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| L�idea di variazione � probabilmente contemporanea alla nascita della musica stessa. Poich� in fondo la variazione altro non � che una ripetizione modificata, ci � lecito supporre che, nello stesso momento in cui nasceva la ripetizione, nascesse anche la variazione. Senza dubbio, la poesia trobadorica, fondata sulla ripetizione dei refrains, e brani come le laude medievali, oppure le danze cinquecentesche, presentavano delle variazioni, perlopi� lasciate all�improvvisazione degli esecutori, in corrispondenza della ripetizione. Si sottolinea cos� come il concetto di strofa e ritornello siano intimamente connessi a quello di variazione. Ma che cosa si pu� propriamente definire �variazione� in senso moderno? Pensiamo di poterla definire un brano abbastanza simile ad un altro, chiamato tema, da esservi associabile facilmente; e nel contempo abbastanza diversa da distinguersene. Qualora la somiglianza sia preponderante, assistiamo piuttosto ad un�ornamentazione; qualora sia troppo ridotta, svanisce la nostra capacit� di assimilarli. Un problema simile si verifica spesso, non solo agli orecchi meno esperti, quando ci si trova davanti a quelli che furono i primi cicli di variazioni veri e propri. Ci stiamo riferendo alla forma della variazione su un basso, che prese il nome e l�aspetto anche di ciaccona e passacaglia. Tali forme, che ebbero la loro maggiore diffusione nel Seicento ed all�inizio del Settecento, si ricollegano abbastanza direttamente all�uso, prima fiammingo, e poi europeo tout court, di fondare brani contrappuntistici su un basso dato. In tal modo ci si ricollegava idealmente all�origine del basso, tantopi� che spesso si usavano come bassi dei brani gregoriani; e nel contempo si aveva una grandissima libert� espressiva nel costruire brani che in fondo risultavano all�orecchio totalmente indipendenti dalla melodia di partenza. Uno dei bassi pi� famosi e pi� utilizzati, non solo nel Seicento, fu quello della Follia. Caratteristica di tale brano fu di essere accompagnato anche da una melodia prefissata, Las Folias de Espa�a, a tradire l�origine popolare del brano. Per questo motivo, gli innumerevoli cicli di variazioni che si basavano sulla Follia, avevano come fondamento il celebre basso, ma erano resi riconoscibili anche dalla presenza della melodia. Tra essi, oltre alla celeberrima Sonata XII di Corelli, ricordiamo la Partita sopra la Follia di Frescobaldi, ed un Concerto di Vivaldi. Nel Novecento il tema fu ripreso da Rachmaninov, nelle Variazioni su un tema di Corelli per pianoforte. |
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| Il pi� celebre dei cicli di variazioni su un basso � quello delle Goldberg-Variationen di Johann Sebastian Bach. Anche in questo caso, il basso era gi� noto e diffuso, probabilmente proprio per la sua straordinaria duttilit� armonica e per la possibilit� contrappuntistica di accostarvi numerosissime melodie. Senza andare molto lontano, possiamo vedere come anche Haendel lo conoscesse e lo abbia utilizzato, tanto da comporvi una sessantina di variazioni, in due diverse Suites per cembalo. Lo stesso Bach compose ben quattordici canoni, oltre a quelli delle Goldberg stesse, su quello stesso basso; e basterebbe questa notizia a far riflettere sullo stretto legame tra contrappunto e variazione. Tra le ciaccone pi� celebri non possiamo dimenticare la grande Ciaccona che conclude la Seconda Partita per violino solo di Bach. Questo brano, di una bellezza estetica e musicale unica, � anche molto singolare: colpisce come Bach abbia scritto �variazioni sul basso� destinandole allo strumento �acuto� e melodico per eccellenza e per definizione. Ricordiamo inoltre le trascrizioni di questa Ciaccona che ci sono state regalate da Ferruccio Busoni e da Johannes Brahms, quest�ultimo autore di variazioni fecondo come pochi altri. Nel classicismo e nel romanticismo, viceversa, la forma che si consolid� fu quella della variazione su melodia. Tale forma, senza dubbio molto pi� immediata e comprensibile all�ascolto rispetto alla variazione su basso, limita per� anche molto la fantasia del compositore. Assistiamo infatti, tra il Settecento e l�Ottocento, al fiorire di una produzione di variazioni di livello assai basso e molto commerciale. Spesso le variazioni, concentrandosi su un unico aspetto della tecnica strumentale, permettevano al compositore/interprete di sfoggiare la propria bravura. In tal modo, la fantasia e l�elaborazione musicale venivano per forza di cose soffocate. Come in tutti i campi, non solo musicali, lo scopo dell�et� classica fu quello di stabilire (o codificare, quando preesistenti) delle regole di equilibrio e di eleganza formale; e durante tutto il Romanticismo la maggior occupazione degli artisti fu quella di �liberarsi� da tali regole� Nella forma del tema con variazioni, le principali regole, a volte anche solo tacite, erano: - egual numero di battute tra tema e variazioni; - presenza di una variazione di modo opposto al tema (�minore� o �maggiore�); - presenza di una variazione �adagio� o �largo�; - presenza di una conclusione (coda od ultima variazione) in tempo pi� veloce. Tale ultima variazione poteva essere svincolata da un�adesione alla regola dell�uguale numero di battute. Talora il tema veniva ripreso alla fine del ciclo di variazioni, come accade per esempio nelle variazioni su un tema di Duport o su Je suis Lindor di Mozart. Nell�Ottocento fiorirono tipi diversi di variazioni. Da un lato, la produzione Biedermeier e quella direttamente discendente dall�opera lirica, presentavano forme sempre pi� banali e meno interessanti di variazioni. Dall�altro, ad opera di compositori quali Mendelssohn, Schumann, Brahms, ci fu una profonda riscoperta della forma, che divenne esplorazione profondissima e totale delle risorse espressive nascoste in un tema. In questo senso, la pratica delle variazioni diventava anche una formidabile palestra per i compositori, nel mostrare loro le infinite potenzialit� che la concezione romantica di musica permetteva di scorgere all�interno di un tema. Nacque anche l�uso di premettere al tema una sorta di introduzione (Eroica-Variationen, Rapsodia su un tema di Paganini di Rachmaninov), che in un certo senso lo anticipava. Nel frattempo si svilupp� sempre di pi� anche la composizione di variazioni per orchestra, che, all�usuale possibilit� di intervenire su melodia, ritmo, articolazione, armonia, per creare la variazione stessa, aggiungevano la grande risorsa del timbro, a moltiplicare ulteriormente le possibilit� di variare. Tra le variazioni pi� celebri ed indicative, abbiamo nell�Ottocento le Variations Symphoniques di C�sar Franck, e nel Novecento le famose e bellissime Variazioni su un tema di Purcell di Britten. Forme particolari di variazioni possono essere considerati anche cicli quali le Variazioni senza tema di Malipiero, e lo stesso Carnaval di Schumann. In quest�ultimo brano possiamo identificare il �tema� nel motto ASCH-AsCH-SCHA che percorre l�intero ciclo, proprio come un tema. |
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| Nel seconda met� del Novecento, abbiamo poi avuto forme ulteriori di variazioni, come quelle di Webern per pianoforte solo. In tal caso, per�, risulta obiettivamente impossibile, all'ascolto, identificare una qualche parentela con il tema. Diremmo pi� propriamente che si tratta di elaborazioni del tema, anzich� di variazioni. | ||||||||||||||||||