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Schubert, Improvviso op. 142 n. 3
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Ascolta l'Improvviso op. 142 n. 3 di Schubert
Schubert non compose molti cicli di variazioni, a differenza di Beethoven. E diversi dei cicli di cui abbiamo notizia si collocano artisticamente abbastanza al di sotto della rimanente produzione schubertiana. Brani come le variazioni per flauto e pianoforte sembrano ancora molto ancorate a stilemi settecenteschi, e mancano di quella poesia e di quella fantasia che caratterizzano la maggior parte della stupenda opera di Schubert.
Tuttavia, se vogliamo conoscere lo Schubert �variatore�, meglio ci conviene accostarci a brani che apparentemente sono del tutto lontani dalla forma del tema con variazioni, ma che in fondo sono la pi� bella espressione dello Schubert variatore. All�interno di diversi quartetti per archi, di brani per pianoforte come la Fantasia Wanderer (II mov.), nell�alternanza delle strofe dei Lieder, Schubert utilizza la sua enorme maestria nel reiterare un motivo od un tema, ornandolo e variandolo all�infinito. Spesso queste �variazioni� sono collocate anche qui in una sorta di crescendo agogico; nel gi� citato secondo movimento della �Wanderer� si parte da un Largo lentissimo in semiminime, il tema del viandante, e si arriva, attraverso la progressione crome/semicrome/terzine/biscrome, fino alle rapidissime scale in sessantaquattresimi.
Un procedimento pi� tradizionale sta alla base dell�Improvviso op. 142 n. 3. Tale Improvviso fa parte dei quattro dell�opera postuma, per i quali Schumann ipotizz� un�origine comune, quali movimenti di una stessa sonata. Chi scrive si trova personalmente assai d�accordo con una tale ipotesi, bench� evidentemente non ci sia alcun modo per provarla. Le tonalit� identiche del primo e del quarto, il secondo che si trova alla relativa maggiore ed il terzo al quarto grado di fa minore; la forma sonata del primo, l�andamento liederistico del secondo, le variazioni del terzo e la forma-rond� del quarto, oltre all�obiettiva coerenza dell�insieme stesso, ci convincono abbastanza a favore di questa ipotesi schumanniana.
In tal caso, il nostro improvviso costituirebbe l�evoluzione del classico �scherzo�; ed abbiamo vari esempi, fin da Mozart, di cicli di variazioni all�interno di sonate. Il tema dell�Improvviso n. 3 � molto vicino a quello per �Rosamunda�:
L�Improvviso op. 142 giustamente � considerato un �pezzo�, pi� che un ciclo di variazioni. Oltre ad essere legate fra loro, le variazioni costituiscono anche un unicum estremamente interessante. Tra le particolarit� di questo ciclo, � notevolissimo lo svincolamento dalla tonalit� operato da Schubert in direzione gi� totalmente romantica. Se le var. 1, 2 e 5 sono nella tonalit� d�impianto, sib+, e la n. 3 in sib-, � singolare e bellissimo il passaggio (var. 4) attraverso la tonalit� di solb+, relativa di sib- ma assai lontana da sib+. Le variazioni sono estremamente caratterizzate, e molto diverse l�una dall�altra. Il ciclo � di ascolto gradevolissimo, grazie alla bellezza ed all�eleganza del tema ed al carattere continuamente liederistico della composizione.
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