Lenin, questo sconosciuto
vicende e parole del creatore dei gulag
di P. Senese (da "L'Enin" del 1 aprile 2000)
Vladimir Ilic Uljanov nasce a Simbirsk (oggi Ulianovsk) nel 1870; il padre Ilja era ispettore scolastico e la madre Marya Berg apparteneva alla piccola nobilt� rurale tedesca.  L'ufficialit� con cui � stata trattata la figura di Lenin non consente di mettere in luce alcun aspetto umano della personalit� di Lenin che non si identifichi con un momento del suo iter pubblico, politico.
Ad ogni buon conto, il giovane Vladimir ha diciassette anni quando il fratello maggiore, Aleksandr, viene condannato e giustiziato per aver preso parte a un complotto terroristico contro lo zar
Alessandro III.  Iscrittosi alla facolt� di Diritto all'Universit� di Kazan -da cui viene espulso per attivit� rivoluzionarie- passa a quella di San Pietroburgo dove si laurea nel '91.

Ben presto diviene il leader di un piccolo gruppo di marxisti e si d� ad organizzare circoli rivoluzionari e i primi grandi scioperi in citt�, ma nel '95 viene arrestato e confinato dal '97 al '99 in Siberia, dove sposa la compagna di lotta
Nadezda Krupsaja -che rester� al suo fianco per tutta la vita, nonostante la lunga relazione di lui con l'amante francese Inessa Armand- e scrive la sua prima opera teorica sullo sviluppo del capitalismo in Russia.
Passato all'esilio, soggiorna in vari paesi d'Europa, adoperandosi senza posa per l'unificazione dei movimenti rivoluzionari russi all'estero e in patria, sotto la dottrina marxista ortodossa, facendoli confluire nel POSDR, Partito operaio socialdemocratico russo.
Frattanto espone nel testo
"Che fare?" (1902) le sue concezioni organizzative e tattiche per la Rivoluzione prossima ventura: lotta allo spontaneismo, disciplina di ferro e accentramento della direzione del partito, selezione, addestramento e lavoro clandestino di �rivoluzionari professionisti �, alleanza del proletariato con le masse contadine e non con la borghesia liberale.

Qui enuncia le regole vitali che guideranno il movimento, che va diviso nettamente in due componenti: una organizzazione degli operai
�la pi� vasta possibile e la meno clandestina possibile� aperta anche ai non marxisti; e una organizzazione segreta dei rivoluzionari di professione che �non deve essere molto estesa e dev'essere quanto pi� clandestina possibile�, formata necessariamente da un'esigua minoranza perch� �� molto pi� difficile impadronirsi di una decina di teste forti che di un centinaio di imbecilli�.
E sar� una minoranza rigorosamente disciplinata: una disciplina di ferro che rasenter� quella militre, senza alcuna concessione a formule assembleari perch�
�i rivoluzionari non hanno tempo di pensare alle forme esteriori della democrazia� e �sanno inoltre per esperienza che, per sbarazzarsi di un membro indegno, un'organizzazione di rivoluzionari non arretrer� dinnanzi a nessun mezzo�.

A queste sue tesi Lenin ottiene la maggioranza nel congresso del 1903 che il POSDR tenne a Bruxelles e poi a Londra: fu qui che lui e i suoi seguaci cominciarono a chiamarsi bolscevichi (maggioritari) e gli altri, meno radicali ed estremisti, menscevichi (minoritari).  Al vecchio compagno di lotta
Aksel'rod -da lui denunciato in pieno congresso a Londra di essere un traditore ed una spia- che in privato gli domandava il perch� di un'accosa cos� ingiuriosa e gratuita, Lenin risponde �Certo, lo so che non era vero.  Ma mi occorreva un argomento per farti fuori.  E ho scelto quello�.
Segue la tattica gi� adottata da
Marx: usare di volta in volta, tra tutte le accuse possibili, quella pi� violenta, non importa che sia vera; basta che colpisca il pi� a fondo possibile l'avversario, lo umilii, lo disorienti, rendendolo incapace di difendersi.
Ecco dunque le innovazioni di Lenin, intuizioni di ordine pratico che tendono ad ancorare, caso per caso, la teoria lla realt� del momento storico, abbattendo ostacoli ed avversari con spietatezza assoluta:
�La nostra morale � subordinata agli interessi della lotta di classe�.  E questo su un doppio fronte: da una parte confutando le asserzioni dei rivali e degli avversari "eretici" del marxismo; dall'altra parte per elaborare una "scienza" che partir� dallo studio delle leggi naturali, come quella di natura sociale che ci insegna che non tutti gli uomini sono uguali, che afare la storia non sono le masse ma le minoranze perch� �sono i pochi a muovere i molti�.
Sicch� l'apparente apostolo dell'egualitarismo non esiter� a far sua la teoria aristocratica, "reazionaria", delle �lites.


2.  DALL'ESILIO AL POTERE; I FINANZIAMENTI TEDESCHI
In seguito alle sconfitte subite dalla Russia nella guerra del 1904 contro il Giappone, la rivoluzione ottiene la formazione di un parlamento (la Duma o camera bassa) e i sorgere dei "soviet" (consigli di operai e soldati), ma viene poi soffocata, e Lenin riprende la via dell'esilio per continuare all'estero la sua opera destabilizzatrice.
Dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e a partire dal 1915 lo Stato Maggiore tedesco investe una fortuna per la vittoria dei bolscevichi in Russia, avendo entrambi in comune la caduta dello zar e la firma di un patto separato fra Germania e Russia (
�Bisogna trasformare la guerra imperialista in guerra civile� sosteneva Lenin: in soli tre anni, dal '18 al '21, la guerra civile da lui orchestrata far� 13 milioni di morti)
Il circuito -come � emerso dagli archivi del Comitato centrale del PCUS- era abbastanza complesso: non molto diversamente da come � avvenuto fino ad oggi, un ricco social-democratico tedesco aveva creato a Copenaghen un sedicente "Istituto per la pace", copertura perfetta per ricevere fondi da Berlino.  Il denaro veniva utilizzato da un certo
Ganetski che acquistava via Stoccolma ogni genere di merce che poi rivendeva in Russia, accumulando cos� somme colossali sui conti della Banca Azov di San Pietroburgo, a beneficio degli agenti di Lenin.
Cos� poterono esser pubblicati una quarantina di giornali, acquistate tipografie e stipendiati migliaia di rivoluzionari professionisti a cominciare da Lenin, Stalin e Trotzky.

Dopo il fallimento dei moti del luglio 1917, Lenin si rifugia in Finlandia, dove scrive
"Stato e rivoluzione", il testo in cui preconizza l'imminente dittatura del proletariato e la fine della lotta di classe: una prima fase -non si sa quanto lunga- in cui il nuovo Stato proletario regoler� con leggi ferree la vita dei singoli cittadini, in cui tutti sono uguali per coercizione finch� si sia instaurata l'abitudine al lavoro, fino alla fase conclusiva in cui �tutta la societ� non sar� pi� che una grande fabbrica e un grande ufficio, con eguaglianza di lavoro e uguaglianza di salario�.  Ecco come, afferma, intende raggiungere questo risultato: �Noi vogliamo raggiungere un potere basato sulla forza, e su nient'altro�.


3.  LA GESTIONE DEL POTERE; I PRIMI LAGER DELLA STORIA

                                                    
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"I rivoluzionari non hanno tempo di pensare alle forme esteriori della democrazia"
"Sono i pochi
a muovere i molti"
Lenin' family, 1920
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