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personaggi sono solo frutto della fantasia dell'autrice.
Le Vacanze di Maga Gabe - 2

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La piccola casa si stagliava in mezzo a un enorme campo arato. In quel periodo dell'anno il fieno stava ricrescendo e seccando per la quarta o quinta volta e tutto sembrava immobile, congelato nel tempo e nello spazio. Solo un piccolo filo di fumo dal camino centrale della casa, indicava che il tempo stava ancora scorrendo.

La calura del mezzogiorno era insopportabile, se non fosse per l'incantesimo di brezza locale che Calvin aveva insistito nel creare attorno al piccolo gruppetto. Ogni tanto Hazel veniva sbattuto per terra da una folata piu' forte del previsto, e certamente chi vedeva i quattro da lontano avrebbe pensato che fossero prigionieri di una debole ma costante tromba d'aria. Ma almeno l'aria era respirabile.

Avvicinandosi alla casa, Maga Gabe vide suo padre e man mano che - passo dopo passo - riusciva a distinguerne i dettagli del viso, si accorgeva che non era affatto cambiato. Era identico a quando lo aveva lasciato, oltre trent'anni prima. Accortosi dell'arrivo di quattro stranieri, due bipedi e du animali, il vecchio si alzo' dalla sedia a dondolo sulla quale stava pacificamente fumando la pipa. Accanto a lui un grosso cane nero dall'aspetto poco rassicurante sollevo' la testa, fissando gli sconosciuti.
"Buona, Zizi'..."
Gabe si sorprese nel sentire il nome del cane, non poteva essere...
Il vecchio fisso' intensamente la maga e un largo sorriso gli illumino' il volto giovanile. "Sapevo che saresti tornata un giorno!"
I due non dissero altro e si abbracciarono, a lungo, stringendosi forte.
Calvin cerco' di rendersi invisibile facendo scomparire l'incantesimo della brezza e osservando Popof e Hazel che si avvicinavano furtivi al grosso cane nero. I tre animali si annusarono, e alla fine decisero che se i loro rispettivi padroni sembravano cosi' affettuosi, anche loro avrebbero potuto esserlo.

"Come hai saputo che ero qui?" chiese ad un certo punto il padre staccandosi da Gabe.
"Kirfhich mi ha detto che eri venuto a Nord... Sono passata davanti alla vecchia casa colonica, ma c'erano babbani che non conosco... e poi... ho visto da lontano questa casa..."
"E hai saputo che ero qui!" Il padre di Gabe sorrise. "Non hai perso il tuo intuito!" Bruscamente l'uomo si rivolse a Calvin. "Ma sono un ospite non troppo avvezzo ad avere persone che vengono a trovarmi. Entriamo in casa. Fa piu' fresco. Vi offro da mangiare, da bere e..." torno' a guardare Gabe. "...parliamo un po'. Sono certo che avrai tante domande da farmi."
Gabe annui'. "E anche tu da fare a me."

Calvin si trovo' a suo agio, nonostante il cibo cucinato da Gilliosa. Cosi' si chiamava il padre di Gabe: Gilliosa Bathaich, e non era proprio un gran cuoco. Le patate che aveva cercato di cucinare alla maniera irlandese erano un po' crude, e il vino era un po' troppo aspro. Ma le storie che padre e figlia si stavano scambiando... beh, quelle Calvin non se le sarebbe perse per nulla al mondo!

Scopri' che la sua Maga Gabe, cosi' aggressiva e intrigante, aveva preso molte delle sue caratteristiche da sua madre, Fuar Ulaidh, una potente strega druida nata oltre quattro secoli prima. Apparentemente Fuar era stata una delle ospiti di Gilliosa, quasi mezzo secolo prima, ospiti di una specie di rifugio in terra d'irlanda che serviva come santuario per creature e persone magiche che avessero in qualche modo bisogno di nascondersi. Gilliosa aveva dato a Fuar ospitalita' come a qualsiasi altra creatura, ma la strega e l'allora molto giovane contadino si erano innamorati ed erano divenuti una coppia.
Purtroppo - e Calvin - lo sapeva bene, babbani e persino maghi senza scrupoli a volte fanno delle follie pensando di fare la cosa giusta. E dopo aver visto il loro rifugio bruciato dall'insana follia di una tardiva caccia alle streghe, Fuar e Gilliosa erano fuggiti, approdando nelle foreste lungo il Reno.
Li' era nata Gabe, con tutte le capacità magiche della madre e un po' della pacatezza del padre.

"Ma dove sono finiti i Muesli?" chiese Gabe ad un certo punto.
"Si sono trasferiti in citta' e mi hanno lasciato questa casa... Secondo me lo hanno fatto per non pagare tasse piu' che per generosita'." Gilliosa si rivolse a Calvin. "Erano i proprietari della casa dove vivevamo. E' molto difficile per una strega solitaria riuscire ad impossessarsi di terreni e case da tenere nascosti. Insomma... senza l'aiuto della comunita' dei maghi ho dovuto procedere come fanno i babbani: affittare una casa e un terreno per il rifugio..."
"Senza l'aiuto della comunita' dei maghi?" domando' Calvin "In che senso?"
Fu Gabe a rispondere. "Mamma non ne voleva piu' sapere. Dopo la fuga dall'irlanda senza ricevere l'aiuto dei suoi vecchi amici, volle staccarsi da tutto e da tutti! Si fece credere morta..."
"Ma continuava ad aiutare le creature magiche di queste foreste." sorrise Gilliosa.
"Ecco perche' quella pesciana ti ha riconosciuto, Gabe..." annui' Calvin.
"Gia'... ma poi..." comincio' Gilliosa.
"Poi io sono cresciuta," intervenne Gabe, "e ho scoperto che c'erano delle scuole di Magia dove avrei potuto affinare i miei poteri... Avevo gia' vent'anni, e mamma mi aveva gia' insegnato parecchie cose, ma..."
Calvin annui' "...Una scuola e' una cosa diversa."
"La mia vecchia Fuar non avrebbe mai voluto che Gabe tornasse nella comunita' dei maghi..." l'uomo ridacchio', "ma Gabe era testarda come lei e se ne ando'!"
Anche Gabe sorrise al pensiero. "Se non me ne fossi andata non avrei incontrato Vibroso e non sarebbe nata Boscobolla..." la maga guardo' Calvin. "Ma questa e' un'altra storia!"
Il mago irlandese fisso' Gabe con aria di trionfo. "Adesso capisco il fine di questa passeggiata: volevi riconciliarti con tua madre!"
Gabe si fece seria e scosse leggermente la testa. "Non posso, Calvin... Mamma e' morta da diversi anni..." la maga sospiro' allungando una mano verso il padre e sorrise di nuovo. "Questa mia passeggiata e' servita anche a rivedere papa'!"
Gilliosa afferro' la mano della figlia e fece per dire qualcosa, ma Gabe fu piu' svelta.
"Anche se mi devi spiegare come hai fatto a non invecchiare!"
Gilliosa ridacchio' e, lasciando la mano della figlia, tiro' fuori dalla camicia un pendente che aveva al collo. "E' un amuleto che mi ha regalato Fuar. Voleva che vivessimo in eterno e visto che lei sapeva come non invecchiare, voleva che anche io mi mantenessi giovane. Ne aveva messo una scheggia anche nel collare di Zizi'..."
Gilliosa si alzo' di scatto e si fiondo' ad aprire un cassetto. "Ne ha lasciato uno anche per te, Gabe..." mormoro'.
La maga si alzo' raggiungendolo, e prese in mano con cautela un piccolo sacchetto che Gilliosa le porse.
"Purtroppo e' andato in pezzi quando... quando Fuar e' stata uccisa, ma credo che la magia sia intatta."
Gabe osservo' i frammenti della pietra. "La magia si e' addirittura moltiplicata..." disse lentamente. "Ma non credevo che mamma..."
Gilliosa afferro' la figlia per le spalle. "Mamma ti aspetta." disse a bassa voce. "Mi hai interrotto, prima, quando stavo per dirtelo. Hai ancora la possibilita' di riconciliarti con lei..." L'uomo alzo' un dito nel gesto che Gabe conosceva bene e che significava 'aspetta qui e non muoverti', e si fiondo' nell'altra stanza con l'agilita' di un trentenne.
Anche Calvin si era alzato dal tavolo e si era avvicinato a Gabe. "Se questa pietra ti aiutera' a non invecchiare, dovro' essere grato anche io a tua madre..." sorrise.
Gabe lo guardo' ridacchiando.

Gilliosa torno' con un involto di velluto verde smeraldo. "Tieni, questa e' la chiave," disse porgendolo a Gabe.
"La chiave?"
"Si'... la devi posare sulla tomba di tua madre e lei sapra' che sei arrivata." Gilliosa fece spallucce. "Cosi' mi ha detto... Forse dovrai evocarne lo spirito, o qualunque cosa voi maghi facciate quando dovete parlare con uno di voi che e' morto..."
L'ingenuita' di Gilliosa sembrava intatta: anche dopo cosi' tanti anni di frequentazione, restava un babbano sorpreso di quali cosa straordinarie e incomprensibili si potessero fare con la magia.
"Quando le parlerai..." mormoro' abbassando lo sguardo. "Dille che le voglio bene..."
Gabe fisso' suo padre con un piccolo groppo alla gola che stava crescendo. "Lo faro'", disse e abbraccio' forte il genitore.
Per un attimo Calvin penso' che l'incontro dovesse concludersi su quella nota triste, ma Gilliosa lo sorprese.
"Ehi, piccola..." disse l'uomo staccandosi dalla figlia. "Non credere che questo sia un addio! Adesso che so che sei viva, vegeta, vicepreside di una Scuola in Italia... penso proprio che verro' a trovarti spesso!"
Gabe sospiro'. "Da qui a Monte Luco la strada e' lunga..."
"Avrete qualche camino, laggiu'?" esclamo' sorpreso Gilliosa. "O meglio... lo avrete quando ricostruirete la Scuola come mi hai detto?..."
"Certo che avremo camini..."
Gilliosa afferro' una piccola anforetta che se ne stava immobile e innocua sopra la credenza: "Allora verro' a trovarti senza fatica... Fuar mi ha lasciato anche un po' di polvere Floo e mi ha insegnato come usarla..."
Gabe aggrotto' la fronte. "Ma tu sei... un babbano..."
Gilliosa annui' sospirando ironicamente. "Certo, lo sono... ma c'e' anche un altro amuleto che tua madre mi ha lasciato... e lei ha detto che e' sufficente a rendermi un pochino magico... Quel tanto che basta per usare un camino o accendere un fuoco con la bacchetta..."
Gabe scosse la testa. "Non dirmelo... ti ha lasciato anche la bacchetta!"
Il sorriso di Gilliosa adesso andava da un orecchio all'altro!

*****

Il giorno dopo, mentre si allontanavano dalla casetta di Gilliosa Bathaich, Gabe, Calvin e i due famigli, avevano le pance piene di altri strani manicaretti, gli zaini riforniti di vino e formaggio per il viaggio e nella memoria il sorriso e le maniere strane e affabili di un uomo che aveva avuto il coraggio e la volonta' di convivere con la magia per tutta una vita e che non poteva piu' farne a meno.

*****

La passeggiata lungo il Rein, almeno per il resto della giornata, fu molto silenziosa. Calvin aveva capito che l'incontro con il vecchio padre - che poi cosi' vecchio non era - aveva colpito Maga Gabe piu' di quanto lei stessa volesse o potesse ammettere.
L'unica distrazione erano i giocosi litigi dei due animali di Gabe, che si contendevano spesso e volentieri piccole prede del sottobosco: lucertole, bisce e qualche farfalla. Calvin riusci' persino a vedere un gatto volare, quando Hazel si presento' a Popoff con in bocca un cardellino appena ucciso e il gatto riusci' a portarglielo facendo un balzo di quasi due metri da terra!

Il tramonto stava gettando le prime inquietanti ombre nel bosco, ma Gabe non sembrava avere intenzione di fermarsi per la notte. Hazel e Popoff si stavano scambiando borbottii strani e la maga ad un certo punto sbotto'. "Fatela finita, voi due!" disse agli animali. "Adesso vi posso capire e non ho intenzione di farvela passare liscia se continuate a sbeffeggiarmi!"
Popoff la guardo' sbattendo le palpebre, come solo i gatti sanno fare, e Gabe si ammorbidi' subito. Calvin approfitto' della momentanea rilassatezza e si avvicino'. "Forse hanno fame e sono stanchi... Come te del resto, e come me," disse il mago irlandese con voce suadente e il suo inossidabile accento.
Gabe fisso' i suoi occhi chiari e sospiro'. La stanchezza la avvolse come un manto e si rese conto che non era stata giusta con i suoi accompagnatori. Oltre al silenzio della giornata non aveva il diritto di far passar loro la serata in un'atmosfera di depressione. Sorrise e Calvin la abbraccio', ormai sicuro di aver vinto la sua mestizia.

*****

Il fuoco magico ardeva con riflessi verdi che lanciavano strane ombre nel bosco. I due famigli di Gabe si erano finalmente addormentati dopo aver fatto fuori un altro grosso passero che Hazel era riuscito a catturare, nonostante fosse quasi il doppio della sua mole.
Calvin stava buttando nel fuoco gli ultimi resti della cena mentre Gabe tirava fuori dalla sacca il sacchetto di dolciumi che Panna le aveva dato prima di partire.
"Oooh!" esclamo' Calvin meravigliato. "E questi dove li hai presi?"
Gabe sgrano' gli occhi. "Sai cosa sono?"
Calvin scosse la testa. "Conosco il nome solo in inglese, ma so che vanno accompagnati da Hortberry Nectar!"
Gli occhi di Gabe brillarono: proprio come aveva detto Panna: nettare di bacche di Hort e buona compagnia! "Si chiamano sgonfiotti alle mandorle fatate con polvere d'angelo," disse a bassa voce. "Ma dove troviamo il nettare?"
Calvin la fisso' intensamente, aggrottando la fronte con un'espressione a meta' tra lo scherzoso e l'arrabbiato. "A volte penso che tu non credi proprio che anche io sia un mago!" Con un gesto fulmineo Calvin tiro' fuori la bacchetta dal giaccone che aveva posato accanto e la volteggio' nell'aria. Pronuncio' alcune strane frasi, sicuramente in celtico, e di fronte a lui piano piano si ando' formando una nuvola di polvere brillante che vortico' lentamente, condensandosi poi in una forma umana, molto piccola e traslucida.
"Gargatua?" esclamo' profondamente stupita Gabe.
Calvin dette istruzioni al suo elfo domestico in irlandese, e questi svani', lasciando pero' la nuvola di polvere brillante al suo posto. "Tornera' tra breve, con il Nectar!"
Gabe fisso' Calvin a bocca aperta. "Siamo... siamo a centinaia di chilometri dalla tua casa..." mormoro'.
"E' un semplice incantesimo di apparatamento," disse Calvin sbagliando come sempre il verbo italiano.
"Ma farlo con un altro essere magico e a cosi' grande distanza..."
Calvin divenne per qualche momento serissimo. "So che tu non ne vuoi piu' parlare, ma non dimenticarti mai che sono stato un Auror di primo livello. Conosco molte magie che non dovrei conoscere e ho sperimentato modi per usarle senza troppi rischi per potenziare i normali incantesimi." Calvin rialzo' lo sguardo e il suo viso si rilasso' in un largo sorriso. "Ma ti ho promesso di non parlarne piu'... e non lo faro'."
In quel momento Gargantua torno' e poso' vicino al fuoco una bottiglia contorta di vetro scuro, piena di polvere. Si inchino' e svani' di nuovo, portando con se' la polvere brillante stavolta.
Calvin afferro' la bottiglia, ma Gabe lo fermo', posando le sue mani su quelle di lui. "Ti ringrazio, Calvin, perche' rispetti la promessa di non parlare di quello che e' successo in passato, e di come il tuo lavoro ha rischiato di rovinare la nostra amicizia," comincio' senza guardarlo. "Ma sappi che se avrai bisogno di parlare di qualcosa, di qualunque cosa, anche se riguarda il lavoro..." Gabe alzo' lo sguardo. "Saro' sempre qui ad ascoltarti."
Calvin annui'. "Lo so," disse. "E spero che la nostra amicizia torni ad essere qualcosa di piu'..." Si sporse verso di lei e la bacio' leggermente. Poi alzo' la bottiglia. "Io apro il nettare e tu prendi i tuoi... sgonfiozzi!"
Gabe ridacchio'. "Sgonfiotti!" corresse e tiro' fuori il primo dei dolcetti di Panna...

*****

Pioveva e tirava vento. Due condizioni che Maga Gabe odiava visceralmente. Nonostante la bolla incantata che circondava Gabe, Calvin e i due famigli di lei, Popoff e Hazel, la maga non riusciva a tranquillizzarsi.
Sul ciglio del torrente in piena, i quattro avevano trovato un piccolo rifugio vicino a un grosso masso levigato dall'acqua, una roccia profondamente radicata nell'argine che neppure la piu' potente delle piene avrebbe potuto smuovere. All'interno della bolla giungeva appena il rumore della tempesta esterna e i due animali si erano addormentati l'uno accanto all'altro, aspettando con calma che il temporale finisse. Calvin teneva abbracciata Gabe e le accarezzava lentamente i capelli, ma la maga aveva il cuore che le batteva all'impazzata e non riusciva a stare in una posizione per piu' di trenta secondi.
Il mago irlandese ad un certo punto sbotto'. "Gabe, stop!"
I due famigli si svegliarono guardandolo, ma poi tornarono a dormire quando il mago abbasso' la voce e continuo'.
"Capisco che tu sei nervosa, ma non c'e' niente di cui temere..."
Gabe sospiro'. "Non posso farci nulla! Nessun incantesimo e nessuna pozione ha mai potuto farci nulla! Ogni volta che sono in mezzo a una tempesta di vento e pioggia sono nervosa!" rispose Gabe con un tono piu' seccato di quanto avrebbe voluto. "Non ti preoccupare, passato il temporale saro' tranquilla."
Calvin alzo' gli occhi al cielo cercando di scrutare oltre la fitta cortina di pioggia. "Non credo che finira' presto..." mormoro'. "Sei sicura di non voler andare via di qui... con mezzi piu' veloci?" domando' titubante, aspettandosi la stessa risposta che Gabe gli aveva dato il giorno prima e il giorno prima ancora, quando erano appena cominciate le piogge ed era bastato appare un ombrello babbano per difendersi dall'acqua.
Ma stavolta Gabe non gli disse di volere continuare la passeggiata. Non gli disse che quelle erano le sue vacanze e che leui aveva deciso di passarle a piedi per l'Europa. Non gli disse che avrebbe inforcato una scopa o sarebbe entrata in un camino solo per tornare a Bubblewoods dopo essere arrivata in terra d'Irlanda.
Gabe rimase zitta e Calvin aggrotto' la fronte, con uno strano senso di preoccupazione che gli cresceva dentro.
"Andiamo..." mormoro' infine Maga Gabe, chiudendo appena gli occhi e scuotendo impercettibilmente la testa.
"Andiamo?" ripete' Calvin incredulo.
Gabe lo fisso' annuendo vigorosamente. "Andiamocene da qui e in fretta!" Si alzo' risoluta e strinse i denti. "Non ha senso che io cerchi di sopportare questa situazione. Posso pur cambiare idea su come voglio passare le mie vacanze..."
Calvin si alzo' ponendole le mani sui fianchi. "La mia Gabe che combatte contro la propria testardaggine..." ridacchio'.
Gabe lo fisso' intensamente. "Gia'... una testardaggine che devo incominciare ad eliminare!" La maga si strinse a Calvin mentre un tuono rombava sulle loro teste. "Ho le ossa rotte per l'umidita', e ho tanta voglia di un bagno caldo e di asciugarmi davanti a un camino..."
Calvin non si fece ripetere due volte quel desiderio. Prese la bacchetta di Gabe e gliela porse, poi prese la sua e attese qualche secondo. La maga prese in braccio Popoff mentre Hazel le volava sulla spalla e annui' a Calvin.

*****

L'incantesimo disapparante aveva funzionato a dovere, ma ovviamente non si era sovrapposto completamente a quello della bolla incantata che li aveva protetti dal temporale.
Quando riapparvero nel buio ingresso della casa di Calvin i quattro erano quindi bagnati fino all'osso. Il temporale era cosi' violento che erano bastati pochi attimi perche' l'acqua impregnasse tutti i vestiti dei due maghi, tutti i peli e tutte le piume dei due animali.
"Home..." mormoro' Calvin e si mise a ridere guardando Gabe.
"Cosa c'e'?" chiese lei sorpresa e poi incrocio' la propria immagine riflessa nel grande specchio che Calvin teneva nell'ingresso. Effettivamente i suoi capelli erano appiccicati sulla testa, e mescolati con alcune delle piume di Hazel, mentre il suo pastrano era intriso di peli rossi del povero Popoff.
I due animali erano gia' impegnati ad asciugarsi, chi leccandosi lentamente, chi frullando sopra le teste dei due maghi.
Calvin smise di ridere. "Benvenuta," disse. "Adesso le tue vacanze cominciano davvero! E da adesso... il programma lo faccio io!"
Gabe apri' la bocca per protestare, per ricordare a Calvin che erano molte le cose di cui dovevano parlare, molte le cose da fare, e una persona da andare a trovare...
Ma Calvin non le lascio' la possibilita' di fiatare. "Bagno caldo per due, cena calda per quattro... and then..." La bacio' intensamente.
Gabe non si sottrasse all'abbraccio. In fondo l'amuleto, la chiave, il futuro di Bubblewoods, le lezioni, sua madre... tutto poteva attendere una notte ancora!

(continua...)

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