Brahms, Variazioni e Fuga su un tema di Haendel op. 24
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Collocandosi nella scia della grande tradizione tedesca per le variazioni (Bach e Beethoven), anche Brahms aveva non solo la genialit�, ma anche l�abilit� �artigianale� di scoprire e sfruttare le risorse pi� nascoste ed �umili� di un tema. Brahms inoltre amava molto, come d�altronde gi� Bach e Beethoven, i grandi cicli e le grandi forme, che si presentano stupefacenti ed affascinanti. Tra i suoi grandi cicli non si possono non ricordare le grandiose Variazioni su un tema di Haydn, per orchestra e per due pianoforti; i due quaderni delle Variazioni su un tema di Paganini, che sono una summa ineguagliata di tutte le possibilit� della tecnica pianistica, ed oltretutto sono costruite a partire da un tema che sembrava aver sfoderato gi� tutte le sue risorse (Paganini, Schumann, Liszt); le bellissime variazioni su un tema di Schumann per pianoforte a quattro mani, e quelle su un tema originale per pianoforte solo. Un discorso a parte meritano le giustamente note Variazioni e Fuga op. 24 su un tema di Haendel, comunemente designate dai pianisti con il frettoloso nome di �Brahms-Haendel�. Si tratta di un ciclo abbastanza unico per vari motivi: a parte la sua straordinaria bellezza artistica (che peraltro non � rara nell�opera di Brahms�), a renderlo eccezionale sono            1- la scelta del tema, di un autore barocco, quindi lontanissimo da Brahms;
          2- la presenza della fuga conclusiva;
          3- l�ampiezza dell�opera (durata circa 30�) e la sua variet� tecnica e musicale.
Analizzando l�opera colpiscono subito alcuni elementi caratteristici:
1- il graduale passaggio da Haendel a Brahms. Ben consapevole della differenza epocale e generazionale che lo separava dall�autore del tema, Brahms non volle dare uno �choc� agli ascoltatori passando brutalmente dal barocco al romanticismo. Per questo motivo le prime 2-3 variazioni, pur non essendo dans le style de, sono tuttavia molto legate, almeno spiritualmente, al barocco ed al classicismo (andamento saltellante e volatine cembalistiche nella I; contrappunto e cromatismi nella II; �sospiri� alla Mannheim ed imitazioni nella III. Va notato inoltre che il rapporto barocco/romantico nelle tre variazioni va gradualmente scemando a partire dalla prima verso la terza).
2- il rigore classico: attraverso tutto il ciclo, il ricordo del tema di Haendel sembra fungere, nella mente di Brahms, da �ancora� che lo lega ad una grande sobriet� classica. Altre conseguenze della presenza del tema hendeliano sono l�esistenza della fuga stessa (vedere dopo), e la grande presenza del contrappunto. 
3- la presenza di variazioni particolari, quali la n. XIII (All�ungherese), la n. XIX (Siciliana), la XXII (en carillon).
4- la grande somiglianza con le variazioni in do min. di Beethoven. Non si tratta di una considerazione di semplice somiglianza tra cicli di variazioni (in fondo si potrebbe dire che si somigliano tutti�), bens� della presenza di particolari sinossi. Possiamo citare ad esempio:
                               
Beethoven WoO 80           Brahms op. 24
                                                        IX             XXI
                                                     XVII             V
                                                     XXII             VI
                                                    XXIV             X
                                         XXVI-XXVII             XXV
                                                 XXVIII              XI
                                        XXXI-XXXII             XXIII-XXIV
5- la Fuga conclusiva. Con tale Fuga, Brahms sembra rendere da un lato un ultimo supremo omaggio all�arte barocca del contrappunto; dall�altro si accosta alla grandiosa tradizione del passato, in cui comporre un brano contrappuntistico (canone, Messa, mottetto, Preludio corale etc.) su un tema (gregoriano, popolare, corale) significava esaltarlo e nobilitarlo in massimo grado. In tal modo la fuga viene ad essere in un certo senso la variatio princeps.
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