MOVIMENTO FASCISMO E LIBERTA'
COORDINAMENTO REGIONALE
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NEL SOLCO DEL LITTORIO
- Corso di Cultura Fascista -

II Regime

LO STATO FASCISTA

Lo Stato Fascista è costituito dall'intero popolo italiano. Lo Stato Fascista è uno Stato di popolo che riassume e rappresenta tutte le forze spirituali e materiali e tutti gli interessi e le finalità della Nazione italiana. Il Duce ha definito lo Stato Fascista, dicendo che è " il popolo organizzato in un sistema di gerarchie, che abbraccia l'insieme della vita nazionale, in ogni suo aspetto politico, economico, spirituale, morale ".

Lo Stato Fascista si basa sulla autorità, sull'ordine, sulla giustizia. Quando mancano questi fondamenti, gli Stati, come le famiglie, come le aziende di qualsiasi genere, decadono. I popoli che non siano governati autorevolmente, ordinatamente, giustamente perdono la loro unità e la loro forza.

È solo lo Stato — ha detto il Duce — che dà un'anima ai popoli. Se lo Stato non è forte, anche l'anima del popolo sarà debole. Perciò, interesse supremo del popolo è che lo Stato sia forte. E siccome lo Stato è la totalità del popolo, nulla può esservi fuori dello Stato medesimo. Perciò la formula fascista della vita nazionale è la seguente: Tutto nello Stato, niente al di fuori detto Stato, nulla contro lo Stato.

Tenete presenti e fissate nella mente anche queste altre parole del Duce:

" L'unità politica, sociale e morale del popolo italiano si realizza nello Stato e soltanto nello Stato fascista ". Difatti, nel vecchio Stato liberaldemocratico il popolo era disunito e discorde.

Il Fascismo ha creato lo Stato autoritario e totalitario. Autoritario, perché sottopone a una medesima disciplina del dovere ogni individuo e dirige e vigila ogni azione e ogni organizzazione della collettività nazionale; totalitario perché — lo abbiamo detto — comprende e rappresenta tutti i cittadini e riassume in sé la vita della Nazione.

Ricordate sempre la bellissima definizione mussoliniana: " lo Stato è la autorità suprema in cui tutto si accentra e si armonizza; individui e gruppi, passato e futuro, spirito e materia ".

Lo Stato Fascista esercita la sua autorità per mezzo delle gerarchie, ossia di organismi e uffici a ciascuno dei quali è preposto, per determinati compiti, un capo responsabile, a cui debbono obbedienza quanti rientrano nella sua sfera di azione, ossia nell'esercizio delle facoltà e dei doveri che lo Stato gli attribuisce e gli impone. Ciascuna gerarchla, al disotto del Capo dello Stato e del Capo del Governo, è subordinata a un'altra gerarchia di ordine e rango più elevato. Per esempio, il Podestà, gerarca comunale, dipende dal Prefetto, gerarca provinciale, che a sua volta dipende dal Ministro dell'Interno, gerarca nazionale, che è subordinato al Capo del Governo; il Fiduciario del Gruppo rionale fascista dipende dal Segretario politico del Fascio di combattimento, il Segretario politico dipende dal Segretario federale, questi dal Segretario del P. N. F., che è subordinato al Capo del Governo; il Segretario del Sindacato comunale dipende dal Segretario dell'Unione Provinciale dei Sindacati, il quale è sottoposto al Segretario del Sindacato nazionale o al presidente della Federazione nazionale, che dipende dal Presidente della Confederazione; il presidente confederale dipende dal Ministro delle Corporazioni e quest'ultimo dal Capo del Governo.

Nella vita, tutto è gerarchia: la vita religiosa ha la sua gerarchia, come la vita famigliare, come la. vita sociale. Senza un ordinamento gerarchico non possono esistere né disciplina, né continuità, né stabilità, né giustizia nei rapporti fra gli uomini e fra ciascuno di essi e la società. Non v'è dunque, né può esservi aspetto, settore dell'esistenza al quale non sia preposta una gerarchia: gerarchia politica, giudiziaria, ecclesiastica, militare, amministrativa, sindacale-cor-porativa, scolastica, ecc.

Proprio perché il Fascismo ha dato all'Italia un solido e completo sistema di gerarchie, vediamo e sentiamo ovunque la presenza dello Stato Fascista, che è l'educatore del popolo e il tutore della sua salute e del suo benessere, il difensore della famiglia e della razza, il centro che assicura la tranquillità del lavoro, il progresso della produzione, il patrimonio morale e materiale dell'Italia risorta, la difesa nazionale, l'onore del nostro nome e della nostra bandiera nel mondo.

Questo Stato forma il carattere dell'Italiano nuovo — nella scuola, nella G. I. L., nel Partito, nelle forze armate, nell'organismo sindacale-corporativo — nutrendolo con la tradizione imperiale di Roma e con il culto di tutti i doveri e di tutte le azioni proprie dell'uomo degno di questo nome.

Se qualcuno vi domanderà quali siano le doti essenziali dell'Italiano di Mussolini, voi risponderete con le seguenti parole del Duce: " Il coraggio prima di tutto, l'intrepidezza, l'amore del rischio, l'essere sempre pronti a osare nella vita individuale come nella vita collettiva, ad aborrire tutto ciò che è sedentario; l'orgoglio in ogni ora della giornata di sentirsi italiano, la disciplina del lavoro, il rispetto per l'autorità ".

Nello Stato Fascista non c'è posto per i codardi, i pigri, gli scettici, gli egoisti, per chi non sente l'amor di Patria e la fierezza della stirpe, per gli indisciplinati e i superbi.

Da uno scritto del 25 giugno 1922.

Quel giorno in cui un uomo, fra un gruppo di altri uomini, assunse il comando perché era il più forte, il più ardito, il più saggio o il più intelligente, e gli altri per amore o per forza ubbidirono, quel giorno lo Stato nacque e fu un sistema di gerarchie, semplice e rudimentale allora, come era semplice e rudimentale la vita degli uomini agli albori della Storia. Il capo dovè creare successivamente un sistema di gerarchie, per fare la guerra, per rendere giustizia, per amministrare i beni della comunità, per ottenere il pagamento dei tributi, per regolare i rapporti fra l'uomo e il soprannaturale.

Dal discorso di Udine (20 settembre 1922).

Lo Stato rappresenta la collettività nazionale, comprende tutti, supera tutti, protegge tutti e si mette contro chiunque attenti alla sua imprescrittibile sovranità.

Dal Discorso dell'Ascensione (25 maggio 1927-V).

Che cosa era lo Stato, quello Stato che abbiamo preso boccheggiante, roso dalla crisi costituzionale, avvilito dalla sua impotenza organica? Lo Stato che abbiamo conquistato all'indomani della Marcia su Roma era quello che c'è stato trasmesso dal 1860 in poi. Non era uno Stato ma un sistema di Prefetture malamente organizzate, nel quale il Prefetto non aveva che una preoccupazione, di essere un efficace galoppino elettorale. In questo Stato, fino al 1922 il proletariato — che dico? — il popolo intero, era assente, refrattario, ostile. Oggi preannunciamo al mondo la creazione del potente Stato unitario italiano, dall'Alpi alla Sicilia, e questo Stato si esprime in una democrazia accentrata, organizzata, unitaria, nella quale il popolo circola a suo agio, perché, o voi immettete il popolo nella cittadella dello Stato, ed egli la difenderà, o sarà al difuori, ed egli l'assalirà.

Dal Discorso del 18 marzo

Il Popolo è il corpo dello Stato e lo Stato è lo spirito del Popolo. Nel concetto fascista il Popolo è lo Stato e lo Stato è il Popolo.

Mussolini

II Capo del Governo.

Nel Regime Fascista, Capo dello Stato è il Re Imperatore. Egli nomina il Capo del Governo, che ha il titolo di Primo Ministro, propone al Sovrano la nomina e la revoca dei ministri, promuove, dirige, coordina, approva tutta l'azione del Regime, ed è responsabile dell'indirizzo generale politico del Governo.

Il Capo del Governo è il dirigente supremo della vita nazionale, e di conseguenza i suoi poteri e le sue attribuzioni si estendono a tutto ciò che interessa la Nazione, sia nel campo politico che in quello sociale ed economico.

Il Capo del Governo — il nostro Duce, Fondatore del Fascismo, Fondatore dell'Impero, Capo del P. N. F., Primo Maresciallo dell'Impero, Comandante generale della M. V. S. N., Colui insomma che rappresenta l'intera Nazione — presiede e convoca, oltre al Consiglio dei Ministri, il Gran Consiglio del Fascismo, di cui fissa, per ogni riunione, l'ordine del giorno.

Il Gran Consiglio.

Il Gran Consiglio del Fascismo è composto dai Quadrunviri della Marcia su Roma, che

ne sono membri a vita, dal Presidente del Senato, dal Presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, dai Ministri degli affari esteri e degli interni, dal Ministro Segretario del P. N. F., dai Ministri della Giustizia, delle Finanze, dell'Educazione Nazionale, dell'Agricoltura e Foreste, delle Corporazioni, dal Presidente della Reale Accademia d'Italia, dal Comandante generale della M. V. S. N.; dal Presidente del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, dai Presidenti delle Confederazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori dell'agricoltura e dell'industria. Inoltre possono far parte del Gran Consiglio, per tre anni salvo conferma, altri membri, nominati all'alta carica per benemerenze speciali verso la Nazione e la causa fascista.

Le attribuzioni del Gran Consiglio sono di suprema importanza. È di sua competenza ogni grande questione di interesse nazionale, dalla successione al Trono e dalla successione del Capo del Governo ai trattati internazionali, alla pace e alla guerra; dall'ordinamento del P. N. F., all'ordinamento corporativo, alle leggi costituzionali del Paese.

Il Governo.

Il Governo è costituito, alle dirette dipendenze del Primo Ministro, da tutti i Ministri in carica, ai quali è affidata l'amministrazione centrale dello Stato. Per deliberare su oggetti di interesse generale, i Ministri si riuniscono periodicamente a Consiglio. Il Consiglio dei Ministri è convocato e presieduto dal Capo del Governo.

Ciascun Ministro, che ha il titolo di Segretario di Stato, è a capo di un Ministero; però è Ministro anche il Segretario del P. N. F.

I Ministeri sono quindici:

Ministero degli Affari Esteri, che cura i rapporti con gli altri Stati, prepara i trattati internazionali, ha alle sue dipendenze gli ambasciatori, i ministri plenipotenziari e i consoli italiani accreditati nei paesi stranieri. Rientrano nella sua competenza le scuole italiane all'estero e tutto ciò che riguarda i nostri connazionali all'estero.

Ministero degli Interni, che soprintende all'ordine pubblico, alla salute pubblica, alle opere di beneficenza, alle amministrazioni provinciali e comunali ed ha alle sue dipendenze i Prefetti e i Podestà.

Ministero della Giustizia, per la formulazione, l'applicazione e l'esecuzione delle leggi dello Stato. Ne dipendono la magistratura, il notariato, le carceri, i riformatori.

Ministero delle Finanze, che amministra il danaro, il patrimonio dello Stato, effettua con appositi organi la riscossione dei tributi, provvede alle spese statali, esercita i monopoli (sale, tabacco, lotto, lotterie). Ha alle sue dipendenze le dogane, gli uffici delle imposte ecc. Anche la R. Guardia di Finanza, pur facendo parte delle forze armate dello Stato, dipende da questo Ministero.

Ministero della Guerra, per tutto ciò che riguarda le forze armate terrestri.

Ministero della Marina, per tutto ciò che riguarda le forze armate navali.

Ministero dell'Aeronautica, per tutto ciò che riguarda le forze armate aeree e l'aviazione civile.

Ministero dell'educazione nazionale, che amministra la scuola in ogni suo ordine e grado, i convitti nazionali, le biblioteche governative; è preposto alla vigilanza su tutte le altre biblioteche e sulle accademie di arti, scienze e lettere; custodisce il patrimonio artistico e storico nazionale (musei, gallerie, scavi, monumenti, bellezze naturali).

Ministero dei lavori pubblici, per tutto quello che riguarda, come dice il suo nome, i lavori e le opere di interesse nazionale: edilizia, strade, canali, acquedotti, ecc. Da esso dipendono il Genio Civile, l'Azienda Autonoma della Strada, il Magistrato delle Acque.

Ministero dell'agricoltura e delle foreste, per tutti i servizi che riguardano le coltivazioni, i boschi, i pascoli, le bonifiche, gli allevamenti, la caccia, la pesca. Sono alle sue dipendenze dirette la Milizia Forestale, le Cattedre ambulanti di agricoltura ecc.

Ministero delle Corporazioni, che è a capo di tutti i servizi dell'organismo corporativo, sovrintende al commercio, alle miniere, al lavoro in genere, alla previdenza e all'assistenza sociale.

Ministero delle comunicazioni, per quanto riguarda l'esercizio delle ferrovie, delle poste, dei telefoni, dei telegrafi, della radiotelegrafia e radiotelefonia; nonché per la marina mercantile.

Ministero dell'Africa Italiana, da cui dipende la amministrazione coloniale per i territori della Libia, i possedimenti dell'Egeo e l'Impero italiano d'Etiopia.

Ministero della cultura popolare, preposto alla direzione, vigilanza, controllo dei servizi riguardanti la stampa (libri e giornali), il teatro, il cinematografo, le radiotrasmissioni, il turismo.

Ministero degli scambi e valute, che regola le relazioni economiche con l'estero, in modo da difendere la moneta nazionale e il bilancio dello Stato.

Presso alcuni Ministeri sono istituiti uno o più Sottosegretariati di Stato. I Sottosegretari coadiuvano i Ministri in determinate funzioni e attribuzioni.

Le assemblee legislative.

Insieme col Capo del Governo e coi Ministri, preparano le leggi le assemblee legislative, che sono il Senato del Regno e la Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Questi due consessi, i cui presidenti e vice-presidenti vengono nominati dal Re Imperatore su proposta del Capo del Governo, hanno anche la funzione di esaminare e approvare i bilanci presentati dai singoli Ministeri.

I membri del Senato sono nominati, a vita, dal Sovrano fra determinate categorie di cittadini che abbiano prestato lunghi servigi allo Stato o abbiano altre benemerenze e competenze specifiche. Entrano a far parte del Senato, appena raggiunta la maggiore età, i Principi della Famiglia Reale e Imperiale.

La Camera dei Fasci e delle Corporazioni è formata dai componenti del Consiglio Nazionale del P. N. F. e dai componenti del Consiglio Nazionale delle Corporazioni, oltre che dai membri del Gran Consiglio del Fascismo. Essi hanno il titolo di consiglieri nazionali e decadono dalla carica quando cessano di far parte dei suddetti organismi. Questa Camera si riunisce in assemblea plenaria per discutere i disegni di legge di maggiore importanza e di interesse generale. Costituisce inoltre, nel proprio seno, varie commissioni legislative, per discutere tutti gli altri oggetti ed argomenti riguardanti i diversi rami dell'amministrazione dello Stato.

Le Provincie e i Comuni.

L'Italia è divisa amministrativamente in 94 provincie, più le quattro provincie della Libia. In ogni provincia è un Prefetto nominato dal Re Imperatore su proposta del Primo Ministro. Il Prefetto rappresenta il Governo e provvede ad eseguirne le disposizioni, vigila sulla amministrazione provinciale, sui Comuni, sulle opere pie, sui servizi pubblici.

L'amministrazione provinciale è retta da un Preside, assistito dai rettori, che sono otto nelle provincie con più di 600.000 abitanti, sei in quelle con più di 300.000 e quattro nelle altre; più, in tutti i casi, due supplenti. Preside e rettori vengono nominati dal Re Imperatore per quattro anni e possono essere confermati.

In Italia abbiamo circa 10.000 Comuni, a capo di ognuno dei quali è un Podestà, nominato dal Re Imperatore. Nei Comuni capoluoghi di provincia, o che abbiano più di 20.000 abitanti, possono esservi uno o due vice-podestà. Il Podestà è assistito da una consulta municipale, formata da 10 a 24 consultori nei comuni con popolazione dai 20.000 ai 100.000 abitanti o nei capoluoghi di provincia, e da 24 a 40 consultori nei comuni con popolazione più numerosa.

Il Comune di Roma ha un ordinamento speciale ed è retto da un Governatore, assistito da un vice-governatore e da una consulta di 12 membri.

La Giunta Provinciale amministrativa, presieduta dal Prefetto, controlla nelle singole provincie le amministrazioni provinciali e comunali. Invece, tutto ciò che riguarda l'economia pubblica e privata (produzione e lavoro) fa capo, nella provincia, al Consiglio provinciale delle corporazioni, a cui debbono essere iscritti tutti gli industriali, commercianti ed esercenti.

La giustizia.

La giustizia dello Stato Fascista è amministrata, in nome del Re Imperatore, dalla magistratura. Per le piccole controversie di interessi privati — quando sia in causa un valore non superiore alle lire 500 — v'è, in ciascun Comune, un giudice conciliatore. Viene poi la Pretura (circa 1000 nel Regno), retta da un giudice che ha il titolo di Pretore. Questi giudica le cause civili riguardanti somme o cose del valore da lire 500 a lire 5000, e le cause penali per reati punibili, al massimo, con tre anni di carcere e lire mille di multa. Il Tribunale, invece, è competente per qualsiasi causa civile, qualunque sia il valore in discussione; e per le cause penali più gravi. Presso ogni Tribunale è un Procuratore del Re Imperatore, che rappresenta le ragioni dello Stato, promuove la giustizia e sostiene la pubblica accusa contro gli imputati. I reati di massima gravita, punibili perfino con la pena di morte, sono di competenza della Corte d'Assise, che il Fascismo ha riformato, costituendola con due magistrati e cinque assessori, scelti fra cittadini di riconosciuta capacità morale e intellettuale.

Contro le sentenze del giudice conciliatore è ammesso l'appello al Pretore.

Contro le sentenze del Pretore è ammesso l'appello al Tribunale. Per giudicare i ricorsi contro le sentenze dei Tribunali esistono le Corti d'Appello (una in ciascuna regione). Le sentenze di appello, in materia civile e penale, possono essere cancellate, o rinviate per un nuovo esame a una diversa magistratura, dalla Corte di cassazione, che è unica, ha sede in Roma e rappresenta il supremo consesso giudiziario dello Stato. Contro le sentenze della Corte d'Assise, che giudica soltanto in materia penale, non è ammesso l'appello, ma — esclusivamente — il ricorso in Cassazione.

Per i reati commessi da militari delle forze armate funzionano i Tribunali militari, contro le cui sentenze i condannati possono ricorrere al Tribunale supremo militare, che ha sede in Roma. In tempo di guerra e nelle zone di guerra funzionano, invece, i Tribunali di guerra, le cui sentenze sono inappellabili.

Il Regime ha istituito il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, che giudica inappellabilmente i reati di tradimento (spionaggio, commercio col nemico), di attentato contro il Sovrano, il Pontefice, il Capo del Governo; di terrorismo in genere, di complotto e propaganda sovversiva. Anche i reati di carattere valutario (ossia contro la moneta e il credito dello Stato) vengono, nei casi più gravi, deferiti al Tribunale speciale.

Altre supreme magistrature sono il Consiglio di Stato, che esamina i ricorsi in materia amministrativa e da parere ai Ministeri su determinate questioni, e la Corte dei Conti, che esamina la legalità di tutti i decreti importanti allo Stato un onere finanziario e registra i decreti stessi, quando siano riconosciuti legittimi.

Lo Stato d'Albania.

Avvenuta l'unione dell'Albania all'Italia, il 3 giugno I939-XVII fu promulgato lo Statuto albanese. L'Albania ha un governo monarchico, sotto Vittorio Emanuele III e i suoi reali successori. Il potere è esercitato dal Re, con la collaborazione di un Consiglio superiore fascista corporativo. S. M. il Re Imperatore è rappresentato in Albania da un Luogotenente Generale, il quale esercita tutti i poteri del Re, salvo quelli che il Sovrano espressamente si riserva. Il Governo Albanese è costituito dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dai Ministri di Stato per il Partito Fascista d'Albania, per la Giustizia, per gli Interni, per l'Istruzione Pubblica e per l'Economia Nazionale.

In Italia, un Sotto segretariato per gli affari albanesi presso il nostro Ministero degli esteri, tratta tutti gli affari riguardanti l'Albania. Fra gli Italiani in Albania e gli Albanesi in Italia è stabilita la parità di diritti civili e politici. Le forze armate d'Albania sono fuse con le forze armate italiane.

IL PARTITO

II Partito Nazionale Fascista è un organo dello Stato Fascista, ed è una milizia civile agli ordini del Duce, al servizio dello Stato medesimo. Sono suoi compiti la difesa e il potenziamento della Rivoluzione Fascista e l'educazione politica degli Italiani.

Capo del Partito è il Duce. Egli propone al Sovrano la nomina di un Segretario del P. N. F. che ha titolo e rango di Ministro.

Il Segretario del P. N. F. è segretario del Gran Consiglio del Fascismo e fa parte della Commissione suprema di difesa, del Consiglio nazionale delle corporazioni, del Comitato corporativo centrale, del Consiglio superiore detta educazione nazionale. Egli è Segretario dei Gruppi universitari fascisti e Comandante generale della Gioventù Italiana del Littorio. £ responsabile verso il Duce degli atti e dei provvedimenti del P. N. F.

Il Segretario del Partito propone al Duce la nomina di un Direttorio Nazionale, organo centrale del Partito stesso, composto dai vice-segretari e da altri membri, dei quali uno per la Libia e uno per l'A. O. I.

Sempre su proposta del Segretario del Partito, il Duce nomina anche gli Ispettori del P. N. F. e i Segretari federali. Questi ultimi sono a capo delle Federazioni di Fasci di combattimento.

Il Direttorio Nazionale, i Segretari federali, gli Ispettori del P. N. F., costituiscono il Consiglio Nazionale del P. N. F., che viene presieduto e convocato dal Segretario del Partito.

Le Federazioni di Fasci di combattimento sono costituite nei capoluoghi di provincia in Italia e in Libia, nei Governi dell'Impero e nelle isole italiane dell'Egeo. La Federazione inquadra tutti i Fasci di una provincia.

Il Segretario federale è Comandante federale della G. I. L., attua nella provincia le direttive ed eseguisce gli ordini del Segretario del P. N. F.; promuove e controlla l'attività dei Fasci di combattimento e delle organizzazioni dipendenti dal Partito, controlla le organizzazioni del Regime, rappresenta il Partito stesso nella provincia a tutti gli effetti.

A capo del Fascio di combattimento è un Segretario politico, che attua le direttive ed eseguisce gli ordini del Segretario federale, ed è assistito da un direttorio. Nei centri con popolazione numerosa, il Fascio costituisce sezioni, che prendono il nome di Gruppi rionali fascisti, ciascuno con un Fiduciario, alle dipendenze del Segretario politico. Il Gruppo è organizzato in settori e nuclei, al comando, rispettivamente, di capi-settore e capi-nucleo.

Si entra nel Partito, al compimento del ventunesimo anno di età, attraverso la Leva Fascista, di cui parleremo trattando della G. I. L. Per entrare nel Partito occorre la cittadinanza italiana e la illibata condotta morale e politica. Al momento dell'iscrizione viene prestato il seguente giuramento:

" Nel nome di Dio e dell'Italia, giuro di eseguire gli ordini del Duce e di servire con tutte le mie forze e, se necessario, col mio sangue, la causa della Rivoluzione Fascista ".

L'ingresso nel Partito è un momento solenne per l'Italiano. Chi ha l'onore di militare nelle file fasciste deve sentire il dovere di essere un buon cittadino e di dare l'esempio quando si tratti di mostrarsi disciplinati, laboriosi, fiduciosi, coraggiosi, onesti; di obbedire e di combattere.

Il Fascista deve essere sempre primo, là dove siano da praticare coi fatti la religione della Patria, la generosità, la fermezza, l'ardimento, lo spirito di sacrificio. Perché il Fascista è, sempre, un soldato della Rivoluzione. Egli deve amare di pericolosamente vivere.

Dipendono direttamente dal Segretario del Partito i Gruppi Universitari Fascisti, costituiti in ogni capoluogo di provincia per inquadrare la gioventù studiosa e educarla secondo la dottrina del Fascismo. Oltre agli studenti di

università, possono farne parte, fino al compimento del 28° anno, laureati e diplomati da istituti superiori, accademie militari o accademie fasciste.

I G. U. F. svolgono intensa attività culturale, militare, sportiva. Ad essi è affidata la preparazione dei Littoriali della cultura e dell'arte, del lavoro, dello sport. Un membro del G. U. F. fa parte del Direttorio del P. N. F.; membri del G. U. F. entrano negli organi direttivi di alcune fra le più importanti istituzioni di carattere politico, culturale, sociale del Regime.

* * *

II P. N. F. ha una organizzazione femminile. Presso ciascun Fascio di combattimento è istituito un Fascio femminile, composto da donne di sicura fede fascista e retto da una segretaria. I Fasci femminili di una stessa provincia sono inquadrati in una Federazione, retta da una Fiduciaria. Fanno capo ai Fasci femminili — oltre le visitatrici fasciste, che svolgono assistenza morale e materiale a pro delle famiglie bisognose — la Sezione Massaie Rurali e la Sezione operaie e lavoranti a domicilio.

I Fasci Femminili divulgano l'idea fascista e concorrono a tutte le opere sociali del Partito, particolarmente per ciò che riguarda l'assistenza alla maternità e all'infanzia. In generale — anche con corsi di economia domestica e di preparazione alla vita coloniale — cooperano a formare la coscienza e le attitudini della donna italiana per tutti i compiti a cui essa sarà chiamata, nella famiglia e nella società, qualunque sia la sua condizione, in Patria e in colonia.

* * *

Sono organizzazioni del Partito le Associazioni Fasciste, che inquadrano i dipendenti dello Stato, i quali, per legge, non possono costituire sindacati.

Queste associazioni, rette, ciascuna, da un Fiduciario Nazionale, sono: l'Associazione Fascista della Scuola (A. F. S.), l'Associazione Fascista del pubblico impiego, l'Associazione Fascista dei ferrovieri, l'Associazione Fascista dei postelegrafonici, l'Associazione Fascista degli addetti alle aziende industriali dello Stato.

È loro scopo curare la formazione di una coscienza fascista negli iscritti e dare ad essi assistenza morale, tecnica, pratica.

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Dipendono dal Partito quegli organismi che — come le Associazioni fra le famiglie dei Caduti, e dei mutilati e feriti per la Rivoluzione Fascista, l'Opera Nazionale Dopolavoro (O. N. D.), l'Unione Nazionale Ufficiali in congedo d'Italia (U. N. U. C. I.), il Comitato Olimpico Nazionale (C. O. N. I.), l'Istituto Nazionale di cultura fascista (I. N. C. F.), la Lega Navale Italiana (L. N. I.), la Legione Volontari d'Italia, la Legione Garibaldina, i Reparti Arditi d'Italia, i Reparti d'arma, l'Associazione mussulmana del Littorio — hanno, ciascuno con i propri compiti specifici, lo scopo generale di nutrire la coscienza del popolo italiano con le alte idealità politiche e guerriere del Fascismo.

* * *

Con l'unione all'Italia, anche in Albania è sorto il Fascismo, organizzato nel Partito Fascista Albanese (P. F. A.), l'unico ammesso dallo Stato. Gli iscritti prestano il seguente giuramento:

" Giuro di eseguire gli ordini del Duce — Fondatore dell'Impero e creatore della nuova Albania — e di servire con tutte le mie forze e, se necessario, col mio sangue la causa della Rivoluzione Fascista ".

A capo del P. F. A. è un Segretario, con titolo e funzioni di Ministro. Egli fa parte della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, e riceve le direttive e gli ordini del Duce dal Segretario del P. N. F., il quale è rappresentato in Albania da un Ispettore, coadiuvato da un Segretario federale e da Ispettori federali del P. N. F.

Anche il P. F. A. ha una organizzazione giovanile e una organizzazione femminile, e alle sue dipendenze è posto il Dopolavoro.

* * *

Il vasto inquadramento del P. N. F. dà un'idea della complessità delle funzioni al Partito stesso attribuite nel Regime. Queste funzioni, prima ancora che di carattere organizzativo, sono di carattere formativo, essendo scopo precipuo del P. N. F. elevare lo spirito della Nazione, per tenerla compatta nella fede, nella volontà, nella indispensabile disciplina, per condurla a sempre maggiore e imperiale grandezza. Vediamo perciò il Partito sviluppare armonicamente attività rivolte all'educazione politica e militare degli Italiani e attività culturali e spirituali. Questa armonia di azione è riassunta nel motto: libro e moschetto fascista perfetto. Il culto e l'approfondimento della spiritualità del Fascismo hanno un loro centro nella Scuola di mistica fascista fondata in Milano da Arnaldo Mussolini e che custodisce il glorioso " Covo " di Via Paolo da Cannobio, oggi monumento nazionale. Li fu fondato il " Popolo d'Italia "; da quel luogo, sacro alla Rivoluzione, partì l'appello alla riscossa italica e l'ordine che lanciò le Legioni sulle vie di Roma alla conquista dello Stato.

Possiamo concludere dicendo che non c'è aspetto della vita nazionale — nel campo dell'intelligenza come in quello delle attività pratiche — che non interessi il Partito, e che da esso non riceva quotidianamente la consegna, l'impulso, il fervore dell'azione.

Dal Discorso del 18 marzo 1934-XII.

Il Partito è oggi lo strumento formidabile, e al tempo stesso estremamente capillare, che immette il Popolo nella vita politica e generale dello Stato.

Mussolini

Decalogo di vita fascista.

Pensieri estratti, a cura della Scuola di Mistica Fascista, dagli scritti e discorsi di Arnaldo Mussolini:

1. Non vi sono privilegi, se non quello di compiere per primi la fatica e il dovere.

2. Accettare tutte le responsabilità, comprendere tutti gli eroismi, sentire come giovani italiani e fascisti la poesia maschia dell'avventura e del pericolo.

3. Essere intransigenti, domenicani. Fermi al proprio posto di dovere e di lavoro, qualunque esso sia. Ugualmente capaci di comandare e di ubbidire.

4. Abbiamo un testimonio da cui nessun segreto potrà mai liberarci: il testimonio della nostra coscienza. Deve essere il più severo, il più inesorabile dei nostri giudici.

5. Aver fede, credere fermamente nella virtù del dovere compiuto, negare lo scetticismo, volere il bene ed operarlo in silenzio.

6. Non dimenticare che la ricchezza è soltanto un mezzo necessario sì, ma non sufficiente a creare da solo una vera civiltà, qualora non si affermino quegli alti ideali che sono essenza e ragione profonda della vita umana.

7. Non indulgere al mal costume delle piccole transazioni e delle avide lotte per arrivare. Considerarsi soldati pronti all'appello, ma in nessun caso arrivisti e vanitosi.

8. Accostarsi agli umili con intelletto d'amore, fare opera continua per elevarli ad una sempre più alta visione morale della vita. Ma per ottenere questo occorre dare l'esempio della probità.

9. Agire su se stessi, sul proprio animo prima di predicare agli altri. Le opere e i fatti sono più eloquenti dei discorsi.

10. Sdegnare le vicende mediocri, non cadere mai nella volgarità, credere fermamente nel bene. Avere vicina sempre la verità e come confidente la bontà generosa.

La Gioventù Italiana del Littorio.

L'organizzazione giovanile fascista, fu, dapprincipio, denominata Opera Nazionale Balilla, in ricordo del ragazzo genovese che, nel XVIII secolo, dette, col suo ardimento, il segnale della insurrezione contro gli stranieri. Quindi fu adottata la denominazione assai più comprensiva di Gioventù Italiana del Littorio, abbracciante anche i Fasci giovanili di combattimento, che erano stati successivamente costituiti.

La G. I. L. è inquadrata nel Partito, e il Segretario del P. N. F. è Comandante generale dellaG. I. L.

La G. I. L., che ha per motto " credere, obbedire, combattere " organizza nei suoi ranghi tutti i fanciulli e i giovani d'Italia dei due sessi, dai 6 ai 21 anni, divisi nelle seguenti categorie: Giovani Fascisti, Avanguardisti, Balilla per i maschi; Giovani Fasciste, Giovani Italiane, Piccole Italiane per le femmine; più i Figli della Lupa, maschi e femmine. Il motto mussoliniano che abbiamo rammentato dice quali sono i principi ai quali si ispira l'opera formativa e educativa della G. I. L., che vuole rendere la gioventù italiana, nella fede e nella disciplina, capace di qualsiasi lotta.

Il Regime, infatti, ha affidato alla G. I. L. la preparazione spirituale, sportiva e premilitare delle nuove generazioni. La G. I. L. forma in appositi collegi, scuole, accademie i futuri insegnanti di educazione fisica, gli istruttori della gioventù maschile e femminile (1); ha il compito della educazione fisica in tutte le scuole elementari e medie, istituisce e vigila i campeggi, le colonie climatiche, organizza ogni anno presso i Fasci di combattimento i corsi premilitari per i giovani che abbiano compiuto il 18° anno d'età, perché, venuto il tempo dell'obbligo di leva, vadano alle armi bene allenati, spiritualmente e fisicamente, ai doveri del soldato.

Inoltre la G. I. L. svolge assistenza scolastica mediante i Patronati scolastici, istituisce e assegna borse di studio, conduce a gruppi i propri iscritti in viaggi e crociere di istruzione, addestramento, svago.

La G. I. L. coltiva nei giovani ogni attitudine militare, perciò l'addestramento non si limita alle armi terrestri. La G. I. L. ha formazioni premarinare e formazioni di preavieri che si preparano alla vita marinaresca e all'aviazione. Particolarmente, la G. I. L. coltiva nei giovani quella passione del volo che è nell'istinto italiano, indice gare per modelli volanti, avvia gli adolescenti alle scuole di volo a vela. E non dimentichiamo che la G. I. L. svolge anche una vasta azione propriamente culturale con i suoi corsi e le sue conferenze, con le sue pubblicazioni, col suo bel periodico Passo romano, con biblioteche, proiezioni, radiotrasmissioni, spettacoli teatrali, audizioni musicali, gare, concorsi. In modo speciale ricordiamo i " ludi juveniles ", saggio annuale di cultura fascista, arte e sport, al quale partecipano, nelle provincie, gli iscritti di tutte le categorie e che ha il suo finale in Roma, in una gara nazionale riservata agli avanguardisti, ai giovani fascisti, alle giovani italiane e alle giovani fasciste.

Per quanto poi riguarda la gioventù femminile, citiamo i corsi di preparazione alla vita domestica nei quali le fanciulle italiane si addestrano al buon governo della casa, ai lavori che corrispondono alle loro attitudini, alla loro futura missione, alle esigenze pratiche della vita che dovranno condurre; e imparano quelle nozioni d'igiene, quelle pratiche per cui potranno rendersi utili ai famigliari, a coloro che soffrono. Altri corsi speciali femminili son quelli per vigilatrice e direttrice di colonia e, per le giovinette che abbiano compiuto i 16 anni, i corsi di puericultura, che preparano ai sacri doveri materni. Si entra a far parte della G. I. L. a 6 anni, come Figli della Lupa. Le età per le varie categorie di iscritti sono le seguenti: Balilla e Piccole Italiane dagli 8 ai 14 anni, Avanguardisti e Giovani Italiane dai 14 ai 18, Giovani Fascisti dai 18 ai 21, Giovani Fasciste dai 18 al passaggio nei Fasci femminili.

La G. I. L. rappresenta la primavera sana, pura, ardita della nostra razza, che si ingagliardisce per far suo l'avvenire, preparandosi a tutti i primati e a tutte le vittorie. Gli sport fondamentali praticati dalla G. I. L. sono l'atletica leggera, gli sport invernali, il nuoto, il ciclismo, il pugilato, il tiro a segno. In tutta Italia il Regime ha creato e crea le case della G. I. L., palestre, stadi, piscine: uno degli spettacoli più belli offerti da questa nuova Italia mussoliniana imperiale è quello della sua giovinezza in camicia nera, fiera, vigorosa che sfila cantando, che s'allena, che s'aduna per splendide manifestazioni collettive, va ai campeggi, alle colonie gridando la sua volontà di vita e di vittoria, la sua fede appassionata, la sua devozione senza limiti al Duce.

Gli iscritti alla G. I. L. sono vincolati dallo stesso giuramento che prestano gli iscritti al Partito, perché, nell'Italia fascista, fanciulli, giovani, adulti non hanno che una divisa: obbedire al Duce, servire la Rivoluzione.

Già abbiamo detto che Comandante generale della G. I. L. è il Segretario del P. N. F.; in ogni provincia, il Segretario federale è Comandante federale della G. I. L., in ogni comune il Segretario politico del Fascio di Combattimento è comandante della G. I. L.: così l'inquadramento della G. I. L. nel Partito è perfetto e non v'è alcun distacco fra l'organizzazione giovanile e quella degli adulti.

Il passaggio dall'una all'altra categoria, nella G. I. L., avviene con la Leva Fascista, che ha luogo ogni anno. I Figli e le Figlie della Lupa diventano Balilla o Piccole Italiane, i Ballila e le Piccole Italiane diventano Avanguardisti o Giovani Italiane, gli Avanguardisti e le Giovani Italiane diventano Giovani Fascisti o Giovani Fasciste; i Giovani Fascisti passano nel Partito e nella Milizia, le Giovani Fasciste passano nelle file delle Donne Fasciste (Fasci femminili).

La Leva Fascista non è una semplice cerimonia: è il rito della razza italiana che vede, nell'ascendere della gioventù di età in età, di rango in rango, l'immagine del proprio indefinito ascendere e del proprio perenne slancio vitale.

Dal Discorso del 28 ottobre 1932-XI.

Noi vogliamo che i giovani raccolgano la nostra fiaccola, si infiammino della nostra fede, siano pronti e decisi a continuare la nostra fatica.

Mussolini

La Milizia.

La Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (M, V. S. N.) fa parte delle forze armate dello Stato e presta giuramento al Re Imperatore. Ripetiamo che fu fondata per volontà del Duce, con deliberazione del Gran Consiglio del Fascismo, il 1 febbraio 1923. Essa inquadrò le Squadre d'azione, disciolte dopo la Marcia su Roma. Le gloriose Squadre avevano assolto, fino alla vittoria, il loro compito di sbaragliare il sovversivismo: ora venivano inquadrate in un regolare organismo militare.

La M.V. S. N. è la guardia armata della Rivoluzione Fascista e il suo Comandante generale è il Duce. Concorre nei servizi di ordine pubblico e di pubblica sicurezza, istruisce militarmente i reparti della G. I. L. e i G. U. F., cura l'addestramento postmilitare e sportivo dei cittadini, organizza la difesa antiaerea territoriale e la difesa costiera, partecipa, con gli altri corpi militari, alla guerra. Combattendo per la Patria, per la civiltà, per l'idea fascista, la Milizia ha meritato l'ammirazione generale per il suo slancio e la sua tenacia. Le più alte decorazioni al valore sono state guadagnate dai labari della Milizia e dai Legionari: ben cinquantadue Medaglie d'oro attestano lo spirito eroico da cui è animata.

La M. V. S. N. è così organizzata: Comando generale, in Roma, con un Capo di stato maggiore alle dirette dipendenze del Duce. Comandi di zona agli ordini di Luogotenenti generali. Comandi di Legione, agli ordini di Consoli.

Inoltre: una Legione Mutilati, composta di veterani che, gloriosi per il sangue già offerto alla Patria, vogliono ancora servire, combattere; e alcune coorti autonome. La M. V. S. N. ha un Comando superiore in A. O. e un Comando di gruppo di Legioni in Libia.

La Legione è suddivisa in battaglioni e coorti al comando di un seniore. Il battaglione e la coorte è suddivisa in compagnie e centurie al comando di un centurione. La compagnia e la centuria è suddivisa in plotoni e manipoli al comando di un capo-manipolo. Il plotone e il manipolo è suddiviso in squadre al comando di un caposquadra.

Compiti importantissimi sono assegnati alle Milizie speciali, e cioè: Milizia ferroviaria, Milizia portuaria, Milizia postelegrafonica, Milizia Forestale, Milizia della strada, che vigilano sulle comunicazioni, sui principali servizi pubblici, sul patrimonio dello Stato e conducono la battaglia per il rimboschimento.

Specialità della Milizia sono la Contraerei (Dicat) e artiglieria marittima (Dacos), cui abbiamo accennato, che organizzano la difesa contro la guerra aerea e l'attacco alle nostre coste; la Confinaria, che concorre alla vigilanza delle frontiere, la Universitaria, che inquadra in appositi reparti gli studenti universitari, il Reparto moschettieri del Duce.

L'arruolamento nella Milizia è volontario. Le Legioni sono alimentate dal popolo, che, con tutte le sue categorie, si fa un onore di entrare nei ranghi della guardia armata della Rivoluzione. Requisito indispensabile per l'arruolamento, oltre il limite di età e l'idoneità fisica, è l'iscrizione al P. N. F.

La Milizia ha alcuni contingenti in servizio permanente, sia in Patria che in Libia e nell'Impero; ma la grande maggioranza dei Militi è in congedo provvisorio, pronta ad ogni appello, sia per istruzione, sia per servizio di ordine. E specialmente i Legionari sono pronti all'appello supremo, nelle ore in cui occorre prendere le armi e combattere.

In ogni divisione dell'Esercito sono inquadrati due battaglioni di Camicie Nere, destinate ad agire, in guerra, come truppe d'assalto.

Il Duce dette alla Milizia una parola d'ordine che è stata sempre mantenuta e sarà mantenuta a ogni costo: " Durare: con fedeltà, disciplina, con dedizione assoluta ". La Milizia ha anche questo motto: " Vincere o morire, agli ordini del Duce, per la Patria e il Fascismo ". Nelle guerre di Libia, d'Etiopia, di Spagna — e nel servizio di tutti i giorni, che spesso richiede abnegazione e sacrifìcio — i Legionari, giova ripeterlo, hanno consacrato questo motto col loro sangue, sempre primi ovunque fosse pericolo e gloria, conquistando nuova fama alle armi italiane.

Fra le pareti del Sacrario della Milizia — presso il Comando generale in Roma — potete vedere i trofei, i cimeli che fanno sacra alla Rivoluzione Fascista questa intrepida armata di popolo, inesauribile di slancio e di ardimento.

Il decalogo del Legionario.

Ricorda che i Caduti per la Rivoluzione e per l'Impero precedono le tue colonne.

Un camerata è per te un fratello: vive con te, pensa, con te, lo avrai a lato nella battaglia.

L'Italia si serve dovunque, sempre, con ogni mezzo; col lavoro e col sangue.

Il nemico del Fascismo è il tuo nemico: non dargli quartiere.

La disciplina è il sole degli eserciti: essa prepara e illumina la vittoria.

Se tu vai all'assalto con decisione, hai già la vittoria nel pugno.

L'obbedienza consapevole e totale è la virtù del Legionario.

Non ci sono cose grandi o piccole: c'è il dovere. La Rivoluzione Fascista ha contato e conta sulle baionette dei suoi Legionari. Mussolini ha sempre ragione.

(1) Gli istituti della G. I. L. sono: 'L'Accademia del Foro Mussolini, in Roma, ov'è anche il Centro di preparazione politica, e le annesse accademie di scherma e di musica, il Collegio Littorio, l'Accademia femminile di Orvieto, il Collegio magistrale maschile di Udine, il Collegio magistrale femminile d'Orvieto, la Scuola Marinara " Caracciolo " di Littorio Sabaudia, il Collegio Aeronautico di Forlì, i Collegi navali di Venezia e di Brindisi.

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