Il
Buddhismo è una delle religioni più diffuse nel mondo, fondata dal Budda.
L’essenziale della dottrina buddista si compone di quattro “nobili verità”:
Tutto è dolore, il dolore impegna e determina la vita di tutti gli
esseri. Non esistono né Dio né principio vitale supremo, ma soltanto
nature composte, soggette per natura alla decomposizione. Solo il dolore
esiste in modo permanente.
L’origine del dolore è la “sete”, il desiderio, la cui causa
è l’ignoranza della realtà che il Budda rivela; la realtà è il
vuoto, la temporaneità.
La terza verità è la soppressione di ogni desiderio, e perciò
l’estinzione del dolore (nirvana).
Secondo
il Buddhismo la vita è sofferenza, è dolore dukkha, l’uomo è soggetto, come
tutti gli esseri, al flusso inarrestabile delle rinascite, reincarnandosi
continuamente in corpi sempre diversi.
L’individuo
è indotto alla ricerca di una sorta d’immortalità attraverso la rinascita
continua in corpi materiali sempre nuovi: ogni esistenza è così legata
indissolubilmente alle infinite esistenze precedenti e a quelle future, in una
catena inestricabile di sofferenza che il saggio deve necessariamente spezzare.
Un altro portante della tradizione indiana, è quello di karma cioè il
complesso delle azioni che l’individuo compie in ciascuna esistenza,
determinando così la sua condizione nell’esistenza successiva, secondo una
logica di premio e di punizione; la condotta in vita porta con sé la possibilità
di rinascere sotto forma di animale, oppure di uomo.
Origine
di tutto questo carico di
sofferenza è l’ignoranza della natura illusoria di tutto ciò che l’uomo
percepisce come suo orizzonte reale: da questa ignoranza non scaturisce solo la
schiavitù dei beni materiali, ma anche, come frutto del desiderio di
sopravvivenza, l’attaccamento alla vita stessa. Alla sofferenza si può porre
fine soltanto mediante l’eliminazione del desiderio e l’estinzione di ogni
forma di attaccamento all’esistenza, al fine di spezzare definitivamente la
catena delle rinascite. Per ottenere la liberazione dal dolore occorre camminare
sulla via dell’Ottuplice sentiero, che racchiude in sé retta visione, retta
intenzione, retto parlare, retto agire, retto modo di sostentarsi, retto
impegno, retta consapevolezza, retta meditazione: si tratta, in pratica, del
compendio fondamentale della fede buddhista, che vede nella moralità la
premessa e insieme la conseguenza della saggezza e della capacità di possederla
attraverso la meditazione.
Il
fine ultimo dell’uomo che segue il cammino di salvezza suggeritogli da Buddha
è il raggiungimento della condizione suprema del nirvana, l’estinzione di
ogni desiderio e la libertà da ogni forma di condizionamento così l’uomo si
libera gradualmente del carico del karma che lo lega al corpo materiale e
preparando la strada alla liberazione definitiva, il nirvana definitivo,
l’annientamento totale che coincide con il momento della morte.
La
disciplina del Buddismo ha cinque doveri: non uccidere, non rubare, non mentire,
non prendere bevande inebrianti, non avere costumi rilassati. Ai monaci è anche
vietato mangiare fuori determinate ore, partecipare a danze, canti, musica,
teatro, portare corone, usare profumi, ornamenti, accettare oro e argento:
devono vivere di elemosina, senza fare riserve di cibo.

La quarta verità è la via che conduce a questa estinzione del
dolore: quella di una vita austera e frugale, tendente a favorire la
concentrazione spirituale per pervenire al risveglio (Bodhi), cioè alla
percezione della “realtà” di cui il Budda ha avuto l’illuminazione.