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"Coraggio
Popoff... e' solo per il viaggio fino a Ettlingen, poi ti lascero'
libero... Sono solo un paio d'ore... E anche tu, Hazel, la gabbia
non e' poi cosi' piccola... Su, avanti, mi state facendo perdere
tempo!"
Maga Gabe stava brontolando con i suoi due animali, il gatto e il
gufo i quali, andando perfettamente d'accordo tra loro, a volte
si coalizzavano contro di lei, facendogliene di tutti i colori.
"Qualche problema?" la voce di Strega Emma alle sue spalle
la fece quasi trasalire.
Gabe sorrise indicando Popoff e Hazel. "Non ne vogliono sapere!
Ma io non posso portarli sulla scopa liberi... Hazel e' ancora troppo
piccolo per sopportare la trasvolata delle Alpi e Popof... Beh,
lui non sa volare!" la maga diede un buffetto affettuoso ai
due animali.
"Cosi' sei decisa a partire subito, eh?" le chiese Emma.
"Ho programmato questo viaggio con troppa cura... e tu sai
bene quanto mi diano fastidio i contrattempi! Ma non preoccupatevi,
saro' qui in un battibaleno ad ogni passo fondamentale della ricostruzione,
ho previsto di far coincidere quelle date con tappe dove ci siano
dei camini funzionanti!"
Emma scosse la testa. "Non sono affatto preoccupata, forse
lo sara' il preside. E poi so bene che se prendi un impegno ti ci
vuole una catastrofe per evitarlo... Pensavo pero' che saresti rimasta
un po' di piu', a vedere partire gli studenti e i tuoi amici insegnanti..."
Gabe scosse la testa. "Non voglio che tu o gli altri ve la
prendiate. Ma questa vacanza e' davvero importante per me... lo
sarebbe stata anche senza tutto quello che e' successo alla Scuola,
ma adesso lo e' ancora di piu'..."
Strega Emma non capiva del tutto. Ultimamente Maga Gabe aveva nascosto
qualcosa dietro chiacchiere gradevoli, impegni e preparazioni di
esami, qualcosa che la sua amica maga - pur con i suoi poteri -
non riusciva a focalizzare. Era solo dannatamente preoccupata per
lei perche' troppi erano i segni interrogativi che leggeva nel futuro.
"Non guardarmi con quell'aria... Vado solo a fare... una lunga
passeggiata!" Gabe si strinse nelle spalle. Poi cambio' tono.
"E poi non e' una cosa che ti riguarda, Emma!" esclamo'.
"E non si tratta solo di una cosa romantica come sostiene Panna..."
aggiunse in fretta tornando a sorridere. "Certo, Calvin mi
accompagnera' nel mio viaggio e la cosa non puo' che farmi piacere,
ma se anche non ci fosse lui il viaggio sarebbe importantissimo!"
"Perche'? Dimmi solo perche'?"
Gabe la fisso' per qualche momento, riflettendo sulle parole da
usare. In fondo la sua amica aveva comunque il diritto di sapere
almeno una parte delle ragioni che la spingevano in quel lungo viaggio,
ma... "Va bene," si arrese.
Emma la guardo' mentre la maga piu' anziana prendeva un piccolo
oggetto dalla sua saccoccia. Era una penna, semplice, niente di
eccezionale. Non apparteneva ad un uccello pregiato, ma era una
semplice penna d'oca con molte macchie d'inchiostro che ne indicavano
il lungo uso. "Questa e' la penna magica di mia madre,"
disse Gabe. "E di solito con questa traevo ispirazione per
le mie lezioni. Mi aiutava a focalizzare i problemi... scrivendo
con questa riuscivo persino a fare qualche previsione azzeccata,
anche se la divinazione non e' certo il mio campo!"
Emma ridacchio' alla battuta!
Gabe rimise la penna nella saccoccia. "Adesso non funziona
piu' e voglio scoprire perche'."
Evidentemente il tono di Gabe non aveva convinto Emma. "C'e'
dell'altro..." insiste'.
"Si'..." Gabe sospiro' dando le spalle all'insegnante
di danza e divinazione. "Il mio cognome e' Bathaic... una parola
antica che significa "rifugio"..." Si volto' fissando
intensamente Emma. "Non posso dirti di piu', ma il mio viaggio
e' legato anche a questo." Con un gesto d'impazienza Gabe si
rivolse di nuovo ai suoi due animali. "Avanti voi due, nelle
gabbie, che sono in terribile ritardo!"
Emma si rese conto che Maga Gabe non le avrebbe detto di piu'. Forse
era meglio lasciarla andare, visto che quanto a testardaggine a
volte superava persino il preside! Dovunque andasse e per qualunque
cosa, avrebbe sempre potuto seguirla attraverso i fondi del te'
o la sua sfera di cristallo. "L'importante e' che tu torni..."
mormoro' alla fine il Emma.
Gabe ridacchio'. "Ma certo che torno! Pensi davvero che me
ne vada adesso che sono Vicepreside e che posso togliere punti agli
studenti delle altre case?!"
Il ghigno sul viso dell'anziana maga le diceva che stava scherzando,
ovviamente, ma per un attimo Emma temette che potesse dire sul serio.
"Adesso lasciami finire con questi due animalacci!" disse
Gabe e con questo chiuse definitivamente la discussione.
Strega Emma fece per andarsene, ma poi ci ripenso'. Silenziosamente
si avvicino' all'amica e l'abbraccio! "Buona fortuna!"
le disse e se ne ando'.
*****
"Eccomi..."
esclamo' Maga Gabe entrando nell'infermeria di Scintilla. "E'
pronta?"
"Certo che lo e'..." rispose lei avvicinandosi all'armadietto
delle pozioni medicamentose.
Gabe si stupi' ancora una volta di quanto perfetta fosse la boscobolla
ospedale di Scintilla, ma in fondo lei era insegnante di esplorazione
di boscobolla: chi meglio di lei poteva crearne di perfette?
"Prendine un misurino prima di partire, sara' sufficiente per
l'intero viaggio. Te ne restera' poi per il ritorno e se hai qualche
problema durante la vacanza, sappi che l'effetto di ogni goccia
dura una decina di minuti."
"Grazie!" esclamo' Gabe. "Non saprei cosa fare senza
di te in questi casi..."
Scintilla scrollo' le spalle. "Potresti usare i camini, invece
di sfidare le tue vertigini!"
Gabe ridacchio'. "La sfida e' superabile grazie alla tua pozione
e nella prima tappa delle mie vacanze non ci sono camini..."
Scintilla guardo' la collega e amica e le poso' una mano sulla spalla.
"Stai attenta comunque!" le disse. E poi, in tono allegro,
le auguro' "Buone vacanze!"
Uscita dalla
boscobolla di Scintilla, Gabe si avvio' verso le cucine, dove CuorediPanna
stava senza alcun dubbio mettendo insieme un po' di buone cose per
i suoi studenti. Ogni tanto dalla boscobolla uscivano le urla degli
elfi domestici che Panna era costretta a rincorrere per farsi ubbidire,
ma era il dolce odore di succosi manicaretti l'indicazione migliore
dell'attivita' di Panna.
Gabe voleva salutare l'amica, prima di andare via, per lasciarle
il testimone della Casa di Serpeverde. Le sue erano vacanze temporanee,
ma in sua assenza Panna era l'unica altra insegnante della casa...
La vide affaccendata attorno a un grosso paiolo fumante e noto'
che accanto a lei c'era Nymeria. Meglio, poteva lasciare il testimone
ad entrambe!
"Professoressa Gabe!" esclamo' il prefetto sorpresa di
vederla.
"Ciao Nymeria, ciao Panna! Sono passata a salutarvi!"
"Gia' in partenza?" chiese Nymeria con un tono dispiaciuto.
"Si', fra un'ora inforco la scopa e vado."
Panna dette una girata energica al contenuto del Paiolo, poi si
rivolse a Nymeria: "Continua a girare, non farlo attaccare!"
Nymeria ubbidi'.
"E tu aspetta un attimo!" aggiunse Panna rivolta a Gabe,
voltandole le spalle e andando di corsa a prendere un pacchetto
ben conservato su una degli scaffali vicino ai forni.
Gabe aggrotto' la fronte. "Cosa...?"
Nymeria fece spallucce. "Non so..." mormoro'.
Panna torno' dalle due e mise in mano a Gabe il pacchetto. "Tieni,
sono per il viaggio!"
"Ma sono solo due ore da qui a Ettlingen..."
Panna scosse la testa. "Gia', ma conosco i tuoi cali di zuccheri,
cara! E questi gonfiotti alle mandorle fatate ricoperti di polvere
d'angelo ti saranno utili!"
Gabe prese il pacchetto e stava per ringraziare quando Panna aggiunse,
quasi sottovoce e con un tono malizioso.
"E sono deliziosi se li mangi in buona compagnia accompagnati
da nettare di bacche di Hort... quello che si trova nella regione
irlandese di Cork... Fattene portare un po' e provali!"
Nymeria ridacchio'.
Gabe fisso' Panna che aveva stampato sul viso un sorriso sornione
come solo lei sapeva fare.
"Grazie," rispose la maga in partenza. "Ne faro'
buon uso!"
"Ne sono certa!" ridacchio' Panna tornando al paiolo fumante.
"Voi due..." comincio' Gabe. "Mentre sono via..."
"Daremo un'occhio a Serpeverde, non preoccuparti!" l'anticipo'
Panna. "Spero solo che tu sia tornata prima che *io* vada in
vacanza."
"Se cosi' non fosse sorvegliero' io gli altri studenti, professoresse,
state tranquille!" si affretto' a dire Nymeria.
Gabe e Panna annuirono. Il loro prefetto era entusiasta e capace.
E poi la Scuola era chiusa e c'erano le vacanze, cosa poteva succedere?!
"Beh, vi saluto, devo proprio andare!" disse Gabe.
"Buone vacanze!" urlarono le due cuoche all'unisono.
Gabe usci'
dalla boscobolla delle cucine e si diresse verso la sua stanza.
Avrebbe messo al sicuro il pacchetto e poi sarebbe andata a salutare
Vibroso, Nevelyn e gli altri che ancora doveva salutare. Sospiro'
contenta: qualche ora e sarebbe finalmente stata a Ettlingen!
*****
Maga Gabe stava
uscendo dalla boscobolla delle cucine quando il gufo di Vibroso
la raggiunse.
Sospiro'... doveva rimandare ancora di qualche ora la partenza,
ed era gia' dannatamente in ritardo.
Raggiunse la sua boscobolla quasi di corsa. "Hazel... svegliati
tesoruccio. ti devo dare il tuo primo incarico..." Gabe guardo'
il piccolo gufo bianco e marrone e scosse la testa. "Spero
che tu arrivi sano e salvo..." mormoro' con tristezza e lo
accarezzo' sulla testolina.
Mentre Popof guardava con aria curiosa i gesti della sua padrona,
Gabe scrisse due righe su un pezzo di pergamena, lego' il tutto
alla zampa di Hazel e porto' il gufetto fuori dalla Boscobolla.
"Trova Calvin... e cerca di rimanere tutto intero! Voglio rivederti
a Ettlingen!"
Hazel frullo' le ali eccitato. In effetti era la prima volta che
Gabe lo usava per inviare messaggi e, anche se il viaggio sarebbe
stato periglioso, l'atteggiamento del piccolo animale indicava tutto
l'orgoglio che provava. Stese le ali e si libro' in volo, con una
decisione e una forza che lascio' Gabe sorpresa... piacevolmente
sorpresa. Vedendo Hazel diventare un puntino sempre piu' piccolo
nel cielo, seguendo una traiettoria dritta e senza esitazioni, era
sempre piu' convinta che il suo gufetto ce l'avrebbe fatta.
Tornando nella boscobolla si accinse a prepararsi per l'importante
compito di battezzare il nuovo Cappello di Bubblewoods.
*****
Finalmente!
Interrogatori, battesimi di cappelli, saluti... tutto era ormai
alle sue spalle e le vacanze erano cominciate.
Maga Gabe aveva ingerito il misurino di pozione anti vertigini e
aveva inforcato la sua scopa. Dietro di lei, sul legno magico, era
attaccata saldamente la gabbia di Popof e le poche cose che si era
portata dietro erano tutte rimpicciolite e infilate nella piccola
borsa a tracolla.
La scopa vibrava
talmente che sembrava dovesse esplodere in mille pezzi da un momento
all'altro. Quando l'aveva comprata, Gabe si era fatta assicurare
che fosse veloce, ma soprattutto resistente. Della maneggevolezza
- che di solito era una delle caratteristiche piu' richieste - a
lei non importava: la scopa doveva portarla prima possibile da un
luogo all'altro e farlo senza problemi.
Le sue vertigini peggioravano con gli anni e il fatto che in questo
viaggio Gabe dovesse portare anche Popof le aveva impedito di usare
i molto piu' comodi camini: il suo gatto rosso non aveva mai sopportato
di farsi roteare dalla polvere Floo!
Con pochissime
deviazioni per evitare i picchi piu' alti delle Alpi, Maga Gabe
era in perfetto orario e sarebbe arrivata a Ettlingen appena dopo
il tramonto, giusto in tempo per la cena. Sperava che Calvin le
facesse trovare qualcosa di molto caldo perche' nonostante la stagione,
l'aria a quelle altitudini era fredda. Popof aveva deciso di stare
nella gabbia piu' piccola tra quelle che gli aveva messo di fronte
per scegliere, e adesso Gabe sapeva che non avevano affatto sbagliato:
quella gabbia era fatta di legno e il calore dell'elemento naturale
lo stava aiutando a non sentire troppo il freddo delle altitudini,
e anche il fatto di essere costretto a stare raggomitolato non era
certo uno svantaggio. Il suo famiglio era piu' saggio di quel che
pensava e di certo le sarebbe stato utile! Sperava solo di ritrovare
anche Hazel... ma se Calvin non aveva spedito gufi preoccupati voleva
dire che il piccolino era riuscito a portare a destinazione il messaggio
del ritardo.
Finalmente
le luci di Munchen le passarono sotto i piedi e Gabe si rese conto
di aver attraversato le Alpi. Solo qualche decina di minuti la separavano
dall'arrivo, ormai e il suo stomaco aveva gia' cominciato a brontolare.
Le campagne passarono velocissime, cosi' come i fiumi e i canali
della regione del bayern, e piano piano l'aspetto della superficie
si tramuto', in un luogo un po' piu' verde e il lungo serpente del
Rein si staglio' di fronte a lei. Con il cuore che le batteva all'impazzata,
Gabe comincio' a far scendere la scopa. Chissa' perche' tutte le
volte che tornava da quelle parti si sentiva cosi'... ridacchio':
forse succedeva perche' lo faceva molto (troppo!) raramente e forse
soprattutto perche' quella era la sua casa!
*****
Con cautela,
nella luce ormai oscura del crepuscolo, Maga Gabe atterro' poco
fuori dalla citta'. A Ettlingen i babbani stavano gia' accendendo
tutte le luci nelle case e nei locali pubblici, ma lei non doveva
andare verso le luci.
"Siamo arrivati," mormoro' rabbrividendo. In confronto
alle Alpi li' si stava bene, ma una brezza leggera da nord portava
aria fresca e la notte incombente non aiutava a scaldarsi. Popof
usci' dalla gabbia e si stiracchio' allungandosi e facendo subito
le fusa attorno alle gambe di Gabe.
"Lo so, lo so... hai fame! Anche io ne ho, ma abbi pazienza
ancora qualche minuto!"
Maga Gabe riattacco' la gabbia alla scopa e si avvio' a piedi verso
una delle case isolate della periferia. Popof la segui' obbediente.
Pochi minuti
dopo la maga apri' una botola sul retro e comincio' a scendere in
una cantina dall'aspetto abbandonato. "Lumos," esclamo'
Gabe e la debole luce della bacchetta illumino' i lunghi corridoi
labirintici di quelle che sembravano normali cantine di un palazzo
babbano. Ma Gabe scese ancora... e ancora... passando dietro tende
polverose, aprendo porte nascoste dietro scaffali, facendo aprire
con la magia interi muri di pietre. Fin quando, dopo essere scesa
di almeno cinque piani sottoterra, giunse in un antro umido. Sullo
sfondo un caminetto acceso aveva asciugato parte della stanza e
illuminava con la sua luce calda un tavolo, qualche sedia, un grande
divano comodo e un trespolo dove il gufetto Hazel stava dormendo.
L'animale si sveglio' e apri' un occhio.
"Sei arrivata!" esclamo' Calvin chiudendo d'un botto il
librone che stava leggendo e alzandosi dal divano. "La cena
si stava freddando!" esclamo' ancora il mago con il suo forte
accento irlandese.
"E i nostri stomaci stavano ormai urlando!" sorrise Gabe.
Mentre Popof si buttava a mangiare dall'enorme piatto dove era stata
messa la carcassa succosa di un uccello grande quanto un tacchino,
e il piccolo Hazel tornava a dormire sul suo trespolo accanto al
fuoco, Gabe e Calvin si abbracciarono e si scambiarono un lungo
bacio.
La partenza
era prevista prima dell'alba, ma il letto sembrava costringerla
contro il materasso e sotto le coperte, come per impedirle di cominciare
la sua "passeggiata". Nella sua testa la chiamava cosi',
ma in fondo era molto di piu'...
aprendo gli occhi, Gabe si volto' per svegliare Calvin, ma l'irlandese
era evidentemente gia' in piedi e nello stesso momento in cui si
accorgeva della sua presenza, le narici della maga vennero stimolate
da un odore inconfondibile di pancetta cotta alla fiamma. Lo stomaco
comincio' a brontolare e Gabe si libero' senza sforzo dalla stretta
del letto per andare a fare colazione.
*****
Il gruppetto
che usci' dalla botola dell'edificio in periferia avrebbe certamente
attratto le attenzioni dei babbani piu' vigili: non erano i due
bipedi, che senza mantelli e cappelli avevano un aspetto piu' o
meno normale, coperti com'erano da due lunghe palandrane impermeabili
e con sulle spalle due zaini da montagna in pelle. Erano invece
i due animali, il piccolo volatile che zompettava a turno sulle
spalle dei due maghi, quando non spiccava il volo per piccoli tratti;
e il gatto rosso, che seguiva paciosamente il duo come fosse un
cagnolino, con aria pero' molto altezzosa e facendo bene attenzione
a dove metteva le zampe.
Il sole si
incominciava appena ad intravvedere oltre l'orizzonte, ma la sua
luce rosata aveva gia' immerso l'intera zona in un'atmosfera quasi
irreale e le punte degli alberi della lontana foresta brillavano
come se fossero infuocate.
In silenzio i quattro esseri magici si avviarono allontanandosi
da Ettlingen. La loro destinazione erano le folte boscaglie che
circondavano il Rein poco piu' in la', boscaglie piene di altri
esseri magici, che Maga Gabe sperava di incontrare.
"Sei sicura di non volere usare una divinazione?" le chiese
Calvin per l'ennesima volta.
"Non servirebbe, te l'ho detto. Neppure la mia amica Strega
Emma e' riuscita a darmi un'indicazione precisa, e lei e' molto
brava!" rispose Gabe. "Inoltre spero che chi ci dara'
le indicazioni possa anche farmi sapere il perche' o darmi per lo
meno qualche indizio."
"Come vuoi..." Calvin sospiro'.
Gabe lo guardo' ridacchiando. "Ti sto portando in luoghi magici
di cui non sospettavi neppure l'esistenza, stiamo per passare tutte
le vacanze insieme all'aria aperta dopo mesi passati tra le mura
di una Scuola... e tu ti lamenti?"
Calvin scosse la testa. "Non mi sto lamentando, ma forse potremo
passare insieme piu' tempo se tu trovassi subito..."
"Oh, finiscila! Avrei intrapreso questa lunga passeggiata anche
senza dover cercare mio padre e mia madre..." ribatte' Gabe.
"A me piace passeggiare!"
Calvin annui' e non disse piu' niente. In fondo quando aveva accettato
la proposta di Maga Gabe sapeva benissimo che cosa aveva in mente.
Solo che adesso, l'idea di dover arrivare a piedi fino a casa sua
sulle rive del lago Ree lo spaventava un po'. Ma non avrebbe lasciato
Gabe da sola!
*****
Quando il sole
fu alzo nel cielo, Gabe guardo' Hazel tornare sulla sua spalla con
una grossa noce nel becco. "E bravo il mio gufetto... Hai gia'
capito che e' ora di pappa..."
"Non vorrai fermarti qui?" esclamo' Calvin guardandosi
intorno.
Si trovavano sulle rive scoscese di un ruscelletto e Popof era appena
uscito dalle acque fresche con un piccolo pesce tra le fauci. Si
scrollo' l'acqua di dosso e si appiatti' sul terreno per mangiarselo.
"Invece ci fermiamo proprio qui!" disse Gabe e si tolse
lo zaino. Con l'aiuto della bacchetta preparo' un piccolo desco
e vi poso' sopra il formaggio e ilpane che si era portata dietro.
La' fuori non c'erano elfi casalinghi a preparare il cibo!
I due sedettero a mangiare per qualche minuto, chiacchierando della
magnifica boscaglia intorno a loro e preparandosi a usare qualche
incantesimo semplice per far arrivare sul loro desco qualcuna delle
succulente bacche selvatiche che crescevano li' intorno.
D'un tratto Popof - che stava finendo di succhiare la testa del
pesce - afferro' con i denti cio' che rimaneva del suo pasto e si
fiondo' dietro a un cespuglio, allontanandosi dal ruscello dove
si stava formando uno strano vortice di acqua.
Calvin afferro' all'istante la bacchetta e la punto' verso il vortice.
"Noooo..."
Fu solo una flebile voce, ma sufficente a fermare a mezz'aria il
gesto dell'Auror.
Dal vortice che si stava colorando di rosso, usci' la testa di una
strana creatura, una specie di incrocio tra un pesce e una rana.
Sul viso della creatura era stampato un grande sorriso e di nuovo
la voce usci' dalle sue strane labbra umide, quasi inudibile.
"Una Bathaich! Una Bathaich lungo la mia riva..."
"Metti
via la tua arma, mago," disse la flebile voce. "Non voglio
farvi male..."
Calvin abbasso' la bacchetta, ma non la ripose.
"Chi sei?" chiese Maga Gabe, avvicinandosi alla riva con
cautela. "E come sai chi sono?"
La creatura vibro' come scossa da una risatina, ma tutto cio' che
usci' dalla sua gola fu un gorgoglio. "Mi chiamo Kirfhich.
Sono un pesciana e tuo padre mi ha tenuto a battesimo!"
"Mio padre?" Gabe si avvicino' ancora, tanto che i lunghi
lembi delle maniche della palandrana toccavano l'acqua cristallina.
"Si'," annui' con uno strano gesto Kirfhich. "Wolfgang
Bathaich... Tu hai il suo stesso mento e gli zigomi sono identici!"
Calvin sbuffo'. "Come fa un pesce come te distinguere le fattezze
di esseri umani?!" disse con aria perplessa.
Kirfhich emise un gorgoglio che fece trasalire anche Gabe. "Arrogante,
come la maggior parte degli uomini! Non sono un pesce!" scosse
la strana testa umida e torno' a rivolgersi a Gabe. "Tuo padre
non era arrogante... Lui era diverso. Lui conosceva le creature
magiche, le amava, le aiutava... Anche quelle come noi..."
lo sguardo su Calvin era carico di risentimento. "...quelle
come noi, risultato di esperimenti magici di stregoni senza scrupoli!"
Gabe si avvicino' ancora, entrando letteralmente nell'acqua fino
alle caviglie e si accuccio' accanto al vortice rosso dove Kirfhich
era immerso. Fisso' lo strano pesciana negli occhi traslucidi. "Hai
parlato di mio padre al passato... E'... morto?"
Kirfhich scosse lentamente la testa. "Non lo so, Maga Bathaich.
E' andato via molti anni fa da questa foresta e da allora nessuno
della tua famiglia e' mai tornato qui..." lo strano largo sorriso
torno' sulle labbra della creatura. "Per questo sono contento
che tu sia passata accanto alla mia riva!"
"Tu non sai dove sia andato?" chiese ancora Gabe.
Kirfhich alzo' oltre la superficie dell'acqua quella che sembrava
essere una zampa pinnata e indico' verso nord. "Di la'..."
disse semplicemente. "L'ultima cosa che ha detto e' che doveva
seppellire il suo passato e tornare alla sua vita di babbano."
Gabe annui'. "Non so come ringraziarti," disse.
"Sono io che ringrazio te per essere venuta. E posso darti
un regalo..."
Gabe aggrotto' la fronte.
"Tocca la mia cresta..." la creatura si volto' appena
e sulla testa innalzo' una specie di cresta spinosa.
Gabe allungo' una mano.
"Non farlo!" urlo' Calvin alle sue spalle alzando la bacchetta.
Ma Gabe fu piu' svelta e senza neppure usare la bacchetta gli lancio'
un semplice incantesimo: "Temporanea immobile". Poi sorrise
e sfioro' con le dita la cresta di Kirfhich. Una specie di leggerissima
scossa pervase la sua mano e sali' lungo il braccio finendo nel
petto.
"Adesso potrai conoscere le emozioni nascoste degli animali
che incontrerai, se essi hanno un po' di magia dentro di loro."
le disse il pesciana. E con quel piccolo regalo fece unbuffo inchino
e si rituffo' nell'acqua. Il vortice si esauri' e l'acqua del torrente
torno' cristallina.
Gabe usci'
dal torrente e si avvicno' a Calvin, liberandolo dall'incantesimo
con un gesto. "Scusami, ma non potevo rischiare che tu gli
facessi del male."
Calvin scosse la testa, ancora rintronato. "Volevo solo impedire
che lui facesse del male a te!"
"Andiamo, adesso... Ci aspetta una lunga camminata e voglio
arrivare prima di sera."
Calvin si alzo' aiutando Gabe e risistemare tutto negli zaini. "Sai
dove dobbiamo andare?"
Maga Gabe annui' con aria rassegnata. "A nord, ha detto Kirfhich...
E a nord c'e' solo un posto dove mio padre potrebbe essere andato."
"Dove?"
"Dalla sua famiglia..." Gabe fisso' negli occhi Calvin.
"E li' non saremo affatto benvenuti: sono la peggior specie
di babbani. Conoscono il nostro mondo e lo odiano."
"E perche' tuo padre sarebbe dovuto tornare da loro?"
Gabe comincio' a camminare. "Perche' lui non e' mai appartenuto
al nostro mondo." si volto' indietro veloce e richiamo' i due
animali. "Popof, Hazel... in marcia!"
(continua...)
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