| Beethoven, 32 Variazioni in do minore WoO 80 | ||||||||||||||
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| Tutt�altra aria si respira in questo giustamente celebre ciclo. Esso costituisce un deciso cambiamento rispetto alle precedenti variazioni, e si colloca gi� in un�atmosfera pre-romantica. Riscoprendo la forma della ciaccona-passacaglia a cui gi� si era accennato, e collocandosi abbastanza vicino alle bellissime Eroica-Variationen, si presenta anche come un�anticipazione delle Diabelli . � molto singolare, di primo acchito, il numero notevole di variazioni che Beethoven concentra nel breve spazio di dieci minuti. In effetti si tratta di variazioni brevissime, e che si susseguono quasi concitatamente. D�altronde in molti casi le variazioni di questo ciclo vanno a coppia od a tre a tre [1-2-3; 7-8; 10-11; 12-16; 20-21, 31-32], e molto spesso la stessa formula melodico/ritmico/motivica che aveva dato origine ad una variazione si ritrova tal quale nella variazione successiva ma all�altra mano. Si pu� dire che l�effetto delle Variazioni in do minore sia quello di una �moltiplicazione� al caleidoscopio - e, sia detto per inciso, � questo che costituisce la maggior differenza qualitativa con le Diabelli -. Abbiamo un ciclo in fondo abbastanza inseribile nella tradizione beethoveniana, con �la� variazione di ribattute moltiplicata per tre; �il� maggiore moltiplicato per cinque; �la� variazione di biscrome e quella di terzine di semicrome moltiplicate per due; e cos� via. Mentre le Diabelli sono trentatr� variazioni, ciascuna unica ed a s� stante, le Variazioni in do minore sono, in fondo, �solo� circa ventidue. Con questo non si intende, naturalmente, che alcune variazioni non siano altro che un doppione delle precedenti; anche quando utilizza lo stesso modulo, Beethoven lo fa da par suo, creando comunque elementi di interesse e di novit�. Ma resta l�impressione di un ciclo assai pi� breve delle aspettative, e che d� un�impressione quantitativa assai minore rispetto all�attesa di trentadue variazioni. Per contro, il Finale, a differenza di quello di Rule Britannia, non si limita a sviluppare un elemento del tema, ma � costituito da materiale sufficiente per altre tre o quattro variazioni. Le Variazioni in do minore si presentano nuovamente come una sorta di Ciaccona. Ci� che pi� conta, del tema, � assolutamente l�armonia; diremmo quasi che la melodia � pressoch� assente, mentre si ha una successione di accordi estremamente essenziale, appena preceduti da �acciaccature� melodiche. L�intero ciclo � costruito mirabilmente, con una variazione incastrata nella seguente e nella precedente; sembra infatti indispensabile eseguirle quasi in un solo respiro, ed assolutamente tutte nello stesso tempo. Le variazioni sono infatti disposte con grande logica, accostate l�una all�altra per affinit� o per contrasto, e presentano dei culmini ben definiti. Particolarmente interessante, perch� ci permette di operare un raffronto con altri cicli analizzati, � il grande crescendo agogico delle ultime variazioni, accostato in questo caso ad un crescendo anche dinamico. Sorprendente ed affascinante appare la conclusione in piano, che suggella a meraviglia questo splendido ciclo. |
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