivano ottenuti di volta in volta andavano per caso contro a quella che ormai stava diventando l'unica evidente certezza: si trattava di una sequenza ibrida di DNA , originata dal l'impossibile mischiarsi di due sequenze completamente diverse, una indiscutibilmente umana, l'altra indiscutibilmente felina. Dana era sconcertata, perché sebbene questi miscugli fossero più volte stati tentati in genetica, gli embrioni non erano mai risultati vitali.
Semplicemente, non era possibile.
Un ultimo ronzio del computer e un altro foglio uscì dalla stampante.Scully diede un'occhiata ai numeri, poi posò gli occhiali sul tavolo. Il Dott. Travis scosse la testa.
-E questo è tutto. Siamo qui da più di dieci ore, agente Scully. Non c'è alcun modo in cui lei possa cambiare queste diagnosi.
Mulder era fuori dal laboratorio e guardava attraverso il vetro. Vide Scully togliersi gli occhiali e si mise a ridere.
-Fattene una ragione, Scully: i numeri sono sempre gli stessi.
Devin si affacciò alla porta-Allora? Qualche progresso?
-I risultati dell'ultimo test: sempre la stessa cosa.
Devin spalancò gli occhi.
-Proprio così, vecchio mio... voi ragazzi avete un mutante che gira da queste parti, strappando le interiora ai più grossi criminali.
Ora, per quale motivo lui faccia questo...
-"Lui"?
-Si tratta di un maschio.
Il cuore di Devin perse un colpo.
-Lavorate in fretta
-Anzi, troppo lentamente.
Mulder si diresse in corridoio. Devin lo seguì, le mani in tasca:
-Ho dato una scorsa ai file che mi ha consegnato. Gran parte di quei casi sono passati per l'ufficio del Procuratore Distrettuale, e molti sono stati chiusi per mancanza di prove. Ho provato a sentire i miei contatti, ma ho fatto un buco nell'acqua...
-Sì, conosco quella sensazione...- Mulder si fermò in mezzo al corridoio: -Allora, Agente Wells, sei pronto a indagare su questo caso?

(1 - Continua nella seconda parte...)

 

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