ELLERA
"Go far enough and you will reach
a place where the sea runs underneath..."
Non vi � nulla di pi� orribile da sopportare di un telefono che squilla all'improvviso, nel cuore della notte,  ed il trillo si protrae a lungo, senza posa, poich� nessuno, proprio nessuno, va a rispondere.   Il telefono suona e suona, con la sua cadenza costante, insistente. 
   Fuori � buio, le strade della citt� sono vuote ed abbandonate. I semafori lampeggiano agli incroci, sogni densi e minacciosi attraversano i muri e si insinuano nelle menti di grandi e piccini: il babau, il gatto mammone, le fate dispettose, gli gnomi e gli orchi, il capoufficio.
    Il telefono suona: c'� una comunicazione molto importante da fare. Seduto con le spalle contro il muro, il capo reclinato, osservo il nero oggetto appoggiato per terra ai miei piedi. Il filo, lunghissimo, si perde chiss� dove nel buio della stanza. Un brivido improvviso mi attraversa la schiena a pensare alle distanze incommensurabili che quella voce sta  percorrendo per arrivare fino a me.  Lascio che squilli, non mi importa dei vicini, non importa se le mie orecchie sono torturate, non importa se non riesco pi� a dormire. So che non smetter�. E' gi� successo. La cupa disperazione dei miei giorni peggiori � di nuovo qui. Quando pensavo che potesse esserci un limite alle sofferenze che un uomo pu� sopportare, il telefono, questo oggetto familiare ed insignificante, mi ha provato che cos� non �.

   Da qualche parte, in una scatola di scarpe chiusa nel ripostiglio della mia casa vuota ci sono le foto di lei. I suoi sorrisi, le sue moine. Cento giorni lontani, confusi tra il profilo delle montagne od un paesaggio urbano. Ricordi di viaggi, feste ed amici, il velo bianco della sposa, il nostro micio Missy, le vacanze al mare, la Torre Eiffel.
  Nella scatola ci sono le lettere ed i bigliettini, i telegrammi d'auguri, fazzoletti profumati e le nostre fedi legate insieme con un nastrino.  Sono poche cose rispetto alla vita che avevamo deciso di costruire insieme. Ci eravamo promessi che ci saremmo aiutati sempre.  Certe immagini che serbo dentro di me sono il disperato appiglio per non sprofondare nella melma dello sconforto, ma la loro persistenza � anche  la causa dell'acuto dolore che mi perseguita.  Nei giorni del lutto i parenti e gli amici sono venuti a consolarmi. E' stata molto dura. Credo che i miei genitori abbiano temuto a lungo per il mio stato di salute. Non mangiavo. Stavo chiuso in casa, sprofondato in poltrona a fissare per ore un punto immaginario. Non mi importava del lavoro, non volevo vedere nessuno. Non volevo arrendermi all'evidenza che lei non c'era pi�. Svanita in un giorno di sole, senza neanche un addio. E la mia rabbia covava e cresceva perch� non ero stato in grado di respingere il brutto tiro del destino. L'avessi trattenuta solo un altro minuto, per parlarle, forse, non sarebbe successo.  Lei, invece, era salita in macchina, mi aveva mandato un bacio con la mano ed aveva detto: "ci vediamo stasera".
  Molto ore dopo, con una telefonata, mi fu comunicato che non sarebbe stato cos�.   Driin, driiin, squilla il telefono. Lascio ciondolare la testa. Ho la bocca amara e la mia lingua gira e gira senza posa. 
Driin! - Pronto?-
- Il signor ...?-
- Sono io, chi parla?- Dall'altro capo si sent� un leggero colpo di tosse, poi dopo essersi qualificato, il tizio mi comunic� con poche parole che mia moglie aveva avuto un grave incidente stradale ed era stata ricoverata d'urgenza presso l'Ospedale di.... .
    Una corsa forsennata nella notte per giungere ad una stanza illuminata in modo crudo, con mattonelle color mela alle pareti e tanti tavoli vuoti e freddi. Belli i suoi capelli e quel volto pallido e trasfigurato. Cercai di non registrare le devastazioni subite dal suo corpo (subito fu  steso il lenzuolo) e dopo una lunga notte di sigarette e caff� in cui la mia anima still� fuori goccia a goccia mi arresi alla luce del nuovo giorno.
    La disperazione volle essere mia compagna per molto tempo. Lott� contro la mia forza di volont� per piegarmi e distruggermi. La separazione improvvisa dalla persona amata mi provoc� sofferenze indicibili. Mi svegliavo nel cuore della notte, urlando il suo nome e con l'affanno che mi toglieva il respiro la rivedevo nella compostezza della morte. - Perch� mi hai abbandonato?- urlavo come un disperato. La mia voce era terribile.  Non trovavo giusto che lei fosse scomparsa in modo repentino, inspiegabile. Ripetevo a me stesso che avevo subito un torto. Cominciai a convincermi che, in qualche modo, lei fosse responsabile del mio stato di prostrazione. Era assurdo. La morte me l'aveva tolta ed io piangevo per me stesso e mi commiseravo.

   Cambiai citt�, cambiai lavoro. E lentamente provai a risalire in superficie. Per un primo periodo di tempo, occupato in nuove faccende ed  interessato alle cose del mondo, cos� strane e colorate, provai ad ingannare me stesso ed a ricostruire una vita. Un lavoro senza importanza, i week end trascorsi a passeggiare in riva al lago, le frequentazioni saltuarie e superficiali divennero le mie principali occupazioni. Costruire modellini di velieri in legno o leggere il giornale nel piccolo giardino, coltivare il basilico o trascorrere le ore in un supermercato a valutare se fosse pi� conveniente un etto della marca "pif" piuttosto che un etto della marca "pef": tutto era sicuramente meglio del pozzo nero  che mi voleva ingoiare. Fu un' illusione breve.

   Driin, driiin. Il telefono continua a squillare. Anche la prima volta fu cos�. Ero in camera da letto. Allungai il braccio per raggiungere il piccolo apparecchio e lo portai all'orecchio.
  - Pronto?- Silenzio dall'altra parte. Una breve scarica nella cornetta. - Pronto?- ripetei. C'era qualcuno, ne avvertivo il respiro.   Provai un senso di fastidio. Non tolleravo gli scocciatori ed i perditempo che si divertono a fare gli scherzi telefonici nel cuore della notte.   Fui tentato di buttare gi� e di tornare a dormire. Ma rimasi l� in silenzio ad ascoltare quel respiro. Lento, affannoso, di bestia braccata che osserva nascosta nel buio. Occhi rossi e cattivi, il fiato che si spezza in gola, dopo una corsa affannosa e disperata.
   - Pronto?- ripetei senza convinzione.
   - Pronto - fu la risposta.  Rimasi come folgorato. La voce che mi era giunta era familiare, ma distorta: sembrava fosse soffocata nel ghiaccio. Un riverbero cupo, come certe notti polari senza stelle. Nella mia mente si affollarono decine di immagini tremolanti e confuse: il primo bacio, le strade, gli amici comuni, le gite al mare, una risata che si dissolveva, ma non voleva finire.

    Ebbi paura, perch� l'avevo riconosciuta. Il suo volto diviso a met� era l�: un sorriso sospeso che si tramutava in smorfia di dolore e sangue. Il tavolo freddo, le mattonelle alle pareti.
- Sua moglie- diceva l'infermiera. - No, no, no , non voglio  sentire - ripetevo io, tanto tempo fa. Ero di nuovo in ospedale.
- Non voglio sapere, non la voglio vedere, dov'�, dov'�?-

- Sono qui.- La voce suon� chiara nell'apparecchio. Era lei, che parlava. Con una pena nel cuore, con uno sforzo indicibile. Mille domande, nessuna risposta. Mi vennero alle labbra solo frasi sconnesse.
- Tu, dove...sei?- deglutii  con forza. Di nuovo silenzio ed il suo respiro. Cos� per tutta la notte.

  Da quella volta ci furono altre telefonate, ad orari diversi. Nulla mi faceva presagire  quando mi avrebbe chiamato ed io vivevo con un nuovo terribile senso di angoscia: speravo di poterla sentire di nuovo, ma,  al tempo stesso ero terrorizzato dall'assurdit� della situazione. Mia moglie, cos� dolce, premurosa e felice,  era morta. Spazzata via e corrotta per sempre. Tornata alla terra.  Poteva essere qualcuno che voleva burlarsi di me? Dovetti faticare e  lottare contro il barlume di ragione che cercava di tenermi ancora insieme. Nelle nostre brevi conversazioni, fatte di silenzi e brevi scambi di parole, emergevano particolari della nostra vita passata. Ed anche se lei stava il pi� delle volte  in silenzio, i miei dubbi si scioglievano lentamente senza lasciare spazio, per�,  al calore di un insperato ricongiungimento. La morte non poteva unirci di nuovo. Lo avvertivo dalla pesantezza del suo dire, da quella fatica indicibile che rendeva le sue frasi dense e lente. Mia moglie mi parlava da un mondo nero ed ostile in cui si era persa e da cui non avrei mai potuta liberarla. Anche se fossi morto, anche se mi fossi ucciso.  

   La tecnologia si fa beffe di me. Sul display luminoso compare il numero di telefono del chiamante: "6666666". Non vuol dire nulla. Ho disdetto l'abbonamento, ho staccato l'apparecchio dal muro, ma il telefono suona, nel buio della mia stanza. Uno squillo normale, per quanto questa parola possa avere un senso. Le  mie mani sudano copiosamente. Avrebbe potuto essere diversamente? Un semaforo pi� lungo, una fermata dal benzinaio, l'incontro con qualche conoscente? Non credo. Non � possibile. La sua vita � stata spezzata. Io sono rimasto solo a ferirmi con la nostalgia delle sue labbra e con i ricordi che impallidiscono.
   La voce di una morta mi chiama. Mi sussurra parole d'amore con l'afonia dell'oltretomba e sento le sue lacrime scorrere sul volto gelato, poich�, anche adesso che non � pi�, lei mi vuole bene.  

Roma, 30 giugno 1999


(Tutti i diritti riservati N.Giordano 1999-2004)
BACK RACCONTI NEXT
HOME
Hosted by www.Geocities.ws

1