| Isadora dear, non ci crederai, ma ogni volta che mi metto una sciarpa di seta, penso a te. Se poi ha lunghe frange, mi vengono i brividi. Tu ne indossavi una molto bella e lunga, quel giorno di settembre del 1927. Forse ti ci eri avvolta per ripararti da qualche Mistral biricchino. Forse la indossavi come uno di quei pepli che tanto amavi, anche se quel giorno non danzavi. . |
| La Promenade des Anglais, l'Hotel Negresco alle spalle , i riverberi dell'amato mare, la Bugatti procedeva agilmente in quel set nizzardo, allora favoloso. In pieni "roaring twenties", magari Zelda e Francis Scott a due passi, quando tenere erano le notti. Anche se non amavi il jazz e mai e poi mai ti saresti lasciata andare a ballare un blues o un charleston, che ai tuoi tempi - liberi dalla dittatura del politicamente corretto - definivi in modo che oggi sarebbe considerato riprovevole. Forse la velocit� dell'auto, forse un colpo di vento venuto fin dalla Corsica trascinarono la tua seta sui raggi scintillanti delle ruote dell'auto. Da un capo, la stoffa si avvilupp� al metallo dei raggi. Dall'altro alla carne del tuo collo, e fu la fine. La sciarpa trasformata in un capestro di ottima fattura e qualit�. Proprio tu che odiavi i capestri di qualsiasi natura e consistenza! |
| Tutti i giornali parlarono della tua "strange death", una grande danzatrice moderna s�, ma anche una donna libera e controversa, morta tragicamentre a soli 49 anni. Correggimi se baglio: in fondo una morte favolosa e unica che non ti sarebbe dispiaciuta. Oggi la definirebbero "ultimate"! Tu che ammiravi quell'altra poetessa di vita pagana che fu Isabelle Eberhardt, che ebbe il coraggio di vivere l'amore della capanna, trascinata poi via con lei da un imprevedibile fiume creatosi all'improvviso nel deserto algerino. E poi, Isadora dear, morire di settembre � prerogativa di creature "larger than life". Come te, Elisabetta d'Austria a Ginevra, James Dean a Salinas nella tua natia California e tanti altri... Quando "September song" non � ancora diventato "Autumn leaves". |
| E poi, non ti vedo proprio invecchiata, la melodiosa agilit� trasformata in dolente rigidit�, in una "maison de retraite", magari a Charenton, come il divino marchese. Dai, con le tue idee e il tuo passato, ti avrebbero sbertucciato in mille modi. I turisti americani ti sarebbero venuti a visitare come una bestia in uno zoo. Negli States non ti perdonarono mai il tuo periodo bolscevico, i tuoi amori travolgenti, le tue idee... in parte rivoluzionarie ancora in tempi iperpermissivi come quegli odierni. Ora vengono a trovarti s�, ma almeno non possono farti domande del tipo "How to?" o "Why?" in quel buen ritiro di "celebs" che � il cimitero P�re Lachaise di Parigi. |
| Hai scritto: "Un giovane ungherese di fattezze e struttura quasi divine che doveva trasformare la casta ninfa che ero io in una selvaggia e spensierata baccante." Maggiorenne da un bel po', eri a Budapest con la mamma, gi� lanciata verso un travolgente successo, a dispetto delle accademie. Tutta presa dall'arte, avevi dimenticato che certi sensi si possono usare anche per l'eros. Quando lo incontrasti per la prima volta, i tuoi "seni che fino allora erano appena percettibili, incominciarono a ingrossarsi gentilmente con piacevoli ma imbarazzanti sensazioni." I timidi tepori di aprile, la musica tzigana, la Budapest imperial-regia di inizi del '900, il "Bel Danubio blu" che tu danzasti varie volte a furor di popolo, fecero il resto e finalmente sacrificasti ad Afrodite con il bell'attore ungherese che proprio allora recitava la parte di Romeo a teatro. |
| Altre fuochi pi� duraturi seguirono nel corso degli anni. Da Gordon Craig, scenografo e figlio dell'attrice di teatro Ellen Terry, avesti una figlia, Deirdre. Da Paris Singer, figlio del magnate delle macchine da cucire, avesti un figlio, Patrick. Con nessuno dei due accettasti di stringere il contratto di matrimonio, che consideravi un inutile capestro. Una volta tanto duttile, forse a causa di motivi burocratici, ti rassegnasti invece al capestro con il poeta russo Serghei Esenin. Di quasi una generazione pi� giovane di te, bellissimo, quasi sempre vittima dei demoni dell'alcool e della poesia, forse bisognoso pi� di un padre-amante che di una madre-amante, fu il tuo amore pi� burrascoso e scandaloso. Se la disincatata Europa non ti serb� rancore, per l'America tua natia fu la classica goccia, che a te bast� presentarti in scena avvolta nella bandiera rossa dei compagni sovietici per trasformare in un fiume di riprovazione. |
| Hai scritto: "Il miracolo dell'Amore sono i vari temi e chiavi in cui pu� essere suonato e l'amore di un uomo confrontato con quello di un altro pu� essere altrettanto diverso come l'ascolto della musica di Beethoven e quello della musica di Puccini...Suppongo che una donna che ha conosciuto solo un uomo sia come una persona che ha sentito solo un compositore." Cos� in una Viareggio autunnale, accettasti di sentire le composizioni di un giovane scultore italiano, quando lui - quasi sorto dal mare come uno di quei dei dell'antica Grecia che tanto amavi - si offr� di consolarti per la perdita dei tuoi due figli, inghiottiti dalla Senna insieme alla macchina su cui erano. "Quando tutta la sua italiana passione discese su di me" hai scritto "sentivo di essere salvata da dolore e morte, riportata alla luce, all'amore." Mai accettasti invece di sentire le composizioni di D'Annunzio, seppur da molte donne ritenute sublimi. Forse unica donna di rilievo a farlo. Le sue collaudatissime attenzioni non riuscirono a rimuovere il tuo sdegno per il modo in cui aveva trattato la Duse, tua carissima amica. A onor del vero, c'� da dire che fisicamente D'Annunzio non aveva niente di quel genere michelangiolesco che sembravi preferire. Il Pim che ti accompagn� in una tourn�e a Pietroburgo invece era bello, giovane, biondo e nessuna pretesa di intellettualit�. Per dirla con le tue parole: "[con lui] Per la prima volta conobbi la gioia di essere semplicemente, capricciosamente giovane.". In un certo senso, tu, artista sublime e donna eccezionale vissuta a cavallo tra la Belle Epoque e i ruggenti anni venti, giovane la sei sempre rimasta... con i tuoi entusiasmi, esagerazioni e slanci egalitari. Tanto che se dipendesse solo da me ti metterei senz'altro nella folta lista dei "forever young". Con ammirazione e affetto Natalie |
| Copyright Natalie Paav e "La provincia di Como" (27.12.2005) |
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| Le confessioni d Natalie Lettera a Isadora Duncan Dicembre 2005 |
| LETTERA A ISADORA DUNCAN |
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